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    Predefinito Nuova foto di torture pubblicata dal New Yorker

    La vicenda risale a dicembre, poco dopo l'arrivo della brigata Usa

    Vi compare un iracheno nudo mentre si ripara dall'aggressione di due cani. Altri scatti lo mostrano a terra sanguinante

    La foto pubblicata oggi dal «New Yorker» (New Yorker / Reuters)
    NEW YORK - Ancora immagini delle torture subite dai prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib, a Baghdad. Il settimanale «New Yorker» ha pubblicato oggi una foto in cui compare un detenuto iracheno nudo, che dà le spalle alle grate di una cella e che cerca di sottrarsi all'aggressione di due pastori tedeschi, aizzati da militari. Lo scatto risale al 12 dicembre 2003, due mesi dopo che la brigata di polizia militare Usa aveva preso il controllo del centro di detenzione di Abu Ghraib.

    Prigionieri torturati clicca su una foto
    DRAMMATICA SEQUENZA - Altre fotografie, specifica la rivista, mostrano lo stesso detenuto steso a terra con le ferite sanguinanti, vessato e umiliato dai militari. E' venuto in possesso delle foto il giornalista Seymor Hersh, nel carcere di Abu Ghraib. Nella seconda foto, scattata pochi minuti dopo rispetto alla prima, il detenuto «giace sul pavimento - scrive Hersh -, il corpo deformato dal dolore, con un soldato che siede su di lui, le ginocchia gli premono sulla schiena. Dalla sua gamba, fuoriesce sangue». Sul sito del settimanale è stata pubblicata per il momento solo la prima immagine della sequenza.

    EVITARE LO SCANDALO - Hersh, citando fonti del Pentagono, scrive sul «New Yorker» che il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, e i massimi gradi delle forze armate hanno tentato per mesi di evitare lo scandalo sulle torture. La stessa fonte chiama in causa il generale John Abizaid, capo del Comando centrale Usa, e il generale Ricardo Sanchez, capo delle forze Usa in Iraq. A quanto si legge, i due avrebbero «dovuto faticare non poco per tenere tutto sotto silenzio».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Lo rivela il settimanale londinese Sunday Times
    Tre britannici sospettati di abusi sessuali
    La denuncia alla polizia è partita dal negozio di fotografia
    dove sono stati sviluppati i negativi. I tre rischiano il processo
    LONDRA - Tre soldati britannici potrebbero essere indagati per abusi sessuali contro alcuni prigionieri in Iraq. La Royal Military Policy ha chiesto l’apertura di un processo alla fine di un’indagine durata un anno, che si basa su fotografie che mostrano prigionieri iracheni in custodia di soldati britannici, obbligati ad atti sessuali. Lo riferisce il settimanale londinese «Sunday Times». Una fonte a conoscenza delle indagini ha detto al domenicale che «fino a tre» militari del corpo dei Fucilieri rischiano un’incriminazione per abusi sessuali, incitamento allo stupro o violazione della Convenzione di Ginevra. Sarebbe il primo processo per reati sessuali nei confronti di soldati britannici in Iraq.

    DENUNCIA DI UN NEGOZIANTE - La vicenda è venuta alla luce quando il personale di un negozio dello Staffordhire ha avvertito la polizia vedendo i negativi delle foto consegnate per lo sviluppo da Gary Bartlam, membro del corpo dei Fucilieri, di ritorno dal servizio in Iraq. Non è chiaro se Bartlam fosse l’autore degli scatti. Le immagini ora sono nelle mani del ministero della Difesa e sarebbero simili a quelle che hanno provocato scandalo fra gli americani: alcune mostrerebbero iracheni costretti ad avere rapporti orali o anali.

    COSTRETTI A RAPPORTI SESSUALI - Kelly Tilford, la proprietaria del negozio di fotografia da cui è partito l’allarme, ha descritto le scene che compaiono in quattro fotografie sviluppate a maggio dell’anno scorso. «Nella prima c’era un iracheno nudo tenuto su una grossa rete - ha raccontato al settimanale la signora Tilford -. Intorno si vedevano quelli che penso fossero soldati britannici». In due foto c'erano detenuti iracheni che facevano sesso orale. «Quello che lo faceva aveva un’espressione di disgusto completo - dice ancora Tilford -. In almeno una delle foto, mi pare, c’erano soldati britannici sullo sfondo». Nell’ultima immagine c'erano due uomini iracheni che avevano un rapporto sessuale. «Si capiva che erano forzati - racconta la signora -. Anche in questa mi pare ci fossero militari britannici».

