Citazione:
In Origine Postato da MrBojangles
Financial Times
Berlusconi in difficoltà taglierà spese, altro che tasse
Ecco alcuni brani dell’articolo di Tony Barber sul Financial Times di ieri dal titolo «Il peso di Berlusconi: l’economia italiana langue e le riforme sono bloccate». Una analisi della situazione italiana a tre anni dall’insediamento del governo.
(...) Il deficit di bilancio dell'Italia e ancora di più il suo debito pubblico sono i due problemi più urgenti che deve affrontare il premier italiano. (...) La situazione fiscale italiana è «forse la più problematica di tutta la zona euro; non bisogna dimenticare che l'Italia è il paese con il debito pubblico più alto», ricorda Pasquale Diana, economista al JP Morgan Chase. La posizione fiscale dell'Italia è talmente grave che ci si aspetta che il governo annunci tagli immediati ed estesi alle spese subito dopo le elezioni europee e amministrative del 12 e 13 giugno. I tagli dovrebbero essere, secondo fonti vicine al governo, di 10 miliardi di euro. Saranno seguiti da altri tagli, per un totale di 12 miliardi di euro - ciò permetterà a Berlusconi di mantenere la promessa di ridurre le tasse di 12 miliardi di euro nel 2005-2006, giusto in tempo per le elezioni. «Sappiamo che i tagli alle spese devono essere finanziati totalmente, altrimenti la gente non si fida e non spende, e l'economia non riceve la spinta di cui invece ha bisogno», spiega un funzionario che lavora ai piani sui tagli fiscali.
Ai tagli si opporranno probabilmente tutti i gruppi che saranno colpiti più duramente - soprattutto le industrie e le regioni a cui verrà chiesto di accettare una fortissima riduzione dei finanziamenti statali. Ma il governo Berlusconi non ha molte scelte: le finanze pubbliche italiane sono sotto l'attenzione scrupolosa dei mercati finanziari, dell'Unione europea e dei partner della zona euro, come mai era avvenuto da quando l'Italia è entrata con il primo gruppo di paesi nella zona a valuta unica, nel 1999.
Il governo spera che i tagli alle spese permetteranno di mantenere il deficit del 2004 sotto il 3%, evitando quindi di subire un richiamo da parte dell'Unione europea. All'inizio di maggio, l'Ue ha dato all'Italia tempo fino al 5 luglio per presentare nuovi tagli al deficit. Secondo le previsioni anche nel 2004 la Francia e la Germania supereranno il limite del 3%, per il quarto anno successivo. Ma l'enorme debito pubblico dell'Italia - il 106,2% del Pil alla fine del 2003 - ne fanno un caso diverso dalla Francia e dalla Germania. (...) Per una riduzione sostenibile del debito l'Italia ha bisogno di un surplus di bilancio ciclico del 5% del Pil. Nel 1997 questo surplus è stato del 6,7%; con il governo Berlusconi, invece, è sceso al 3,4%, in gran parte per la spesa eccessiva e la diminuzione delle entrate. Dal 2001 al 2003, la spesa è stata superiore alla crescita nominale del Pil di 1,5 punti.
(...) È comunque indicativo che l'Italia abbia perso una parte di mercato anche rispetto ai partner della zona euro. Dal 1996 al 2003, la percentuale italiana delle esportazioni nella zona euro - compresi gli scambi con gli altri paesi a valuta unica - è passata dal 14,4 al 12,2%. La Germania, nonostante tutti i suoi problemi, ha aumentato la sua percentuale dal 29,9 al 30,9%. (...) L'Italia spende il 14% del Pil per il sistema pensionistico - percentuale destinata ad aumentare fino al 16% verso il 2030 se non ci saranno delle riforme. La proposta di legge sulle pensioni mira a tagliare la spesa pensionistica di uno 0,7% annuale. Così facendo molti italiani a partire dal 2008 dovrebbero lavorare fino a 60 anni invece che fino a 57 per avere diritto alla pensione. Ma la lotta interna alla coalizione di Berlusconi su questa riforma è stata tale che il suo contenuto è stato molto alleggerito.
(...) Ora per Berlusconi tutto sta nel sapere se le riforme sono state rimandate troppo a lungo e se saranno vittima del calendario elettorale italiano; un cattivo risultato nelle elezioni di giugno, se pure non farà cadere il governo, potrebbe causare fratture interne alla coalizione che potrebbero minare la sua leadership. In quel caso, ci sarebbe sempre bisogno di riforme, ma le probabilità di un intervento rapido sarebbero ancora più scarse.
(traduzione di Sara Bani)