Intervista a Vandana Shiva
Nuova Delhi è nervosa in queste ore, dottoressa Shiva: Sonia Gandhi che rinuncia, manifestazioni di piazza, suicidi minacciati, cortei, tamburi, indignazione, la Borsa che va su e giù.

Cosa ne dice?

«Sì, la situazione è molto, molto nervosa. Le forze del nazionalismo cercano di imporre la loro volontà con mezzi diversi da quelli democratici».


C’è ansia nella voce di Vandana Shiva, una delle intellettuali indiane più famose, militante contro la povertà, soprattutto nelle campagne e per i diritti delle donne. E si capisce: è un passaggio cruciale, questo, per la più grande democrazia del mondo; i pericoli di divisione e di violenza che si sono aperti con la rinuncia della signora Gandhi sono consistenti.



Cosa intende per mezzi diversi da quelli democratici?

«Le forze che si raccolgono attorno al Bjp (il partito nazionalista hindu che ha guidato il governo fino a sei giorni fa, ndr ) hanno messo in essere un ricatto: alcuni hanno detto che non avrebbero partecipato alla cerimonia d’insediamento del Parlamento, altri hanno minacciato campagne contro la "straniera" Gandhi. Appena ha perso le elezioni, il Bjp è insomma partito con una campagna di odio e di xenofobia».

Che fa presa sulla popolazione?

«La popolazione ha votato. E ha votato Sonia Gandhi. Gli indiani l’hanno accettata e scelta. Questa campagna contro di lei è veramente un affronto alla democrazia. La questione è una sola: non vogliono che in India si affermi una politica inclusiva, vogliono andare avanti con le divisioni su basi di comunità e di religione».

La questione di un primo ministro «straniero», dunque, non si pone, a suo avviso?

«Certo che no. Costoro usano il linguaggio della civiltà indiana per terrorizzare il Paese sulla questione delle origini "straniere" di Sonia. Ma l’India ha sempre avuto la capacità di prendere e assorbire tutto e tutti: è una cultura inclusiva. Le "questioni straniere" sono piuttosto altre».

Quali?

«Il dato di fatto è che il Bjp ha perso le elezioni dopo avere condotto una campagna con slogan e messaggi pubblicitari studiati da agenzie americane. Persino il linguaggio - pensate a India Shining (l’India che brilla, ndr ) - non era indiano. Questa è stata una delle vere cose "straniere" delle elezioni: e la gente l’ha rifiutata. Ma ce n’è un’altra di foreign connections , di "questioni straniere": la più importante».

Quella dei mercati finanziari, intende?

«Esatto. Ci sono interessi economici esteri che stanno cercando di destabilizzare la situazione. L’hanno fatto capire da subito. E poi si è visto in Borsa: è crollata sulla notizia dell’incarico a Sonia e poi si è ripresa quando ha rinunciato. Gli investitori internazionali non vogliono un governo guidato da Sonia Gandhi e hanno operato per farlo fallire. Questa è la vera "questione straniera"».

Adesso cosa succede?

«E’ assolutamente non prevedibile. Tutto il Partito del Congresso vorrebbe che Sonia ci ripensasse. Così, siamo schiacciati tra due instabilità: da un lato, il Bjp minaccia una campagna di odio se Sonia diventa primo ministro; dall’altra i militanti del Congresso giurano di non accettare queste dimissioni che considerano forzate».

Sonia tornerà indietro?

«Troppo difficile prevederlo. La stanno implorando, ma chi lo sa?».

Ha fatto bene, a suo parere?

«Ha dato un segnale di chi non vuole il potere a tutti i costi. E sta tentando di evitare che parta una campagna xenofoba. Ciò è bene. Forse, però, tutto andava preparato meglio». Probabilmente nemmeno lei si aspettava di poter diventare primo ministro. «Non c’è dubbio, è stata una sorpresa per tutti, anche per lei».

Crede che la ucciderebbero se diventasse primo ministro?

«Se avessero pensato che poteva vincere, l’avrebbero uccisa durante la campagna elettorale».

E’ la fine della dinastia Gandhi?

«Chi lo sa: è davvero tutto imprevedibile. Non c’è garanzia, ora, che nel Congresso prevalga un centro di comando che lasci emergere le forze nuove, come Rahul Gandhi».

Siamo a un bivio.

«Già: tra la possibilità di rovesciare dieci anni di politiche di divisione e odio e la disintegrazione».

D. Ta.
Fonte:Corriere della Sera 19.95.04