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    Predefinito Iraq: Bremer accenna a possibilita' Usa di lasciare il paese

    (ANSA) - BAGHDAD, 14 MAG - L'amministratore civile in Iraq, Paul Bremer, ha chiaramente accennato oggi alla possibilita' di un rapido disimpegno Usa dal Paese. Bremer ha dichiarato: 'Non e' certo possibile restare in un Paese dove non siamo affatto benvenuti. Se il governo provvisorio ci chiedera' di andarcene, noi ce ne andremo, ma non penso che lo fara'. 'Non e' certo possibile -ha aggiunto- restare in un Paese dove non siamo benvenuti'.
    2004-05-14 - 137:00
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Bremer ha dichiarato: "Non e' certo possibile restare in un Paese dove non siamo affatto benvenuti."

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Scontri a Najaf e Kerbala. Liberati 315 detenuti da Abu Ghraib
    Bremer: ''Via se il paese non ci vuole''
    L'amministratore civile americano a Baghdad: ''Se il governo ad interim ci chiedera' di andarcene, lo faremo''








    Baghdad, 14 mag. - (Adnkronos) - Gli Stati Uniti potrebbero anche ritirarsi dall'Iraq: ad evocare per la prima volta la possibilita' di un ritiro e' stato l'amministratore civile americano a Baghdad, Paul Bremer, sottolineando che ''evidentemente non e' possibile restare in un Paese in cui non siamo i benvenuti''. ''Se il governo ad interim che sara' in carica in Iraq dopo il trasferimento dei poteri il 30 giugno ci chiedera' di andarcene, noi ce ne andremo - ha detto Bremer, parlando a una riunione di governatori iracheni - Ma non penso che lo fara'''.
    Intanto questa mattina circa 315 i detenuti hanno lasciato questa mattina la prigione di Abu Ghraib a bordo di quattro autobus, scortati da alcuni blindati 'humvee' dell'esercito americano. Il responsabile delle strutture di detenzione americane in Iraq, il generale Geoffrey Miller, ha riferito che dei circa 3.800 prigionieri attualmente rinchiusi nel carcere simbolo del deposto regime di Saddam Hussein e teatro di sevizie e torture inflitte dai soldati americani, resteranno dai 1500 ai 2000 detenuti.
    Miller ha rimpiazzato il generale Janis Karpinski, sollevato dall'incarico il 17 gennaio, il giorno dopo che la coalizione aveva annunciato l'apertura di un'inchiesta sugli abusi perpetrati ad Abu Ghraib.
    Forti scontri comunque sono scoppiati questa mattina nella citta' irachena di Najaf tra soldati americani e miliziani fedeli al leader sciita Moqtada al Sadr.
    Teatro dei combattimenti e' un grande cimitero situato nella parte meridionale della citta' irachena, considerato dagli sciiti uno dei luoghi piu' sacri e inviolabili. Le immagini trasmesse dalle televisioni arabe hanno indignato i musulmani. ''Oggi, quando le forze americane hanno iniziato l'attaco, il cimitero ha perso tutta la sua sacralita''', ha commentato Khalid Farhan, 55 anni, proprietario del Thulfiqar Hotel, nel centro di Najaf, che ha aggiunto: ''Molte lapidi sono andate distrutte, ma possiamo dire che anche oggi altra gente muore e magnifici palazzi vengono rasi al suolo. A chi interessano in questo momento le lapidi?''.
    Pur evitando di colpire i siti ''sensibili' di Najaf, le truppe americane sono state costrette a circondare il cimitero dopo che i miliziani hanno aperto il fuoco. Cosi' il comandante della Prima Divisione corazzata, il generale americano Martin Dempsey, ha spiegato la strategia adottata dalle truppe in un'intervista alla Cnn, nella quale ha anche riferito di non avere nell'immediato nessun piano per fermare al-Sadr. Strategie che lasciano poche speranze sulla ripresa delle trattative tra al-Sadr e le forze della coalizione.
    Nove iracheni - e tra loro almeno due civili - sono morti, anche negli scontri scoppiati a Kerbala. A riferirlo sono state fonti mediche. A Kerbala, centinaia di miliziani fedeli a Moqtada al Sadr si sono appostati a protezione dei luoghi santi della citta'. Le milizie fedeli al leader radicale sciita Moqtada al Sadr hanno occupato le stazioni di polizia e un edificio dell'amministrazione a Nassiriya, sotto il controllo dei militari italiani.
    A Nassirya si sono registrati solo sporadici scontri con gli estremisti sciiti, anche grazie a una tregua, negoziata settimane fa, tra i militari italiani e le fazioni piu' radicali.
    Intanto il ministro degli Esteri francese, Michel Barnier, che a New York ha incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha affermato che la Francia e' pronta a lavorare 'in uno spirito costruttivo' alla risoluzione delle Nazioni Unite sull'Iraq.
    ''Vogliamo far comprendere che possiamo essere utili'', ha affermato Barnier. Il capo della diplomazia di Parigi ha quindi sottolineato - rispondendo ad una domanda sulla risoluzione in corso di definizione - la necessita' che dopo il 30 giugno sia il governo di Baghdad a gestire le questioni irachene e a ''esercitare l'autorita' sulle forze irachene'' oltre a poter dire la sua sull'utilizzo delle forze internazionali di stanza nel paese.
    Tony Blair invece assicura che non intende cambiare linea sull'Iraq ne' tantomeno prendere le distanze dal presidente americano George Bush. Nella prima intervista rilasciata da quando e' scoppiato lo scandalo sulle torture ai detenuti iracheni, il capo del governo di Londra ha respinto l'idea di ''buttar via il principale alleato nel momento di massima difficolta'''. ''Temo che non sia questo cio' che faremo'', ha detto il premier britannico, per il quale ''la cosa piu' importante e' lavorare con i partner della coalizione, mettere le cose a posto, riportare alla normalita' la situazione della sicurezza, in modo che gli iracheni siano poi in grado di occuparsene da soli, che e' cio' che vogliono. Se riusciamo a fare questo avremo ottenuto una grande conquista in termini di sicurezza non solo nella regione ma anche nel mondo'', ha affermato.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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