Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 27

Discussione: Di[zion]ario erotico

  1. #1
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Di[zion]ario erotico



    Lo avete letto?
    Qualche stralcio nei prossimi post, poi si accettano commenti.

  2. #2
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    A - Atto sessuale (Coito)

    In sé non ha nulla a che vedere con l'erotismo. L'erotismo è un fatto mentale, scopare un fatto fisiologico, un mero sfregar di mucose. Diventa erotico - ma perché ciò avvenga bisogna che la società e l'individuo abbiano raggiunto un certo livello culturale - quando viene percepito come atto che degrada la donna a femmina, ad animale. Spiega Georges Bataille in un fondamentale passaggio de L'erotismo: «La bellezza (l'umanità) di una donna concorre a rendere sensibile - e sconvolgente - l'animalità dell'atto sessuale. Nulla di più deprimente, per un uomo, della bruttezza di una donna sulla quale la laidezza degli organi sessuali e dell'atto non risalti. La bellezza conta in primo luogo perché la bruttezza non può essere sciupata. Laddove l'essenza dell'erotismo risiede appunto nella profanazione».
    Per l'uomo la donna è un soggetto erotico non perché ha un sesso in quanto tale ma perché attraverso la sua sessualità la può ricondurre allo stato animale, destituendola quindi come donna, come persona, come individuo sociale. Questo processo di degradazione ha un percorso più o meno lungo (i cosiddetti preliminari), che è appunto il gioco erotico, e il suo culmine nell'atto sessuale. Ma proprio quando il maschio crede di realizzare il suo massimo trionfo sulla donna, degradandola definitivamente a femmina nella brutalità e nella naturalità dell'atto, qui si realizza invece la sua capitolazione.

    E sempre la donna a uscire vincente dall'amplesso: perché ritrova la propria essenza, che è la natura, laddove l'uomo perde la sua, che è la cultura. Attraverso i cicli lunari, le mestruazioni, la fecondazione, la gestazione, la placenta, il parto, le mammelle, il latte e tutti i complessi processi fisiologici che si svolgono all'interno del suocorpo, la donna è intatti legata alla natura molto più intimamente di quanto lo sia l'uomo. L'atto sessuale riporta quindi la donna a se stessa, alla sua funzione primigenia di femmina potenzialmente feconda, che procrea, e che in ragione di ciò è strutturata per ricavarne il massimo piacere, che la coinvolge interamente («sono tutta bagnata»), mentre al maschio è riservato il compito transeunte dell'inseminatore e un piacere molto minore e localizzato.
    L'atto sessuale interessa quindi molto più a lei che a lui. E se col gioco intellettuale dell'erotismo l'uomo cerca un piacere diverso da quello fisico è proprio perché il piacere che gli procura l'amplesso è limitato se non addirittura deludente. Che poi oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, l'accoppiamento non preveda la fecondazione, anzi espressamente la escluda, non annulla queste verità biologiche di fondo che continuano a determinare e modellare i caratteri, la psicologia, i movimenti e i comportamenti del maschio e della femmina. Vinta e umiliata quindi nel gioco erotico, come donna, lei risorge inesorabilmente, nell'atto sessuale, come femmina. È l'Araba Fenice. È indistruttibile.

    L'uomo avverte più o meno consciamente, oscuramente, di avere in tutta questa vicenda la parte minoritaria, marginale e letale del fuco. Come il fuco, viene portato dalla sconvolgente sessualità della femmina ad altezze che non gli sono congeniali e la sua morte simbolica è segnata dallo stato miserevole in cui è ridotto il suo pene mentre la vagina si nutre del suo seme e si gonfia d'orgoglio. E un passaggio di energie. «Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa» dichiara crudamente uno dei protagonisti de L'età della ragione di Sartre.
    Diciamo quindi la verità una volta per tutte: se potesse l'uomo farebbe volentieri a meno di scopare. E un dovere biologico e sociale, una fatica, uno stress, implica un'erezione problematica, costringe il maschio a mettersi alla prova, a sottoporsi al giudizio della donna per qualcosa che, in definitiva, va a vantaggio molto più di lei che di lui. Invece nei preliminari, cioè nel gioco erotico vero e proprio, è lui il padrone della situazione, che maneggia, scompone, sconcia a suo piacere l'inquietante giocattolo (ma anche questa è illusione e apparenza: il gioco erotico è necessario all'erezione del maschio, ma in funzione della femmina, la vera protagonista dell'amplesso).

    Lisistrata, quindi, chi la capisce? Capeggiò uno sciopero che inibiva ai mariti l'accoppiamento, ma le loro donne e spose continuavano a fare i consueti lavori di casa. Venire accuditi e non essere nemmeno costretti a scopare: si può immaginare qualcosa di meglio? Oltre- tutto lo sciopero di Lisistrata e delle sue compagne era particolarmente stolido perché aveva lo scopo di far terminare una guerra che i greci delle varie polis si stavano combattendo da decenni, lasciando le donne a casa a fare la calza. Ora, ogni maschio bennato di fronte alla scelta fra la donna e la guerra non ha dubbi: sceglie la guerra. «Fate l'amore e non la guerra» è uno slogan femmineo che non ha retto alla verifica della realtà.
    Infatti la donna, che procrea, è dalla parte della vita, ma l'uomo, fuco sterile, è animato da un oscuro istinto di morte e soffre di un acuto, anche se inconfessabile, inferiority complex nei confronti della femmina («l'invidia del pene» è un sottoprodotto culturale, una sciocchezza freudiana). L'uomo si è inventato tutto il resto, l'arte, la letteratura, la scienza, il diritto, il gioco e il gioco di tutti i giochi, la guerra, per coprire in qualche modo questo vuoto, per sopperire alla sua impotenza procreativa. Il mondo della donna appartiene alla concretezza e alla pienezza della natura, quello dell'uomo al sogno, all'astrazione, all'artefatto. Suo è quindi anche il gioco erotico.

    L'erotismo, costruzione mentale, è un bisogno molto più maschile che femminile. Per la donna, alla quale in fondo per andar su di giri basterebbero le carezze, cioè un'attività fisica, è solo un fatto di sponda, di controspecchi. Narcisa astuta e sapiente, si riflette nel piacere di lui e ne gode. anche perché sa che, alla fine, ne trarrà, come dicono a Genova, la sua convenienza.
    In ogni maschio quindi si nasconde potenzialmente un finocchio. Scopare è il dovere, starsene con gli amici il piacere. Assicuratosi l’accudimento, col pagamento del pedaggio sessuale, ogni pretesto è buono per filarsela: al bar di sotto, a giocare a scopone, a bocce, a poker, ai cavalli, al casinò, a vedere la partita. Fino a qualche anno fa lo stadio era il luogo topico. Permetteva all'uomo di sublimare la propria omosessualità latente senza incorrere nel rimprovero sociale. Una cosa tutta fra maschi, senza l'obbligo di farselo venir duro: l'Eden ritrovato, quando quel tontolone di Adamo era solo nell'immenso e sterile Universo e a Dio non era ancora venuta la bizzarra idea di affiancargli Eva, Eva la curiosa, Eva la civetta, Eva la maliarda, Eva la lasciva, Eva la fedifraga, da cui sono venuti tutti i nostri guai e le nostre insicurezze.

    Adesso le stronzette, non paghe di aver dilagato ovunque, hanno invaso anche lo stadio profanando con la loro presenza incongrua e fuorviante il rito del foot-ball che, come ogni rito, vuole concentrazione assoluta e non tollera distrazioni. Non ci restano che i cessi dei cine. E i vespasiani. Perché, nella perdita totale di ruolo e di potere, una superiorità almeno l'abbiamo mantenuta: noi possiamo farla contro il muro, loro no.

  3. #3
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    B - Bizze
    La bizzosità della donna non è solo un aspetto della sua capricciosità, una sottolineatura infantile di chi infantile non è, un modo per attrarre l'attenzione quando si sente trascurata e un elemento del suo fascino. È radicata profondamente nella sua psicologia e nella sua fisiologia. Essere istintuale, è incapace di fare razionali gerarchie di valori: un banale inconveniente la irrita quanto un ostacolo grave, la sfumatura di un rimprovero più di uno schiaffo. Il suo sistema nervoso è perennemente mestruato. C'è in lei qualcosa della natura del cavallo purosangue, che si inalbera alla minima ombra, ma senza la sua nobiltà. In realtà le andrebbero messi i paraocchi come ai ronzini che corrono l'ottava di San Siro.

