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    Predefinito La battaglia antiproibizionista

    03-04-2009, ore 0945

    Mondo. Il narcotraffico sta vincendo la guerra. E ora che facciamo?

    La lotta alle mafie arranca dietro la loro capacita' di rinnovarsi - Aumentano le istituzioni che invitano a riconoscere il fallimento e a puntare sulla domanda.
    Le mafie della droga si rigenerano come l'idra della mitologia greca. Quando la polizia blocca una rotta, riappaiono da un'altra strada; quando i campi di coca o di oppio sono fumigati, spostano le coltivazioni in un altro angolo. Sebbene la lotta mondiale al narcotraffico abbia dato pochi frutti -i contrabbandieri sono sempre piu' potenti, le droghe meno care e abbondanti- la maggioranza dei paesi fa resistenza a sperimentare alternative al di la' della repressione schizofrenica, costosa e controproducente. Esistono modi efficaci per vincere la guerra delle droghe?
    La questione e' rispuntata con forza negli ultimi mesi. Si doveva valutare la strategia tracciata nel 1998 dalle Nazioni Unite per un periodo di 10 anni, e gli esperti hanno proclamato la sconfitta della battaglia contro i narcos e hanno chiesto l'abbandono della strategia repressiva che utopicamente s'era prefissa come obiettivo "un mondo libero dalle droghe". Per raggiungere la meta, alcuni Governi hanno tentato di sradicare l'origine del male. Invece, le campagne per eliminare con erbicidi i raccolti di coca sudamericana sono stati uno sperpero di denaro, soprattutto statunitense: s'e' ottenuto soltanto il trasferimento delle piantagioni in luoghi piu' nascosti e inaccessibili, e la produzione mondiale non e' diminuita. Tanto meno ha funzionato il blocco delle narcorotte. Benche' l'Onu stimi che attualmente si confischi attorno al 42% della produzione mondiale di cocaina e il 23% d'eroina, gli esperti in politica antidroga dubitano dell'affidabilita' di queste cifre e spiegano che la quantita' di droga che si spaccia nelle strade europee e statunitensi e' sempre maggiore, come dimostra il calo dei prezzi di vendita: tra il 10% e il 30% nell'ultimo decennio.
    Quanto piu' le forze dell'ordine cercano di rendere difficile la vita ai "cartelli", piu' questi investono in ingegno e risorse. Uno degli ultimi esempi dell'inesauribile capacita' del crimine organizzato di burlarsi dei controlli sono i narcosottomarini. Sono stati costruiti in cantieri navali clandestini nella foresta colombiana e sono capaci di trasportare 10 tonnellate di cocaina, a pelo d'acqua, verso il lucrativo mercato statunitense. La Guardia Costiera degli Usa, che ha impegnato un investimento milionario in sensori acquatici, nel 2008 ha intercettato una media di 10 semisommergibili al mese, benche' ritenga che quattro su cinque arrivino a destinazione senza essere avvistati. I capi della cocaina galiziana hanno usato un narcosottomarino in almeno un'occasione, nel 2006, quando la Guardia Civil ne trovo' uno abbandonato nell'estuario di Vigo.
    Questa I+D del traffico di droga cresce incoraggiata dalla succulenta ricompensa che ogni operazione condotta a buon fine comporta. Se fosse un paese, Narcolandia sarebbe la 21esima economia mondiale, secondo l'Onu, con un Pil annuale di 243.000 milioni di euro, appena dietro alla Svezia, con 272 milioni di euro. Nel Terzo Mondo, i narcos sono gli imprenditori piu' potenti. Come in Africa Occidentale, dove paesi quali la Guinea-Bissau ha nel commercio di anacardi con l'India la sua principale fonte legale di entrate.
    Con questi incentivi non e' strano che, malgrado i colpi inferti dalla polizia, ci sia sempre qualcuno disposto a giocarsi la vita tra le sbarre pur di entrare nell'affare. "I contrabbandieri pagano ai campesinos 300 dollari (227 euro) per le foglie di coca necessarie a produrre un chilo di cocaina, che nelle strade statunitensi, venduto in dosi da un grammo a 70 dollari (53 euro), fa incassare 100.000 dollari (76.000 euro)", sciorina Peter Reuter, professore dell'Universita' di Maryland e uno dei piu' accreditati esperti in politiche antidroga, il quale non crede che destinare piu' risorse alla repressione possa ridurre significativamente la quantita' di droga disponibile sui mercati consumatori, Usa ed Europa. "Sarebbe molto piu' efficace diminuire la forte domanda di droghe nei paesi consumatori che continuare a insistere nel controllo inconcludente dell'offerta", sostiene.
    "E' un imperativo rivedere la strategia di guerra alle droghe applicata negli ultimi 30 anni", conclude un rapporto pubblicato a febbraio dalla Commissione Latinoamericana su Droghe e Democrazia, con tre ex presidenti tra i suoi membri: Ernesto Zedillo (Messico), Fernando Henrique Cardoso (Brasile) e Cesar Gaviria (Colombia). "Le politiche proibizioniste (...) non hanno prodotto i risultati sperati. Siamo piu' lontani che mai dall'obiettivo proclamato dello sradicamento delle droghe". Il rapporto accusa Usa ed Europa di non fare abbastanza per prevenire o curare l'appetito di droghe dei loro cittadini, cosa che stimola la produzione e il traffico nel resto del mondo.
    Nonostante le considerevoli risorse investite in politiche antidroga (all'anno 40 miliardi di dollari in Usa e 34 miliadi di euro nell'Ue), solo un euro su quattro e' destinato alla prevenzione del consumo, mentre il resto e' investito in repressione del crimine. Non e' casuale che le doglianze provengano dalla regione che e' il principale campo di battaglia della guerra ai cartelli: in Messico, la sfida criminale al Governo ha gia' comportato 7.000 morti dal gennaio 2008 (supera i 6.628 in Palestina e Israele tra il 2000 e il 2008 registrati dalla ONG B'Tselem) e il sangue si espande nei paesi vicini come il Guatemala e l'Honduras. Hillary Clinton, Segretaria di Stato Usa, ha riconosciuto che per non aver contenuto il consumo domestico, il suo paese e' corresponsabile del dramma al sud della frontiera.
