Ho letto “Un futuro senza luce?” (ed. Riuniti), scritto da Maurizio Pallante. Secondo l’autore (che riporta ragionamenti scientifici) il problema principale è lo spreco di energia: senza peggiorare il nostro standard di vita potremmo dimezzare l’energia sfruttata. In Germania non aprono di nuove centrali di tipo termoelettrico. E sono sulla strada giusta per diminuire entro il 2010 (scadenza del protocollo di Kyoto) del 25% la loro produzione di gas-serra. Mentre l’Italia, in barba a quanto sottoscritto con il protocollo, ne sta aumentando la produzione.
Come è possibile questo “miracolo”?
Soprattutto:
1) Riducendo i consumi domestici (riscaldamento e condizionatori per primi), che inquinano quanto il traffico veicolare ma a cui nessuno pensa. Si deve partire da una progettazione ingegneristica-architettonica intelligente: alta coibentazione (isolanti termici, ritorno ai muri spessi, serramenti con vetrocamera), esposizione solare ed aperture studiate in quest’ottica, ricambio dell’aria che riscaldi l’aria fredda in entrata raffreddando quella calda in uscita. In Germania si consuma per il riscaldamento meno che in Italia (meno di 70 contro una cifra tra i 150 e i 200 kilowattora/(anno*mq))… Dovrebbe essere anche in Italia obbligatoria una certificazione, da presentare nelle compravendite, di quanto consuma i termini energetici un appartamento; dovrebbe….Poi si devono scegliere elettrodomestici a basso consumo. E tutto questo in qualche anno si trasforma in un vantaggio economico per che abita queste abitazioni intelligenti.
Le case passive, da “Un futuro senza luce?”
2) Con i microcogeneratori famigliari collegati alla rete nazionale. Si tratta di generatori di corrente per singole case (inventati in Italia ma qui rarissimi…), funzionanti con combustibili di origine vegetale che utilizzano il calore rimanente alla fine del processo di produzione di energia elettrica per il riscaldamento. In Italia una cosa del genere esiste solo per il teleriscaldamento, che comporta però perdite maggiori, visto che è maggiore il tragitto che il calore deve fare. Garantisce l’autonomia della casa, che può vendere il surplus alla rete nazionale. Insomma, anche in questo caso in comportamenti virtuosi ricevono una ricompensa.
A questi metodi si abbinano le energie "pulite" (è già stato scritto in questo 3d che in Germania c'è più utilizzo della solare che in Italia). Queste energie hanno sì un peso trascurabile e sono molto costose in un sistema che ha bisogno di molta energia, a causa degli sprechi; ma se si diminuisce la richiesta di energia il loro peso specifico aumenta. I tedeschi hanno studiato dei metodi (implementati da programmi informatici che possono comprarsi progettisti, imprese ecc..) per trovare il mix più conveniente tra i vari tipi di energie.
Inoltre lo Stato e le istituzioni pubbliche devono combattere gli sprechi negli edifici di loro competenza (uffici, ospedali, scuole...).
Altra proposta è l'obbligo (già previsto da direttiva europea, in Italia non applicata, naturalmente) di separare i contatori per il consumo di energia (metano, elettricità, gasolio...) all'interno dei condomini. Così ogni famiglia è più incentivata al risparmi
Il monopolio pubblico dell’energia elettrica, mancando lo stimolo della concorrenza, ha castrato la ricerca dell’efficienza. Ciò non toglie che il controllo pubblico abbia avuto il merito di essere attento alle esigenze sociali. I privati non avrebbero avuto interesse a portare l’energia elettrica in posti sperduti, facendo pagare a tutti l’energia con lo stesso prezzo. La privatizzazione attualmente in corso elimina i pregi della statalizzazione senza introdurre la concorrenza (non c’è la possibilità di scegliere per il cliente). La via indicata da Pallante è quella di consentire al cliente di fornire energia alla rete nazionale. Così sarà incentivata l’autoproduzione (fonti sostenibili comprese). Do ragione a Pallante, aggiungendo che il tutto deve inserito in un’ottica di controllo pubblico.
Esistono della società che migliorano l’efficienze energetica dei loro clienti (Energy Service Company: ESCO). Funziono come se sul mio terreno avessi del petrolio: non avendo i fondi per estrarlo e non volendo venderlo affido ad un’impresa l’installazione delle infrastrutture e le concedo di tenere per sé il petrolio estratto per qualche anno. Dopo mi terrò il petrolio rimanente e le infrastrutture. Così affido all’ESCO la riduzione del consumo energetico della mia casa (coibentazione, elettrodomostici intelligenti ecc…). Io pagherò loro la parte di bolletta che risparmierò per qualche anno, dopo i risparmi verranno nelle mie tasche.
Trasformare l’energia elettrica in calore è uno spreco. Lo spreco non sta nella trasformazione dell’energia in calore, ma nel fatto che per produrre quell’energia si è spesso utilizzato proprio del calore e non tutto il calore iniziale si è trasformato in energia. Sarebbe meglio produrre il calore dove si utilizza, senza passare per la fase intermedia dell’energia elettrica (ad es. con lavatrici che prendano l’acqua calda prodotta dalla caldaia e non scaldino l’acqua trasformando l’energia elettrica in calore).