    Bocca
    La bocca è la parte più desiderabile della donna. Perché racchiude in sé l'amor sacro e l'amor profano: il sentimento e la sensualità. Partecipa cioè di una doppia natura. Da un lato infatti, come elemento del viso, fa parte della sfera intellettuale e spirituale della donna, dall'altro è un organo dei sensi. Per questa felice sintesi la bocca è la sede dell'amore inteso nella sua interezza e il bacio è il primo segno, ma già completo, del possesso. Una donna diventa la "tua" donna quando ti da il primo bacio. Se invece lei ti nega la sua bocca ti nega tutta se stessa. E se si concederà altrimenti sarà un corpo senz'anima quello che offrirà. Non è certamente un caso che le prostitute non bacino e non si lascino baciare. Perché la bocca coinvolge la sfera affettiva che è estranea al rapporto mercenario e anche a quello puramente sessuale. Tanto che quando i due sono impegnati nell'amplesso non si baciano più, la faccenda è diventata meramente fisiologica. Gli animali non baciano. La bocca è "eros", ma senza sesso. Anche per questo è così desiderabile e desiderata. Perché pur non essendo affatto platonica non ha le implicazioni, le complicazioni, i rischi, la crudezza del sesso. C'è nella bocca una delicatezza e un'ambiguità sconosciute ad altre parti del corpo femminile. La bocca è pura senza essere casta, non è innocente, anzi è tremendamente coinvolgente ("la bocca mi baciò tutto tremante", Dante, Inferno, v, 136) ma non porta le cose alle estreme conseguenze. Pur delibandolo conserva intatti il mistero, il fascino, le speranze, le sorprese, le illusioni dell'amore. È il suo sabato del villaggio. La bocca si colloca in un singolare spazio intermedio fra eros e sesso. Non è puramente intellettuale come l'eros, non è solamente fisica come il sesso. Se l'erotismo parla alla mente e il sesso al corpo, è il cuore che parla attraverso la bocca. Se gli occhi sono lo specchio dell'anima, cioè dell'intelligenza, la bocca lo è della sensibilità ("bocca sensibile" si dice infatti di una bocca significativa). La bocca svela, più di ogni altra parte del corpo, i nostri sentimenti. Parla anche quando sta zitta (anzi soprattutto quando sta zitta, non c'è nulla di più atono di un chiacchierone), esprime l'amarezza, il dolore, la gioia, la sorpresa, la delusione, la nota, il disprezzo, l'ammirazione, il broncio, il turbamento, la malizia, in ogni loro possibile sfumatura. È davvero sorprendente quanti tasti possano toccare queste due semplici linee, le labbra, aiutate da quei bemolle o diesis che sono le pieghe che si formano ai loro lati.
    Però non sono più molte oggi le donne che sanno esprimersi con la bocca. Per lo più la usano per parlare. Il che, naturalmente, è un loro diritto, forse anche una conquista, ma ha come prezzo la perdita dell'antico gioco delle allusioni, delle cose non dette ma appena accennate, suggerite, intravedute. La stessa cosa si può dire per il sorriso. Le donne oggi non sorridono più. Non possono infatti essere considerati sorrisi, ma piuttosto un modo di mostrare i denti, quelli stereotipi, da foto di gruppo, esibiti oggi dalle donne quando vogliono presentarsi in modo accattivante. Le show-girl e le miss ne sono il prototipo. Che si pensi che questo sorriso a bocca aperta, pubblicitario, berlusconiano, falso, inespressivo, possa essere seducente è una delle tante manifestazioni di idiozia di una società che ha perso il gusto del mistero e del silenzio, che conosce solo il fracasso e applaude persino i suoi morti.
    Infatti le donne se non sorridono più in compenso ridono. E il riso è rumoroso, diretto, esplicito, quasi brutale. laddove il sorriso è silenzioso, sfumato, ambiguo, indefinibile, profondo, misterioso e quindi stuzzicante, quanto l'altro è dichiarato, sguaiato, superficiale e pertanto poco interessante. E curioso come le donne, da sempre maestre in queste cose, abbiano dimenticato il fascino del sorriso (il "desiato riso" di Dante e il "dolce riso" di Petrarca sono in realtà dei sorrisi). Il fatto che generazioni di uomini si siano affaticati sul sorriso della Gioconda, il sorriso per eccellenza appunto perché indefinibile, dovrebbe farle riflettere.
    La bocca esprime, oltre ai sentimenti del momento, anche il carattere della donna: la dolcezza, la docilità, la capricciosità, la testardaggine. la durezza, l'aggressività, la sfrontatezza, la pignoleria. È perlomeno bizzarro che la cosmesi e addirittura la chirurgia tentino di modificare la bocca della donna. E come appiccicarle un carattere che non ha. A furia di ritocchi la bocca della donna moderna è diventata troppo perfettina, troppo rossa, troppo gonfia, standard e priva di personalità. Ed è troppo piena di denti, altrettanto perfetti e ben allineati. È una bocca che sembra fatta per mordere più che per baciare.

  4. #4
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    C - Calze
    Costituiscono oggi il più grosso problema del vestiario femminile. Il reggicalze è datato, improponibile, sa irrimediabilmente di baldracca. Può essere utilizzato per fare un po' di teatro, ma è impraticabile come indumento d'uso comune e quotidiano. Le autoreggenti sono volgari.
    Il collant è mortale. Sconcia la perfetta simmetria del bikini, è antiestetico in quella riga che taglia a metà, repellente nella pecetta sul cavallo. Ma soprattutto "chiude", impedisce allo sguardo e alla mano di insinuarsi, che è l'eterno desiderio del maschio davanti a una donna vestita. È la cintura di castità dei tempi moderni. Da che esiste ha fatto inabissare la tensione erotica fra i sessi a livelli vicini allo zero. Gli va attribuita una buona parte di responsabilità nel crollo
    delle nascite.

    Candele
    II pirata Francis Drake, che sotto la bandiera corsara rendeva parecchi servigi alla Regina d'Inghilterra, fu chiamato una volta a Corte, insieme alla sua poco
    raccomandabile ciurma, e fatto Sir, baronetto. Fra le cerimonie che accompagnarono l'avvenimento c'era anche un invito a teatro per Drake e i suoi uomini. Prima che iniziasse lo spettacolo Drake, che conosceva i suoi polli, li radunò e tenne loro il seguente discorso: «Non facciamoci riconoscere.
    Stasera non voglio sentire bestemmie, parolacce, frasi scurrili. Chi disubbidisce verrà impiccato». Si recano quindi a teatro. Proprio all'inizio del primo atto entra in scena una comparsa, un domestico, con una candela accesa in mano che, come da copione, mormora fra sé e sé: «Dove metto questa candela? Dove la metto?» Al che Drake si alza di scatto e, voltandosi verso i suoi uomini che erano sistemati in loggione, grida: «II primo che osa suggerire si consideri impiccato».
    Nessuno sarà, spero, così ingenuo da credere che dopo l'invenzione della luce elettrica le candele abbiano la funzione di illuminare alcunché. Rendono lo stesso servizio delle carote: «Una volta, in quella posizione, le fece uno scherzetto sudicio.
    L'aveva lavorata in modo che lei aveva perso la testa. In ogni modo, dopo che le ebbe quasi lustrato il culo battendola da dietro, lo tirò fuori un attimo, come per rinfrescarselo, e poi lentamente, gentilmente le ficcò nel sedere una carota lunga e grossa. "Ecco, signorina Abercombie" disse, "questo è una specie di doppelganger del mio uccello normale". E ciò detto si sgancia e si tira su i pantaloni.
    La cugina Abercombie ne fu tanto sbalordita che lasciò andare una scorreggia tremenda e la carota cadde» (Henry Miller, Tropico del Capricorno}. Più divertente è se la carota conserva, dalla parte grossa, quella della radice, che resta fuori, un po' di verza a mo' di coda. Si può mandare lei stessa a comprarla e a scegliere di che morte deve morire.
    Stessa funzione hanno le banane, gli zucchini, i cetrioli, il manico della sua spazzola per capelli, lo spazzolino da denti, le matite. Lo scopo è sempre lo stesso: ridicolizzare, sconciare, sciupare l'intollerabile bellezza di lei.

    Cazzo (il)
    In questo libro non se ne parla, se non di sfuggita. L'erotismo è un fatto maschile, quello femminile è di risulta, derivato. Peraltro il cazzo, sporgente, esposto, visibile, esibito, è banale e molto poco interessante.
    Intriganti sono le cose nascoste, occulte, segrete, che devono essere cercate, scovate e penate alla luce. Sono gli scrigni da forzare. Ma, soprattutto, l'uomo è attratto dall’horror vacui, dagli orifìzi, dai buchi, dalle aperture, dalle fenditure, dai crateri, dagli abissi, dalle caverne umide e oscure, dai cunicoli tenebrosi e senza fondo in cui ci si avventura, col coraggio un po' incosciente degli speleologi, senza sapere dove portino. Il fascino non è di chi esplora ma di ciò che viene esplorato.
    E il cazzo è un esploratore ingenuo e sprovveduto, sempre ingannato sull'autentico fine della sua perlustrazione. Una povera vittima, non del tutto innocente, ipnotizzata dal vuoto, attratta da profondità in cui inevitabilmente si perde e si annulla.
    È vero che c'è stato qualcuno, come l'antropologa Ida Magli, che ha attribuito al cazzo un'importanza fondante nella storia umana. Costei sostiene infatti che dobbiamo proprio al cazzo se l'uomo è diventato un animale culturale. Proiettandosi in avanti, aggettando, distanziandosi dal corpo, il cazzo avrebbe spinto l'uomo fuori da sé, allontanandolo quindi dal mondo della natura e inducendolo a modificarla.
    Dal cazzo quindi, secondo la Magli, dipende l'esaltante avventura della ricerca e dello spirito umano. Padre Dante, allorché poetava «Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza», probabilmente non sapeva da quale materia, apparentemente così vile, provenisse l'ansia metafisica dell'uomo. Non era a conoscenza delle ultime scoperte dell'antropologia. Sennonché alla Magli, nei cui scritti il fallo assume sempre una dimensione onirica e quanto mai elettrizzante, non passa neanche per la testa che anche l'asino ha un cazzo che aggetta in fuori, la cui erezione è ben più imponente di quella dell'uomo, un vero arco fra la Terra e il Cielo, ma non per questo è diventato qualcosa di diverso da quello che è; un asino. Come Ida Magli.

