dall'Arena di Verona:
Lavavetri ai semafori: ormai è invasione
Gli automobilisti: «Insistenti e prepotenti, non se ne può più». Corso Milano la strada più battuta
I NODI DI VERONA. Ogni giorno, agli incroci, si accendono discussioni con i questuanti. Che si rivolgono soprattutto alle donne. E il fenomeno si è accentuato
La maggior parte degli automobilisti non ne può più. La battaglia, specie per i pendolari del traffico, è costante: il «campo» in cui viene combattuta è, anzi, sono i semafori. La lotta è contro i lavavetri che a tutti i costi vogliono pulirti l’auto in cambio di un’offerta. Magari anche quando i vetri sono già puliti o comunque non ti interessa che lo siano. I lavavetri nelle ultime settimane hanno rioccupato gli incroci strategici, primo fra tutti quello di corso Milano. Spesso sono donne, magari con un bebè in braccio che fa più tenerezza. Implacabili, soprattutto se al volante c'è una donna: in questo caso l'insistenza diventa vera e propria prepotenza. Il/la lavavetri non si limita a chiederti tre-quattro volte di pulire, ma alza direttamente i tergicristallo, senza dar retta alle proteste e al rifiuto di pagare per un servizio non voluto per poi tendere imperterriti la mano. E se non paghi si arrabbia.
È la testimonianza-tipo raccolta tra gli automobilisti in coda ai semafori degli incroci divenuti i punti caldi del problema: a Verona si potrebbe ormai tracciare un mappa delle zone in cui la presenza dei lavavetri è immancabile. Partendo dagli incroci di Borgo Milano e di Porta Palio. Qui il presidio è fisso. Così come è costante ai semafori di corso porta Nuova e circonvallazione Oriani, di Basso Acquar e di ponte Catena. E gli automobilisti, già frastornati dal traffico e dalle code, stanno perdendo la pazienza. «Passo di qui varie volte al giorno, abito in via Galliano e quindi è chiaro che per andare in centro o in qualunque altro posto, devo - da un lato o dall'altro - attraversare questo incrocio. Ma non ne posso davvero più. Questi signori che stazionano davanti ai semafori sono un flagello, mi chiedono di lavare il vetro almeno dieci volte ogni volta che passo, e siccome di qui passo cinque, sei volte al giorno in certi momenti mi pare di impazzire», spiega tutto d'un fiato, dimostrando quanto è veramente stufo della cosa, Gianfranco Bonamente, in coda al semaforo che da porta San Zeno immette in corso Milano, dove anche ieri mattina c'era un extracomunitario munito di spazzola e secchio che cercava di lavare il maggior numero di vetri possibile. Suscitando per altro le ire di moltissimi automobilisti: non è raro, a questo semaforo, vedere scene da Far West, con autisti che addirittura scendono dall'auto e rincorrono il lavavetri. Bonamente, da «esperto» della situazione, aggiunge: «Per me è diventata un’ossessione. Nonostante ogni volta io risponda male a queste persone, spiegando che mi lascino in pace, loro insistono: sembrano quasi sordi, non lo so, non c'è verso di farsi ascoltare». «Sì, devo ammettere che mi danno parecchio fastidio, sono una scocciatura soprattutto perché sono molto insistenti», conferma Patrizia Guadagnini. «E nella maggior parte dei casi, nonostante io dica che non ho bisogno di lavare i vetri, questi immigrati diventano prepotenti e me li lavano lo stesso. E allora cosa fai? Forse non si dovrebbe, ma io in genere mi sento quasi costretta a pagarli comunque: anche perché si prova un senso di paura, soprattutto quando in giro non c'è molta gente». «Io una volta o l'altra scendo e picchio qualcuno. Ma come è possibile? Gli dico sempre di no, e invece loro mi lavano i vetro ogni volta: a questo incrocio poi è diventata una cosa cronica!», sbotta arrabbiatissima Alessandra Differini, dimostrando che le donne saranno anche le più bersagliate dall'insistenza e dalla prepotenza dei lavavetri, ma che talvolta sono anche pronte a reagire. Questa ragazza, a differenza di molte altre esponenti del gentil sesso che, in tal caso, al volante risultano ingiustamente «minacciate» (molte confermano che se non paghi i lavavetri cominciano a lanciare terribili improperi), non ha alcuna paura. Anzi, se potesse scenderebbe per fare a pugni. Non potendo, per lo meno si rifiuta categoricamente di pagare. «Sono stufo, davvero stufo: e siamo stufi tutti, questa è la verità. Perché ormai sono troppi, non ne può più nessuno: e sono anche così insistenti», le fa eco Giancarlo Tonini, dimostrando che almeno il fastidio non fa distinzione di sesso.




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