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    Predefinito Nuove immagini «spaventose», Bush va avanti

    Altre foto di sevizie al Congresso. I senatori: «Peggiori delle altre»
    In Usa dopo l'indignazione per le istantanee delle torture prevale l'orrore per quelle della decapitazione, relegate sul web

    La presidenza Bush minata da nuove foto di torture (Reuters)
    WASHINGTON - Altre immagini dal carcere dell'orrore. Ma visibili solo per i senatori del congresso Usa che le definiscono «spaventose». Bush non cede: «Porteremo avanti la missione». Ma quello che scandalizza più l'America ora è quel video che le tv non mostra ma che viaggia soltanto su Internet. Le immagini della decapitazione dell'ostaggio Usa annichiliscono d'orrore gli Usa e contribuiscono ad allentare la pressione dell'opinione pubblica su Bush per la servizie inflitte da militari americani a detenuti iracheni. Alla Casa Bianca, il presidente condanna la decapitazione «ingiustificabile» e afferma: «Continueremo la nostra missione» in Iraq. È la sua risposta ai terroristi integralisti islamici che, uccidendo Nick Berg, un civile ebreo di 26 anni, intendevano incrinare la determinazione dell'America a portare la democrazia in Iraq: «Non ci faremo distrarre», garantisce il portavoce di Bush, Scott McClellan.

    NUOVE IMMAGINI SONO PEGGIORI - Ma la guerra delle immagini «low tech», a bassa tecnologia, video sfocati e macchine digitali da quattro soldi, continua a presentare dei rischi per Bush e per il suo segretario alla difesa Donald Rumsfeld: nuove foto e video di abusi dei soldati americani ai danni dei detenuti iracheni sono state mostrate per tre ore mercoledì per la prima volta ai parlamentari Usa in una stanza blindata del Congresso. «Sono spaventose» ha affermato il senatore Bill Frist, leader della maggioranza repubblicana. «Vanno oltre tutto quello che avevamo visto sinora», ha detto Frist. Per la senatrice democratica Dianne Feinstein le immagini sono «disgustose». «È difficile credere che attività del genere siano avvenute in una struttura militare americana», ha detto la Feinstein. Il senatoredemocratico Bill Nelson ha definito le immagini delle sevizie «disgustose e spiacevoli». Per lui le torture non possono essere stato il comportamento di un pugno di militari: «In una particolare foto in cui ci sono soldati in un corridoio, si vede un cumulo di corpi legati tra loro sul pavimento e noi abbiamo contato sette o otto soldati», ha raccontato Nelson. «Ora, non mi potete far credere che tutto questo è dovuto a sette o otto soldati semplici. Dov’è che il comando e il controllo sono andati in crisi?».
    Un altro senatore democratico, Ron Wyden, ha detto che le nuove immagini sono «notevolmente più gravi» di quelle finora pubblicate dai media americani. «Io non so come diavolo sia accaduto che gente del genere si trovi nel nostro esercito», ha affermato il repubblicano Ben Nighthorse Campbell. «C’erano molte immagini di donne che erano spogliate o le cui magliette erano alzate», ha continuato il senatore. Molte altre immagini invece rappresentano prigionieri atterriti da cani militari, ha spiegato ancora Campbell.
    Inorridito il senatore John Warner, un altro repubblicano secondo cui le nuove immagini non dovrebbero essere rese pubbliche perché possono «influenzare la procedura legale per punire i responsabili» e «esacerbare ancora di più» gli iracheni. Ma il timore di fughe di notizie resta.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    Il racconto: «Abbiamo sparato a due detenuti. Uno forse è morto»
    La Cbs trasmette il video-diario di una soldatessa
    Si vede una vipera e lei che dice a un detenuto del carcere di Camp Bucca: «Se ti muovi ti morde e muori in sei ore»
    WASHINGTON - Lo scandalo delle torture si allarga sempre più. Nuove fotografie, rivelazioni, filmati, stanno mettendo in ginocchio la credibilità dell'intera struttura militare americana. Una nuova spallata a quella struttura viene dall'ultimo video trasmesso dalla Cbs. Si vede il viso sempre offuscato, perchè non sia riconoscibile; si sente la voce da ragazzina; le immagini un po' mosse. La televisione ha trasmesso nel suo newsmagazine «60 Minutes-Two», il video-diario di una soldatessa di 20 anni in servizio, un anno fa, a Camp Bucca, che fu uno dei primi campi di prigionia allestiti dagli americani in Iraq e che fu già teatro di violenze contro i detenuti. Il montaggio del video-diario dura pochi minuti, inframmezzati da interviste a protagonisti di abusi sugli iracheni denunciati già un anno fa: una donna e un uomo, entrambi accusati di avere percosso detenuti, negano l'addebito (la donna è quella cui sono state attribuite violenze su un prigioniero che lei riteneva avesse violentato Jessica Lynch).