    Chiesa (cattolica)
    Non sarà mai ringraziata abbastanza, perché ci ha dato il più delizioso di tutti i sensi: il senso di colpa. È arcinoto che non c'è nulla che ecciti quanto il proibito. E in campo sessuale la Chiesa, per altri versi così indulgente, è stata davvero "Magister vitae" vietando quasi tutto e affinando il più potente e sottile degli afrodisiaci («Considerandolo come un peccato il cristianesimo ha fatto molto per l'amore» ha scritto Anatole France). «Non lo fo per piacer mio, ma per far piacere a Dio» così si immolavano le giovani spose quando Santa Madre imperava.
    Oggi la Chiesa ha perso quasi tutta la sua presa in campo sessuale, ma il senso di colpa e del peccato è rimasto come un richiamo di sottofondo, non facilmente
    sradicabile. Chiunque abbia avuto una ragazza che è stata dalle Orsoline, dalle Marcelline o in altri istituti di suore sa i piaceri che se ne possono ricavare. Lei si vergogna e si eccita della propria vergogna. Una miscela esplosiva.
    Il permissivismo sessuale è una sciagurata creatura tardo-modema. L'amore solare, libero, hippyesco, alla Zabriskie Point, soprattutto se consumato in gruppo e all'aperto, come se si trattasse di un picnic, è, diciamo la verità, di una noia mortale. Scopare ha perso ogni attrattiva, se mai l'ha avuta, da quando da proibito è diventato obbligatorio.

    Cioccolato
    Cospargerla di cioccolato, di panna o immergerla in una vasca di champagne e poi leccarla è il massimo cui arriva la fantasia dei ricchi scemi. Si sentono molto arditi. Invece si tratta di cosa priva di alcun significato. Confondono l'eros con lo spreco e la loro golosità di bambini deficienti. Non sono viziosi, solo viziati.

    Città
    La città è erotica, la campagna è sessuale. In città sono i ritmi accelerati, febbrili, ossessivi, nevrotici, la prevalenza dei lavori intellettuali su quelli manuali, la mancanza della fatica fisica, gli ambienti ristretti, la contiguità di molti individui, l'importanza che vi assumono i vestiti, l'abbondanza e la fantasia degli oggetti, il contesto tecnologico, il cemento, a predisporre a un sesso di tipo mentale. In campagna, in luoghi in stretto contatto con la terra, si è invece indotti a un sesso meno sofisticato, più semplice, più diretto, più naturale.
    È in campagna, all'aperto, e non certo nei falansteri cittadini, che ci si può sentire in sintonia con il Tutto cosmico e i suoi eterni cicli di cui anche la congiunzione carnale fa parte e in cui le elucubrazioni mentali, erotiche, perdono senso, suonano anzi inopportune e ridicole. L'erotismo vuole luoghi chiusi o addirittura reclusi (De Sade stava in prigione).
    Tour se tient. L'erotismo nasce con la borghesia (vedi voce) o comunque ne viene grandemente potenziato. Il borghese è cittadino e il termine citoyen cominciò a essere usato con la Rivoluzione francese.

    Clistere
    È uno dei rarissimi atti che sembra permettere al sadico di raggiungere il suo obiettivo impossibile, la quadratura del circolo: ridurre la donna a mero oggetto capace però di avvertire la propria degradazione da soggetto (vedi Sadomasochismo). Il simbolismo è trasparente quanto brutale: non sei nessuno, non sei nulla, sei solo un sacco di merda tanto che ti devo svuotare. Lei non è più una donna e nemmeno una femmina ma una latrina.
    Molte donne ci stanno. Perché son curiose. Perché son morbose. Perché hanno una certa attrazione per i propri escrementi. Perché le riporta all'infanzia. Perché nel piacere di lui trovano il proprio. Perché farsi profanare le eccita quanto l'uomo a profanarle. Ad alcune piace tenerselo dentro mentre fanno l'amore («Mi sento colmata in ogni buco»). Ma non è detto che le si debba accontentare. Le si può tenere per un po' sulla corda, liberandole solo all'ultimo momento, seguendole poi nella corsa verso il bagno e assistendo dalla porta, prudentemente, al compiersi dell'evento.
    I più malvagi la fanno rivestire di tutto punto, la impegnano in una discussione di alto spessore intellettuale, la osservano mentre perde ogni sicurezza, contorcendosi sulla sedia, fino all'irreparabile.
    Un'adepta entusiasta era Paolina Bonaparte, la sorella di Napoleone, quella che fu ritratta nuda dal Canova, donna di un esibizionismo patologico. Si faceva fare quotidianamente dei clisteri al latte dalle sue cameriere, mascherando dietro problemi di salute che non aveva pulsioni più torbide. Raccontano le cronache che le piaceva stare bocconi col superbo posteriore denudato - aveva un culo bellissimo - davanti alle sue giovani serventi che la sottoponevano alle più indiscrete ispezioni finché una le alzava la camicia fìn sopra la testa e le apriva le natiche mentre l'altra, lentamente, con calma, quasi officiasse un rito sacrificale, «le infilava la giuliva siringa nel tenebroso orifìzio».

    Cochon (discorsi)
    In genere si crede che i maschi facciano fra loro discorsi molto sporcaccioni. Certamente dicono oscenità e si vantano di avventure mai avvenute (il maschio che scopa è silenzioso). Ma fra gli uomini resta sempre una certa pudicizia virile che impedisce confidenze troppo personali sulla propria vita sentimentale e sessuale. Le donne sanno essere molto meno amiche (anzi non lo sono quasi mai, l'amicizia è un fatto maschile, implica una lealtà estranea alla femmina), ma sono capaci di instaurare fra loro una intimità sconvolgente. Le donne, soprattutto quando si trovano nei locali pubblici, in discoteca, al ristorante, vanno al cesso insieme: una si alza la sottana, si tira giù le mutande, si siede sulla tazza, piscia e intanto chiacchiera amabilmente con la compagna, magari conosciuta solo quella sera. Allo stesso modo si fan parte senza pudore delle loro storie sentimentali e si raccontano le proprie esperienze sessuali fìn nei dettagli più intimi e scabrosi. Sono lettrici attentissime della cronaca rosa ma anche, sia pur senza farsi troppo notare, di quella nera a sfondo sessuale. Peraltro la cronaca in generale interessa moltissimo la donna. Perché ha il gusto del particolare ed è curiosa come una scimmia. Non si tratta di una curiosità metafisica, rivolta alle grandi domande sull'essere di cui non le potrebbe fregar di meno, ma di una curiosità più terranea e concreta. Il pettegolezzo è il suo habitat naturale.
    È perciò possibile raccontare anche a una signora irreprensibile, senza che lei perda nulla della sua irreprensibilità, le storie più boccaccesche e sporcaccione, soprattutto se riguardano amiche e conoscenti, e poco importa se inventate di sana pianta, spingendosi nei particolari più indecenti. Lei non batterà ciglio, interrompendo solo di quando in quando con dei deliziosi e finto scandalizzati «Ma davvero?», «Addirittura!», «Nooo?!», «Non è possibile» o con un incoraggiante «Vai avanti» che travolge anche le ultime barriere. Particolarmente stuzzicante è raccontarle una storia tremenda dando alla protagonista, oggetto di ogni sconvenienza, i suoi tratti fìsici e sociali e possibilmente anche lo stesso vestito che ha indosso in quel momento. La signora trangugerà tutto, continuando a fìngere il nulla (ma se durante il racconto accavalla le gambe vuol dire che sotto si sta bagnando).
    Se è una grande divoratrice di storie cochon è invece difficile che la donna prenda l'iniziativa di raccontarle a un uomo. Né il fatto che si presti all'ascolto significa che abbia intenzione di saltare il fosso col narratore. Semplicemente le piacciono le porcherie e le schifezze, anche a titolo gratuito. Le donne amano schiacciare i punti neri, propri e altrui, e guardare ciò che ne esce. Ed è detto tutto.

