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    Post Dottrina dei Cicli Cosmici

    Approfitto di questo mio primo intervento per salutare tutti gli utenti di questo Sezione.

    Segue un mio piccolo intervento sull'argomento dei Cicli Cosmici. Accetto osservazioni, critiche e segnalazioni di eventuali punti che mi ho trascurato o che, colpevolmente, mi sono sfuggiti.
    Grazie.

    La Dottrina dei Cicli Cosmici ha due aspetti, uno Esistenziale, legato agli Stati di Manifestazione, e uno Cronologico, rappresentazione del processo di sviluppo degli stessi. Nella esposizione seguente mi atterrò al secondo significato.

    Per la Tradizione, la successione temporale degli Stai dell'Essere segue uno sviluppo ciclico piuttosto che lineare, quale adattamento alle necessità di sviluppo simbolico della Manifestazione stessa. Gli indù suddividono ognuno di questi cicli con regolarità, denotando come il Centro o Principio si rinnovi, nella contrazione e successiva espansione, all'interno della Dualità.

    Il Kalpa, comunemente chiamato "giorno di Brahmâ" rappresenta lo sviluppo totale di un Mondo, vale a dire di uno Stato o grado dell'Esistenza universale.
    Il Kalpa attuale, riguardante lo Stato di Esistenza "Umana" è chiamato (Shri) Shweta Varaha Kalpa (Era del Cinghiale Bianco). L'archetipo universale dell'Uomo (primo nato di Brahmâ) è l'Adam Kadmon, manifestazione del Verbo Divino. Altri aspetti sono quelli della Intelligenza Cosmica creatrice di tutti gli esseri (Prajapati) nonché del Legislatore Primordiale e Universale (Adhi-Manu).

    Ogni Kalpa contiene 14 cicli minori, chiamati Manvantara, in due fasi (Ascendente e Discendente) settenarie.
    Dal prototipo universale (Adhi-Manu), per ogni Manvantara, esistono degli adeguamenti della Legislazione Primordiale (Dharma), portati dai Manu (Manvatara-Avatâra).
    I 14 Manu sono: Swayambhuva (Adhi Manu, identico perciò a Brahmâ), Swârochisha, Auttama, Tâmasa, Raivata, Chakusha, Vaivaswata ( Figlio del Sole, Settimo Manu e Legislatore del Manvantara attuale, detto anche Satyavrata), Surya (Savarni: colui che partecipa della natura di), Daksha o Varuna (Savarni), Brahmâ (Savarni), Dharma (Savarni), Rudra (Savarni), Rukeya o Deva (Savarni), Agni o Indra (Savarni).

    Alla fine del Manvantara, la Tradizione (Dharma) è racchiusa nell'Arca (gli animali sono rappresentati dai Segni dello Zodiaco e dalle altre costellazioni. Essa contiene i principi delle cose, segna con le proporzioni simboliche la misura delle applicazioni universali di questi principi in tutte le modalità dell'Essere) ed è affidata alla custodia del Manu che reggerà il ciclo successivo. La Tradizione entra dunque in un periodo di non-manifestazione, durante il quale prepara la sua ri-manifestazione nel ciclo seguente.

    Ogni Manvantara, la cui durata totale è simbolicamente 10, è a sua volta diviso in 4 Ere: Satya Yuga (o Krita Yuga o Età dell'Oro) che prende 4 parti del totale, Trêta Yuga (Età dell'Argento) 3, Dwâpara Yuga (Età del Rame) 2 e Kali Yuga (Età del Ferro) 1.
    Attualmente ci troviamo alla fine della Quarta Età, regolata dal Toro Dharma, il quale si poggia su una sola zampa: Manavadharma per gli Indù, Minotauro o "Toro di Minosse" per i Greci, Toro di Ménès o Mnévis per gli Egizi, Thorah di Mosé per gli Ebrei. Infine, curiosamente, per i Romani, il Legislatore è Numa (inversione sillabica di Manu).

    Ultima annotazione, ma anche la più importante, è che alla base della Dottrina dei Cicli Cosmici c'è l'affermazione che, all'origine, tutto quanto appartiene al campo spirituale e intellettuale si trova in uno stato di perfezione, dal quale, in seguito, non fa che allontanarsi gradualmente nel corso dell'"ottenebramento" che accompagna necessariamente ogni processo ciclico di manifestazione. Questo implica l'accettazione della provenienza sovra-umana delle dottrine tradizionali, slegandole dal contesto del "pensiero" profano, lontane anni luce da tutto ciò che viene definito oggi scienza o filosofia. L'immutabilità della dottrina in se stessa non pone ostacolo ad alcuno sviluppo né ad alcun adattamento, alla sola condizione che essi siano sempre in stretta conformità con i principi, che nulla di tutto ciò costituisce mai una novità, poiché non potrebbe in ogni caso trattarsi d'altro che di una "esplicazione" di ciò che la dottrina da sempre implicava, o anche la formulazione di una medesima verità in termini differenti, per renderla più facilmente accessibile alla mentalità di un'epoca maggiormente "oscurata".
    Non pensare che la Via del Fuoco si compendi nello studiare la scienza degli astri, della guarigione, della magia e cose di questo genere (per quanto ogni cosa, al proprio livello, trovi il suo giusto posto). La Via dell'Immortalità non si ottiene mendicando qualche briciola di erudizione fenomenica, qualche modesto potere psichico appariscente, qualche medaglia conferita da un'organizzazione "spirituale" o pseudo esoterica, da appendere al muro per inorgoglire l'Io accattone. La Via dell'Immortalità si svela a chi, con Dignità, sa "morire" stando in piedi.

    •   Alt 

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  2. #2
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    La tua analisi è precisa e sintetica; anche se il tuo nick si rifà all'esperienza di UR di Guido De Giorgio (per me un grandissimo, la coincidentia perfetta tra Guènon ed Evola), la tua comprensione della dottrina tradizionale esposta dal Guènon è ottimale.

    http://communities.msn.it/CuibMikisMantakas/

    Ave atque Vale



    Janus77

 

 

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