    Scommettere su alternative non significa abbassare la guardia rispetto ai narcos, avverte Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell'Agenzia Onu contro le droghe (UNODC, in inglese), un ufficio che assiste e coordina i Governi. Costa rimprovera che ci siano lobbies pro droga che difendono la legalizzazione come soluzione. "Non c'e' necessita' di sacrificare la protezione della salute dei cittadini per ridurre il crimine. I due obiettivi sono compatibili", assicura. Per molto tempo, ogni dissidenza dal concetto classico proibizionista ha suscitato sospetti. Ora che i "cartelli" provocano piu' stragi che mai nel Centroamerica, in Africa Occidentale o in Afghanistan, molti si chiedono che senso abbia che gli Stati abbiano permesso alle mafie di arricchirsi con il monopolio della droga e propongono un regime di legalizzazione controllato che sottarrebbe loro una quota di mercato.
    "Non mi sorprenderebbe se in 5 o 10 anni emergesse con forza in Europa il dibattito per legalizzare la vendita di cannabis", sostiene Ethan Nadelmann, direttore esecutivo dell'Alleanza per la Politica delle Droghe, un'organizzazione che promuove la legalizzazione della vendita controllata di marijuana in Usa. Nel suo paese, principale portabandiera della guerra globale alla droga, ancora s'imprigionano i consumatori, ma l'Amministrazione di Obama ha rotto con il tabu' imperante per decenni in fatto di alternative contro la droga, con l'annuncio che sosterra' con fondi federali i programmi di distribuzione di siringhe per i tossicodipendenti. "Il dibattito per abbandonare il proibizionismo non era mai stato tanto acceso in usa in 30 anni", sostiene Nadelmann. "Obama e' piu' propenso a cambiare direzione, e cio' si ripercuotera' sul resto del mondo poiche' ridurra' le pressioni in Europa nel progresso di politiche piu' progressiste".
    Favorevoli o no alla legalizzazione, la filosofia che spinge i critici del proibizionismo e' che la societa' dovra' abituarsi a convivere con le droghe e a ridurre i loro effetti piu' dannosi. "L'ideale che anima molti Governi e' lo sradicamento delle droghe", constata Ivan Briscoe, specialista in narcotraffico della Fondazione per i Rapporti Internazionali e il Dialogo Esterno (Fride). ... Reuter crede che, in ultima istanza, l'influenza che lo Stato puo' esercitare sulla quantita' di droghe da consumare e' limitata poiche' sono valori culturali e sociali quelli che entrano in gioco. "Ci sono paesi con un consumo molto basso malgrado che non sia mai stata elaborata nessuna politica pubblica sulle droghe".
    I paladini della battaglia senza quartiere contro i trafficanti riconoscono la loro sconfitta, ma l'attribuiscono allo scarso coordinamento e alla poca volonta' dei Governi di porre fine al lavaggio del denaro. Finora lo sforzo e' stato un miscuglio di azioni nazionali e la cooperazione non e' andata oltre l'interscambio di informazioni e assistenza tecnica.
    E' mancata una forza di polizia mondiale? "Non e' necessario mettere le polizie sotto lo stesso comando", contesta Amado Philip de Andres, incaricato dello sviluppo dei programmi di UNODC in America Latina. "Quello che ci preoccupa e' la poca cooperazione che c'e' stata finora". Markus Schultze-Kraft, direttore in America Latina dell'International Crisis Group, un'influente organizzazione che consiglia i Governi in materia di sicurezza, crede che una polizia internazionale del narcotraffico sia un po' idealista. "E' gia' molto se si capiscono le polizie di due paesi che non condividono la stessa lingua, come Germania e Spagna, quando lavorano in un corpo d'interscambio d'informazione come Europol". Schultze-Kraft sostiene il risultato ottenuto con il Centro di Analisi e Operazioni contro il Narcotraffico per Via Marittima (MAOC-N, sigla inglese), operativo dal 2007. Con sede a Lisbona, esso serve a vigilare la costa tra il Sudafrica e la Norvegia, come ha fatto dal 1989 la JIATF-S statunitense sull'altra sponda dell'Atlantico. La Spagna, punto caldo di molte vie del narcotraffico, e' uno dei paesi che piu' spende in interventi di polizia contro la droga. Tende a proteggere la sua estesa frontiera costiera con un sofisticato e costoso dispiegamento di camere e sensori, il Sistema Integrato di Vigilanza Esterna (SIVE), che sebbene copra gia' Andalusia, Murcia e le Isole Canarie, non ha intimorito i narcotrafficanti. Lo sanno bene a Cadice, provincia pioniera nell'istallazione del SIVE, che malgrado i successi di polizia -il 25% dei sequestri di droga in Spagna nel 2008 - registra un traffico sempre piu' intenso, come ha avvertito in numerose occasioni la procuratrice antidroga di Cadice, Angeles Ayuso.
    "Quando disarticolano un'organizzazione, il giorno dopo ce ne sono altri disposti a occupare il loro posto" critica Francisco Mena, presidente da 20 anni del Coordinamento delle Associazioni Antidroga della provincia e buon conoscitore degli impulsi che spingono molti verso le reti criminali. "Un adolescente che controlla in spiaggia la presenza di guardie civili guadagna 1.500 euro... " Malgrado tutto, e benche' Cadice sia una delle province andaluse con piu' consumo, Mena riconosce che la situazione della sicurezza ora e' migliorata rispetto a prima che si impiantasse il SIVE.
    Il Piano Nazionale sulle Droghe ha posto un'enfasi crescente sulla prevenzione e il trattamento dei tossicodipendenti. Nel 2004, il piano ha smesso di stare nell'orbita del Ministero degli Interni per essere coordinato dalla Sanita', marcando il passaggio dal criterio d'ordine pubblico a quello della tutela della salute. "Bisogna insistere nella prevenzione, ma il problema delle droghe presenta molte facce e richiede attuazioni in una varieta' di ambiti", assicura la delegata del Plan Nacionale de Drogas, Carmen Moya: "E' certo che le misure esclusivamente repressive non risolvono il problema, pero' non possiamo fare economia di mezzi polizieschi". Se nel 2003 c'erano 3.491 poliziotti e guardie civili a combattere il crimine organizzato, oggi sono 10.653 gli agenti impiegati in queso settore.
    Nel 2009 e' previsto l'ampliamento del SIVE per l'Est, per frenare l'ingresso della droga dal delta dell'Ebro, ma i narcos hanno inaugurato una nuova via d'accesso molto piu' permeabile: l'entrata per la via dei Balcani. Inoltre hanno intensificato la rotta africana della cocaina, e continuano a far passare la droga in zodiac, piccoli aerei, contenitori di merci o nell' intestino dei "camellos" su voli commerciali. La creativita' e la sofisticazione dei trafficanti sembra non avere termine. Il Corpo Nazionale di Polizia di Barcellona, il 20 marzo ha intercettato un pacco proveniente dal Venezuela che conteneva 42 pezzi di vasellame -bicchieri, piatti e vasi- fabbricato con la cocaina.