    Cresta (Gli uomini preferiscono le stronze)
    Una sera di anni fa mi trovavo a casa di una cara amica, molto carina, molto civetta e tutt'altro che stupida. Dopo una festa eravamo rimasti in una dozzina, uomini e donne, fra cui un tipo biondo, belloccio, sulla quarantina, nuovo per la nostra compagnia. L'ora, il vino, il gruppo ristretto favorivano una conversazione abbastanza frizzante in cui il belloccio, che se ne stava molto sulle sue, con una certa aria da schiaffi, non entrò se non un paio di volte per dire delle assolute ovvietà. Alla fine la nostra ospite ci congedò, il belloccio rimase.
    Il giorno dopo chiesi alla mia amica: «Scusa, ma perché hai scelto di andare a letto proprio con quello li?» «Perché è stronzo» rispose lei, molto francamente. Le donne amano gli stronzi (le "simpatiche canaglie" ma, in definitiva, anche quelle antipatiche). Lo stesso vale - e probabilmente a maggior ragione — per l'uomo. Tanto più lei è arrogante, scostante, con la puzzetta sotto il naso tanto più - se, naturalmente, è anche bella, ma in genere le cose vanno di pari passo - eccita l'uomo.
    Il motivo è molto semplice. Il desiderio di farle calare le arie, di farle abbassare la cresta è molto più forte che con una ragazza carina, simpatica, disponibile, affettuosa. Non è giusto e nemmeno molto intelligente. Ma Eros segue delle piste tutte sue. Gli uomini preferiscono le stronze. Ma. se non sono proprio idioti o del tutto masochisti, cercano di sposare le altre.

    Culo (il)
    Gli uomini, com'è noto, si dividono in due categorie: quelli che preferiscono il seno (bosomen) e quelli che preferiscono il culo (bottomen). I primi appartengono, in genere, a culture rozze, poco smaliziate, infantilmente pragmatiste, primitive, matriarcali, fortemente legate all'immagine della donna-madre e comunque troppo giovani per avere avuto il tempo di sviluppare adeguate attitudini speculative.
    Bosomen sono, per esempio, gli americani. L'Europa, culla della civiltà, è invece bottomen. Venere Callipigia nacque in Grecia, nella prima metà del n secolo avanti Cristo, insieme alla grande filosofìa e alle matematiche. E "pour cause". Perché il culo è innanzitutto una categoria metafisica. Possiede la perfezione geometrica delle figure astratte. E infatti, come forma, si apparenta alla sfera che è la figura geometrica perfetta. Ma la supera perché ha una simmetricità che manca alla sfera. Come la sfera, è un corpo finito e infinito allo stesso tempo e, poiché è curvo, il culo è vicinissimo all'essenza stessa della verità («Ogni verità è curva» dice Nietzsche). C'è, racchiuso nel culo, l'enigma del rapporto finito/infinito, spazio/tempo, che è l'enigma dell'universo. Non a caso Salvador Dalì a qualcuno che gli chiedeva come immaginasse l'universo rispose: «Un continuum a quattro natiche».
    Come questo inquietante apotema, così carico di significati simbolici, sia finito in fondo alla schiena dell'uomo e, peggio ancora, della donna, è un mistero. Ma qui ritorna la grande ambiguità del culo, la sua finita infinitezza. Disumano per l'esattezza e la perfezione delle sue proporzioni, il culo è anche molto umano. Mentre la perfezione è, per ciò stesso, inespressiva, il culo è la parte più eloquente del corpo.
    Quando Moravia ne La vita inferiore ha scritto che «il sedere manca di espressione» non sapeva quello che si diceva. Il culo segnala non solo il carattere, ma spesso anche l'appartenenza di classe di una persona. C'è il culo diffidente e avaro (che è a mele strette come hanno, in genere, i toscani), il culo fiducioso e pieno di speranza (tondo, grasso e a natiche leggermente dischiuse), il culo aggressivo (sodo e massiccio come una catena montuosa), il culo volitivo (piccolo e muscoloso), il culo colloquiale (elastico e malleabile), il culo nobile (alto, lungo e appena rilevato), il culo popolare (basso e largo), il culo burocratico (grasso e informe), il culo proletario (largo ma alto), il culo militare (stretto e muscoloso), il culo meschino e timoroso (che è quello magro senza essere ossuto), il culo indifferente (piccolo e raccolto), il culo ridanciano (largo e piatto), il culo impertinente (tondo, a scalino e sussultorio).
    Infine c'è il culo remissivo, che è quello che ha due tenere pieghe fra la natica e l'attaccatura della gamba ed è tondo senza essere eccessivo. Questo è il vero culo. Il culo dei culi. Perché possiede, al massimo grado, le due caratteristiche che, pur variamente mascherate, sono proprie di ogni culo: l'essere indifeso e ridicolo («L'ilare impotenza del deretano» la chiama Sartre che se ne intende). Il culo infatti è impotente. Perché, come Polifemo, è cieco nonostante possegga un occhio. E in condizione di palese inferiorità: non può guardare ma solo essere guardato.
    È inoffensivo perché non ha spigoli. Poco o punto muscoloso non si può difendere e chiunque può oltraggiarlo. E nudo ed esposto poiché non ha peli. Ed infine è ridicolo come tutti gli esseri grandi e grossi ma imbelli. Per questo connubio di impotenza e di ridicolo, il culo è la parte preferita dal sadico. Nessuno le busca come il culo. C'è da dire che, quasi sempre, il culo fa di tutto per meritarsele. Provoca. A volte infatti si presenta con un'aria di falsa innocenza, altre con impertinenza, altre ancora con arroganza. In altri casi si isola, fa finta di niente, come se ignorasse di essere un culo.
    Atteggiamenti, tutti, che attirano una adeguata punizione. Che del resto il culo, dopo una prima resistenza di pura parata e, diciamo così, di bandiera, accetta volentieri, arcuandosi, protendendosi, aprendosi, offrendosi. Perché il culo è profondamente, intimamente masochista.
    Ma c'è un altro elemento, nel culo, che attira il sadico: la perfezione. È la perfezione ad accendere il desiderio della profanazione. Solo ciò che è perfetto merita di essere sconciato, sciupato, oltraggiato, vilipeso e quindi, alla fine, reso imperfetto. E anche questa è una dimostrazione dell'enorme superiorità del culo sul seno. Il seno si accarezza, si vezzeggia, si mordicchia affettuosamente. Per consolarlo della sua pochezza, di essere solo un seno. Nella perfezione del culo c’è un orgoglio luciferino che va abbattuto e degradato.

    Cunnilingus
    Che uno si inginocchi fra le gambe di una donna e, come un cane, la lecchi, è cosa indegna di un uomo. Checché se ne pensi le donne non ne vanno poi così pazze, proprio perché inverte i ruoli e diminuisce il maschio: il piacere fisico non è compensato dalla perdita di quello psicologico. Alle donne piace leccarsela fra loro, non avere un maschio in adorazione della vagina.
    Preferiscono di gran lunga il disprezzo verso i loro genitali, le eccita molto di più. Almeno quelle belle. Infatti le donne belle, come i ricchi, sono masochiste. Se lo possono permettere. Le brutte no. Sono già troppo umiliate. Per loro effettivamente il cunnilingus può essere un atto compensativo, un omaggio gradito, un illudersi che ciò che hanno fra le gambe abbia un valore in sé, a prescindere dal contorno.
    Ma per leccare la fica a una brutta ci vuole davvero dello stomaco oppure bisogna essere della pasta di Don Giovanni che chiudeva gli occhi per rendere illimitata la propria concupiscenza. Nonostante tutto però la sottospecie dei "leccatori di fica" è piuttosto numerosa, soprattutto in regioni come l'Emilia-Romagna, forse per un compensativo, e malinteso, senso di reciprocità.
    Questo "vizio da cani" è accettabile negli anziani, che hanno inevitabili problemi di erezione. Una volta chiesi a un mio amico ultrasettantenne, che ha da anni una relazione amorosa, come se la cavasse. Mi rispose, molto spiritosamente: «Be', adesso lavoro molto più di lingua».
    Diversa è la questione deìl'analingus, che non è un atto di omaggio verso la donna ma di spregio. E un ricordarle che, nonostante tutte le sue arie grandiose, anche lei, come tutti, va al cesso.

