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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito A e B, l'incubo delle scommesse

    I carabinieri nelle sedi di dodici club. Coinvolti 5 giocatori e anche la C1. L'operazione condotta dall'Antimafia di Napoli è partita dalla sede del Siena.

    MILANO, 11 maggio 2004 - Avanza come un incubo l'ipotesi del calcioscommesse. La notizia arriva come una bomba da Siena. Questa mattina, infatti, i carabinieri sono piombati nella sede del club toscano dove erano tra l'altro presenti i giocatori Cirillo e Cucciari. Il presidente della società bianconera, Paolo De Luca, si è limitato ad affermare che "è in corso una inchiesta sul calcio scommesse in tutta Italia" aggiungendo che il Siena è "parte lesa e che sono coinvolte anche altre società. Pare che giocatori di 12 società scommettessero sui risultati della nostra squadra e quindi da lì è partita l'inchiesta". Un mix di club di serie A e B: Ascoli, Catanzaro, Chievo, Crotone, Fermana, Lecce, Lumezzane, Piacenza, Reggina, Sassari Torres, Siena e Taranto. E spuntano i primi nomi. Sarebbero cinque i giocatori coinvolti nell'inchiesta: Generoso Rossi, Roberto D'Aversa, Nicola Ventola, Salvatore Ambrosino e Vincenzo Onorato.
    Il club ha diramato una nota in cui si legge testualmente: "Nella mattinata odierna i carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Napoli hanno effettuato perquisizioni nella sede dell'A.C.Siena S.p.A. che figura come parte lesa in una inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli legata al calcio scommesse con collegamenti con la criminalità organizzata e che vedrebbe coinvolti alcuni giocatori. L'operazione, durata tre ore, ha portato all'acquisizione di otto scatole di documenti. Ma non è tutto.
    Agenti di polizia giudiziaria, hanno fatto visita anche nella sede del Lecce calcio per l'acquisizione di varia documentazione. Ad accoglierli, a quanto si è appreso, è stato il presidente della società, Rico Semeraro. Tra le carte di cui è stata presa visione - molte delle quali sono state fotocopiate - c'è la documentazione relativa all'organizzazione di varie partite come il programma di viaggio e la lista dei convocati. "Di quello che dice De Luca - ha dichiarato il presidente della Reggina, Lillo Foti - non so nulla. Ciò che dice e sa De Luca sono soltanto fatti suoi. Non conosco il presidente del Siena anche perché in vita mia l'avrò visto al massimo tre volte. Che facciano tutte le verifiche che vogliono. Per quanto ci riguarda siamo tranquilli come e più del Siena".
    La Federcalcio, il cui ufficio indagini ha aperto un fascicolo, e la Lega, affermano di non esssere state ancora informate sulla vicenda del blitz dei nella sede del Siena. I presidenti, Carraro e Galliani, hanno appreso la notizia dopo le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti dal presidente De Luca. "Siamo in attesa di sapere", affermano dalle sedi di Roma e Milano

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  2. #2
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    Tredici persone indagate

    Sono complessivamente sono 13 le persone coinvolte nell'inchiesta: ci sarebbero anche pregiudicati, un funzionario di banca napoletano e imprenditori. A tutti gli agenti del centro operativo della Dia di Napoli hanno notificato, con le perquisizioni effettuate, avvisi di garanzia. I reati ipotizzati sono diversi: dall'associazione per delinquere di tipo camorristico (per esponenti della camorra e pregiudicati), all'associazione per delinquere semplice ed alla frode in competizione sportiva. Non in tutti i club coinvolti sono state effettuate delle perquisizioni. In alcune società, come Lecce, Reggina e Ascoli, i carabinieri si sono limitati ad acquisire documenti specifici che hanno portato via. Per dieci persone coinvolte nell'inchiesta, tra le quali i calciatori, si ipotizza che abbiano compiuto "atti fraudolenti tesi al raggiungimento di risultati diversi da quelli conseguenti il corretto e leale svolgimento di partite di calcio di serie A, B e C". In sostanza queste persone sono indagate perché avrebbero conseguito indebiti vantaggi economici attraverso le scommesse su partite di calcio.

