Rino Cammilleri, "Il Giornale", lunedi' 17 maggio 2004
-*Una domanda ai professionisti del dialogo*-
I dialogatori di professione, quelli "senza se e senza ma", dovrebbero
riflettere (ma dubitiamo ne siano capaci) sul fatto che nessuna, dico
nessuna condanna si e' alzata nel mondo islamico per la decapitazione in
diretta di un ostaggio innocente. Che aveva il solo torto di essere
contemporaneamente americano ed ebreo, cosa intrinsecamente imperdonabile
per i razzisti della jihad. Neanche i cosiddetti musulmani "moderati" hanno
fatto una piega. Anzi, e' lecito il sospetto che non siano pochi quelli che,
almeno in cuor loro, hanno esplicitato soddisfazione per la "risposta",
pronta e immediata, alle torture e alle sevizie inflitte dai soldati
americani ai prigionieri iracheni. Torture che potremmo persino definire
presunte perche', finora, abbiamo visto solo immagini fotografiche di
intimidazioni e umiliazioni; le torture e le sevizie ci hanno detto che, si'
, ci sono state, ma dobbiamo affidarci alla parola di chi ce lo dice.
Comunque, conoscendo il giro mentale degli occidentali, siamo sicuri che la
pressione sui prigionieri sia stata senz'altro di carattere intimidatorio
(tipo: "se non parli, faccio vedere ai tuoi amici e a tua moglie le foto di
te, nudo e con le mutandine da donna") adeguata al genere di mentalita' con
cui si aveva a che fare. Le afflizioni fisiche, e anche le morti, se ci sono
state, sono da considerarsi del tutto eccezionali.
In ogni caso, l'esecrazione per tutto questo (doverosa, ci mancherebbe) ha
sconvolto e sta sconvolgendo l'Occidente, provocando interminabili
dibattiti, terremoti politici, richieste di dimissioni di pezzi grossi,
processi e corti marziali ai responsabili, condanne da parte dell'opinione
pubblica, dei politici di maggioranza e opposizione, del clero e degli
esponenti religiosi, di tutti i media. Infatti, questo e' il lato buono e
giusto dell'Occidente democratico e, piaccia o no, cristiano. Un Occidente
che quando qualcuno dei suoi uomini, uno qualunque di quelli che agiscono in
suo nome, sbaglia, e' velocissimo a punire e a porre rimedio. E a mettere in
piazza in mondovisione il suo pentimento.
Nulla di cio' accade sul versante islamico. Non vedrete, mai, neanche nei
paesi "moderati" un solo corteo, una qualsivoglia manifestazione di presa di
distanza dalla barbarie di casa propria. Sempre, naturalmente, che tagliar
la testa di un uomo (si badi, con un coltello, non con una affilata
scimitarra di grosse dimensioni, con una mannaia, con una ghigliottina che,
infliggendo un solo colpo, riducessero al massimo le sofferenze della
vittima) e scannarlo come un maiale possa essere paragonato alle "torture e
sevizie" subite dai prigionieri iracheni. Molti dei quali hanno potuto
essere intervistati dopo (dai media occidentali) e narrare sui nostri
schermi la loro umiliazione.
C'e' di piu': i "seviziatori" e i "torturatori" americani non si sono mai
sognati di gridare "Cristo e' grande!" mentre infierivano sui prigionieri.
Questi ultimi, tra l'altro, nessuno si e' chiesto se fossero dei poveri
tapini innocenti oppure dei fortemente sospettati di terrorismo, o
fiancheggiatori dei miliziani tout court. Laddove il povero Berg era andato
in Irak solo per lavorare e cercare di guadagnare onestamente qualcosa. E,
in margine a questa vicenda, e' accaduta un'altra cosa tipicamente
occidentale: il padre di Berg se l'e' presa con Bush, non con i macellai di
suo figlio. Questi ultimi, usi a comportarsi come cani idrofobi e non come
appartenenti alla razza umana, dimostrano di seguire linee di ragionamento
preistoriche e bestiali. E con le bestie irragionevoli che si fa, si dialoga
o le si abbatte?
© Il Giornale




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Nobis ardua 