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    Predefinito Moqtada al Sadrdichiara la guerra santa contro i militari italiani.

    NASSIRIYA - Jihad a Nassiriya. Moqtada al Sadr, il leader estremista sciita, alza il tiro e dichiara la guerra santa contro i militari italiani.
    Le televisioni satellitari arabe al Jazira e al Arabiya danno la notizia come urgente, intorno alle 13: Nassiriya e' dichiarata interdetta alle forze di occupazione. L'effetto di questo proclama e' immediato: miliziani armati occupano gli uffici del governatorato locale, una stazione di polizia irachena, e prendono di mira con lanciarazzi e colpi di mortaio - in serata se ne contavano almeno 20 - la sede della Cpa, l'Autorita' provvisoria della Coalizione. L'attacco, a tarda ora, era ancora in corso.
    All'interno dell'edificio, oltre al personale della Cpa (cinque italiani), anche quattro giornalisti: gli inviati di Tg3, Corriere della Sera e Repubblica. Feriti solo due filippini della sicurezza.
    Tutto comincia prima ancora della preghiera del venerdi'. Le notizie degli scontri a fuoco nella citta' santa di Najaf tra i miliziani di al Sadr e i militari della Coalizione arrivano in tempo reale nelle moschee di Nassiriya. L'annuncio dell' 'Ufficio del Martire al Sadr', con cui viene dichiarata la Jihad nella citta' controllata dagli italiani, e' contestuale.
    Il ponte centrale di Nassiriya viene subito presidiato da un centinaio di uomini armati. E' una zona nevralgica: ci sono alcuni uffici di polizia, l'Hotel Al Janoob, la sede del governatore iracheno Sabri Rumaiadh. I miliziani occupano almeno una stazione di polizia e entrano nel governatorato. Qui si scontrano con gli iracheni addetti alla sicurezza: un paio di feriti (sembra lievi) e' il bilancio finale. Il governatore trova rifugio all'interno della Cpa.
    I militari italiani si limitano a controllare la situazione, non c'e' alcun contatto con i miliziani: ''Non e' ancora chiaro che cosa vogliano queste persone'', spiega una fonte.
    Immediatamente vengono intavolate trattative: da un lato i vertici militari e i funzionari dell'Autorita' provvisoria della Coalizione (la governatrice Barbara Contini sarebbe a Baghdad), dall'altro alcuni leader religiosi locali. Quello che si vuole assolutamente evitare e' una escalation della violenza: il rischio del ripetersi della sanguinosa ''battaglia dei ponti'' del 6 aprile scorso e' dietro l'angolo. La fragilissima tregua siglata allora - e gia' infranta da una quantita' di azioni ostili contro la stessa Cpa e i militari italiani, tutte senza gravi conseguenze - potrebbe spezzarsi.
    Ma e' in questa fase, nel pomeriggio, che scatta l'attacco al quartier generale della coalizione. Lo racconta in presa diretta all'Ansa Andrea Angeli. E' asserragliato nel suo ufficio, il satellitare non funziona. Usa l'e-mail. ''Sono le 19 (due ore in meno in Italia - ndr). Le forze che garantiscono la sicurezza alla nostra struttura hanno esploso numerosi colpi di arma da fuoco verso est, dove c'era un gruppo di rivoltosi. All'interno dell'edificio ci sono, oltre ai funzionari della Cpa (cinque italiani), un plotone del Reggimento San Marco e 30 filippini di una compagnia di sicurezza privata. Bloccati all'interno della Cpa anche gli inviati del Tg3 Maria Cuffaro e Beppe Belviso, insieme a Andrea Nicastro del Corriere della Sera e Meo Ponte di Repubblica.
    Passano 20 minuti. Altra e-mail. ''Abbiamo sentito cinque forti esplosioni, presumibilmente colpi di razzi Rpg. Lo scontro a fuoco e' ancora in corso''.
    Sono le 20:15, a Nassiriya. Nuovo messaggio di posta elettronica. ''Altre cinque violentissime esplosioni ravvicinate - racconta Angeli - hanno scosso la sede della Cpa. Si e' trattato di colpi di mortaio o Rpg. Non so bene dove siano caduti, ma certo molto vicino alla struttura. Le forze che ci proteggono rispondono al fuoco, ma non sono in grado di dire se ci sono feriti. L'edificio e' oscurato e, per precauzione, ognuno e' bloccato nel proprio ufficio. La sparatoria continua''.
    Da Bassora e' il portavoce del contingente italiano, il maggiore Antonio Sottile, a fornire qualche rassicurazione: ''Tra i nostri uomini non ci sono feriti. Continuano a rispondere in modo mirato ai vari attacchi. La situazione continua ad essere molto fluida''.
    Tanto e' vero che passa ancora un'ora e altri quattro colpi di mortaio cadono all'interno del perimetro della base, anche in questo caso senza provocare feriti. Si arriva alle 23 (le 21 in Italia). E' ancora Angeli che parla: ''Solo nell'ultima mezz'ora sono stati sparati cinque colpi di mortaio o di Rpg. In tutto sono stati almeno una ventina. Due filippini sono rimasti feriti. L'attacco e' ancora in corso''.
    Le raffiche di kalashnikov sono continue. La Cpa e' un fortino asserragliato. Questa notte nessuno chiudera' occhio.

