C'era uno sperimentatore, un certo Robert White, assai conosciuto negli
ambienti della ricerca, specialista nel tenere in vita per settimane teste
di scimmie senza corpo. E Claude Bernard, padre della vivisezione moderna,
un giorno sentenziò: «Il fisiologo non è un uomo come gli altri, egli non
sente il grido di dolore degli animali, non vede il sangue che scorre, ma
solo la sua idea e gli organismi che celano un mistero da indagare».
Il dossier. Ora, mentre gli stabulari dei laboratori più importanti del
mondo si trovano a dover affrontare un problema di sovrapopolamento di
cavie, dovendo fare i conti con 60 milioni di topi «brevettati», un rapporto
della Lav presentato in questi giorni alla Camera fa il punto sulla
situazione in Italia. Si parla di 551 stabilimenti autorizzati a fare uso di
oltre 900mila animali, con un grave aumento delle sperimentazioni pari al 20
per cento del totale. Ed è del 40% la percentuale di animali uccisi per
colture cellulari.
Le sofferenze. «Diminuiscono gli animali utilizzati, nel 1992 infatti erano
quasi un milione e 200mila, ma aumentano le sofferenze», dichiara Roberta
Bartocci, biologa, responsabile Lav e curatrice del rapporto sulla
vivisezione in Italia. Il rapporto è arrivato subito dopo la notizia che il
Cnr, in collaborazione con l’università La Sapienza, ha messo a punto un
brevetto grazie al quale si potrà ridurre in modo consistente l’uso degli
animali in laboratorio. Una buona notizia, visto che attualmente l’Italia
risulta inadempiente sull’uso di metodi alternativi. Il dossier della Lav,
il più aggiornato e completo sulla vivisezione in Italia, è stato realizzato
elaborando i dati forniti dal ministero della Salute e attraverso un’
indagine presso prefetture, Asl e Comuni. Si tratta di un elenco degli
stabilimenti che impiegano animali per testare sostanze chimiche, farmaci,
pesticidi, cosmetici ed effettuare ricerche cosiddette «di base»; degli
allevamenti specializzati allo scopo; delle sperimentazioni per le quali è
necessaria un’autorizzazione «in deroga», ovvero quelle condotte su cani,
gatti, primati, specie in via di estinzione ed esperimenti senza anestesia.
La lista nera. Il primato degli stabilimenti che praticano la
sperimentazione animale va alla Lombardia (121), al primo posto anche per il
numero di allevamenti fornitori, pari al 50% del totale nazionale. Seguono l
’Emilia Romagna (94), il Lazio (57), la Toscana (50), il Veneto (39), la
Sicilia (27), il Piemonte (26), la Campania (25), le Marche (23), la
Sardegna (19), La Liguria (17); l’Abruzzo (16), il Friuli (13), la Puglia
(12), Umbria e Calabria (4), Basilicata (2), Molise e Trentino (1); nessuno
in Alto Adige e Valle D’Aosta.
Gli abusi. Il passaggio più delicato del rapporto riguarda l’aumento delle
sperimentazioni «in deroga» in contrasto con la norma vigente (decreto
legislativo 116/92), secondo la quale questi esperimenti dovrebbero essere
autorizzati solo in caso di dimostrata inderogabile necessità e quindi
rappresentare l'eccezione e non una regola.

http://ilmattino.caltanet.it/hermes/...HE/ANTICHE.htm
9.04.04