Da lunedì il campo profughi è sotto offensiva israeliana
I testimoni: "Soldati ed elicotteri hanno sparato sulla folla"
Rafah, la strage non si ferma
Uccisi oggi 23 palestinesi
In tre giorni il bilancio si è fatto pesantissimo: 42 vittime
RAFAH (STRISCIA DI GAZA) - Non accenna a fermarsi la carneficina in atto da tre giorni nel campo profughi palestinese di Rafah, all'estremità meridionale della Striscia di Gaza: secondo il sito Internet del
quotidiano israeliano Haaretz i morti sarebbero 23, e in tutto il numero dei palestinesi morti dalle prime ore di lunedì, quando è scattata la massiccia operazione militare israeliana denominata in codice "Arcobaleno", è salito a 43. Tre di questi, compreso un tredicenne che ha perso la vita in giornata, erano giovanissimi: sono caduti anche una ragazzina di 15 anni e il fratellino di 11, colpiti in casa da proiettili vaganti.
Le dramamatiche proporzioni che sta assumendo la vicenda hanno convinto l'esercito israeliano - e lo conferma una fonte militare - a svolgere accertamenti per determinare cosa sia successo: "E' prematuro dire che cosa sia esattamente successo a Rafah".
I testimoni hanno denunciato che tutte le vittime odierne (ci sono anche 50 feriti) sarebbero rimaste uccise perchè i soldati israeliani - ma anche elicotteri che sorvolavano la zona e hanno lanciato missili - avrebbero sparato sulla folla dopo aver intimato con i megafoni la resa in massa ai militanti della resistenza locale, e ordinato a tutta la popolazione di sesso maschile, dall'età superiore ai 16 anni, di confluire verso un unico punto di raduno.
Tra i morti di oggi, c'è appunto il tredicenne Saber Abu Libdeh, falciato dalle pallottole a Tal al-Sultan, uno dei sobborghi maggiormente turbolenti del campo; nella stessa occasione sono stati feriti i suoi due fratelli. C'è poi un uomo che sarebbe stato centrato mortalmente alla testa mentre si stava arrendendo; poco prima era stramazzato al suolo un civile che - stando ancora al racconto dei testimoni - stava uscendo dalla porta di casa per consegnarsi, tenendo stretta tra le mani una bandiera bianca.
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(19 maggio 2004)




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