  3. #3
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    Dal caso Allemandi al ciclone che portò Milan e Lazio in B

    L'inchiesta avviata dalla procura di Napoli riporta inevitabilmente alla memoria altre pagine nere: quelle degli scandali legati al calcioscommesse, alle partite truccate e a presunte combine. L'ultimo caso avvenne tre anni fa in occasione di un Atalanta-Pistoiese. L'inchiesta che ne seguì si concluse con sei condanne per omessa denuncia e comportamenti contro i principi di lealtà. Ma i sospetti risalgono addirittura all'alba del calcio. Già nel 1926 fa scalpore il caso di Luigi Allemandi, il giocatore della Juventus accusato di corruzione in un derby: la vicenda costò la revoca dello scudetto al Torino. Nel 1937 un giallo oscura la gara Triestina-Juventus. Un ex calciatore della squadra giuliana cercò di convincere con il denaro il portiere della Triestina a farsi segnare. Il tentativo fallì, per il rifiuto del portiere, ma l'ex giocatore vennesqualificato a vita. Nella stagione 54-55 l'Udinese passa dal secondo all'ultimo posto, colpevole di aver dato soldi ad alcuni giocatori della Pro Patria per farli perdere. Retrocessione in B invece per il Catania, nella stesso anno, per aver truccato due partite con l'aiuto di un arbitro. Stessa sorte tocca al Verona,che finisce nella serie cadetta perché l'allora presidente Garonzi telefona al giocatore del Napoli, Clerici, prima della gara tra le due squadre.
    Ma è nel 1980 che il calcio italiano vive il più grande ciclone della sua storia. L'esposto di due comuni scommettitori segna l'inizio dello scandalo del calcio scommesse: il 23 marzo 1980 vengono arrestati 11 giocatori (Albertosi e Morini del Milan, Girardi del Genoa, Cacciatori, Wilson, Manfredonia e Giordano della Lazio, Stefano Pellegrini dell'Avellino, Della Martira e Zecchini del Perugia, Magherini del Palermo) e anche l'allora presidente del Milan, Felice Colombo. Per tutti l'accusa è di truffa aggravata. Ordini di comparizione anche per Paolo Rossi, Fernando Viola, Giuseppe Dossena. Il caso esplode con l'esposto alla Procura della Repubblica di Roma di un commerciante, Massimo Cruciani e un ristoratore, Alvaro Trinca che accusano alcuni calciatori di accettare denaro per "truccare" le partite al fine di garantire vincite record ad un gruppo di scommettitori clandestini, di cui i due fanno parte.
    Il 22 dicembre dello stesso anno la giustizia ordinaria assolve tutti i calciatori coinvolti, ma quella sportiva non fa sconti. Milan e Lazio retrocedono in B, Avellino, Perugia e Bologna (A) e Palermo e Taranto (B) vengono penalizzate di 5 punti. Le squalifiche per venti giocatori vanno da tre mesi ai sei anni di Pellegrino. Colpito anche Paolo Rossi, che finisce di scontare la squalifica a pochi giorni dai mondiali dell'82. Al presidente del Milan viene inflitta l'inibizione definitiva, a quello del Bologna Fabretti squalifica di un anno. Lo scandalo numero due è datato 1986: a Napoli viene scoperto un centro di scommesse clandestine. Dodici le società e 62 i giocatori coinvolti. Queste le sanzioni: Udinese e Lazio sconteranno 9 punti di penalizzazione nel campionato successivo,il Perugia 2 e il Foggia 5. Gli anni '90 non sono immuni. Nel '92 la Disciplinare condanna il Licata alla retrocessione in C2 per illecito sportivo nella gara con il Chieti e due dirigenti vengono squalificati per tre anni. Nel '93 nella bufera per illecito sportivo finisce la partita Taranto-Pescara: 3 anni di inibizione al dg Marino, 3 punti di penalizzazione al Pescara, 2 al Taranto, 8 mesi di squalifica all'ex allenatore del club abruzzese, Giovanni Galeone, per omessa denuncia, e sei ai giocatori Camplone, Pagano e Righetti.

  4. #4
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    azz, ma le società rischiano qualcosa?
    Non sarebbe giusto, comunque resta il fatto che alcuni risultati sono stati falsati...
    ULTRAS MODUS VIVENDI

  5. #5
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    Predefinito E' di nuovo bufera scommesse

    I carabinieri nelle sedi di dodici club di serie A, B, C1 e C2. L'operazione condotta dall'Antimafia di Napoli è partita dalla sede del Siena.

