Il presidente dell’Ater, che oggi dovrebbe candidarsi per la Provincia, svegliato all’alba dalla Guardia di Finanza ha assistito alle perquisizioni in casa a Nogara e nella sede di Verona
Sardini: «Vado avanti e presento la lista»
«Respingo tutte le accuse ed esprimo solidarietà al direttore». «È stato un blitz ad orologeria»
di Maurizio Battista
«Io vado avanti lo stesso, presento la lista e vinco le elezioni». Cerca di reagire come un combattente di vecchio pelo socialista, Germano Sardini, presidente dell’Ater che nel corso degli anni ne ha viste di tutti i colori e che è approdato da tempo nelle file di Forza Italia, partito del quale non condivide la recente gestione, al punto da mettersi in proprio.
E così pensava di dover dedicare la giornata di ieri alla preparazione della lista elettorale per la Provincia, perché lui vuole correre per la presidenza alla guida della lista civica che ha messo in piedi, raccogliendo delusi e scontenti del centrodestra. Invece è stato svegliato all’alba nella sua casa di Nogara dalla Guardia di Finanza, ha incassato il colpo, ha chiamato l’avvocato e ha assistito alla perquisizione dell’abitazione cercando di rendersi conto di ciò che stava accadendo. Poi è stato accompagnato nella sede dell’Ater dove è stato per ore con la Finanza, rendendo anche una dichiarazione spontanea. È riemerso nel pomeriggio e ha parlato senza remore, chiamandosi fuori da questa inchiesta che ha portato in carcere il direttore dell’Ater, Luciano Castellani con accuse pesantissime. I messaggi del presidente sono ben precisi: «non mi fermeranno», «non c’entro niente», solidarietà al direttore, piena legittimità degli atti dell’Ater.
Presidente Sardini, che cos’è successo?
«E chi lo sa? Sono venuti a casa mia gli agenti della Finanza, ma devo ancora capire di che cosa parlavano».
Hanno controllato la sua abitazione?
«Sì, hanno cercato ma non hanno trovato nulla. Non so cosa cercassero. Non abbiamo capito niente né io né l’avvocato. Certo, è brutto quando vengono a tirarti giù dal letto alle 6 di mattina senza sapere perché».
Le accuse a Castellani sono molto pesanti: concussione e peculato...
«Ma su chi? Per che cosa? Non so nulla anche perché io per legge non devo e non voglio avere rapporti diretti con la gestione dell’Ater».
Ma non ha neppure idea degli interventi finiti nel mirino?
«Non so neppure per quali interventi è scattata l’indagine. So però che non c’è nessun colpevole perché io non sono coinvolto su alcun fatto e ho reso una dichiarazione spontanea nella quale protesto la mia totale estraneità ai fatti, che tra l’altro non so nemmeno quali siano. E sulla legittimità degli atti dell’Ater io ci metto la testa».
E sul direttore?
«Esprimo la mia grande e piena solidarietà a Castellani; spero solo che vi sia da parte dell’amministrazione giudiziaria un operato sollecito e rigoroso. Io senza direttore non posso nemmeno amministrare, perché il direttore generale è un organo preciso dell’azienda senza il quale non si va avanti e un vice non esiste. Dovrò convocare d’urgenza il consiglio d’amministrazione e decideremo cosa fare».
Oggi a mezzogiorno scade il termine per la presentazione delle liste: la sua ci sarà o si ritira? Se la sente di fare una campagna elettorale in queste condizioni?
«Il progetto politico non si ferma. Perché mai dovrei ritirarmi? E non credo che i miei candidati abbiano la coda di paglia. La lista la depositiamo. certo è che vorrei capire perché sono arrivati proprio adesso, alla vigilia...».
Che cosa vuol dire secondo lei?
«Non vorrei che ci fosse un orologio pronto, perché è evidente che si è voluto tirar fuori il casino in campagna elettorale». Peculato e concussione sono reati contro la pubblica amministrazione attuati da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. La prima ipotesi, sancita dall’articolo 314 del codice penale, si verifica quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio si appropria di denaro o altra cosa mobile di cui ha il possesso o disponibilità in ragione del suo ufficio. La punizione prevede dai tre ai dieci anni di reclusione. Il codice prevede una pena inferiore solo se l’appropriazione del bene è momentanea e dopo l’uso viene immediatamente restituito.
Diversa la concussione (articolo 317 ) che si verifica quando il pubblico ufficiale, abusando dei suoi poteri o della sua qualità, costringe o induce qualcuno a dare o promettere indebitamente, a se o ad altri, denaro o altra utilità. In questo caso la pena prevista oscilla tra i quattro e i dodici anni di reclusione.
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