Il filosofo Ernst Nolte all’ultima seduta dell’Europarlamento prima del voto: nella storia è mancato un grande “Federatore” in grado di unificare il continente salvaguardandone le diversità culturali.
Le unioni forzate in passato sono finite nel sangue

«Primo Maggio 2004: Europa da dove? Europa verso dove?». Con questa domanda, che riguarda mezzo miliardo di persone (ossia i cittadini dell’Europa dei 25), il professor Ernst Nolte, famoso (e, per i buonisti, famigerato) storico tedesco, autore di numerosi saggi che hanno suscitato e suscitano ancora polemiche e accesi dibattiti in tutto il mondo, ha praticamente chiuso i lavori del Parlamento Europeo lo scorso 5 maggio. Adesso si attendono le elezioni del 13 giugno, ma i problemi dell’Unione Europea, allargatasi ad altri dieci Stati, non possono non preoccupare chi, come la Lega Nord, giudica fondamentale la difesa delle identità dei popoli, minacciati dallo statalismo tecno-burocratico e centralista di Bruxelles e da una globalizzazione senza freni imposta dalle lobbies dell’alta finanza sovranazionale e mondialista.
Invitato nell’emiciclo di Strasburgo dall’europarlamentare Mario Borghezio, Nolte ha affrontato concisamente, ma in maniera decisa, il nocciolo della questione: quale Europa sarà quella dell’immediato futuro? Saprà finalmente competere alla pari con la grande superpotenza americana e parimenti accordarsi con la Grande Russia di Putin, gigante per ora sonnolento, ma che sta dando segnali di risveglio? Diventerà, insomma, un’Europa “politica” o resterà soltanto un’espressione monetaria e tecnocratica?
«Dobbiamo guardare al tempo stesso in avanti e retrospettivamente - ha spiegato lo studioso berlinese -per comprendere il presente sulla base del passato». Utilizzando questo metodo, sostiene Nolte, ci accorgeremo come la storia d’Europa sia caratterizzata nei secoli dall’assenza di un vero, grande “Federatore”, di un condottiero in grado di unificare il continente, salvaguardandone al tempo stesso le specifiche diversità culturali, sociali, nazionali. «A partire da Alessandro Magno passando per Cesare e il Senato romano fino alla riunione delle regioni francesi a opera dei Capetingi e molto al di là - precisa Nolte -, l’unificazione di ciò che prima era separato è avvenuta senza quella personalità superiore e quello Stato particolarmente potente la cui presenza ha sempre costituito il presupposto per la nascita dei grandi imperi». Citando gli studi dello storico germanico Ludwig Dehio, Nolte ha ricordato i grandi tentativi messi in atto da potenze egemoni continentali per unificare, spesso con la forza delle armi, l’Europa. Dalla Spagna-Austria di Carlo V e di Filippo II alla Francia di Luigi XVI, il Re Sole, la storia dimostra che i tentativi fatti si sono poi rivoltati contro gli autori di tali imprese. Fino ad arrivare a Napoleone Bonaparte. «Se mai un’unità politica dell’Europa sembrò prossima ad imporsi, fu proprio negli anni che vanno dal 1806 al 1912, quando Napoleone aveva sconfitto l’Austria e la Prussia e aveva cacciato l’Inghilterra dal continente - sottolinea Nolte -. Sicché un’altra volta soltanto la “natura”, cioè la disfatta nella neve e nel ghiaccio della campagna di Russia, impedì a un “despota dell’Europa” di cingersi la fronte con la corona del trionfo».
Dopo Napoleone, un altro secolo ancora, e giunse Adolf Hitler. «Anche Hitler era e in un certo modo voleva essere un “despota in Europa” - spiega lo storico -. E tuttavia la sua Europa ci appare come “non europea”, anzi “antieuropea”. Hitler cercò di eliminare dal mondo il giudaismo poiché in essa egli vedeva l’origine autentica di ciò che noi oggi chiamiamo globalizzazione. E la sua sconfitta non fu causata soltanto, come quella del Re Sole e di Napoleone, dal “sistema liberale europeo” aggredito, ma anche da potenze extraeuropee. Dehio parla di Hitler, ma non parla espressamente di una penultima impresa egemonica, quella di Lenin, i cui eserciti nel 1920 furono respinti soltanto mediante il “miracolo della Vistola” dal trionfo sulla Polonia».
I tentativi di unificare l’Europa attraverso “Federatori negativi” sono finiti tragicamente nel sangue e questo è un dato di fatto. E adesso, che fare?
«L’Europa dei venticinque ha ora raggiunto quei confini che la natura e la storia hanno eretto tutt’intorno al continente politico e culturale - spiega Nolte -. Ma attenzione a voler inglobare anche la Turchia. Fino a che i tassi di fecondità continuano ad essere così diversi tra noi europei e i turchi, l’abbattimento di questo confine tra Europa e Turchia significherebbe che il nostro continente si prende in casa uno Stato, che in un futuro prevedibile, avrà una forza superiore. Potremmo formulare un postulato: si possono unificare in una formazione politica soltanto Stati che hanno la stessa forza o la stessa debolezza biologica». Altrimenti, aggiunge lo storico, le conseguenze potrebbero essere devastanti. «Se l’eliminazione di confini fosse proseguito al di là dei confini storici e geografici europei - è il suo timore -, l’Unione europea non sarebbe più una realtà storico-politica, come si dice. Sarebbe invece una zona di libero scambio che potrebbe via via diventare sempre più estesa fino a che, come Stato mondiale in forma embrionale, si scontrerebbe un giorno con gli Stati Uniti, che sono la forma più vicina che anticipa il potenziale Stato mondiale».
Europa da dove? Da un grande fallimento, ipotizza Nolte. Il fallimento dei cosiddetti tentativi dei Federatori di unificarla politicamente.
Europa verso dove? Non si sa bene, ma si sa quale dovrà essere il punto fermo per tentare l’ennesima impresa unificatrice: la difesa delle identità dei popoli.
«Lo sforzo che nel futuro sarà necessario e indispensabile deve essere finalizzato alla conservazione dell’identità europea - ha concluso Nolte -, un’identità così molteplice, ricca di contraddizioni, di questa Europa “vecchia” e oggi pronta a rinascere».

Gianluca Savoini