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La grotta di Corbeddu
Il bandito Corbeddu
Il bandito Giovanni Corbeddu, vissuto fino alla metą del secolo scorso, diede il nome alla grotta, in quanto abituale e segreta dimora per sč e la sua banda, sinchč lo stesso non venne ucciso in un conflitto fra Oliena e Orgosolo. Per un latitante era un covo assai ideale. La leggenda popolare narra che, allorché Corbeddu, riusciva a rapire i suoi nemici e delatori, li conduceva nel rifugio prediletto, e qui di fronte alla parete rocciosa, con inciso una bilancia fra bene e male, al lume della torcia istituiva una sorta di processo, che finiva sistematicamente con la condanna a morte del rapito. L'infelice veniva giustiziato e inumato in un angolo della grotta dibito a cimitero della banda.
La grotta che si sviluppa per 150 metri, risulta per lo speleologo povera di concrezioni di un certo interesse, ma dal punto di vista paleontologico e archeologico, sia per mole di materiale rinvenuto, sia per quello ancora giacente, č forse quella fra le pił importanti della valle.
Il Prolagus Sąrdus Wagner
In campo paleontologico si ricorda che Mary Dawson, docente ordinaria presso il Carnegie Museum di Pittsburgh (U.S.A.), con la collaborazione del Grippo grotte Nuorese organizzņ nel 1968 una spedizione scientifica nella quale vennero rinvenuti, confusi con altri resti scheletri, quelli del Prolagus Sąrdus Wagner, un mammifero scomparso da venti milioni di anni. Successivamente studiando lo scheletro si č capito che si trattava di un roditore diffuso in Europa nel Pleistocene, la cui ultima area di sopravvivenza si ridusse alla Sardegna e alla Corsica. Probabilmente per le popolazioni del neolitico fu una notevole fonte di sostentamento.
Gli ultimi fossili viventi
La fauna ipogeica č ridotta ad alcune rarissime specie di insetti. La grotta č una vera e propria oasi queste specie rarissime di insetti, che per varie cause, sono comunque detinati ad estinguersi. La grotta Corbeddu č caratterizzata in particolare dalla preenza della Patrizicampa Sardoa, veri e propri fossili viventi, facente parte dei dipluri (apterigoti).
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