Pannella intervistato da Media Quotidiano: «Il pacifismo è la peste del nuovo secolo»
13 maggio 2004
Pubblichiamo l'intervista di Media Quotidiano a Marco Pannella
Il 12 maggio 1974 i Radicali vincevano la battaglia del referendum sul divorzio. Trent'anni dopo loro celebrano la vittoria d'allora e noi prepariamo il primo numero di Media Quotidiano. Battaglieri lo siamo entrambi e la coincidenza è troppo rilevante per ignorarla. Così, la nostra prima intervista ad un esponente politico va di diritto a Marco Pannella, uno che ne ha attraversate tante e tante ne ha fatte e tante ancora ne ha dette. Uno con cui non sempre si è d'accordo, uno che qualche volta si detesta, mai uno che si ignora. Uno che fuma, dio quanto fuma uno che ha coraggio, dio se ne ha e lo spende alla maniera sua, per i fatti suoi e magari per i suoi interessi, ma almeno non è vittima della mediocrità di questo strano tempo che impone a tutti il grigiore. Così, per tutte queste ragioni, abbiamo deciso che Marco Pannella doveva essere il primo esponente politico intervistato da Media Quotidiano.
Tutta Italia, tutto il mondo, discute della questione delle torture compiute da soldati angloamericani ai danni dei detenuti iracheni. Tra affermazioni e ritrattazioni dell'ultima ora, si affaccia l'ipotesi che anche i vertici politici e militari italiani fossero in qualche modo al corrente di quel che accadeva. Se fosse così?
E' la Croce Rossa a sostenere che anche le forze alleate sapessero delle torture ai prigionieri iracheni. Se questo fosse vero, se c'è nel governo italiano chi sapeva, allora deve dimettersi. C'è poco da dire: deve dimettersi, subito e davvero. E lo chiedo io che sono americano, bushiano e sharoniano. Sulla questione delle torture non si può scherzare.
Così il pacifismo ha ripreso linfa e ha trovato, probabilmente, delle buone ragioni.
Il pacifismo è la peste del nuovo secolo. Una volta si veniva chiamati a sfilare in nome della Patria, ora in nome della Pace. Sono in buona fede, per la carità, ma lo erano anche i Figli della Lupa.
Chissà come si arrabbierà la capolista del Triciclo. Se lo immagina?
E' impensabile che l'alternativa dei progressisti alla figura di Emma Bonino sia la Gruber: una che, annunciando la candidatura, ha denunciato il "pensiero unico" che regnerebbe in Rai. Ma come? E' lei l'espressione del pensiero unico, che ancora oggi domina in Rai, nonostante gli addolcimenti e le troiaggini degli ultimi arrivati.
Scommetto che con Michele Santoro sarà più tenero. Non è un epurato?
Ma quale epurato. E' gran figlio di buona donna. Il guaio, semmai, è stato un altro: hanno cacciato Biagi, hanno cacciato Santoro, ma si sono tenuti Vespa. E così siamo al vespasiano.
Pannella, non è che è troppo tenero con Berlusconi?
Poteva essere una novità, invece sì è trasformato nell'ultimo dei partitocrati. E quando si è l'ultimo, si fa presto a diventare penultimo. Il rischio reale è che Berlusconi, che ormai ha chiarito il proprio limite di non saper concepire grandi disegni, possa essere tentato ora di utilizzare la sua condizione di proprietario in termini padronali. E allora saremmo costretti ad intervenire, con le denunce nelle sedi opportune. D'altronde, sulla questione Rai, andiamo avanti a denunce dal 1962.
Avete celebrato i trent'anni dalla vittoria sul divorzio. E, nonostante la lamentela continua sul presunto oscuramento da parte della Rai, la vostra voce s'è sentita. Sui quesiti sulla fecondazione, però, pare proprio che subiate una congiura del silenzio. Colpa solo della guerra e delle elezioni?
Proprio per niente. Non vogliono far sapere che c'è la mobilitazione radicale per la raccolta firme. E' una scelta precisa, riguarda tutti: Porta a Porta, Ballarò, tutti. Siamo davvero al vespasiano. Non vogliono far sapere che ci sono i quesiti radicali da firmare, non vogliono far sapere che si può firmate in tutti gli ottomila comuni italiani, non vogliono far sapere che i centottantamila consiglieri comunali possono certificare le firme. Pensi che all'Anci non hanno neanche un indirizzario con nomi e recapiti dei consiglieri comunali.
Non ce l'hanno o non ve lo vogliono dare?
No, no. Non ce l'hanno proprio. Così non cadono in tentazione.
Però avete un alleato forte, almeno presso i giovani. C'è una lettera aperta che lei ha rivolto a Vasco Rossi. Siamo tornati ai tempi in cui Francesco De Gregori le dedicava la canzone Robin Hood?
No, quelli erano decisamente tempi diversi. Vasco Rossi, semplicemente, è un amico che da 18 anni ogni 31 dicembre compila con la sua scrittura un conto corrente postale con cui invia la sua iscrizione ai radicali. Lo fa di persona, al riparo di occhi indiscreti. In diciotto anni ha saltato il "turno" solo quattro volte.
Torniamo agli argomenti più noiosi: nel 1974 l'avversario da battere era la Dc. Oggi?
No, precisiamo subito una cosa. La Dc era un partito spappolato, interclassista, borghese. Complesso. Chi si oppose duramente nel 1974, sbagliando tutti i calcoli, fu il Partito comunista. Ai comunisti delle battaglie di libertà non gliene è mai fregato niente.
Ancora oggi: è vero che i Ds ostacolano la raccolta firme sui referendum sulla fecondazione assistita?
Loro come tutti gli altri. La verità è che sono uguali. Guardi, io li conosco tutti. Uno per uno. I Rutelli, i D'Alema, i Fini. Ha visto quel manifesto di Fini? un solo interesse, gli italiani. Si. Vogliono papparseli gli italiani. Sono fatti per campare insieme. Sono come quelle bande di ladri di una volta, che facevano i colpi di notte e poi litigavano di giorno per spartirsi il bottino. Così, anche a queste elezioni, l'opzione puramente liberale sarà rappresentata soli, da noi. Ci batteremo contro tutti, contro questi figuri che persino Fantani e Almirante avrebbero sconfessato, chiamandoli oscurantisti.
Wolare





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