    LA TIVU' - La Cbs è la tv americana che per prima diffuse, alla fine di aprile, le foto degli abusi inflitti da militari americani a detenuti iracheni, all'origine dello scandalo in atto. Nel suo video-diario, la ragazza soldato, che non viene identificata e che, come tanti altri suoi commilitoni, dice di essersi arruolata per pagarsi le spese dell'università, racconta la vita a Camp Bucca, si lamenta perchè i prigionieri mangiano meglio di lei e mostra di non avere considerazione per la loro vita. A un certo punto, la ragazza inquadra una vipera. «Se ti morde, muori in sei ore. Ha morso due detenuti e sono morti. Ma chi se ne importa? Due in meno di cui mi devo occupare». La ragazza e altri intervistati lamentano le condizioni di vita a Camp Bucca, dove c'erano una cinquantina di guardie per 7.000 prigionieri, dove ci furono rivolte e dove lo staff di comando sarebbe stato latitante.

    SPARARE AI DETENUTI - A un certo punto del video-diario, la soldatessa racconta: «Oggi, abbiamo sparato a due detenuti: uno l'abbiamo colpito al petto, l'altro al braccio. Non sappiamo se quello colpito al petto sia già morto». Nello stesso servizio, la Cbs ha riproposto estratti dell'intervista già diffusa a Lynndie England, che dice che, nella prigione di Abu Ghraib, «c'era di peggio» di quello che s'è visto nelle foto rese pubbliche. «Facevamo quelle cose non perchè ce le immaginavamo noi, ma perchè avevamo ordini» di farle, ha in sostanza spiegato.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Desecretate le istruzioni agli agenti per gli interrogatori
    in vigore fino al '91. Ecco le regole per sfibrare i detenuti
    Il manuale segreto della Cia
    "Così si tortura un prigioniero"
    dal nostro corrispondente ALBERTO FLORES D'ARCAIS


    Il logo della Cia

    NEW YORK - Le "torture" fanno da sempre parte della storia peggiore dell'umanità; le tecniche usate dai riservisti americani nella prigione di Abu Ghraib per abusare dei prigionieri di guerra e renderli più "docili e disponibili" a parlare hanno però molte somiglianze con quelle insegnate e descritte in due manuali della Cia negli anni Sessanta e Ottanta.

    Questi due documenti "top secret" sono stati ieri declassificati dagli archivi nazionali di Washington insieme a un report segreto sullo stesso argomento scritto nel 1992 dall'attuale vicepresidente Dick Cheney (allora segretario alla Difesa nella Casa Bianca di Bush padre).

    Il primo manuale della Cia ("Kubark Counterintelligence Interrogation"), dove Kubark è un nome in codice per definire la stessa Cia, risale al luglio 1963 ed è di 127 pagine. Ha una dettagliata sezione che si intitola "Coercive Counterintelligence Interrogation of Resistant Sources" divisa a sua volta in tre capitoli che si chiamano Minacce e paura, Dolore e Debolezza. Dopo diverse pagine accademiche che riprendono studi universitari e dotte citazioni sulla tortura il manuale descrive nei dettagli il modo migliore per "ottenere informazioni da fonti resistenti".

