Dal sito: http://www.comedonchisciotte.net/mod...ticle&sid=1683
Si chiama Task force 121, gli uomini vengono dai corpi speciali e dalla Cia. Costa tre miliardi di dollari. Il suo obiettivo sono resti del Baath, il suo precedente è l'operazione Phoenix. In Vietnam
Da vari mesi la Cia ha creato e guida nel «teatro di operazioni» dell'Iraq un nuovo gruppo di forze speciali. E' chiamato «Task Force 121» ed è composto da uomini provenienti dalla Delta Force, dai Navy Seals e da forze paramilitari della Cia. Hanno l'incarico ufficiale di «neutralizzare» gli elementi medio-alti del partito Baath considerati responsabili della rivolta armata contro l'occupazione americana. Secondo un articolo di Robert Dreyfuss pubblicato il primo gennaio di quest'anno dal giornale conservatore American Prospect, ben nascosti nel finanziamento di 87 miliardi di dollari approvato lo scorso novembre per la guerra in Iraq, ci sono 3 miliardi per sostenere un'unità paramilitare composta da miliziani appartenenti a gruppi di esiliati iracheni ritornati nel paese dopo la sconfitta di Saddam.
Sempre secondo Dreyfuss: «Esperti dicono che il programma può portare ad una ondata di assassinii extragiudiziari, non solo di ribelli armati ma anche di nazionalisti, altri oppositori dell'occupazione Usa e migliaia di civili baathisti - fino a 120,000 degli stimati 2.5 milioni di ex membri del partito Baath in Iraq».
Nell'articolo viene citato l'ex capo dell'antiterrorismo della Cia Vincent Cannistraro che dichiara: «E' ovvio che stanno combinando le squadre per fare cose tipo "operazione Phoenix", come avvenne in Vietnam». E aggiunge ironicamente che le forze statunitensi stanno lavorando alacramente con uomini chiave dell'ex servizio segreto Mukhabarat per promuovere l'operazione. Chiarisce Cannistraro: «Stanno mettendo in piedi piccole squadre di Seals e forze speciali insieme a squadre di iracheni, lavorando con ex membri dei servizi segreti di Saddam». L'esperto di bilanci segreti del pentagono e della Cia, John Pike (www.globalsecurity.org) spiega: «Gran parte dei soldi verranno usati per rafforzare il servizio di polizia segreta irachena incaricata di liquidare la resistenza».Questa polizia segreta irachena è composta da miliziani provenienti dalle forze politiche che compongono il governo fantoccio provvisorio, e gran parte di essi sono fedeli del discreditato Ahmad Chalabi, il prossimo primo ministro dell'Iraq secondo le mire dei neocons americani. Grazie al Pentagono, Chalabi è l'unico ad avere avuto accesso ai dossier del Mukhabarat, dossier che gli garantiscono un notevole potere di ricatto verso gli altri membri del governo provvisorio e non. Armati di dettagliate liste di baathisti provenienti dai fascicoli in mano a Chalabi i miliziani di queste nuove forze segrete hanno come motivazione la pura e semplice vendetta. L'impennata di uccisioni avvenute negli ultimi mesi di ex membri del regime e iscritti al partito Baath a Baghdad, a Bassora e in altre località inducono a supporre che siano in parte dovuti all'attività di questa polizia segreta che lavora insieme alle forze seciali della Cia. Se insieme a queste «uccisioni mirate» si sommano le strategie sul campo delle forze statunitensi (tipo: circondare con filo spinato i villaggi "ostili", retate indiscriminate, punizioni collettive e centri di detenzione dove a dirigere gli interrogatori sono agenti oga, other government agencies, pseudonimo per la Cia, le similarità con l'esperienza americana in Vietnam diventano evidenti.
Il primo a dare notizia del nuovo programma Phoenix in Iraq era stato Seymour Hersh in un articolo pubblicato dal New Yorker il 9 dicembre del 2003 intitolato «Moving Targets» (Obiettivi Mobili). Nell'articolo la creazione di queste forze speciali viene descritta come una vittoria di Rumsfeld sulle resistenze dei vertici del Pentagono a quello che lui stesso, pubblicamente e in comunicati interni al Pentagono, chiama la strategia dei manhunts. Al Pentagono la strategia è chiamata preemptive manhunting. Un vantaggio del programma è che il presidente Bush non deve ottenere l'assenso del congresso per lanciare missioni delle Forze speciali. Un anonimo ex membro della Cia citato da Hersh descrive la pratica in questo modo: «Cecchini Usa e informazioni irachene».
Dunque da varie fonti (New Yorker, Guardian, London Sunday Telegraph) sappiamo che la Cia guida squadre della morte in Iraq e gestisce centri di detenzione e interrogazione segreti. Il problema con l'Operazione Phoenix in Vietnam è che vennero assassinati dai 21,000 (cifra ufficiale) ai 47,000 vietnamiti per «asciugare» il sostegno popolare alla guerriglia. Gli «obbietivi» da colpire venivano segnalati dai servizi segreti e milizie del corrotto regime fantoccio messo in piedi dagli Usa. Come descrive Charley Reese veterano Usa: «Un amico nei Green Berets ed ex CIA pagava ai mercenari Nung 5 dollari per ogni testa vietnamita che gli portavano. Hanno incominciato a protarmi sacchi pieni di teste, mi disse, e non c'era maniera di accertare se il corpo apparteneva a un Vietcong o a un contadino».
JOHN ANDREW MANISCO
Fonte:wwwilmanifesto.it
15.05.4




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