    MILANO, 11 maggio 2004 - Ritorna come un incubo (ormai ricorrente) l'ombra del calcioscommesse. La notizia è arrivata come una bomba da Siena e da lì si è allargata ad altri 12 club fra serie A, B , C1 e C2: Ascoli, Catanzaro, Chievo, Crotone, Fermana, Lecce, Lumezzane, Piacenza, Reggina, Torres, Siena e Taranto. Tredici gli indagati, tra cui cinque giocatori: Generoso Rossi (ex Siena), Roberto D'Aversa (Siena), Nicola Ventola (Siena), Salvatore Ambrosino (Grosseto) e Vincenzo Onorato. In proposito il Siena ha deciso di sospendere da ogni obbligo agonistico D'Aversa e Ventola "per consentire ad entrambi un'assoluta libertà di azione nella tutela della propria immagine professionale".
    L'inchiesta è partita dopo alcune intercettazioni telefoniche ben descritte nei verbali dei sostituti procuratori Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice della procura napoletana, antecedenti ad alcune partite dei vari campionati. Come Lecce-Siena (0-0). In una telefonata del 7 marzo scorso, tra Rossi e un altro indagato, Angelo Mazzella di Bosco, poco prima della gara. "Il calciatore lascia intendere al secondo del pareggio finale ('è tosta perché loro stanno andando bene, hai capito?'). Che non si sia trattato di una innocente previsione sul possibile esito finale - chiosano i pm - lo dimostra la lunga conversazione intercettata sull'utenza di Antonio Di Dio (il presunto faccendiere ritenuto legato al clan Cavalcanti, ndr.) l'8 marzo". Tra le altre partite sotto nel mirino della magistratura anche Chievo-Siena 1-1, Siena-Udinese 1-0, Crotone-Fermana 3-0, Lumezzane-Torres 0-0, Taranto-Catanzaro 0-1, Ascoli-Piacenza 0-0, Chievo-Reggina 0-0.
    "Il calciatore maggiormente coinvolto nelle attività illegali - si legge nel verbale dai sostituti procuratori - e dimostratosi disponibile a comunicare (anche poche ore prima della partita) le informazioni sui risultati finali è il napoletano Generoso Rossi (che si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio davanti ai pm Beatrice e Narducc, ndr), portiere del Siena fino all'aprile 2004 (mese in cui peraltro ha, improvvisamente, rescisso il contratto con la società), il quale - nei molteplici contratti registrati - ha evidenziato di essere partecipe di una stabile e articolatissima organizzazione (costituita anche da persone non tesserate) che ha lo scopo di condizionare preventivamente taluni risultati di incontri di calcio perché sia possibile scommettere - attraverso punti Snai o più frequentemente bookmakers esteri, cui ci si collega via internet - con la certezza di grosse vincite".
    Inquitante un punto del verbale. "Ancora, in modo davvero esplicito - prosegue lo scritto dei pm -, Rossi, ormai non più al seguito della squadra, ha comunicato a un altro calciatore del Siena, Roberto D'Aversa (il quale si trovava in ritiro pre partita insieme a Nicola Ventola, anch'egli del Siena), e su esplicita richiesta di quest'ultimo, i risultati di alcune partite di calcio che si sarebbero giocate nel corso della giornata del 18 aprile 2004. Invero, nel corso delle conversazioni telefonichie del 16 aprile 2004, ore 20.50 e 23.38, i due calciatori hanno fatto riferimento a taluni risultati ("Chievo pari, Ascoli pari, Crotone 1, Catanzaro 2 e forse Lumezzane X"), puntualmente verificatesi (Crotone-Fermana 3-0; Lumezzane-Torres 0-0; Taranto-Catanzaro 0-1; Ascoli-Piacenza 0-0; Chievo-Reggina 0-0)".
    Intanto, nell'ambito delle indagini, i carabinieri hanno già sentito, come persone informate sui fatti, l'allenatore del Chievo Luigi Del Neri, il capitano Lorenzo D'Anna e il direttore generale Giovanni Sartor. A confermarlo è stato il presidente del Chievo Luca Campedelli, aggiungendo che nei prossimi giorni i carabinieri dovrebbero sentire anche lui. Dal canto suo la Federcalcio ha già attivato l'Ufficio indagini. "Se emergeranno responsabilità di tesserati - ha affermato il presidente Franco Carraro -, scatteranno naturalmente anche le sanzioni della giustizia sportiva".

  6. #6
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    "Prendiamo trenta-quarantamila euro..."

    Ecco alcuni stralci delle conversazioni telefoniche intercettate dalle forze dell'ordine:

    7 marzo 2004, ore 11.49. Al telefono Generoso Rossi e Mazzella Di Bosco. L'incontro in questione è Lecce-Siena, terminato 0-0, il primo lascia intendere al secondo del pareggio finale: "È tosta perché loro stanno andando bene, hai capito?".