  5. #5
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    D - Dell'ambiguità femminile
    L'uomo è diretto, la donna trasversale. L'uomo è lineare, la donna serpentina. Per l'uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l'arabesco. L'uomo è razionale, la donna no. L'uomo approccia la realtà con l'attitudine del cronista, la donna con quella del romanziere: sfuma, allude, sottende. Nella donna, come nel romanzo, il non detto è più importante del detto. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. E l'eterno femminino. L'ambiguità costituisce la fonte inesauribile del suo fascino ma anche il principale motivo della perenne e irrimediabile incomprensione fra i sessi. Al confronto con la femmina il maschio è un bambinone elementare («Ricordati che in ogni uomo c'è un bambino che vuole giocare» dice Nietzsche) che lei, a parità di condizioni, si fa su come vuole. A meno che non sia veramente innamorata. Perché la donna è un essere totale, capace quindi anche di una dedizione totale. In questo caso il suo masochismo sessuale, in genere compensato ad abundantiam dalla sua vitalità naturale, diventa masochismo tout court e lei può davvero farsi vittima senza difese e fino alle estreme
    conseguenze.
    La storia di Adele Hugo, la figlia dello scrittore, così splendidamente raccontata da Truffaut, è un paradigma di questa capacità di annichilimento. Solo le donne sanno sacrificare con naturalezza, quasi con noncuranza, la vita per il proprio uomo (Claretta Petacci ed Eva Braun ne sono due famosi esempi storici). Anche l'uomo può sacrificare la vita per l'amata e persino per un estraneo (questo la donna non lo farebbe mai, è troppo contrario ai suoi istinti vitali), ma lo fa, quando lo fa, per mantenere un certo concetto di sé, per orgoglio, per dovere sociale («prima le donne e i bambini») e ha bisogno quindi di un atto di volizione, di un atto eroico. Obbedisce a una regola, a un imperativo morale.
    La donna lo fa per istinto. Per l'uomo è molto più difficile, è un atto di coraggio, se il vero coraggio non è la temerarietà o l'incoscienza ma la capacità di superare, con la volontà, la paura. Di fronte alla morte, come al dolore, l'uomo è infatti, in partenza, molto più vile della donna, perché ne ha più paura. Per il maschio la morte è precipitare nello spaventoso Nulla da cui è venuto, per la donna è ricongiungersi alla Terra, a Gea, alla Grande Madre, a se stessa.
    Questa capacità di dedizione totale al proprio uomo che appartiene, in certe occasioni, alla donna non va confusa con la generosità. E una forma di masochismo sublimato nell'amore. Ma nella quotidianità e nella normalità la donna è tutt'altro che generosa. È, al contrario, gretta, micragnosa, meschina, piccina, attentissima al "do ut des". L'uomo vive nell'astrazione, la donna nella concretezza. Ciò non significa però che conosca il principio di realtà. Segue semplicemente i propri istinti. Per cui può capitare che, come una falena impazzita, vada a sbattere contro il vetro della finestra e si estenui nel cercare di sormontare o di aggirare l'ostacolo impossibile. Ma la sua forza è tale che può persino riuscire, violando tutte le leggi della razionalità, ad abbatterlo.
    Che questa sia un'epoca femminea, o quantomeno unisex, lo dice anche il fatto che l'uomo ha perso le proprie caratteristiche di linearità, di dirittura, di franchezza, di lealtà e quindi di virilità. E diventato ambiguo come una donna. Parla con lingua biforcuta, raggira, tende trappole e tranelli. Non rispetta più le regole, la norma, non conosce o non riconosce più la logica, il principio di non contraddizione, ha perso il senso del diritto e della giustizia (cui la donna è refrattaria, per lei non esiste regola che possa avere valore superiore ai propri istinti vitali). L'uomo sta cioè abbandonando il mondo artefatto che lui stesso si era costruito, senza per questo poter ritrovare quello naturale. Siamo di fronte a uomini femminilizzati e a donne maschilizzate, che dall'uno e dall'altro sesso hanno preso solo il peggio. Siamo diventati tutti degli omosessuali.

    Dio
    Non c'è dubbio che molti uomini, anche lontanissimi dalla religione, sentano l'atto sessuale o quantomeno il momento dell'orgasmo come qualcosa di cosmico se non addirittura di rituale, di mistico, di sacrale. Gli uomini quando eiaculano balbettano n'importe quoi, alcuni però invocano Dio e anche mormorano o gridano «Vengo in Dio!» o qualcosa di simile. (Per una setta ebraica, i sabbatiani, la donna «è una porta di Dio, attraverso la quale si entra in Dio». Il profeta Ibn'Arabi parla, a proposito dell'eiaculazione, di «estinzione dell'uomo nella donna» e di Dio come di «Colui nel quale in realtà si è estinto».)
    Non è solo un'eco delle antiche tradizioni religiose (ma non di quella cristiano-cattolica, che è la più sessuofobia: San Paolo, che fonda la Chiesa cristiana, dice: «Sarebbe bene per l'uomo non toccare donna», dalla Prima lettera ai Corinzi, VII, I-2, 9) che vedevano nel sesso un aspetto e uno strumento della partecipazione al sacrum. Sono i corpi nudi, la situazione primordiale, la fusione, sia pur per un momento, con un altro essere, l'aleggiare, comunque, della fecondità femminile e lo sfiorare quindi il mistero della vita, che danno all'uomo questa sensazione. La donna sembra più distante da tale percezione sacrale dell'amplesso, che vive in modo molto più carnale. Essere istintuale e naturale non ha, a differenza dell'uomo, l'impressione di rientrare, con l'amplesso, nelle eterne leggi del Cosmo. Lei c'è già.
    L'erotismo, che razionalizza il sesso, che lo concettualizza, che ne fa un fatto cerebrale, che si esalta nella repressione e nel divieto, che ha bisogno dei vestiti e degli oggetti, cioè della tecnica e di cose di fabbricazione umana, è invece estraneo a ogni sacralità. Si potrebbe dire che è empio per natura.

    Divisa
    Perché la hostess, l'infermiera, la vigilessa, la poliziotta, l'avvocata, la magistrata, insomma ogni donna che porta una divisa, è più eccitante? Perché consente una doppia effrazione. Seducendola la si destituisce dal suo status di donna ma anche dal ruolo sociale visivamente e immediatamente testimoniato dalla divisa. Lei è lì con una precisa funzione, dei doveri, delle regole, dei tempi da rispettare e tu la distogli. Scomponendole gli abiti della divisa ne cambi il senso, la direzione, la destinazione. Le dimostri che, nonostante tutto l'apparato, non è che una femmina pronta ad alzare la coda.
    Con la magistrata si raggiunge quasi il sublime. Rende giustizia, da lei dipende il destino e spesso la libertà degli uomini, e tu, alzandole la toga fin sopra le orecchie, profani nel modo più irriverente e brutale la sacralità del suo ruolo e le fai toccare con mano, se così si può dire, che non è altro che una finzione.

    Doma
    «Congiungersi con una donna è come guidare un cavallo al galoppo con redini marce». Detto cinese, taoista.

  6. #6
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    E - Esausto
    Che la passione sessuale per la tua donna si sia affievolendo te ne accorgi quando sei contento che abbia le mestruazioni.

    Esibizionista (uomo)
    II maschio esibizionista è un penoso scherzo di natura. Crede di spaventare la donna con il suo priapismo, ma in realtà è lui ad averne una paura birbona. Per cui cerca di giocare d'anticipo. Ma basta che lei sia sufficientemente fredda da stare al gioco e finga di accettare l'avance per vedere il poveretto scappare con la coda fra le gambe e l'uccello floscio. Non è un caso che l'esibizionista prediliga le bambine e sia un inesausto frequentatore di scuole elementari e medie. Perché così sta sul sicuro.

    Eufemismo
    Quasi sempre è molto più volgare del termine che vuole sostituire. A Silvio Berlusconi piace raccontare barzellette sporche anche a persone che vede per la prima volta. E un tic residuale della sua anima di venditore e di rappresentante di commercio. Però invece di dire fica dice la natura. Ma si può?

