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    Predefinito Stati Unitisraele: Il Mostro A Due Teste

    Il corpo politico americano è composto da due teste. Quella del capitalismo WASP e quello della lobby ebraica al servizio degli interessi israeliani. Si sta quindi assistendo, situazione terribile per uno Stato, allo scontro frontale, ai vertici del potere, fra due forze contrapposte.
    Da una parte i "nazionalisti", ossia il "complesso industrial-militare americano", preoccupato dei suoi interessi petroliferi e risorse nel settore e rappresentato da Bush, Cheney, uomini della Haliburton, della Bechtel Corp. etc.
    Dall'altra, la lobby ebraica.
    I Goyim vogliono impadronirsi del petrolio e dei metalli preziosi non solamente in Iraq, ma in tutta la regione, compreso l'Iran, l'Arabia Saudita, il Kuwait, il Bahrein. Tutte regioni produttrici di petrolio, nonchè l'Afghanistan (porta aperta a quell'oceano di petrolio che è il bacino del Mar Caspio).
    Bush e i circoli "Gentili" capitalistici americani ambiscono a questo bottino da almeno due decenni, in quanto la Cina, l'India, il Pakistan ed il Sud-Est asiatico si "motorizzano" ad una velocità tale che in meno di dieci anni essi inghiottiranno, in un solo anno, tutto il petrolio prodotto attualmente nel mondo.
    L'America deve quindi controllare le risorse per evitare di esserne privata assieme all'Inghilterra e a tutta l'Europa, le quali si fermerebbero di colpo, con ripercussioni economiche mai viste nella storia dell'umanità.
    Ma per avere questo petrolio, gli americani devono avere in mano la regione. Senza stabilità, niente petrolio.
    Gli israeliani, all'occorrenza la quinta colonna israeliana, gli ebrei americani, i "neo-con", presenti ai maggiori vertici del governo, nei servizi d'informazione e nei media, hanno invece bisogno di un Medio Oriente diviso, destabilizzato e caotico.
    Ecco il perchè dell'11 Settembre. C'era bisogno di una nuova Pearl Harbour!
    Per i Goyim, un pretesto per rubare le ricchezze del Medio Oriente. Per gli ebrei, un motivo per gettare l'Iraq nel caos.
    Le "armi di distruzione di massa di Saddam" sono servite al caso.
    Lo si sa oggi, grazie ad agenti israeliani ed ebrei, ossia da fonti provenienti dalla cricca Likud-Sharon, Wolfowitz, Perl, Rumsfeld.
    Gli israeliani volevano distruggere Saddam Hussein perchè era il solo dirigente nella regione tanto spietato, quanto astuto, da tenere assieme un popolo costituito da tribù antagoniste, come i bellicosi curdi e fanatici religiosi.
    Saddam governava con pugno di ferro perchè non c'è altro modo di garantire la stabilità di questo paese, e questo da tempo immemore.
    Gli ebrei però sanno che l'America è in pieno fallimento finanziario, che è diventata una polveriera di problemi razziali, pronta ad esplodere in caso di depressione e di aumento massiccio della disoccupazione e che quindi bisogna agire velocemente.
    Wolfowitz, Perl, Kristol e altri hanno quindi sfruttato la tragedia dell11/9 e strumentalizzato l'onda ati-musulmana che ne seguì, così come l'avevano previsto gli ideatori degli attentati stessi.
    I "neo-con" sapevano di disporre soltanto di un piccolo margine, prima che la politica del cartello Bush-Cheney si accavallasse con la loro.
    Essi dovevano agire nel corso della prima parte del mandato di Bush perchè i benefici raccolti da Bush in seguito all'11 Settembre cominciavano ad attenuarsi. Gli alti papaveri del Pentagono invece volevano aspettare, prepararsi meglio, ottenere più truppe.
    Va ricordato che lo Stato Maggiore voleva almeno da 200.000 a 250.000 soldati e Powell chiedeva la partecipazione delle Nazioni Unite.
