L'estate scorsa la pitbull ferì al naso una donna e fu rinchiusa perché ritenuta pericolosa. Oggi è usata nella pet therapy dei disabili
Ci sono cani che dedicano la loro vita alle persone più sfortunati. Uomini e donne che dal destino hanno rice- vuto una sedia a rotelle o un corpo meno in forze degli altri. Questi cani passano con i disabili intere giornate, aiutandoli ad accettare le diversità. A poco a poco, insomma, gli insegnano come rapportarsi con un mondo che forse va trop po veloce per le loro gambe. Tra questi ani- mali, a Milano, ce n'è uno, anzi una, che ha un passato molto particolare. Un passato triste che l'ha costretta a vivere un anno dietro le sbarre. In una gabbia di un canile. Il suo nome è Margot, è un pitbull femmina di tre anni che da qualche mese segue ogni venerdì un programma di pet therapy con dei bambini disabili. Questa cagnona che oggi ha l'aspetto giocoso e saltellante, l'agosto scorso aggredì una donna in un giardino condominiale. I suoi morsi furono molto forti. Tanto che la signora fu costretta ad andare in ospe- dale con la faccia sfregiata. Da quel momento, la vita di Margot cambiò. Da cane di famiglia diventò un animale pericoloso, reietto dalla società. Una specie di mostro aggressivo da tenere lontano da ogni forma di vita. I suoi padroni la abbandonarono e fu rinchiusa prima per circa un mese in un canile comunale per poi essere trasferita in quello convenzionato di Segrate, "Il Girasole". Intanto la cronaca, cavalcando l'onda di un'estate con la psicosi del morso, non fece particolare chiarezza sulla dina- mica dell'incidente. Insomma, nessuno cercò di scoprire perché Margot ebbe quella terribile reazione. Era molto più semplice dire che i pitbull sono animali da sopprimere prima che nuocciano ancora a qualcuno. A distanza di un anno, però, ci ha provato Gaia (l'associazione animalista che ha curato Margot in questi suoi mesi di clausura) a far luce sulla vicenda. «Nessuno ha mai raccontato che la pitbull in questione conosceva bene quella donna - sostiene il presidente Edgar Meyer -. Che la signora, da qualche giorno, andava nella casa in cui viveva Margot per vedere i suoi cuccioli da affidare. Quindi, più volte era stata privata dei figli alla visione di quella donna. Quel pomeriggio, notandola nel giardino, ha agito con ferocia per difendere la prole». Una reazione data dall'istinto materno, insomma, sarebbe alla base di un gesto che certamente resta terribile. Gaia e i suoi volontari, quindi, hanno seguito in questo anno Margot. L'hanno studiata per capire se era davvero un animale pericoloso per l'uomo. Dai referti della comportamentista Simona Ratti, Margot risulta essere un cane docile, tranquil- lo. Disposto a giocare in ogni momento e sempre bisognoso di affetto. «Margot va considerata come un cane assolutamente gestibile sottolinea l'esperta -. Non ritengo, alla luce degli elementi in mio possesso, che sia in ambito di problematiche comportamentali evidenti». Dalle parole ai fatti. Non tutti i cani sono adatti per la pet therapy. Solo gli animali con particolari attitudini alla pazienza e alla mansuetu- dine possono seguire i disabili e aiutarli a relazionarsi con gli altri. Il fatto che Margot, ogni venerdì, sia impegnata in questo "volontaria- to" dimostra tutta la sua tenerezza. Quel maledetto agosto, è vero, ha sbagliato. Gravemente. Ma non per questo doveva essere abbandonata e rinchiusa in una g abb i a . Ora, infatti, Margot è cambiata e, grazie all'aiuto di Gaia e dei suoi ragazzi, ha imparato un sacco di cose nuove. In nove mesi questa cagnona di tre anni ha conosciuto tanti amici: Sasha, Iandri, Oro e Peggy. Tutti animali della sua stessa razza e col suo stesso scopo. Fare del bene.
PAOLO DECRESTINA
"Libero" 16.05.04




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