L'Italia liberata dall'ipoteca comunista
1060 giorni del Governo Berlusconi
di Gianni Baget Bozzo
La stampa politicamente corretta presenta Berlusconi, nel giorno del più lungo governo della Repubblica, come un pifferaio magico legato ad una sottile manipolazione dell'immagine: ed appare la speranza che il fenomeno Berlusconi sia una fata Morgana della politica italiana, una sorte di sogno collettivo di un paese che torna a credere ai maghi ed alle streghe, anche se parlano il politichese di qualità di Edmondo Berselli e di Ilvo Diamanti.
Come Ermengarda del Manzoni, il commentatore "politicamente corretto" si lamenta: "oh fosse un sogno e l'alba lo risolvesse in nebbia!".
Il "politicamente corretto" non si rassegna all'esistenza di Berlusconi, non può pensarlo come un cambiamento radicale della politica italiana che ha falsificato, per usare una metafora popperiana la cultura politica di sinistra dominante in Italia.
Vale ancora forse la tesi di Michele Salvati che, commentando il libro di Vidal sulla transizione spagnola, scrisse che l'Italia, diversamente dalla Spagna, non era mai uscita dalla guerra civile e che la divisione fascismo - antifascismo era la forma segreta della politica italiana, la sua costituzione materiale.
Dopo il caso Zapatero, viene da pensare che anche la transizione spagnola non sia stata una rimozione della memoria e che riaffiori nella penisola la divisione tra " Espana una grande libre" e la "Espana invertebrada" che si decompone in nazionalità. Ma è vero per l'Italia la legittimità segreta è ancora quella imposta dai comunisti ai democristiani per cui l'antifascismo divenne il fondamento istituzionale e politico delle legittimità dei governi della Repubblica.
Berlusconi ha fatto più che costituire un'alleanza, vincere le elezioni, costituire il governo più lungo della Repubblica. Berlusconi ha sostituito la libertà all'antifascismo come legittimità fondante dei governi repubblicani. Ha distrutto l'ipoteca comunista sulle istituzioni italiane.
Se dovessimo definire l'opposizione a Berlusconi che invade sinistra, centro e talvolta persino destra, diremmo che la miglior definizione è quella di opposizione legittimista. L'opposizione difende l'antifascismo come un sacro politico, privo di attualità ma ricco di un fascino memoriale che non corrisponde più alla coscienza comune ma le pesa addosso come un vincolo coperto da un tabù che esclude la rimozione.
La realtà di Berlusconi è misurata più dall'imponenza del dissenso che dalla stabilità del consenso. Consenso e dissenso a Berlusconi hanno diversa natura: il consenso è politico, il dissenso è sacrale. Perciò l'odio a Berlusconi è un odio verso colui che ha profanato il sacro della Repubblica e ha distrutto la sintesi tra Resistenza e Risorgimento operata da Gramsci e da Togliatti.
Per questo il lungo governo non sembra un successo, ma una sconfitta, per il "politicamente corretto" il governare è degradare verso il nulla, provare che la sua illegittimità antifascista è anche la sua irrealtà. Non c'è altra parola per descriverlo che la parola "declino" cara ad Epifani e da lui imparzialmente applicata alla nazione.
Il declino dell'Italia è, per il "politicamente corretto", la stessa cosa dei giorni di Salò e della fine dell'Italia repubblichina.
La vittoria dell'antifascismo rosso.




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