  7. #7
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    F - Fica (la)
    È l'enigma. È brutta, laida, umidiccia, maleodorante, percorsa nei due sensi da deiezioni. Fa schifo. Non ha una forma definita, è un buco slabbrato, un vuoto, un'essenza. Se la donna non l'avesse sarebbe perfetta. Ma senza questo oggetto inqualificabile, "l'insetto fica" come la chiama con disprezzo qualcuno, l'erotismo non sarebbe possibile. Come dice Bataille è la laidezza dei genitali femminili che esalta la bellezza di una donna nel momento stesso in cui la deturpa.
    La fica ha quindi valore per contrasto. Ne consegue che nella donna brutta la fica è un'aggravante: sei brutta e, per soprammercato, c'ha anche la fica.
    Quest'abisso marino che la donna ha fra le gambe ha sempre fatto paura all'uomo. Perché rappresenta, materialmente e simbolicamente, la caoticità della femmina, la sua creatività, la sua inquietante fecondità. Da lì ha origine il mistero di tutti i misteri: la vita. E per questa atavica paura della donna, della femmina per essere precisi, che l'uomo ha sempre cercato di limitarla, di condizionarla, di recintarla, di confinarla, di controllarla, di sottometterla, di soggiogarla. E la vitalità della donna che fa paura. Il mondo femminile è primordiale, istintivo, ebbro, baccante, danzante, dionisiaco, quello dell'uomo è apollineo. La donna è la vita, l'uomo è la legge, la regola, il rigore, la morte.
    Anche lo stupro, in particolare quello di gruppo, appartiene a questa paura. Soprattutto oggi, in epoca di permissivismo sessuale, lo stupro non risponde a un bisogno fisiologico, facilmente appagabile altrimenti, ma a quello psicologico di umiliare e annullare la donna, il nemico di sempre sfuggito al controllo. E se nell'amplesso l'uomo preferisce, in genere, che lei conservi su di sé qualche elemento dell'abbigliamento non è solo perché segnala quel processo di degradazione da donna a femmina in cui consiste l'erotismo (vedi Atto sessuale. Mutandine e Nudo), ma anche perché una donna interamente nuda, totalmente consegnata alla propria animalità, terrorizza l'uomo. Una donna con qualche cosa addosso è ancora cultura, e quindi in certa misura governabile, senza è una forza della natura.
    Se la fica richiama tutti questi timori e ribrezzi ancestrali, molto più tranquillizzante è l'altro orifizio. Tanto per cominciare pur essendo anch'esso un buco ha una forma, una definizione, una compiutezza. Possiede, come l'altro, l'attrazione del vuoto, dell'abisso, del tenebroso, ma è sterile e inoffensivo. Non nasconde insidie, se non trascurabili e, in alcuni momenti, persino eccitanti. A differenza dell'altro è consistente ma elastico sicché, dopo una difesa di bandiera, finisce sempre per schiudersi e cedere all'invasore.
    Perché, come il culo che lo avvolge, lo nasconde e lo rende segreto e prezioso, è fatto per essere strapazzato e profanato. Infine non chiede niente. La fica invece avanza pretese. Esige. Vuole il godimento, l'orgasmo e a volte addirittura la fecondazione.
    «Fanno figli come conigli e pisciano sangue ogni mese lunare» fa dire Sartre ne L'età della ragione al bellissimo omosessuale Daniele Sereno. Ma questo disprezzo non è che l'altra faccia di quella paura che l'uomo, omosessuale o no, ha, da sempre, della donna. Della femmina. Della fica.

    Fica power
    II potere della fica è duplice: come organo della riproduzione e come oggetto del desiderio maschile. Il primo è perfettamente comprensibile (senza di lei non c'è la vita, e scusate se è poco); il secondo, che, come noto, è enorme tanto che si può dire che intorno giri l'universo mondo, è, per certi aspetti, paradossale. Infatti l'atto sessuale, per motivi legati all'archetipo della fecondazione, interessa molto più alla donna che all'uomo e le dà un godimento di gran lunga superiore e più completo (vedi Atto sessuale). Ma la Natura, per ragioni che attengono all'erezione del membro virile e proprio alla minore disponibilità del maschio all'atto sessuale, ha voluto che sia l'uomo a dover fare la prima mossa e a mettersi quindi dalla parte della domanda (vedi Molestie sessuali). E chi chiede è sempre in una condizione di inferiorità. E la donna che può gestire il mercato e regolare il traffico. Da questa circostanza nasce il suo potere sessuale altrimenti inspiegabile.
    Oggi che le donne sono entrate nel mondo del lavoro maschile il Fica Power è usato con spregiudicatezza per fare carriera e ottenere altri inammissibili vantaggi. Ma non si può dire. È tabù. Viene considerata un'intollerabile offesa all'immagine della donna che è ridiventata, come nell'Ottocento ma per motivi diversi, un essere angelicato, depurato di ogni bruttura morale. Si batte quindi sempre e solo il tasto del potere di ricatto maschile sul luogo di lavoro. Che c'è, naturalmente, ma è più limitato, se non altro perché può essere esercitato solo dall'alto in basso ed è verificabile, mentre il fica Power è diretto a tutto campo e praticamente indimostrabile.
    Invece di indignarsi quando si parla di Fica Power le femministe o comunque i tanti teorici delle pari opportunità dovrebbero prestarvi qualche attenzione, perché questo atteggiamento lede innanzi tutto i diritti e le aspettative di quelle donne che nei rapporti di lavoro si comportano con correttezza.


    Figli
    Quelli non nati sono le vittime della caduta della tensione sessuale fra l'uomo e la donna nei Paesi industrializzati. In particolare in Italia. Se siamo il Paese con il più basso tasso di natalità al mondo non è per ragioni economiche come dottamente ci spiegano (il Sud, povero, figlia molto più del Nord, ricco), ma perché da noi nessuno scopa più. Si preferisce coccolare i cani. Al mito del latin lover possono credere ancora solo le tedesche (vedi voce).

  8. #8
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    G - Gambe
    Nessuno crederà seriamente che, nelle donne, servano per camminare. Sono due puri strumenti di lussuria creati per la dannazione dell'uomo. Se fossero fatte per quel che si dice, le donne non porterebbero scarpe con i tacchi, che valorizzano le linee del polpaccio e della coscia, alzano il culo, aiutano la statura, ma le costringono a procedere sulle uova, ondeggianti come barche all'ormeggio, intensificando così anche quel movimento ondulatorio delle anche e delle chiappe che costituisce una provocazione permanente e impunita. Cosa sono realmente le gambe lo sapevano bene in epoca vittoriana quando, con opportuna pudicizia, coprivano anche quelle delle sedie.

    Gola (la)
    È ferina. Insieme al ventre è la parte più molle, delicata, vulnerabile dei mammiferi. Il lupo offre la gola in segno di resa al rivale vincitore. Lo stesso significato ha l'esposizione della gola da parte della donna. La gola è anche un orifìzio collegato, attraverso l'esofago, lo stomaco, gli intestini, con quelli del basso ventre. Normalmente è considerata il foro d'entrata ma, guardando le cose dall'altra parte, può essere vista anche come quello d'uscita. Frasi come «Te lo faccio sentire fino in gola», «Vorrei che mi arrivasse in gola», abituali nel rapporto sessuale, esprimono, nell'eterno pendolo del gioco sadomasochista, il desiderio del maschio di trafìggere per intero, da una parte all'altra, il corpo della donna e quello di lei di essere trafitta. In quanto orifìzio la gola, nella donna, è alternativa naturale, agli altri due. Col vantaggio di trovarsi nella parte alta, intellettuale, spirituale del corpo, là dove si forma la parola, per cui la profanazione, la trasgressione, il disordine sono massimi. C'è a chi piace masturbarsi su di lei, stesa a terra a bocca aperta, e dall'alto versarle il seme in gola, usandola come un ricettacolo. Ma abitualmente l'uso sessuale della gola si esercita con la pratica del pompino che ha anche il vantaggio di tapparle la bocca, togliendole la parola e riconducendola senza possibilità di obiezioni («without arguments») alla sua condizione animale. Il bagliore degli orecchini così come il contrasto fra la delicatezza delle labbra e degli altri tratti del viso con la laidezza dell'organo maschile rendono ancor più sensibile la degradazione. E la donna, che tutto sa e nulla ignora, con la mano libera si scosta, in un gesto pieno di grazia, i capelli perché l'amante possa vedere meglio. In gola ci sono i denti che hanno - soprattutto quelli più nascosti, i molari - una funzione prettamente animale essendo destinati in modo esclusivo al compito fondamentale di triturare il cibo. E quindi, per il solito gioco dei contrasti, hanno un valore erotico. Guardare in bocca a una donna o a un uomo è uno degli atti più intrusivi e indecenti, come sa chiunque abbia esperienza di dentista. Un tempo, sui mercati d'Oriente, le schiave, a volte nobili dame europee cadute in mano ai pirati, come si racconta in Angelica, il best seller di Anne e Serge Golon, venivano esposte nude ai compratori che guardavano loro in bocca e in mezzo alle natiche per sincerarsi che fossero sane e trattare il prezzo.
    II cibo stesso, come tutto ciò che si lega in modo evidente alla corporeità, ha, com'è noto, un significato sessuale. Parecchi registi hanno trattato questo aspetto. Oltre La grande abbuffata di Marco Ferreri si può ricordare Tom Jones, un film di Tony Richardson (il capofila, insieme a Osborne, degli "arrabbiati" inglesi degli anni Sessanta) ambientato nel '700, dove due personaggi, Toni e la signora Walters (Albert Finney e Joyce Redman), in una scena diventata celeberrima, divorano l'uno di fronte all'altra la selvaggina portata nei loro piatti mimando e pregustando l'atto sessuale.