    SI DIMETTE IL DIRETTORE DEL MIRROR, MORGAN
    Il direttore del tabloid britannico Daily Mirror, Piers Morgan, si e' dimesso questa sera dalla sua carica ''con effetto immediato'' in seguito alla vicenda delle fotografie pubblicate dalla testata che mostravano presunti maltrattamenti a prigionieri iracheni da parte di soldati britannici e che da piu' parti sono state indicate come dei falsi. Nel dare la notizia, il Daily Mirror ha chiesto ''scusa senza riserve'' per aver pubblicato le fotografie -poi rivelatesi false- ed ha sottolineato che il giornale e' stato oggetto di uno ''scherzo calcolato e maligno''. Il consiglio di amministrazione del gruppo Trinity Mirror, prosegue la nota, ''ha deciso che non sarebbe piu' opportuno per Piers Morgan continuare a svolgere il ruolo di direttore del Daily Mirror, che quindi lascera' con effetto immediato''.

    BREMER ACCENNA A POSSIBILITA' USA DI LASCIARE IL PAESE
    L'amministratore civile in Iraq, l'americano Paul Bremer, ha chiaramente accennato oggi alla possibilita' di un rapido disimpegno Usa dal Paese, dichiarando che ''non e' certo possibile restare in un Paese dove non siamo affatto benvenuti''. ''Se il governo provvisorio (che sara' formato dopo il 30 giugno, ndr) ci chiedera' di andarcene, noi ce ne andremo, ma non penso che lo fara''', ha detto Bremer davanti a un convegno di governatori iracheni. ''Non e' certo possibile - ha aggiunto - restare in un Paese dove non siamo benvenuti''.

    COMINCIATA LIBERAZIONE PRIGIONIERI AD ABU GHRAIB
    E' iniziata la liberazione di un gruppo di 315 prigionieri del carcere di Abu Ghraib, a ovest di Baghdad. Il rilascio di questo prigionieri era stato annunciato il 12 maggio da un responsabile della coalizione.
    Un primo autobus, con bordo decine di reclusi che facevano gesti di esultanza, e' uscito dal perimetro della prigione alle 9:20 ora locale ed e' passato davanti a un centinaio di persone che aspettavano davanti al portone, dirigendosi verso il centro della localita' vicina. Ieri il segretario americano alla Difesa, Donald Rumsfeld, era stato a Baghdad e aveva fatto visita al famigerato carcere.

    CONSIGLIERE SISTANI, VIA USA E SADR DA NAJAF
    Un consigliere del grande ayatollah sciita Sistani ha chiesto alle forze americane e alle milizie di Moqtada Sadr di lasciare la citta' santa di Najaf.
    L'Ayatollah Mohammaed Baqer al-Mohri, collaboratore di Sistani basato in Kuwait, ha detto alla Reuters che i combattimenti si stanno allargando velocemente e che egli teme per i luoghi santi e per la vita di Sistani.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    L'allarme dei servizi: i nostri militari sono il bersaglio principale
    Vertice degli sciiti: uccidete i militari italiani

    Tre sere fa l’incontro tra i guerriglieri con l’ordine di Al Sadr. Dal Sismi 5 informative alle Forze armate

    Il leader sciita Moqtada al Sadr durante il sermone del venerdì alla moschea di Kufa (Ansa)
    ROMA - Tre sere fa, in un palazzo di piazza Haboudi a Nassiriya, i guerriglieri di Moqtada Al Sadr hanno ricevuto l’ordine: uccidere i soldati italiani impegnati nei servizi di pattugliamento e controllo del territorio. A rivelare il piano sono state le «fonti» dei servizi segreti occidentali presenti in Iraq. Secondo gli informatori, i militari del nostro contingente restano il bersaglio principale delle milizie irachene. Il piano per costringerli al ritiro prevede l’attacco dei tre ponti che già un mese fa videro impegnati i bersaglieri in scontri che provocarono un numero ancora imprecisato di vittime, soprattutto fra i civili. L’altro obiettivo è quello di occupare con la forza le strade che circondano la «base» in modo da realizzare un vero e proprio accerchiamento. La guerra santa proclamata dal leader radicale sciita, ricercato numero uno per gli americani, viene così dichiarata anche nella città che ospita le nostre truppe.

