La corte marziale ha riconosciuto colpevole dei tre capi di capi d'accusa imputati il caporale Usa, Jeremy C. Sivits, incriminato per gli abusi commessi nel carcere iracheno di Abu Ghraib ai danni dei detenuti.
Il caporale si era dichiarato colpevole di tutti i capi d'accusa ascrittigli: maltrattamenti dei detenuti, omissione dal dovere di proteggere i detenuti da abusi, crudeltà e maltrattamenti contro un detenuto che lo accompagnava, "facendolo posizionare in una pila sul pavimento per essere colpito dagli altri militari".
Sivits ha citato uno degli altri sei militari imputati per abusi, senza identificarlo, che alle guardie avrebbe detto "di continuare a fare quello che stavano facendo per l'intelligence militare", ma aggiungendo di non credere alle sue parole.
Il caporale Sivits ha raccontato quanto accaduto nel carcere di Abu Ghraib la sera dell'8 novembre 2003 quando il sergente Ivan L. Frederick gli chiese di accompagnarlo nel carcere.
Sivits era impegnato in alcuni lavori di manutenzione a un generatore esterno al penitenziario quando il sergente gli chiese di accompagnarlo nel carcere. Sivits seguì il sergente accompagnato da un detenuto e quando arrivò davanti alla scena degli abusi, erano presenti altri sette detenuti. "Ho sentito il caporale Graner urlare in arabo ai detenuti. Ho visto uno dei prigionieri steso sul pavimento. C'erano altri detenuti stesi sul pavimento, con sacchetti di sabbia sulla testa". Davis e un altro soldato, Lynndie England, gli stavano "schiacciando i piedi e le mani".
"Graner stava colpendo il detenuto con pugni alla testa o alla zona delle tempie - ha continuato Sivits - io gli ho detto: "Credo che potresti metterlo ko. Gramer si lamentava per essersi fatto male alla mano e diceva: "Dannazione, che male". Tutti i prigionieri, ha precisato il caporale, erano stati spogliati e costretti a creare una piramide umana.




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