    Gonna
    È la donna. «Né strega né madonna solo gonna» recitava un fortunato slogan di qualche anno fa che reclamizzava una gonna-jeans. Invenzione diabolica, come la donna, nasce con lei. La portavano già nel Paleolitico. La gonna consente allo sguardo dell'uomo, che, come scrive Malaparte, «striscia sempre verso il sesso della donna», di insinuarsi, di infiltrarsi, di sbirciare e la obbliga all'autocontrollo, a tenere unite le gambe, a stare composta. E un estenuante "ti vedo e non ti vedo", condotto sul filo dei centimetri, sul gioco delle gambe, sul loro accavallarsi, con cui la donna allude, stuzzica, provoca con tranquilla coscienza e in piena legittimità perché non è colpa sua se il costume vuole che indossi la gonna e non una tuta da astronauta. La gonna è la malizia e la malizia, si sa, è donna. E quasi incredibile quanti segreti nasconda quel trapezio di stoffa che quando sta sull'appendiabiti è poco più di uno straccetto, ma indossato sembra difendere un territorio sconfinato e inesplorato (vedi Corpo} e quanto lungo e periglioso possa essere, soprattutto se lei è seduta, il viaggio della mano sotto la gonna verso il bordo delle mutandine, che un tempo aveva come esaltanti tappe intermedie l'orlo delle calze, i tiranti del reggicalze e il passaggio alla nudità della pelle. Oggi il collant, vera mina antiuomo, ha precluso quasi tutti questi giochi (vedi alla voce Calze). «Volevo i pantaloni» poteva dirlo solo una donna brutta, cretina e tendenzialmente lesbica. Oltre a impedire ogni incursione, il pantalone se è largo la rende informe, se è attillato la costringe ad abbandonare le mutandine («Perché si vedono!» strillano inorridite) per il tanga. Ma non sono la stessa cosa. Il tanga toglie il gusto del denudamento, non ha gioco, sta per definizione nel solco delle natiche mentre le mutandine, arricciandosi, vi si insinuano discretamente e segretamente durante il corso della giornata. E il culo, già di per sé ridicolo (vedi Culo} ne viene sconciato e ulteriormente enfatizzato come culo. Quando una donna è in bikini davanti a occhi altrui tende sempre, istintivamente, infilando con un gesto rapido gli indici nell'elastico delle mutandine, dietro, a rimetterle a posto. Non lo fa per pudore, per coprirsi ma perché si sente ridicola con le mutande infilate fra le chiappe (il ridicolo è sempre dato da uno squilibrio, uno scarto, uno scostamento, da qualcosa che dovrebbe essere in un modo e invece si presenta in un altro, vedi Riso). Ma questo gesto delizioso aggrava la situazione: perché rivela l'imbarazzo. E imbarazzare una donna è, in definitiva, uno dei massimi piaceri dell'uomo.

    Grande scopatrice (II)
    Lei aveva trent'anni, era sposata con un alto dirigente di banca che, sull'esempio americano, stava introducendo in Italia la prima carta di credito, un tipo sulla quarantina, con occhi basedoviani, un po' da pazzo, e avevano tre bellissimi bambini biondi. Correva la metà degli anni Sessanta e loro praticavano la "coppia aperta" che nella Milano del dopo boom, dove cominciava a prillare un po' di benessere di massa, stava diventando di moda. Io, di anni, ne avevo ventuno. Lei mi faceva un filo aperto. Ma a me non piaceva. «E dai, buttati» mi disse un amico, «sembra che a letto sia formidabile, ha fama di grande scopatrice».
    Ma questo me la allontanava ancora di più. Però che una donna così più grande di me (allora una donna di trent'anni, soprattutto se sposata, era una signora e non una ragazza come oggi), appetita, ricca, che mi scorrazzava sul suo spiderino o con la Mercedes del marito, intelligente e simpatica per giunta, mi dedicasse la sua attenzione, mi lusingava. Inoltre il mio rifiuto la attizzava e lei diventava sempre più pressante. Cedetti a metà. Gliene facevo fare di tutti i colori, ma io rimanevo sempre vestito e non glielo davo.
    Preferivo giocare ai soldatini con i suoi bambini. Oppure organizzare dei poker con i mie amici a casa sua, dandomela da uomo vissuto. Lei doveva servirci il caffè e il whisky e sparire. Durante la partita poteva entrare solo se la chiamavo col campanello che usava con la servitù, per spazzare, nei momenti di pausa, il tavolo verde, svuotare i portacenere o rendere altri piccoli servigi. Una notte, dopo uno di questi poker, completamente ubriaco cedetti alle sue insistenze. Fece onore alla sua fama. Si avvinghiava, si contorceva, si dimenava, si disarticolava. La cosa mi piacque pochissimo.
    Il marito era a conoscenza della storia, era anzi connivente e quasi la incoraggiava. Con me aveva un atteggiamento molto amichevole. Erano o no una "coppia aperta", disinibita, moderna, "sportiva"? Qualcuno diceva che lui era impotente. Ma a me sembrava improbabile, con quei tre bambini che oltretutto gli somigliavano come le classiche gocce d'acqua. Spesso i nostri maneggi si svolgevano con lui in casa, anche se non davanti ai suoi occhi. Avevano un bellissimo salone che una grande vetrata di cristallo separava da un'ampia terrazza piena di piante, anche piuttosto alte, e di rampicanti. Quella sera stavamo baciando, peraltro castamente, sul divano bianco. Due secchi colpi di pistola mandarono in frantumi la vetrata.
    Al di là, nella penombra, fra le piante, intravidi il marito. Aveva gli occhi fuori dalle orbite e un'espressione spaventosa. Ci aveva spiati. Scappai vilmente e mi precipitai giù per le scale, ma quando arrivai davanti al portone mi resi conto che ero in trappola. A quell'epoca non esistevano ancora i pulsanti apri-porta, c'era bisogno delle chiavi. Suonai al primo che capitava. Aprirono, ma senza liberare il gancio della catena. Nello spiraglio vidi il volto spaventato di un uomo di mezza età.
    «Mi apra, la prego». La porta si richiuse di scatto. Poiché però il marito non scendeva a finirmi risalii cautamente le scale, entrai dalla porta che era aperta come l'avevo lasciata. La casa era in silenzio. Le pareti e il soffitto erano tutti schizzati di sangue. L'uomo stava seduto sul divano, pure intriso di sangue, e si teneva la mano maciullata. Non c'era nessuna pistola. Per la rabbia aveva dato due gran pugni alla vetrata che era andata in mille pezzi. LO CARICAI sulla mia macchina e lo portammo al Pronto Soccorso del Fatebenefratelli. Mentre, in sala d'attesa, aspettavamo che lo medicassero sentimmo venire, di là dalla parete sottile, due urli terribili. «Gli stanno dando i punti» disse lei, con un filo di voce. Mi sentii un verme. Lo ero. Sono passati trentacinque anni ma, quado ci penso, quei due urli, che non erano solo di dolore mi risuonano nitidissimi nelle orecchie. Da allora non ho più ripetuto esperienze del genere e la "coppia aperta" l'ho lasciata agli altri (vedi anche Hotel).

    Guerra, amore e morte
    Guerra e sesso sono antipodi. Il sesso è la vita, la guerra è la morte. La guerra è da maschi, il sesso delle femmine. La guerra è il grande gioco, il gioco che l'uomo si è inventato per assecondare il proprio senso di morte e, insieme, liberarsene («Ho pensato molto alla morte, ma da quando mi batto non ci penso più», Malraux). La guerra, finché è stata tale, cioè fino a quando non è diventata una questione di macchine e di tecnica, era una faccenda per soli uomini, i quali mettevano alla prova il proprio coraggio, il valore, l'onore, categorie che, di per sé, non dicono nulla alla donna (La donna non sente alcun bisogno di provare il proprio coraggio, ce l'ha, se occorre, e basta. Non lo considera, per quel che la riguarda, un valore, lo ammira, semmai, nell'uomo come segno di quella virilità che sola davvero le interessa). La guerra è un gioco omosessuale. E "gioco di adolescenti crudeli" la chiama infatti il polemologo Franco Cardini riferendosi al certamen cavalieresco che ha segnato l'apogeo dell'ideale guerriero. Nel combattimento l'uomo trova quell'ebbrezza che il sesso, dominio della donna, non gli può dare con la stessa pienezza.
    La guerra è erotismo sublimato da cui il sesso e la donna sono rigorosamente esclusi. I bambini, che sono maschi allo stato puro, mentale, non ancora sviati dal desiderio sessuale, giocano con i soldatini, con le pistole, con gli archi e le trecce, con le cerbottane, con le fionde, le bambole gli fanno schifo: non appartengono, al pari della donna, al mondo maschile. In molte comunità primitive i giovani guerrieri, dopo i riti di iniziazione, vanno a vivere in "case degli uomini" isolate dalle altre abitazioni e dal resto della popolazione. A loro è richiesta la castità, perché l'energia maschile non vada dispersa. Sono considerati "i veri uomini" laddove chi non ha subito il rito di iniziazione guerriera è assimilato, qua- lunque ne sia l'età, al corpo informe delle donne, dei bambini, delle bestie. Senza spingerci cosi lontano nell'etnologia, anche nel Medioevo cristiano l'Ordine dei Templari è un corpo di guerrieri votati alla castità (almeno in teoria, perché poi, nella pratica, per resistere all'eterno femminino" ci vogliono veramente due palle da guerriero o non averle affatto).
    Se nella società occidentale contemporanea la guerra ha ricevuto, per la prima volta nella storia, una scomunica radicale (anche se comraddittoria: noi facciamo la guerra per impedire ad altri popoli, con diversa storia, tradizione, cultura, mentalità, temperamento e vitalità, di farsela fra loro in santa pace, vedi Bosnia e Kosovo) non è solo perché la guerra moderna, con la perenne minaccia della Bomba e l'uso di armi tecnologiche asettiche e micidiali, è diventata improponibile, si è denaturata e non soddisfa più le pulsioni cui un tempo dava sfogo, ma anche perché questa società, con la vertiginosa ascesa della donna, è permeata da un'ideologia femminile. L'intero Occidente è diventato matriarcale come il Paese di punta del suo modello, l'America.

