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Stamane evacuati alcuni civili fra cui 2 feriti. Ancora alta la tensione
Nassiriya: portati in salvo i giornalisti italiani
Gli inviati scortati dai militari fino alla base di White Horse: 12 chilometri sotto attacco. «La città in mano ai ribelli di Al Sadr»
La sede della Cpa a Nassiriya (Ansa)
NASSIRIYA - Dodici chilometri sotto attacco continuo. I giornalisti italiani inviati a Nassiriya li hanno percorsi dentro i blindati, scortati da decine di militari. Ed è stato un percorso ad alta tensione. L'inviato del Corriere della Sera Andrea Nicastro racconta così lo spostamento dal quartier generale dei militari degli alleati, la Coalition Provisional Authority, fino alla base militare italiana di White Horse, in una zona decisamente più isolata, nel deserto alle porte della città nell'Iraq meridionale. E' a White Horse che lui, il giornalista della Repubblica, e l'inviata e l'operatore del Tg3 sono stati portati in salvo. «La città finora controllata dagli italiani adesso è in mano agli uomini di Al Sadr» spiega l'inviato del Corriere.
SITUAZIONE DIFFICILE - La situazione, a Nassiriya, sembra quindi evolversi verso condizioni sempre più difficili. Le file dei ribelli vanno crescendo con il passare delle ore e non c'è angolo della città nel quale gli occidentali possano sentirsi al sicuro. E le cose non vanno meglio per la polizia irachena. Scontri a fuoco si sono registrati nei pressi della base Libeccio quella che un tempo era occupata dai carabinieri e che fa ora da centrale operativa delle forze di polizia irachene: si trova a ridosso dell'ex base Maestrale, distrutta nell'attentato del 12 novembre. Gli uomini di Moqtada al Sadr, infatti, sono ancora in città sparsi in piccoli gruppi e presidiano alcuni punti nevralgici. Proprio per cercare di allontanare i guerriglieri dalla città, sarebbero in corso delle trattative tra i rappresentanti del contingente italiano e autorevoli personalità religiose locali.
NEGOZIATI - Intanto si continua a lavorare per negoziare una tregua a lunga scadenza. Tentativi di dialogo, ha detto il tenente colonnello Giuseppe Perrone, sono già stati avviati «con notabili locali, sceicchi, il governatore iracheno, tutte le persone considerate utili al fine di allontanare i ribelli armati». Dopo l’evacuazione di alcuni civili e dei due filippini feriti negli scontri di questa notte, all’interno della sede cittadina della Cpa rimangono ancora alcuni funzionari dell’autorità provvisoria, un plotone del Reggimento San Marco e dipendenti filippini di una compagnia di sicurezza privata. «La sorveglianza è stata rafforzata», ha confermato Perrone.
ATTACCO - L’attacco dei miliziani di al Sadr - ma Perrone non esclude la collusione «di interesse tattico con bande criminali» - è cominciato alle 19 (le 17 in Italia) di venerdì. Colpi d’arma da fuoco, Rpg e colpi di mortaio hanno raggiunto la sede della Cpa dalla zona est, quella in cui si trova il secondo dei tre ponti di accesso alla città. I militari hanno dovuto rispondere al fuoco, che è proseguito tutta la notte. Dopo le minacce di venerdì del rappresentante di al Sadr nella provincia di Dhi Qar, Aws al Kharfaji, tutto è diventato più difficile. Al Khafaji ha invitato gli iracheni alla Jihad anche a Nassiriya, ed ha chiesto agli abitanti di lasciare le strade della città libere per consentire il dispiegamento delle truppe del cosiddetto «Esercito di al Mahdi». L’obiettivo dei militari italiani, è ovviamente, che non vi sia un seguito.




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