    Due i metodi base: non-coercitivi e coercitivi. Con il primo si tenta di far parlare il prigioniero convincendolo che è per il "suo" bene, che nessuno vuole fargli del male e così via. Più importante ovviamente il secondo, quello usato per far parlare chi non vuole, dove coercizione finisce per diventare facilmente tortura. Alcuni dettagli sono sottolineati. Ad esempio si raccomanda che scegliendo il luogo dell'interrogatorio "si conosca in anticipo che tipo di corrente elettrica ci sia, così che il trasformatore o gli altri apparecchi modificati siano a portata di mano".
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    Nella sezione 9 (pagine 82-104 del manuale) sotto il titolo "Minacce e paure" gli agenti Cia autori del documento scrivono che "la minaccia di coercizione normalmente indebolisce o distrugge la resistenza più di quanto possa la coercizione stessa". La minaccia di infliggere una dolore può in molti casi "suscitare una paura più grande di quanto non possa l'immediata sensazione fisica del dolore stesso". Anche la voce "dolore" viene ampiamente analizzata. Si discutono le diverse teorie del dolore sottolineando come spesso la resistenza del soggetto cede per un dolore che lui ha l'impressione di infliggersi da solo "piuttosto che con la tortura vera e propria". Un esempio? Costringendo il detenuto a stare in piedi per un lungo periodo di tempo si fa in modo che crolli la sua autofiducia, la certezza della resistenza sua e del suo fisico.

    Dettagliata anche la descrizione della cella dove "interrogare": deve essere "insonorizzata", ci si deve portare solo un "soggetto" per volta, si deve avere chiaro che quella cella "è il campo di battaglia dove l'interrogante e il soggetto si incontrano e dove l'interrogante ha il vantaggio di avere il controllo totale del soggetto e del contesto ambientale". La cella deve essere massimo 3 metri per 4, senza finestre, possibilmente con le mura bianche; deve avere uno specchio "a due vie" in modo che il soggetto possa essere guardato e "fotografato" dall'esterno.

    Il secondo manuale ("Human Resource Exploitation Training Manual") è di venti anni dopo ma riprende quasi per intero il primo, saltando le pagine più accademiche e richiamando in diverse pagine anche un altro manuale (questa volta redatto dall'intelligence dell'esercito), il cosiddetto "Project X", in uso durante i primi anni della guerra del Vietnam per addestrare il personale militare alla controguerriglia. Lo "Human Resource" riprende in pieno le tecniche degli interrogatori coercitivi incluse le minacce di uso della violenza e la capacità - da parte dell'interrogante - di "manipolare l'ambiente del soggetto per creare una spiacevole e intollerante situazione, per fargli perdere ogni conoscenza di tempo, spazio e percezione sensitiva".

    Quando il Congresso durante gli anni Ottanta inizia ad indagare sulle atrocità commesse in America Centrale e sulle eventuali responsabilità di Cia e "istruttori" americani nelle torture decine di pagine dello "Human" vengono corrette a mano, per cambiare i passaggi più imbarazzanti, soprattutto quelli che sembravano un vero e proprio invito ad "abusare" dei prigionieri. La Cia rifece da capo l'introduzione con una frase che non lascia adito a dubbi: "L'uso della forza, la tortura psichica, le minacce, gli insulti o l'esporre un prigioniero a un trattamento disumano di qualsiasi tipo come aiuto per un interrogatorio è proibito dalla legge, internazionale e nazionale, non può essere mai autorizzato e non sarà mai perdonato".