  9. #9
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    H - Hotel (Grand')
    In Casanova '70 Mastroianni, che interpreta il celebre libertino in chiave moderna, non può eccitarsi e fare l'amore se non in una situazione in cui corre il rischio di essere scoperto. Anche senza arrivare alla patologia gli altri hanno, in vari modi, una notevole importanza nel gioco erotico. Il desiderio altrui verso la donna che ci sta a fianco accende e potenzia il nostro.
    Scendere con una bella donna al piano bar di un Grand'Hotel, dove in genere sostano uomini soli ma di un certo tono, sentire i loro sguardi su di lei, sapere per certo (perché ci si è trovati tante volte nella stessa situazione) che in quel momento si accontenterebbero anche di intravederle un seno, di poterla sbirciare sotto le vesti, e poi, di sopra, in camera, prenderla nel modo più turpe, mentre quelli stanno ancora là sotto, al bar, facendosi magari delle fantasie, è un piacere gratuito che gli altri ci regalano.
    Le donne, quando fanno l'amore o giochi hard o si masturbano solitàrie, hanno di solito un esibizionismo generico, immaginano cioè di essere viste da una folla anonima di persone. La fantasia può essere resa più concreta liberando la finestra dalle tende. Alle volte, a seconda del piacere di lui o di lei, il guardone immaginario può anche avere un volto e un nome. La camera da letto è quasi sempre popolata di fantasmi (a cominciare da quelli, inconsci, dei genitori), anche se è un bruttissimo segno quando i due, facendo l'amore, pensano segretamente a un terzo (è il tema di Pazza idea di Patty Pravo). D'altro canto la coppia, se è insieme di lungo tempo, ha quasi sempre bisogno di stimoli che
    vengono dall'esterno. E pericoloso però passare dall'immaginario al reale introducendo nel gioco a due altri individui in carne e ossa. Perché si sa come si comincia
    ma non dove si va a finire. Il marchese Casati Stampa (l'antico proprietario della villa di Arcore poi passata, in modo non del tutto chiaro, nelle mani di Berlusconi) si eccitava molto a osservare la bella moglie mentre si esibiva davanti ad altri o si faceva fottere. Ma un giorno la signora si innamorò di uno di questi amanti teleguidati e il gioco sfuggì di mano all'imprudente marchese che, folle di gelosia, fece una strage: con un fucile da caccia uccise la moglie, l'amante e si suicidò.
    Vista dalla parte dell'uomo, se proprio si vuole giocare pesante, meglio inserire, come terzo, una donna. Si corrono meno rischi.

  10. #10
    Estremista della libertà
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Stanza dei bottoni del Forum "Libertarismo"
    Messaggi
    18,289
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    I - Ideale
    Si sta fra una donna ideale, che non si può avere, e una reale, che non si può amare. That is the question.

    Imperfezioni
    La bellezza deve essere imperfetta. Non a caso Venere è strabica. La perfezione respinge l'uomo, lo intimorisce, lo allontana. Può essere guardata solo a distanza, adorata, ma non toccata, come nell'"amor cortese" medioevale. Beatrice non può essere scopata. Una lieve imperfezione rende la donna, che è tendenzialmente un essere di un altro pianeta, un'aliena, più umana, più abbordabile, più domestica, più compagna di scuola, più "vicina della porta accanto". Il vero fascino viene dall'imperfezione, da un qualche difetto, che distingue la donna da una bambola gonfiabile, da una replicante.
    Nei primi anni Ottanta frequentai per qualche tempo Catherine Spaak che a quell'epoca voleva farsi mettere a posto i due dentini davanti accavallati. Le dissi: «Tu sei matta, Cat, noi ti abbiamo amata per quelli». La perfezione è pericolosa. Porta a idealizzare la donna e quindi basta un nonnulla per far svanire l'incanto. In un romanzo di Jack London lui ama per dieci anni, non corrisposto, una donna bella come una dea. Ma quando la dea si decide a cedere e apre la bocca per dirgli finalmente di sì, mostra, inframmezzata fra i denti candidi e perfetti, una minuscola fogliolina di insalata. Fine dell'innamoramento.

    Impressioni
    Secondo un vecchio detto «la prima impressione è quella che conta». Per quanto possa sembra strano, una superstizione popolare, è proprio così. Una donna, al primo incontro, ti fa una determinata impressione che poi, ad una conoscenza meno superficiale, viene modificata o addirittura ribaltata. Se la donna è sufficientemente profonda questi mutamenti potranno essere numerosi, tanti quanti sono gli strati della sua personalità, ma quando lo scandaglio toccherà il fondo, l'ultima percezione, quella definitiva, coinciderà fatalmente con la prima. Se una donna, di primo acchito, ti appare stronza (in senso relativo naturalmente, secondo te, magari lo stronzo sei proprio tu), alla fine, per quanto tortuoso sia il percorso, risulterà stronza.

    Imprinting
    Le primissime emozioni erotiche vissute dal preadolescente o dall'adolescente (quelle oscure e inafferrabili dell'infanzia le lasciamo al lavoro, non sempre pulito, degli psicoanalisti) sono determinanti per il successivo sviluppo della sessualità, soprattutto nei maschi. La preferenza per questa o quella parte del corpo femminile, per un indumento, per una situazione, per la composizione alchemica di certe componenti dell'eros a scapito di altre, deriva da quelle prime sensazioni. Particolarmente circuitante è l'incontro erotico, anche se puramente immaginario, o forse proprio per questo, dell'adolescente con la donna adulta. Chi, da ragazzo, non è stato colpito in modo indelebile, nella propria fantasia sessuale, da certe ambigue contiguità con l'amica di famiglia, la vicina di casa, la bagnante che condivideva la cabina, la zia carina? Queste impressioni non si cancelleranno più dalla mente, ricettiva e plasmabile come l'argilla, dell'adolescente che, divenuto adulto, cercherà, più o meno inconsciamente, ma ossessivamente, maniacalmente, di riprodurre le situazioni che diedero origine a quei primi turbamenti (Sul tema vedi il bel film di Leconte, II marito della parrucchiera).

    Innominabile (L')
    È la fica. Insieme alla bestemmia è il tabù dei tabù. Il suo nome non si può pronunciare in pubblico né, tantomeno, scrivere. In una famosa trasmissione condotta da Raffaella Carrà, uno scatenato Roberto Benigni ne gridò in Tv tutti i sinonimi possibili e immaginabili, anche i più volgari, ma davanti a "quel" nome anche lui si arrestò. Se non l'avesse fatto ne sarebbe nato uno scandalo nazionale come quando Mastelloni si lasciò sfuggire una bestemmia in Tv e, insieme alla conduttrice del programma, Stella Pende, fu escluso per sempre dal piccolo schermo.
    L'interdetto non è altrettanto forte per il cazzo, termine che anzi viene usato abbastanza di frequente nel linguaggio colloquiale anche dalle donne («Che spettacolo del cazzo», «Che cazzo fai?» oppure come interiezione ed esclamazione: «Cazzo!»). Persino il più austero e pudibondo dei giornali nazionali, vera sentina di ogni ipocrisia, il «Corriere della Sera», si avventura talvolta, riferendo un dialogo, e quindi scaricando su altri la responsabilità, in un "c..." seguito dai tre canonici e comici puntini. Ma "f..." non si è visto mai.
    È una conferma che la fica, anche solo evocata, è infinitamente più oscena del suo dirimpettaio e incute un timore reverenziale e un rispetto che il cazzo, molto più domestico e tranquillizzante, non suscita (Almeno in Italia, paese mammone. In Spagna, per esempio, si usa "Testa de cono" al posto del nostro "Testa di cazzo").

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. I dieci saggi di Zion.....sorpresa
    Di animal nel forum Padania!
    Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 15-04-13, 20:16
  2. A silver mt. Zion
    Di el_Bùrzùm nel forum Musica
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 18-02-08, 20:12
  3. Il Mondo Ario Secondo Gobineau
    Di ulfenor nel forum Destra Radicale
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 25-03-06, 13:48
  4. Sulla risoluzione ario-romana...
    Di shiva (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 45
    Ultimo Messaggio: 16-02-06, 20:51
  5. Per ario 1, 2, 3 , 4
    Di lombardialibera nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 17-02-03, 13:06

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito