Immigrati, le sanatorie non fermano i reati»

Studio dell’Istituto Cattaneo. Raddoppiati gli spacciatori stranieri, in carcere uno su tre è extracomunitario


ROMA - Un demografo come Massimo Livi Bacci ripete che in Italia le sanatorie per gli immigrati clandestini sono come le Olimpiadi: arrivano ogni 4 anni. E, infatti, dal ’90 in poi, i governi hanno spesso utilizzato lo strumento della regolarizzazione dei sans papier per tentare di riportare alla luce un popolo di invisibili che sono facilmente preda dei circuiti criminali: ormai è certificato che, se si tratta di stranieri, gli spacciatori, i ladri d’auto, gli scippatori e i rapinatori sono clandestini per l’80-90% dei casi denunciati. Parallelamente, ben tre riforme organiche sull’immigrazione e un provvedimento minore (legge Martelli del 1990, decreto Dini del 1995, legge Turco-Napolitano del 1998 e legge Bossi-Fini del 2002) hanno reso via via più stringenti i controlli interni sull’immigrazione clandestina. Quattro leggi promosse da governi di colori diversi con intenti apparentemente divergenti. Ma ora una ricerca dell’Istituto «Carlo Cattaneo» diretta dal professor Marzio Barbagli, la cui presentazione è in programma per l’8 giugno a Bologna, sostiene che certe politiche di contenimento possono pure dare risultati positivi a breve scadenza, ma sul lungo periodo rischiano di fallire.

LE SANATORIE - E sono i numeri a dimostrarlo: «Né le regolarizzazioni né il miglioramento dei controlli interni hanno avuto effetti di rilievo sul numero complessivo di reati commessi dagli immigrati». Tutti gli indici, infatti, sono in aumento. Dall’analisi di una griglia di 21 reati si scopre che negli anni immediatamente successivi alle sanatorie (1990, 1995, 1998, 2002) si registra una relativa calma soprattutto per quei reati commessi dagli irregolari: flettono le rapine improprie, i furti in generale e i furti d’auto. Ma si tratta di «effetti di breve entità e di durata limitata». Poi, col passare dei mesi, «la curva degli immigrati denunciati riprende al sua crescita».
E’ allarmante la percentuale degli stranieri denunciati all’autorità giudiziaria per produzione, traffico e smercio di stupefacenti che aumenta rispetto alla quota registrata 10 o 15 anni fa. Nel ’90, gli spacciatori stranieri fermati dalle forze di polizia erano il 12,8% del totale mentre oggi sono circa il 30 per cento. E anche la legge Bossi-Fini, in vigore da due anni, ha dato un primo risultato positivo sul breve periodo (da 9.892 a 8.061 stranieri deferiti all’Autorità giudiziaria per reati legati alla droga), ma, già nei primi tre mesi del 2004, la tendenza dei reati commessi dagli stranieri punta di nuovo verso l’alto. Ecco, allora, che anche altri indici evidenziano lo stesso fenomeno di crescita: il tasso di carcerazione relativo agli immigrati, il più alto d’Europa, passa dal 30 per cento (2002) al 31,3 per cento (2003).
L’Istituto Cattaneo, poi, ha cercato di misurare l’efficienza dei Cpt (Centri di permanenza temporanea), ovvero le strutture a metà strada tra l’accoglienza e il carcere nelle quali vengono rinchiusi i clandestini. Con la Turco Napolitano, nei Cpt il clandestino rimaneva 30 giorni mentre con la Bossi Fini la permanenza può durare 60 giorni: «Il numero degli irregolari trattenuti è fortemente cresciuto nel 2002, mentre è leggermente diminuito nel 2003, pur rimanendo più alto che nel triennio di vita della legge precedente».


LE ESPULSIONI - Va detto che con la Bossi-Fini, «il rendimento dei Cpt è rapidamente aumentato» perché la quota dei rimpatriati ha raggiunto nel 2003 il 51 per cento, un valore non troppo lontano da quel 57 per cento fatto registrare nel 1998 con il debutto della Turco Napolitano. Ecco dunque che tutti gli indici confermano uno scenario consolidato: «Le leggi, che nella retorica politica sono state presentate come antitetiche, hanno raggiunto risultati inferiori rispetto a quelli che i loro sostenitori si proponevano». E questo, conclude l’Istituto Cattaneo, è dovuto a più fattori: la permanenza di flussi migratori irregolari, controlli ancora insoddisfacenti, scarsa efficienza dei Centri di permanenza temporanea, accordi di riammissione ancora non stipulati con molti Paesi di origine degli immigrati, fiorente mercato del lavoro nero che continua ad attirare un esercito di irregolari.

Dino Martirano


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