IL SUD DEL MONDO
QUALE NICCHIA PATOLOGICA
Un'ultima conseguenza dell'allontanamento dall'umano da parte del selvaggio, è la sua modificata "qualità fisiologica", manifestantesi in una particolare fragilità biologica. Questa fragilità, unita al suo aprirsi all'animalità (accompagnato dalla stessa promiscuità con gli animali), ne fa l'attrattore e il condensatore-principe di tutta una serie di patologie di origine animale che, in modo sempre più "naturale", usano il selvaggio come tappa intermedia per raggiungere lo stesso mondo umano civile (2). L'immigrazione terzomondiale verso il Nord del pianeta è proprio quella cinghia di trasmissione che trasporta ogni tipo di patolo¬gie nel mondo civile, nel quale le metastasi terzomondiali fungono da centri di irraggiamen¬to secondario per ogni sorta di malattie. La conseguenza è che sia in Europa che nell'Asia nord-orientale, la situazione sanitaria diventa sempre più pericolosa.
La debolezza della struttura fisiologica del selvaggio è un fatto al quale si dà, ovviamen¬te, poca pubblicità ma che, se si osserva con una certa attenzione anche la semplice stam¬pa quotidiana, viene continuamente alla luce. Gli australiani hanno un'altissima incidenza di turbe psichiche, di emorragie cerebrali e di malattie cardiache, e la loro mortalità infanti¬le è 3 volte superiore alla media nazionale (3); questo li avvicina ai negri, i quali, secondo uno studio fatto in America, sono particolarmente soggetti a patologie cardiache, al punto che si stanno adottando trattamenti farmaceutici per le varie appartenenza razziale ("un far¬maco riapre il dibattito sulle razze") (4). I negri poi sono più sensibili al dolore dei bianchi (5). Solo il 4% degli zingari raggiungono il 60° anno e la loro mortalità infantile è sul 50%, e non certo per mancanza di cure mediche (un po' come gli australiani, ai quali gli zingari
(1) Buona parte dell'impostazione di questo capitolo segue la traccia di una conferenza sull'argomento "sanità" tenuto da Silvio Waldner a Crespano del Grappa (Treviso) il 26 novembre 1999. La fonte principale di informazione fu un libro scrit¬to in americano: Laurie Garrett, The coming plague , Penguin, New York (America), 1995. Trattandosi di un libro america¬no e diretto a un pubblico americano, esso consiste per circa il 90% di aneddoti insulsi, pezzi di cronaca avulsi dall'argo¬mento, barzellette imbecilli e opinioni strettamente personali dell'autrice. Ma avendo la pazienza di vagliare il testo (più di 600 pagine) per pescarvi l'informazione utile, si possono trovare molti dati utilizzabili.
(2) Un fatto strano e interessante, che non si sa quale significato possa avere (ammesso che uno ne abbia), è che fra i boscimani la lebbra è sempre stata sconosciuta, che pure era ed è una malattia diffusissima fra i bantù con loro confinan¬ti (e i boscimani sono ed erano ben lontani dal potere essere classificati come gente "sana"). Questa notizia la appresi durante il primo soggiorno in Africa meridionale nei primi anni Settanta; ma poi è stata confermata anche da uno studio medico fatto sugli ultimi boscimani del Kalahari [Richard Lee & Irven DeVore, "Kalahari hunter-gatherers", Harvard University Press, Cambridge (America), 1976]. Anche Marion Walsham-Howe ('Bushmen... ", cit.) ci informa che la lebbra era sconosciuta nella zona delle montagne del Drakensberg prima di esservi introdotta da negri e meticci. (3) Cfr. il quotidiano "Citizen" (Pretoria) del 15 giugno 1991.
(4) Cfr. il quotidiano "IL Sole 24-ore" (Milano) del 30 luglio 2003.
(5) Cfr. il quotidiano "ll Gazzettino" (Venezia) del 23 aprile 2001.
sono razzialmente imparentati) (6). Anche la donna selvaggia si dimostra più debole di quanto non lo sia quella europea o nord-est asiatica: il 26% dei casi di ricovero ospedalie¬ro di extracomunitari in Europa occidentale sono dovuti a complicazioni di gravidanza e puerperio (7), mentre nel Sud del mondo muoiono ogni anno circa 500.000 donne per pro¬blemi legati alla gravidanza e al parto, dovuto solo in parte a deficienze nell'assistenza medica (8). Fra la popolazione extracomunitaria residente in Europa, la mortalità infantile è il doppio di quella della popolazione normale, e il tasso di bambini nati morti 3 volte supe¬riore (cfr. l'Australia) (9).
In Europa occidentale il 50% circa dei posti-letto nelle sezioni ospedaliere dedicate alle malattie infettive, sono occupati da extracomunitari (10). Questa occupazione dimostra un tasso di crescita del 7 - 8% all'anno (11). Il rischio di contagio di tubercolosi fra gli extraco¬munitari è 12 volte superiore (12).
II 15% degli immigrati extracomunitari (in Italia) sono sieropositivi, a volere credere alle sta¬tistiche ufficiali (13) [ma è il 50% tra le prostitute e i viado (14)]; e alla presenza di un nume¬ro inflazionato di sieropositivi si deve l'espandersi anche del contagio tubercolotico (15). "Gli immigrati vanno soggetti a forme molto gravi di tubercolosi, spesso atipiche..." (16); e que¬sta è una tipica casistica da AIDS. Ma anche la malaria, le epatiti e le malattie veneree sono di importazione: il 96% dei casi registrati di queste ultime sono portate da extracomunitari (17), il che non ha niente di strano: nell'Africa nera il 70 - 80% della popolazione è infetta da malattie veneree (18). Come introduzione tanto potrà bastare!




saranno i nuovi "neandertaliani", discendenti degli attuali e futuri extracomunitari (ma su luesto più avanti). Quale possa essere stata l'origine del neandertaliano europeo arcaico non è dato saperlo, ma non si può escludere assolutamente che anch'esso fosse un rigurgi¬to della fascia tropicale.
hefico: , i pupari tengono alle loro marionette, fino a quando gli fa comodo