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito Riferimento: La battaglia antiproibizionista

    O tagliamo alla base gli immensi guadagni...o la battaglia è stapersa...e non è questione di spinello libero...( che poi se i romani avesserò invaso India a questa ora fumeremo mariuana come si stato !! )...

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: La battaglia antiproibizionista

    il mio pieno appoggio, il problema che l'età media italiana è elevata e un popolo di vecchetti non vuole la droga per le strade quindi (secondo il loro ragionamento) la vuole proibire !!!

  5. #5
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    Appunto per questo è necessario demolire il principio democratico della volontà della maggioranza
    E sancire una volta per tutte i diritti individuali.

  6. #6
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    Finora la democrazia è quel sistema che più ha favorito lo sviluppo dei diritti individuali.

    PS. Alberto, emendamento in inglese si scrive amendment, non emendament.

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: La battaglia antiproibizionista

    Citazione Originariamente Scritto da Patto Visualizza Messaggio
    Finora la democrazia è quel sistema che più ha favorito lo sviluppo dei diritti individuali.

    PS. Alberto, emendamento in inglese si scrive amendment, non emendament.
    Ma se non lo si corregge in senso liberale addio tutela delle minoranze e addio diritti individuali.

  8. #8
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    Burton dicci quanti soldi fattura con i proventi del narcotraffico il primo finanziatore del tuo partito (George Soros).

    NO ALLA DROGA!


    carlomartello

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: La battaglia antiproibizionista

    Ganja libera!
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  10. #10
    email non funzionante
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    Predefinito Riferimento: La battaglia antiproibizionista

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Burton dicci quanti soldi fattura con i proventi del narcotraffico il primo finanziatore del tuo partito (George Soros).

    NO ALLA DROGA!


    carlomartello
    Quindi secondo te dovrebbe rinunciare ai suoi introiti??? Proprio stupido allora. Come se Berlusconi proponesse di auto aumentarsi le tasse.

    NO ALLA MAFIA!
    "Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum

    UE, mondo, futuro Michio Kaku:
    https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg

 

 
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