    Nonostante questi cambiamenti, il manuale nella sua versione originaria viene tradotto in spagnolo per sette edizioni diverse e distribuito - tra il 1987 e il 1991 - in migliaia di copie ai vari corpi militari e di intelligence delle allora dittature militari: in Salvador, in Guatemala, in Ecuador, in Honduras, in Perù e nella "School of the Americas", dove vennero addestrati alcuni dei più feroci torturatori dell'epoca. Solo nel 1991 venne aperta un'inchiesta quando il Comando Sud dell'esercito americano decise di usare il manuale nei "programmi di aiuto militare" alla Colombia, dove il governo era in duplice guerra contro i "narcotraficantes" e la guerriglia di estrema sinistra.

    L'indagine interna, durata nove mesi, produce un rapporto che finisce sul tavolo di Cheney al Pentagono. Analizzando le istruzioni su come picchiare i prigionieri, condurre interrogatori pesanti e fare false esecuzioni, gli ispettori dell'esercito risalgono al "Project X", scoprendo che quel manuale ormai vietatissimo, è, di fatto, sia pure con un altro nome, ancora in pieno uso. Secondo gli ispettori tutto questo può creare gravi problemi alla "credibilità dell'esercito degli Stati Uniti e provocare gravi e significativi imbarazzi".

    Cheney aggiunge alcune raccomandazioni per una "azione correttiva" e chiede che ove è possibile i manuali vengano ritirati e distrutti. L'ultimo documento declassificato è quello in cui un maggiore del controspionaggio dell'esercito, responsabile dei manuali in lingua spagnola, dice nel corso di una telefonata che i manuali sono stati mandati al Pentagono e che sono tornati indietro "approvati senza alcun cambiamento".



    (13 maggio 2004)
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    Der Wehrwolf

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    Le immagini di Abu Ghraib mostrate ai parlamentari Usa
    "Molto peggio di quanto si potesse immaginare"
    Torture, le foto al Congresso
    "Sadiche e sconvolgenti"
    L'amministrazione Usa si spacca sulla diffusione del materiale
    "Tutte e subito, così da circoscrivere l'impatto negativo"


    Militari americani
    all'interno di Abu Ghraib

    WASHINGTON - "Sadiche" e "sconvolgenti". Maneggiate quasi con disgusto. Oggi una stanza del Congresso degli Stati Uniti si è trasformata in una canera degli orrori. Le immagini di quanto accaduto nel del carcere di Abu Ghraib sono arrivate oggi dal Pentagono, sotto scorta, sui tavoli dei senatori e dei deputati americani. Gli unici ammessi in quella stanza blindata dove per tre ore le sevizie inflitte dai carcerieri americani ai prigionieri iracheni si sono disvelate in tutto il loro abominio. Attraverso foto, ed anche brevi video.

    Reazioni pressoché unanimi. Immagini "spaventose" per il senatore Bill Frist, leader della maggioranza repubblicana: "Vanno oltre tutto quello che avevamo visto sinora", ha commentato. "Una conferma innegabile degli abusi" ha detto il senatore John Warner, repubblicano, presidente della Commissione Difesa. Per il quale quelle immagini non dovrebbero essere rese pubbliche perché possono "influenzare la procedura legale per punire i responsabili" e "esacerbare ancora di più" gli iracheni.

    "Disgustose" è il commento della senatrice democratica Dianne Feinstein; "E' difficile credere - ha detto - che attività del genere siano avvenute in una struttura militare americana". E il senatore Bill Nelson ha detto di essere stato colpito in particolare da una foto, "scattata in un corridoio del carcere di Abu Ghghraib, dove si vedono almeno otto persone osservare la scena di una tortura". Nel complesso, quelle viste al Congresso sono immagini "notevolmente più gravi" di quelle pubblicate finora dai media americani, ha osservato il democratico Ron Wyden.
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    I senatori avevano chiesto di vedere le immagini dopo la pubblicazione di alcune di esse da parte dei media americani. E il Pentagono, dopo la resistenza iniziale, ha accettato di mostrare le prove delle torture, ma a patto di non perderle mai di vista, per scongiurare una "fuga" delle foto sui media americani.

