Il governatore difende gli economisti
«Si è aperta una caccia al colpevole,
ma l'analisi è più che mai necessaria»
MILANO
Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi si schiera contro «chi ha sognato pogrom di economisti» e ha «aperto la caccia al colpevole» della crisi, accusandoli di non averla saputa prevedere, perchè proprio dagli economisti e dalla scienza economica sono arrivate le risposte e le misure che hanno evitato di cadere nel baratro e dovranno ora arrivare le proposte per «i nuovi problemi che sono all’orizzonte».
Alla riunione della società italiana degli economisti Draghi, che di questa comunità scientifica è stato ed è uno dei più notevoli rappresentanti, si pronuncia in una difesa appassionata della professione contro chi ne ha pesantemente criticato le ricette e soprattutto la mancata capacità di previsione della crisi. Un folto gruppo di critici formato da numerosi e trasversali settori della società e, soprattutto, della politica che, nota il governatore ne «nega sia la valenza scientifica, sia l’utilità sociale». Draghi riconosce come «non bisogna ignorare le critiche e avviare una riflessione meditata» e chiede un «dibattito fertile quanto ora è aspro», ma che il bilancio per la professione economica «è largamente positivo».
Infatti, per Draghi «così come la bravura di un medico si giudica sulla sua capacità di curare una malattia, anche quando non sia stato in grado di anticiparne il manifestarsi, così la professione economica deve essere valutata per le risposte che ha saputo finora dare alla crisi». Il governatore cita così il presidente della Fed Ben Bernanke, studioso della Grande Depressione, che si è trovato a elaborare le risposte di politiche monetaria nel pieno della crisi attuale e il celebre e ora da molti rivalutato John Keyenes «che non ha saputo prevedere la Grande Depressione ma di cui nessuno mette in dubbio il merito del suo lavoro». Peraltro, rileva Draghi, non sono mancate le grida d’allarme da parte di istituzioni internazionali come la Bri o da alcuni saggi di economisti. Però «non si è diffusa una vera consapevolezza dei rischi che si correvano, nè presso coloro che avevano responsabilità politiche, nè soprattutto negli Usa dove le lacune regolamentari e lo sviluppo dell’industria finanziaria erano massimi presso i regolatori».
Questi e molti politici Usa avevano così sposato «l’equazione ’libero mercato uguale mercato senza regole» che, rileva Draghi, «la parte meno dogmatica del pensiero economico, anche di schietta matrice liberale, ha sempre ritenuto ingenua», Ora quindi «una corretta analisi economica» e più «che mai necessaria» per le risposte da dare «ai nuovo problemi che sono all’orizziote». Fra questi Draghi cita: «come uscire dalle misure eccezionali di sostegno alle economie di molti paesi, come rientrare da tendenze alla lunga insostenibili dei debiti pubblici, come disegnare nuove regole per il settore finanziario e contenere il problema dell’azzardo morale (il comportamento troppo rischioso assunto dagli operatori economici confidando nel salvataggio da parte dello Stato in caso di fallimento ndr)» che il governatore giudica «una delle più gravi eredità che questa crisi ci lascia», Inoltre andranno affrontati i problemi di come «alleviare le sofferenze nel mercato del lavoro e come aumentare un potenziale di crescita che rischia di essere durevolmente ridotto dagli effetti della crisi».




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