    Vedendo, ovunque nel mondo, milioni di persone scendere nelle piazze contro la guerra, i neo-con hanno deciso di far precipitare le cose, producendo falsi rapporti di agenzie di controspionaggio. Le loro menzogne hanno trascinato gli Stati Uniti e la Gran Bretagna in una guerra con la complicità di due dirigenti "pesi-piuma", Bush e Blair, avidi di gloria a buon mercato (e di conseguenti privilegi).
    Così l'Iraq e i suoi 21 milioni di abitanti, ridotti a popolo del Quarto Mondo dalla Guerra del Golfo del 1991 e da 13 anni di sanzioni mortali, sono stati ridotti in polvere.
    Israele voleva schiacciare Saddam Hussein tramite la macchina bellica americana perchè, dopo 25 anni, era per loro una costante fonte di irritazione. Ma essi volevano anche intimidire e spaventare le altre nazioni arabe con l'esempio della totale devastazione dell'Irak.
    Un pò come il trattamento al quale io, oggi, sono sottoposto, servendo da spauracchio per i gruppi patriotici.
    Gli arabi ora conoscono la misura dell'influenza che Tel Aviv esercita su Washington.
    Essi sanno che lo stato ebraico può farli azzannare dal proprio Golem, dal pitbull americano, quando meglio gli aggrada.
    Gheddafi l'ha capito per primo e non ha mai voluto stuzzicarlo, nemmeno dopo che Reagan bombardò la Libia.
    Inoltre, dopo l'annientamento dell'Iraq, Gheddafi che si era sempre rifiutato di addossarsi le responsabilità per l'attentato di Lockerbie, ha accettato di versare 2,7 miliardi di dollari di risarcimento agli aventi diritto delle 270 vittime e di riconoscere umilmente " la responsabilità degli atti dei suoi rappresentanti " (Newsweek, 1° Settembre 2003, pag. 4).
    Possiamo essere certi che è stato il trattamento inflitto all'Iraq a portare Gheddafi a sborsare questi soldi e queste scuse.
    Il terrore è una lingua che i popoli medio-orientali capiscono meglio di qualunque altro.
    Gli israeliani hanno raggiunto il loro primo obiettivo: Saddam non c'è più
    Il suo esercito è stato distrutto. Israele farà ora ciò che fece in Libano nel 1982: destabilizzare la regione, affinchè tutti si battano contro tutti.
    Se un esponente religioso o politico di spicco entrerà in scena raccogliendo consensi, verrà semplicemente eliminato.
    Questa politica viene applicata da secoli, come provato in un libro di Nachman Ben-Yehuda pubblicato dieci anni fa: "Political Assassinations by Jews, a Rhetorical Device for Justice" (gli assassinii politici degli ebrei, uno strumento retorico per la giustizia), State University of New York Press, 1993.

    Ci si ricorderà del famoso Caso Lavon (dal nome del Ministro della Difesa israeliano del 1953, Pinhas Lavon, che fu costretto alle dimissioni dopo la rivelazione dello scandalo): gli israeliani si apprestavano a far saltare in Egitto dei consolati americani ed agenzie di stampa, allo scopo di "raffreddare" le "teste calde musulmane di Nasser". Sono stati presi, processati ed impiccati.
    Ci si ricorderà che Menahem Begin fece saltare il quartier generale britannico in Palestina, l'Hotel King David, che provocò molti morti e feriti, civili e militari.
    Ci si ricorderà che Shamir e la sua banda di assassini uccisero Lord Moyne, funzionario delle Nazioni Unite, senza il minimo scrupolo e senza che ciò comportasse per loro la minima conseguenza.
    Ci si ricorderà anche che Moshé Dayan massacrò civili innocenti a Deir Yassin, come Sharon a Sabra e Chatila e a Jenin, e sempre nell'impunità più totale, niente embarghi, niente processi per crimini di guerra, niente di niente!

