Il Principe Sforza Ruspoli è una singolare e carismatica figura di un nobile “moderno”, che sa vivere tra la gente con grande semplicità. Un po’ come suo padre Francesco, di cui in questi giorni è comparsa in libreria una riedizione delle sue poesie. Nel momento in cui il meridione lotta per liberarsi dal triangolo mortale che lo domina (mafia, finanza corrotta, partitocrazia), Lillio Ruspoli scende in campo. Con la Lega Nord.
Principe Ruspoli, nella sua vita lei si è dedicato a varie attività: industria, finanza, agricoltura e politica. In politica è da sempre vicino al mondo agricolo e contadino, particolarmente del centro-sud. Oggi lei ha deciso di stare con la Lega di Umberto Bossi. La scopriamo dunque federalista convinto?
«L’amore per la terra, per le tradizioni, per il suo popolo - specie per il mondo rurale - è profondamente radicato nel mio cuore, nella mia ragione. Il modello culturale e religioso del mondo rurale e contadino, profondamente legato al mondo cattolico, rappresenta e ha sempre rappresentato per me e per la mia famiglia un punto fermo in cui credo e su cui ho sempre fondato la mia azione civile e politica. Non è quindi sorprendente che la concezione federalista dello stato, fondata su storia, tradizioni e legittimi interessi regionalisti sia da considerarsi eticamente e culturalmente la migliore e la più democratica. Grandi e piccoli paesi si fondano da secoli sul Federalismo; l’elenco sarebbe lunghissimo e vi troveremmo alcuni dei paesi più democratici del mondo e d’Europa. I più grandi pensatori della storia italiana dal Risorgimento a oggi hanno avuto sentimenti federalisti. Basti pensare al Gioberti cattolico, al Cattaneo laico, fino a Sturzo e a De Gasperi e per ultimo, ma primo nel mio pensiero, Pio IX. Solo i partiti dogmatici di tipo o con radici di tipo comunista hanno sempre visto nel Federalismo un ostacolo alla loro smania di potere centralizzato».
Attualmente tutti i partiti si proclamano favorevoli ad una riforma di tipo federalista, ma propongono soluzioni che di federalismo hanno solo un vago odore, come la riforma del titolo V della Costituzione...
«Le sinistre italiane in effetti hanno cercato un surrogato ingannevole del vero federalismo e nella passata legislatura hanno introdotto sistemi di governo comunale autonomistici, questi sì disgregatori ed anarcoidi specie sul piano fiscale, ma con nessuna linfa federale».
Ritiene che il federalismo sia utile per risolvere l’ormai antica questione meridionale?
«Per troppo tempo in Italia un sistema oligarchico ha unito le grandi industrie decotte e attraverso i mezzi di comunicazione di cui è in possesso, con i sindacati alleati, con le banche di cui si è impadronito, ha assorbito da vari decenni il risparmio del centro-sud; in un sistema federale queste risorse sarebbero restate sul territorio per sviluppare turismo, agricoltura, artigianato per cui queste terre sono vocate e anche le piccole e medie imprese collegate con detti settori».
Quali sono i suoi legami con la Lega Nord?
«Umberto Bossi ha riscoperto per primo, in questo periodo storico il valore ed il significato del vero Federalismo; una formula politica ripudiata dai Savoia e dal Fascismo e definita pericolosa per l’unità d’Italia, in conseguenza anche di una retorica risorgimentale che rappresentava tale unità come una concorde rivoluzione di popolo e non il risultato di alleanze politiche internazionali, cui la maggioranza degli italiani aveva assai poco partecipato, specie il mondo rurale e la nobiltà del centro-sud, all’epoca assai importante per l’orientamento politico anche delle masse contadine ed artigiane. La Costituzione del dopoguerra non ha voluto il federalismo. Sotto l’influenza di comunisti e liberali, i cattolici cedettero su un punto essenziale del loro storici bagaglio culturale; fu il primo cedimento della Democrazia Cristiana ma ne seguirono altri ancor più gravi. Il programma federalista di Bossi e della Lega Nord non è assolutamente più spinto di quello in vigore in Germania ormai da cinquanta anni e che è riconosciuto da tutti come ottimo.
Le grandi tradizioni federaliste del Meridione possono convivere e rafforzarsi con una vera alleanza con il Nord, ciascuno nel proprio ambito, per creare un’alleanza, un vero “foedus” nell’interesse e per il futuro di tutto il Paese».

Marcello Ricci