    LA RIUNIONE - Dall’8 al 13 maggio, gli uomini del Sismi hanno inviato ai vertici delle Forze armate cinque segnalazioni di allerta. L’ultima, trasmessa giovedì, anticipa le mosse della «resistenza». E ricostruisce i movimenti dei suoi leader. Svela i particolari di una riunione organizzata in uno stabile di Nassiriya. Nelle stanze segrete di quel palazzo ci sarebbe un vero e proprio arsenale, compresi i razzi Rpg simili a quelli già utilizzati per attaccare la nostra ambasciata. Durante il vertice voluto da Al Sadr sono state impartite le disposizioni operative e distribuite le armi ai ribelli. Gli uomini sono stati divisi in gruppi e poi hanno ricevuto le istruzioni: circondare la zona dove si trovano i soldati e colpire in vari punti della città. Un piano di attacco che, come poi è avvenuto ieri, prevedeva l’assalto alla sede del Cpa, l’Autorità provvisoria di coalizione, e l’occupazione delle stazioni della polizia locale, per cercare di limitare la risposta degli avversari.

    LE MILIZIE - Sono oltre un centinaio i guerriglieri impegnati nella battaglia cominciata 24 ore fa. Fedelissimi di Al Sadr che agiscono insieme agli uomini dell’Esercito di Al Mahdi. Generalmente sono riconoscibili dall’uniforme che indossano: vestiti di nero, hanno il passamontagna calato sul volto e la bandana verde con i versi del Corano attorno alla testa. Già il 20 aprile l’ intelligence aveva messo in guardia dalla «presenza di elementi che il 5 e 6 aprile avrebbero partecipato alla battaglia dei tre ponti» e marcato la possibilità che «siano attuate iniziative tese a riaffermare la capacità militare dei miliziani». Una capacità che ieri si è mostrata in tutta la sua evidenza. Il timore è che i combattimenti possano durare giorni. Secondo le notizie che arrivano dall’Iraq, altri miliziani sarebbero già in viaggio per raggiungere Nassiriya e partecipare alla battaglia. Le stime degli analisti parlano di almeno duecento uomini che potrebbero arrivare in città nelle prossime ore. Le fonti attivate in tutto il Paese segnalano partenze dal nord, in particolare dalla zona del Kurdistan. Alcuni proverrebbero invece dalle aree che si trovano al confine con l’Iran. Terroristi uniti da un unico obiettivo: costringere le truppe occidentali ad abbandonare il Paese.

    I CONTATTI - I gruppi armati di resistenza possono contare, secondo gli 007 militari, anche sull’appoggio degli ex esponenti del regime baathista e soldati dell’esercito di Saddam Hussein. Qualche settimana fa era stato segnalato che «appartenenti alle milizie di Al Sadr che si trovano a Nassiriya avrebbero rivolto diversi appelli agli appartenenti del disciolto esercito iracheno affinché partecipino ad azioni di contrasto contro militari delle forze di coalizione». Dall’inizio della guerra, le fazioni che fanno capo a Moqtada Al Sadr sono una delle principali minacce segnalate dalle fonti di i ntelligence . In un recente rapporto dei nostri servizi segreti si legge che «il gruppo è riuscito a coagulare frange di popolazione ostili a quella che oggi viene comunemente definita "l’occupazione del Paese". A lungo perseguitato dal regime Baath, si sente oggi più che mai legittimato a ricoprire un ruolo centrale nei nuovi assetti della politica irachena».

    I TIMORI - Gli analisti temono che con il passare delle ore le azioni di guerriglia possano intensificarsi per coinvolgere tutta la città. E questo considerando l’enorme quantità di armi che i guerriglieri hanno a disposizione, provenienti soprattutto dall’Asia centrale e dalla Russia. In particolare, oltre lanciarazzi Rpg, gli informatori hanno rivelato che i guerriglieri avrebbero a disposizione «sistemi antiaerei spalleggiabili, nella fattispecie Sa-7 Grail di fabbricazione sovietica oggi prodotti anche dal Pakistan e dall’Egitto». A preoccupare è anche la tattica già utilizzata dai seguaci di Al Sadr in altre occasioni: schierare i civili come scudi umani.

    Fiorenza Sarzanini
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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