    21 marzo, ore 12.25, prima di Chievo-Siena (conclusosi sull'1-1). Parlano Rossi e Salvatore Ambrosino (in forza al Grosseto ed ex giocatore del Catanzaro); nella telefonata Rossi, a giustificazione dell'incertezza del risultato finale, fa chiaramente riferimento a un accordo generale al quale era estraneo solo il tecnico del Chievo Del Neri: "Il direttore - dice Rossi - ha parlato con coso... Tutti d'accordo, tranne l'allenatore". La precedente telefonata tra i medesimi due interlocutori faceva riferimento da parte di Rossi ad un contatto tra i dirigenti di società: "Addirittura - dice Rossi - le società sono andate a parlare... Società e società sono andate a parlare, ha detto Del Neri che vuole giocare".

    23 marzo 2004, ore 19.28, Rossi riferisce ad Ambrosino su Siena-Udinese (terminata 1-0) della domenica successiva, facendosi riferimento alla possibilità di condizionare l'incontro di calcio al fine di conseguire grosse vincite. Dice Rossi: "prendiamo trenta-quarantamila euro..."; risponde Ambrosino: "ma chi conoscete, conoscete qualcuno da quella parte?"; ribatte Rossi: "Boh, non lo so, devo vedere gli altri". Ancora, in modo davvero esplicito. Rossi - ormai non più al seguito della squadra - comunica a un altro calciatore del Siena, Roberto D'Aversa (il quale si trovava in ritiro prepartita insieme a Nicola Ventola, anch'egli del Siena), e su esplicita richiesta di quest'ultimo, i risultati di alcune partite di calcio che si sarebbero giocate nel corso della giornata del 18 aprile 2004. Nel corso delle conversazioni telefoniche del 16 aprile 2004, ore 20.50 e 23.38, i due calciatori hanno fatto riferimento a taluni risultati ("Chievo pari, Ascoli pari, Crotone 1, Catanzaro 2 e forse Lumezzane X"), puntualmente verificatesi (Crotone-Fermana 3-0; Lumezzane-Torres 0-0; Taranto-Catanzaro 0-1; Ascoli-Piacenza 0-0; Chievo-Reggina 0-0).

  7. #7
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    Semeraro: "Siamo tranquilli"

    Il presidente Rico Semeraro è tranquillo. Conferma il comunicato ufficiale emesso da pochi minuti dalla società ed assicura che il Lecce ed i suoi tesserati non hanno nulla da temere perché la squadra giallorossa "non è assolutamente coinvolta nell'indagine che ha portato questa mattina gli uomini delle forze dell'ordine a fare verifiche in diverse sedi di società calcistiche".
    Stamani - aggiunge - i Carabinieri che hanno visitato la nostra sede hanno chiesto di prendere visione di alcuni documenti e, ovviamente, da parte nostra, è stata fornita la massima collaborazione e disponibilità. Abbiamo messo loro disposizione quanto chiedevano, in particolare il dossier relativo alla gara Lecce-Siena, la segreteria ne organizza uno per ogni partita, e alcune carte relative al rapporto con il giocatore Gegè Rossi, lo scorso anno in forze nella nostra squadra. I Carabinieri hanno visionato le carte richieste e sono andati via senza prendere nulla della documentazione richiesta e esaminata".
    Semeraro precisa, inoltre, che i carabinieri non hanno fatto alcuna fotocopia dei documenti visionati. L'indagine che riguarda anche dei calciatori non coinvolge qualcuno del Lecce. Infatti il presidente Semeraro aggiunge: "Nessuno dei nostri tesserati è toccato da questa azione giudiziaria ed a carico della nostra Società non c'è assolutamente nulla". "Mi auguro - conclude il presidente - che si faccia chiarezza al più presto, questo è l'ennesimo colpo basso al mondo del calcio già tanto afflitto da mille problemi".

  8. #8
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    Del Neri: "Ma quale partita combinata"

    Luigi Del Neri nel pomeriggio è rimasto in sede invece di andare a dirigere l'allenamento della squadra a Veronello. È stato sentito dagli inquirenti circa la possibile combine tra Chievo e Siena. Del Neri però non ci sta. "Ma quale partita combinata....È stato un pareggio combattuto, Marchegiani ha parato un rigore a Chiesa, il Siena ha segnato solo nel finale con un gran gol di Ventola. Sono stato a questo colloquio e all'inizio ero molto titubante. Ne sono, però, uscito più sereno e tranquillo". Il tecnico dice anche che "questa vicenda spero non getti cattiva luce sul Chievo, una grande società, che in questi anni ha fatto vedere grandi cose. Ora il Chievo tutelerà il proprio nome, la propria immagine. Comunque aspettiamo, c'è ancora tempo per dare giudizi".

 

 

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