Uomini e no (riflessioni sulle torture in Iraq)

Ormai da giorni dominano le prime pagine dei giornali e la parte più cospicua dei telegiornali le immagini - ignobili e giustamente disgustose - delle torture che alcuni militari americani infliggevano ai prigionieri iracheni.
Lo sgomento, lo sdegno ed il dolore che ci colpiscono quando il lato più oscuro e bestiale dell'uomo viene allo scoperto sono doverosi.
Sono sacrosanti.
E anche la doverosa annotazione della barbarie dell'"altra parte" - dalle crocifissioni di cristiani in Sudan alla decapitazione del civile americano - non deve essere un alibi per minimizzare quanto accaduto.
E tuttavia c'è una presenza - allontanata ma mai soppressa - che aleggia come un fantasma sull'indignazione e lo scandalo - ripetiamolo: sacrosanti - di questi giorni.
Sono centocinquantamila piccoli convitati di pietra che ogni anno - nella nostra Italia - vengono smembrati, fatti a pezzi e buttati in un cesso - passateci l'espressione vernacolare.
E con lo slogan "conquista di libertà".


Sono - erano - esseri umani anche loro, ma alla loro memoria nessuno ha dedicato editoriali o indignazione in prime time. Permetteteci di non capire.
E permetteteci anche una domanda: una bontà così, a che giova?

http://www.fattisentire.net