Gelo di Prodi sull’Ulivo: mi adeguo alla scelta
Il Professore insoddisfatto per l’intesa con Bertinotti E i suoi: la decisione è stata presa senza coinvolgerlo
ROMA - Si è tenuto volutamente e ostinatamente defilato, Romano Prodi, da una settimana a questa parte. Da quel giovedì in cui il documento sull’Iraq da lui benedetto è stato modificato e indurito dal Triciclo il presidente della Commissione europea ha preferito lasciar fare agli uomini del Listone. «Mi adeguo», ha sospirato ai fedelissimi il Professore quando gli è stato detto che ormai la decisione era stata presa: tre righe secche per chiedere il ritiro e celebrare l’accordo con Bertinotti. E poi ha assicurato: «Non porrò problemi». Del resto, nei ragionamenti che è andato facendo in questi giorni, Prodi aveva ben chiaro che l’esito di questa partita non poteva essere diverso. Ha spiegato che dopo l’accelerazione impressa da Rutelli i Ds di Piero Fassino non avrebbero più potuto reggere una posizione diversa, e ha preferito lasciare il passo ai politici di Roma. Certo, soddisfatto non è, il presidente della Commissione europea, nonostante il documento diffuso ieri dai leader del Triciclo nel tentativo di non appiattirsi sulla linea di Rifondazione. Soddisfatto non può essere, perché, come ammetteva un deputato prodiano, l’accordo con Bertinotti è «stato siglato sopra la sua testa, senza coinvolgerlo». Il che per il candidato premier che dovrà guidare un’alleanza che include anche il Prc non è certamente un buon viatico. Ma è anche vero che, comunque, Prodi non ha tentato di frenare i leader del Triciclo per due motivi. Innanzitutto, per evitare di incorrere in una sorta di conflitto di interessi, visto il ruolo che ricopre in Europa. Eppoi per una più prosaica ragione. L’ultimo sondaggio che circolava tre giorni fa al Botteghino rivelava che l’opposizione alla sinistra del Triciclo aveva subìto un ulteriore incremento: dal 15 per cento era passata al 18. Una percentuale ben più robusta di quanto si aspettasse il Listone, una percentuale guadagnata proprio grazie alle posizioni assunte sulla guerra in Iraq. Poiché è nell’interesse di Prodi che il Triciclo ottenga più voti possibili è chiaro che non conveniva nemmeno al presidente della Commissione Ue insistere su una linea di maggior cautela ancora improntata sull’attesa della "svolta" delle Nazioni Unite.
Ma quel che è emerso in questi giorni segnala indubbiamente un affanno del Triciclo e del suo leader. Lo dimostra anche la decisione di Franco Marini di rompere gli indugi e di schierarsi palesemente contro la linea del Listone. Ora Marini non è un personaggio come Antonio Maccanico o Enzo Bianco, ma è un politico-politico, che è anche l’azionista di maggioranza della Margherita. Il quale, questa volta, non si è limitato a scuotere la testa e a mettere in guardia i colleghi di partito dal «fare un regalo a Berlusconi», ma è sceso in campo in prima persona. E lo ha fatto per dimostrare quella che ha definito con qualche collega di partito «l’inadeguatezza dell’attuale classe dirigente» del Triciclo. Un monito a Rutelli, ma non solo a lui. Si è trattato di un segnale rivolto anche a Prodi che ha assecondato, con il silenzio, l’accelerazione del Listone. E un buon amico di Marini, con malizia, ha commentato con queste parole la sortita dell’ex segretario del Ppi: «Sarà contento Veltroni». Quel Veltroni che anche se assicura di preferire il Campidoglio e l’Africa continua ad essere considerato il vero outsider della partita che si giocherà nel 2006.


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