di Massimo Fini
Lo so bene che è poco elegante dire: io l’avevo detto. Ma qualche volta è necessario, soprattutto in un momento come questo in cui si assiste a un fuggi fuggi generale dalle proprie responsabilità. L’avevo scritto, su queste colonne e altrove, pochi giorni dopo la ‘liberazione’ di Bagdad, che quella che gli occidentali avrebbero dovuto affrontare in Iraq non era una lotta a frange terroristiche e a qualche residuale seguace di Saddam, ma una guerra di guerriglia appoggiata da una parte consistente della popolazione, sunnita e sciita. Non c’è bisogno di essere dei geni per capire che non si può marciare al ritmo di una mezza dozzina di attacchi al giorno se non si nuota in un’acqua estremamente favorevole. E le scene, ripetute, dei cadaveri di quei poveri soldati americani fatti oggetto di scempio da parte di una folla esultante avrebbero dovuto sciogliere ogni dubbio.
Mi rifiuto quindi di credere che i nostri responsabili politici e i molti intellettuali che hanno appoggiato l’occupazione dell’Iraq non avessero chiaro, da tempo, il quadro reale della situazione.
Invece si è preferito andare avanti autoconvincendosi della menzogna che eravamo in Iraq all’interno di un’operazione di ‘peace keeping’. I risultati sono sotto gli occhi. I nostri soldati non sono forze di pace, ma non sono nemmeno attrezzati per essere forze di guerra. Sono bersagli. Si è molto irriso a Zapatero. Ma Zapatero, preso atto della realtà, è salito su uno degli ultimi autobus disponibili, come ammette oggi anche il prudentissimo direttore del Corriere. Adesso per noi è diventato molto più difficile disimpegnarsi. Non perchè, come dice Berlusconi, se andiamo via il disordine (siamo noi — le truppe occupanti — la reale causa del disordine), ma perchè, essendo sotto attacco diretto, sarebbe una fuga.
Ma in un momento di maggior calma bisognerà che le democrazie occidentali prendano atto che l’‘operazione Iraq’ è stata un boomerang, sotto tutti i punti di vista. Siamo andati in Iraq con la presunzione di essere una ‘civiltà superiore’ e ci siamo rivelati dei torturatori. Siamo andati in Iraq per mettere in piedi il colossale affare della ricostruzione e le imprese devono fuggire perchè non si può stare in un posto dove ogni occidentale è un bersaglio. Ammettere i propri errori, è da forti. Perseverare non è solo diabolico. E’ stupido.
Massimo Fini
Fonte:Quotidiano.net
18.05.04




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