    A questo proposito, l'unica possibilità di intervento dell'amministrazione Bush è quella di gestirne il rilascio per attenuare il più possibile l'impatto sul pubblico. C'è chi sostiene la necessità di rendere pubbliche le immagini prima possibile e tutte insieme, così da circoscrivere tempo e durata della reazione da parte dell'opinione pubblica. Ma secondo il vicepresidente Dick Cheney, la diffusione volontaria delle immagini rischia di rendere più difficile la condanna dei responsabili: i loro legali potrebbero sostenere che la pubblicazione delle foto costituisce una violazione del diritto degli imputati ad un processo equo ed imparziale.

    Il senatore repubblicano Lindsey Graham ritiene che "è bene che esca allo scoperto prima possibile tutto quello esiste, in immagini, su questa vicenda". Come il democratico Carl Levin, altro membro della Commissione Difesa, che ha chiesto l'immediata diffusione delle immagini: "il giudizio finale spetterà alla opinione pubblica. Qualsiasi sforzo per nascondere questo materiale non ha possibilità di successo. Siamo una società aperta: pubblicare tutto è il modo migliore per confermarlo". Opinione, questa, condivisa anche dal senatore repubblicano John McCain, a lungo prigioniero in Vietnam. "Gli scandali - ha detto -, vanno avanti da soli, finché la gente non percepisce di avere un quadro completo. Sarebbe sciocco nascondere le immagini. Manderebbe a tutti il messaggio sbagliato".


    (12 maggio 2004)
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    Il "Washington Post": in un cd tutte le sevizie sui prigionieri
    Solo il commentatore radio Limbaugh ha provato a minimizzare
    Torture, mille foto
    contro il Pentagono
    DAL nostro inviato VITTORIO ZUCCONI

    WASHINGTON - Guardare se stessi diventare il nemico. Una nazione che si vuol credere l'incarnazione terrena del Bene relativo, contempla attonita la sequenza che ormai ogni giorno illumina la storica battuta del cartoon Pogo, l'idolo di Bush ragazzo: "Ho incontrato il nemico e il nemico siamo noi". Se è vero che già il Washington Post possiede un nuovo CD con mille immagini nuove e qualcuno sta già trattando per comperare video inediti, la legge implacabile della banalità del male che in guerra può trasformare ogni "onesto cittadino" in potenziale carnefice, sarebbe scattata anche questa volta. Una mela, due mele, quante mele marce? E se bacato fosse invece il frutteto?, si domanda una nazione che le foto hanno scosso dal proprio denial, dal rifiuto psicologico di accettare il trauma morale dell'Iraq.

    C'è ancora, ma ormai è un residuo pallido nei più disperati, la speranza che sia tutta una montatura, un reality show. Racconta Howard Kurtz, critico dei mass media dentro il Washington Post, che il suo giornale, come il New York Times, come tutte le maggiori testate, "bucò" la prima serie di foto nella speranza che fossero uno di quei classici prodotti della propaganda che ogni guerra partorisce. Non venivano conferme, dal Pentagono, nonostante già tre inchieste insabbiate da mesi e denunce ignorate dalla Croce Rossa. Neppure la Cbs tv, che fece lo scoop, era riuscita ad avere verifiche dal Pentagono, che chiedeva soltanto di rinviare la trasmissione per "carità di patria".

