CONTI. SICCOME NESSUN PASTO È GRATIS, C’È UN PREZZO
Pagheremo in tariffe ferroviarie e bolli lo sconto fiscale promesso dal premier?
Un sospetto (molto circostanziato) su dove intendono prendere i soldi per l’Irpef
Com'è noto, nessun pasto è gratis. Nemmeno per Giulio Tremonti. E la finanza creativa - checché se ne pensi - non è qualcosa di molto prossimo alla pietra filosofale. Non è in grado, infatti, di creare valore dal nulla e rendere disponibili risorse inesistenti. Vedere per credere.
In base all'ultima Relazione generale sulla situazione economica del paese, nel 2002, nel solo bilancio dello Stato, comparivano 11 miliardi di euro circa di trasferimenti alle imprese, di cui 4,3 miliardi circa a titolo di spese correnti: un numero molto vicino ai 12,5 miliardi di cui si parla e che derivano, certamente, da informazioni più aggiornate e dettagliate. Degli 11 miliardi di cui sopra circa la metà - ed è una stima probabilmente per difetto - rappresentano trasferimenti al sistema delle società di servizio pubblico: dalle Poste alle Ferrovie dello Stato, dall'Enav a Finmare, dalle aziende di trasporto terrestre a quelle di navigazione lacuale. Una prima conclusione è quindi immediata: se venisse radicalmente rivisto il sistema di trasferimenti alle imprese al fine di tamponare oggi una finanza pubblica in evidente difficoltà e di finanziare domani una massiccia riduzione delle imposte personali, non si farebbe altro che indurre - nella migliore delle ipotesi - incrementi delle tariffe in alcuni casi molto significativi che si andrebbero, da un lato, a sommare ad un tasso di inflazione già oggi sensibilmente più elevato della media europea e, dall'altro, che potrebbero più che controbilanciare le riduzioni fiscali previste per i redditi medi e medio bassi. E' proprio certo il governo che il passaggio di un Roma-Milano in seconda classe da 46,48 euro a 60 euro o più o di un Roma-Napoli da 22,21 a 30 euro o anche il raddoppio di un francobollo di posta celere (oggi a 0,60 euro) non spegnerebbe il sorriso sul volto di un contribuente a reddito basso o medio basso? E che scossa avvertirebbe un contribuente chiamato ad affrontare un aumento della poltrona sul Civitavecchia-Olbia da 24,53 a, per esempio, 40 euro? Ed è pensabile che, venuti meno i tanti impliciti sussidi ancora presenti nelle fornitura dei servizi pubblici, non si porrebbe con forza il tema di un diverso e più robusto stato sociale?
E che dire, poi, dei restanti 5 miliardi di euro di veri e propri incentivi al sistema produttivo? Quei 5 miliardi attivano investimenti (diciamo la verità, non sempre) produttivi del settore privato per circa 15 miliardi. Una loro trasformazione in prestiti agevolati quanti ne lascerebbe in vita? Il conto è presto fatto: per quanto ci si sforzi, il vantaggio netto per l'impresa derivante dalla sostituzione dei contributi a fondo perduto con i prestiti agevolati si ridurrebbe a circa un quinto o anche un sesto. Pur ipotizzando un raddoppio dei fondi a disposizione, è lecito concludere che l'effetto netto sui conti delle imprese non potrebbe che essere severo e tale da indurre una sensibile revisione dei piani di investimento (in particolare, nel Mezzogiorno d'Italia).
Se l'obiettivo fosse quello di imporre alle aziende di servizio pubblico il rispetto pieno del vincolo di bilancio o quello di semplificare e strutturare diversamente gli incentivi pubblici riducendo, allo stesso tempo, l'intermediazione pubblica nell'economia non si potrebbe che essere d'accordo. L'efficienza complessiva del sistema non potrebbe che guadagnarci. Ma se l'obiettivo fosse quello di «scuotere» l'economia con un keynesiano sostegno alla domanda interna, non ci si illuda. Le scosse (quella negativa e quella positiva) potrebbero finire per controbilanciarsi lasciando il paziente nello stato di torpore in cui si trova oggi. Un paziente il cui umore non sarà certamente stato risollevato dall'idea di vedersi trasmessa prima la scossa negativa e poi, se tutto va bene, quella positiva. Ammesso, e non concesso, che quest'ultima ci sia, poi, visto che nel 2005 ci saranno un po' di una tantum da sostituire. O no?
Insomma, nelle recenti proposte del governo di creativo c'è poco o nulla. E la discussione già in atto nella maggioranza lo dimostra a sufficienza. Una discussione che - tutto lo lascia presumere - ci occuperà non solo nei prossimi giorni ma anche nelle prossime settimane e probabilmente anche nei prossimi mesi. Azzardiamo un'ipotesi: almeno fino al 30 settembre.




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