    Le operazioni "mirate" contro personalità religiose o politiche e contro agenti di sicurezza, hanno sempre fatto e fanno tutt'ora parte della politica israeliana, come le mutilazioni e le ferite inflitte, rompendo volontariamente le ossa ai detenuti (durante la prima Intifada, le televisioni di tutto il mondo diffusero un reportage dove si vedevano dei militari israeliani spezzare, col calcio del fucile, le braccia e le gambe di giovani palestinesi catturati), incappucciando i prigionieri (tecnica adottata dagli americani in Afghanistan ed in Iraq) e rinchiudendoli in campi di concentramento come gli americani stanno facendo a Guantanamo oggi, rifiutando ai detenuti un processo legale, il beneficio dell'habeas corpus, la libertà di parola, di riunione e di associazione.
    Sono le armi utilizzate dall'occupazione israeliana fin dal 1948 in Palestina ed è ciò che fanno oggi gli americani.
    Se i popoli liberi non vogliono vedere ciò, o quando lo vedono non sembrano comprenderne il significato, è semplicemente perchè i media ed il sistema educativo li ha ridotti ad un livello mai visto finora nel cosìdetto "mondo civilizzato".
    Questi popoli sono manipolati emotivamente, psicologicamente ed anche mentalmente al punto che non possono più ragionare ed ancor meno agire nel senso del loro interesse. E questo vale tanto per gli individui, che per le comunità, che per gli stati. Cosa significherà questo per l'Iraq e per il ruolo degli Stati Uniti?
    Questa guerra è stata una guerra per procura, diretta dal cane da guardia americano d'Israele, al quale è stato provvisoriamente sciolto il guinzaglio affinchè possa distruggere il nemico più pericoloso d'Israele nella regione.
    Portato a termine il compito, Israele è più sicura oggi di quanto lo fosse negli anni scorsi e lo sarà ancora per molto tempo ancora.
    Gli israeliani se ne infischiano altamente dei Goyim che muoiono durante gli attentati terroristici.
    Se ne strafregano che il gradimento di Bush sia in ribasso, che la sua presidenza sia in difficoltà.
    Non hanno dimenticato che Bush padre ed il suo amico James Baker, avevano rifiutato loro un "prestito" di 10 miliardi di dollari. Non hanno mai dimenticato che Bush figlio non ha mai preso un solo ebreo nello studio ovale.
    Non hanno digerito che Sharon non sia stato ricevuto alla Casa Bianca prima dell'11 Settembre e non è certo il piano di pace di Powell che poteva sistemare le cose.
    In questo contesto, non è una probabilità straordinaria, che gli attentati di New York e Washington abbiano "riordinato" le idee di Bush, facendogli cambiare politica circa Israele. E tutto questo dall'oggi al domani!

    Che cosa può ancora succedere in Iraq? Israele si è sempre opposto alla presenza di osservatori delle Nazioni Unite e, ancor di più, all'impiego di Caschi Blu. Gli israeliani sanno che, ogni volta che i loro interessi sono in gioco, le Nazioni Unite, composte in maggioranza da paesi del Terzo Mondo ostili, votano contro Israele.
    Tel Aviv continuerà quindi ad applicare la stessa politica di ego-centrismo: " distruggere tutto ciò che non è nell'interesse di Israele e degli ebrei ".
    Non avendo nulla da guadagnare da un Iraq stabile e prospero, essi faranno assassinare chiunque, si opporranno a qualsiasi politica, faranno fallire ogni iniziativa mirata alla normalizzazione della vita in Iraq.
    Il caos, la guerra civile, le rivolte, i conflitti religiosi, la povertà, la disoccupazione, le condizioni sanitarie insufficienti ed anche la fame nei paesi arabi, tutto ciò serve agli interessi israeliani.
    Fare in modo che le cose restino tali, fa parte della loro politica. Come a Gaza, Cisgiordania ecc.
    In questo contesto, l'arrivo dell'alto diplomatico delle Nazioni Unite, esperto nella "costruzione di una nazione", Sergio Vieira de Mello, venuto direttamente dal centro dei diritti umani delle Nazioni Unite di Ginevra, non poteva che dispiacere agli israeliani ed agli americani.
    Tanto più che, inorridito da ciò che aveva visto nel corso dei tre mesi trascorsi in Iraq, egli, scandalizzato dalla politica americana nei confronti del petrolio irakeno, aveva, scrisse il newsweek, " convocato il suo principale protavoce alle Nazioni Unite, Salim Loue, per chiedergli di "redigere una dichiarazione pubblica che condannasse le incurie dell'esercito americano".
    Questo comunicato, che metteva in evidenza una grave divergenza tra le Nazioni Unite e gli Stati Uniti, a proposito dell'Iraq, doveva essere diffusa dopo la conferenza stampa di de Mello.
    Ma Vieira morì sotto lastre di cemento, alle ore 16.37. La conferenza aveva evidenziato le difficoltà relazionali di de mello nei confronti dell'amministratore-capo americano, L. Paul Bremer.
    Il comunicato non fu mai reso pubblico. Qualche decina di minuti prima, racconta il Newsweek, un enorme camion aveva attraversato tutta Baghdad, nonostante le pattuglie ed i posti di blocco americani, trasportando, sotto il telone, delle bombe, obici d'artiglieria e obici da mortaio. Non fu ne fermato, ne perquisito. Senza destare il minimo sospetto, questa bomba ambulante fu "posteggiata" in prossimità del quartiere generale delle Nazioni Unite. Questa esplose, uccidendo Vieira de Mello e altre 24 persone, ferendo gravemente 86 persone.
    Come è possibile che sia potuta uscire una bomba da 250 Kg. da uno dei bunker di munizioni di Saddam, sorvegliati 24 ore su 24.
    Come è possibile averla caricata su un camion, con l'ausilio di una gru o di un carrello elevatore senza che nessuno se ne accorgesse? Chi, quel giorno, aveva più da guadagnare dalla morte di quest'uomo prima che venisse diffusa in tutto il mondo una presa di posizione delle Nazioni Unite che avrebbe potuto cambiare il corso della storia dell'Iraq?
    Quale sarà quindi la politica degli israeliani e degli americani nell'Iraq occupato? I giornali ce lo hanno spiegato prima che la guerra cominciasse: sarà quello che gli Alleati applicarono al Reich sconfitto nel 1945! un'occupazione brutale, soffocante. Una dittatura militare, una politica di smembramento, mirante ad indebolire lo stato conquistato e a ridurlo politicamente e militarmente all'impotenza.
    Nello stesso modo in cui la Germania fu spezzettata (Prussia Orientale, Slesia, Saar ecc.), l'Irak verrà smembrato in zone sciite e zone sunnite. Come in germania, lo stato dei Sudeti fu artificialmente incorporato nella Cecoslovacchia, anch'essa creata in modo non meno artificiale, nascerà uno Stato Curdo e separato dall'Iraq.
    In India gli inglesi, con soli 30.000 soldati, controllarono i 230 milioni di abitanti che allora contava questa nazione-continente, perchè gli indiani non la smettevano di farsi le guerre tra di loro.
    Nel Medio-Oriente, Israele resiste da oltre cinquant'anni grazie alle lotte che vedono coinvolti i suoi vicini destabilizzati, terrorizzati, incarcerati, soggiogati, ridotti in disoccupazione, impoveriti e, oltre a questo, immersi nella disperazione.
    Israele può espellere i potenziali dirigenti o incarcerarli (oltre 7.000 palestinesi nei campi), oppure assassinarli dopo averli trattati da "terroristi". Il mondo se ne frega. Questa stessa politica verrà applicata dagli americani in Iraq ?
    Si può sperare il contrario, perchè, a differenza dei loro tutori israeliani, i "Boys" non hanno il complesso di superiorità razzista nei confronti dei popoli vinti. E ciò per un semplice motivo: la maggior parte di essi fa parte di minoranze etniche.
    Sono latino-ispanici o i neri dei ghetti di Harlem e Detroit che i Goyim miliardari e gli ebrei "neo-con" di Washington hanno mandato in Iraq a farsi ammazzare, ciò che però non evita di porsi il problema delle perdite.
    I sovietici, prima di ritirarsi, persero 50.000 uomini, in Afghanistan,, sotto il fuoco dei mujahedin di Bin Laden armati dagli Stati Uniti. Quand'è che l'America dirà "basta" in Iraq? Il futuro ce lo dirà! Per ora, di petrolio ce n'è ancora tanto!

    ERNST ZUENDEL

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