    La verità, confessano oggi direttori di giornale, è che non potevano credere alla stupidità (il senatore Jay Rockefeller la chiama "ignoranza") di un'amministrazione che aveva rimesso in funzione il monumento alla barbarie che era andata ad abbattere. "Se questa amministrazione Bush tanto mal consigliata dai neo conservatori avesse davvero capito qualcosa dell'Iraq - dice il moderatissimo senatore democratico Jay Rockefeller, erede della famiglia che donò il terreno sul quale sorge il Palazzo dell'Onu - avrebbe mandato immediatamente i bulldozer per radere al suolo Abu Ghraib".
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    Invece, nella scodella dei corn flakes, oggi l'America fa colazione da sei giorni con quella soldatessa con la cicca in bocca che si diverte a mimare la castrazione dei prigionieri, a portarli a spasso come cagnetti, mentre i colleghi maschi, nella loro ossessione-tentazione omofobica, li costringono a un'ammucchiata con sederi al vento. Neppure il pubblico della santa destra, quella che si indignava per le acrobazie onaniste tra Bill e Monica, riesce a razionalizzare la vergogna di essere diventati il nemico. Di avere fatto, come dicono Juan Cole, professore di studi mediorientali all'Università del Michigan e Mark Ginsburg, ex ambasciatore in paesi arabi, "il miglior spot propagandistico che Al Qaeda potesse sognare".

    L'America della destra cristiana è anche l'America puritana e quel carcere era, prima che una "villa triste" di torture, chiaramente un bordello della violenza. "Queste cose accadono ogni giorno nelle nostre carceri, perché non sarebbero dovute accadere a Bagdad?", domanda un ex detenuto al Los Angeles Times. Ora mandano il comandante di Guantanamo in quel carcere? "La volpe a guardia delle galline", commenta il Seattle Times.

    Inorridisce Andrew Sullivan, profeta della sinistra diventata neo con dopo l'11 settembre, che si domanda ormai se i "Bushies", se questo gruppo dirigente, "sappiano che cosa demonio stanno facendo". Ci ha provato soltanto Rush Limbaugh, profeta radio della Vandea americana, a sostenere che in fondo è una festa da dormitorio un po' osé, come tra studenti ubriachi che devono "sfogarsi" dopo un esame. Ma è rimasto solo. Persino Bill O'Reilly, che guida il più seguito show sulla Fox News e aveva stigmatizzato noi europei per avere "esagerato" il caso, leggendo stralci anche di un commento da Repubblica, ammette la sconfitta terribile nella guerra delle immagini. "Se in quel carcere avessero anche abusato delle donne, nel reparto femminile, come sembra, il danno sarebbe irreparabile".

    La gente, il mitico "animale collettivo" che deve metabolizzare anche questo effetto collaterale di una guerra gonfia di sottintesi religiosi e razziali, si riversa nei forum di internet e nelle lettere ai giornali per chiedere conto ai capi della vergogna. "Noi facevamo quello che ci dicevano di fare", si difende uno dei carcerieri, in una accorata lettera anonima. "Lo slogan centrale di Bush è integrità e responsabilità" scrive un lettore al San Francisco Examiner "qualcuno deve assumersi la responsabilità. Non è stato un caporale a decidere". I più vecchi ricordano l'incredulità che accompagnava le denunce dal Vietnam della "solita sinistra anti patriottica". Si spera nella "punizione dei colpevoli", formula salvifica della democrazia imbarazzata. "Ma fino a quale grado?", si domanda il generale Clark, "La democrazia si ferma ai marmittoni e risparmia i ministri?".

    Neppure i più accaniti avversari della guerra oggi osano concedersi il piacere amaro del "ve l'avevamo detto", perché anche loro, come americani, sono oppressi dall'imbarazzo di scoprirsi moralmente nudi davanti al mondo. Anche il meno "bushista" qui deve pur credere che la guerra fosse sbagliata, ma che l'America rimanga giusta. "Se questa è la guerra del Bene, come può produrre tanto Male?", domandava la madre di un soldato al fronte, un'insegnante di scuola media, al candidato democratico John Kerry, ieri l'altro, spiegandogli di tenere ormai tutti i televisori spenti in casa, e il giornale del mattino intonso, "per non vedere". Per credere davvero al pentimento dell'America e alla sua "superiorità" democratica, tanti ormai chiedono la punizione non soltanto del soldato Ryan divenuto l'aguzzino Ryan, ma di qualche alto papavero a Washington, magari Rumsfeld. Ma Bush è sempre meno il comandante e sempre più il prigioniero del nemico che ha dentro casa.
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