    «VIOLENTEMENTE PICCHIATO» -Il Sunday Times ha raccolto anche la testimonianza di un ex prigioniero al quartier generale di Bassora, controllata dalle truppe britanniche, che ha assistito alla morte di Mousa, un impiegato di un albergo catturato dai soldati di Londra in un raid. Un iracheno arrestato con Mousa, Kifah Taha, 44 anni, ha detto di aver sentito le ultime parole del collega mentre veniva picchiato al quartier generale britannico. «Gli ho sentito dire "sangue dal naso, è rotto" - ha raccontato Taha -. Poi l’ho sentito urlare, "morirò, sto morendo". Poi più nulla». Il Sunday Times annuncia che i registri medici del quartier generale di Bassora saranno a disposizione dagli iracheni che vogliono perseguire il governo britannico, in base alle leggi vigenti. Sui registri, il maggiore James Ralph, medico dell’ospedale da campo, ha scritto che Taha è stato «violentemente picchiato».
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    I racconti di ex detenuti che hanno subito violenze
    «Torture sistematiche in tutti i centri iracheni»
    Alcune organizzazioni per i diritti umani hanno raccolto le testimonianze: un giovane interrogato per tre giorni di seguito
    BAGHDAD - Le torture di prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib non sono state un caso isolato, ma una pratica diffusa in tutti i centri di detenzione americani in Iraq. Lo denunciano alcuni ex prigionieri e organizzazioni per i diritti umani, le cui rivelazioni sono state raccolte dalla Ong International Occupation Watch Center, che ha denunciato «la tortura sistematica in tutti i campi di detenzione in Iraq», insieme con l'associazione irachena Iraki Institution for Human Rights.

    UN SACCHETTO IN TESTA - Quoussai Mehauich, 23, anni, è stato detenuto per cinque mesi in diversi centri, Camp Tiger, Camp Bagdadi (nella provincia di Al-Anbar), Abu Ghraib e Um Qasr. Il govane è figlio di un ex generale di Saddam Hussein, per questo sarebbe stato particolarmente nell'obiettivo dell'esercito Usa. Arrestato il 26 ottobre, fu portato a Camp Tiger per un primo interrogatorio, durato due ore. «Mi hanno colpito con un manganello - ha raccontato Mehauich - mi hanno rotto le costole per non lasciare tracce. Ho ricevuto anche una scarica elettrica alla nuca. Ero costretto a rimanere in ginocchio, mi colpivano, non potevo muovermi. Quando sono caduto un soldato mi ha puntato una pistola alla tempia dicendo che mi avrebbe ammazzato, aveva il dito sul grilletto ma l'arma era scarica». Dieci giorni dopo il detenuto fu trasferito a Camp Bagdadi, dove il trattamento che ricevette non fu molto diverso. «Uno dei militari che mi interrogavano mi ha detto "io sono il diavolo". Mi ha infilato in un sacco a pelo e mia ha legato con una cintura, chiudendomi la testa in un sacchetto di plastica. Mi sembrava di soffocare, credevo di morire». Mehauich ha detto di essere stato trattato meglio nelle carceri di Abu Ghraib e di Um Qasr.

    Prigionieri torturati clicca su una foto
    SPUTI E SIGARETTE ACCESE - Najm Majid, commerciante, 50 anni, è stato detenuto per sei mesi ad Abu Ghraib, con l'accusa di appartenere a un gruppo islamico. E' stato liberato il 4 gennaio. «Durante l'interrogatorio mi hanno picchiato, mi hanno sputato addosso - ha raccontato Majid -. Mi hanno appeso in aria per le braccia e mi hanno bruciato con sigarette accese. Quando dicevo di essere stanco mi colpivano. Mi hanno attaccato dei fili elettrici a braccia e piedi, ma non hanno mai azionato le scariche, lo facevano per spaventarmi». Majid ha aggiunto di aver personalmente assistito a torture esercitate su altri detenuti. Ha parlato di un prigioniero, completamente denudato, che sarebbe stato afferrato per il pene da un soldato e mostrato in quella condizione agli altri reclusi.

    COSTOLE ROTTE - Khairallah Wali, 65 anni, nella primavera dello scorso anno è stato imprigionato per 33 giorni ad Um Qasr. Un certificato medico attesta che ha avuto le costole fracassate. Wali tiene con sé delle foto scattate al momento della sua liberazione: aveva le mani in suppurazione, per essere stato a lungo costretto a stare sdraiato sulla schiena con le mani ammanettate dietro. Ha una profonda cicatrice sulla fronte, ricordo di una bastonata.

    IN GINOCCHIO PER ORE - Omar Motaleb, studente di 19 anni, è stato arrestato nel giugno 2003, accusato di vendere armi e di appartenere al gruppo islamico Ansar al-Islam. È rimasto prigioniero per quattro mesi, per la maggior parte del tempo all'aeroporto di Baghdad, dove è stato interrogato per tre giorni senza sosta. «Dovevo alzarmi e accovacciarmi su comando - ha raccontato -. Ero costretto a rimanere in ginocchio per ore, le braccia bloccate alle estremità da bottiglie piene. Avevo le ginocchia insanguinate, non dormivo più di mezz'ora al giorno». Il giovane ha un certificato medico datato 28 ottobre che gli riconosce, oltre ai danni fisici, disturbi alla memoria «per essere stato esposto a torture fisiche e psicologiche».
    9 maggio 2004 -
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  4. #4
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  6. #6
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  7. #7
    Totila
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    Calderoli ha detto che per UNA pecora nera non si può punire tutto il gregge...

 

 

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