Dato che su 100 notizie riportate 99 ci fanno scoppiare il fegato, raramente come oggi capitano giornate in cui si leggono due notizie che almeno vanno in altra direzione. Prima quella sui fondi tagliati (fino al prossimo emendamento trasversale, ovvio...) da Tremonti a Roma:

http://forum.politicainrete.net/pada...-capitale.html

e ora quella dei (nostri) fondi Fas destinati a opere (se ciao...) in terronia e stavolta usati per pagare le multe degli allevatori per le inique quote latte.


ECO - Latte, quelle multe Cobas che sarebbero state pagate con i Fas

il VELINO Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale | Leggi l'articolo

Roma, 22 ott (Velino) - Il sasso nello stagno è stato gettato su Facebook dal dirigente del comitato centrale de La Destra di Storace, Roberto Puleo. Secondo il quale sarebbero stati usati i Fondi per le aree sottosviluppate – Fas, per pagare parte delle multe di quei produttori del nord che costituiscono lo zoccolo duro della megamulta miliardaria che l’Italia deve all’Europa a causa di una superproduzione. “Quello che ho riportato su Facebook lo hanno detto i candidati dello stesso Miccichè in campagna elettorale per le europee”, confessa Puleo al Velino. “In cassa i soldi liquidi provenienti dai Fas non ci sono più. In parte sono stati usati per nobili fini, come per sostenere i terremotati dell’Abruzzo, in parte – circa 140 milioni di euro – sembra siano stati usati per pagare le multe dei produttori del Nord”. Ovvero le più urgenti. È storia vecchia, ma torna all’ordine del giorno a causa della grave crisi in cui versa il comparto del latte. E, in vista delle decisioni di Lussemburgo sul futuro del settore, si riaccendono i fuochi della polemica. Al centro della controversia ancora una volta le quote latte. E ancora una volta le multe non pagate, ovvero quei “superprelievi” cui devono far fronte i produttori che hanno superato la propria quota. Gli stessi con i quali – come previsto dal cosiddetto decreto Zaia sul latte – si dovrebbe “rimpinguare” il Fondo di sostegno destinato a coloro che si sono messi in regola nel 2003, con la 119 di Alemanno ministro dell’Agricoltura.

Secondo il responsabile Pd per il Mezzogiorno Sergio D’Antoni la delibera Cipe del 6 marzo 2009 – presentata come elemento qualificante dell’intervento anticrisi del governo - ha in realtà riprogrammato risorse già stanziate provenienti per la maggior parte proprio dai Fas. Tre i fondi istituiti con il Dl anticrisi: il Fondo infrastrutture destinato a opere immediatamente cantierabili, il Fondo ammortizzatori finalizzato all’estensione di strumenti di tutela del reddito per chi perde il lavoro, e infine il Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale (presso la presidenza del Consiglio). Vale a dire, secondo D’Antoni, quella quota residua del Fas nazionale non ancora ripartita tra i diversi ministeri. All’articolo 7 quinquies comma 10, della Legge 9 aprile 2009, n. 33 - conosciuto come decreto latte di Zaia - si legge che “all'articolo 18, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 2009, n. 2, la lettera b-bis) e' sostituita dalla seguente: b-bis) al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Praticamente il decreto verrebbe finanziato dal Fondo Fas, trasformato nel Fondo speciale della Presidenza del Consiglio. L’articolo 8 quinquies poi, secondo il responsabile per il Mezzogiorno del Pd, pone formalmente delle condizioni tali da esimere gli allevatori dal rispettare le quote latte. Ma dato che l’Unione europea non perdona, a pagare sarebbe lo Stato. Usando, come viene specificato proprio nell’articolo 7 quinquies comma 10 già citato, il Fondo speciale ex Fas. Meccanismo reso possibile grazie alle anticipazioni del Tesoro. Nel momento in cui Agea si trova ad avere un buco, per prassi interviene il ministero del Tesoro. Ma se il cassetto dei soldi di Tremonti rimane chiuso, in alternativa diventa plausibile l'ipotesi del Fondo Fas. Praticamente un gioco di vasi comunicanti.

Ed è così che le multe degli allevatori “splafonatori” sarebbero state coperte dai soldi delle aree sottosviluppate. “Sono stati usati 140 milioni di euro dei fondi Fas per pagare le multe dei cosiddetti Cobas, ovvero quei produttori che non hanno rispettato le quote”, spiega D’Antoni al Velino. “Una cosa ignobile che è passata quasi inosservata alla stampa. Una vera e propria sanatoria in loro favore”. E a confermarlo sembra essere lo stesso Roberto Castelli nella puntata di mercoledì scorso di Exit in onda su La7. Che spiega che "una volta tanto i fondi Fas sono tornati al Nord, ovvero a chi li ha pagati" contribuendo al riequilibrio della nazione. Una lettura "faziosa" secondo il dirigente nazionale de La Destra Nello Musumeci che dichiara al Velino: "I fondi Fas appartengono alle regioni del Sud che in alcuni casi non sono state in grado di strutturarsi adeguatamente. Una scelta, quella di utilizzare i Fas per altri obiettivi - incalza - che corrisponde a una vera e propria distrazione di fondi a cui mi auguro il Premier vorrà porre rimedio almeno per quanto riguarda la parte residuale". Vuole vederci chiaro l’assessore all’Agricoltura della regione Sicilia Michele Cimino, Pdl. “Non mi è nuova questa notizia. Gli agricoltori siciliani lo hanno ribadito nel corso di una protesta martedì 20”, spiega al Velino. “La nostra intenzione è quella di utilizzare i fondi Fas per fare investimenti sul territorio. Che ha urgente bisogno di interventi. Quella che sembra emergere sull’utilizzo dei fondi Fas per pagare le multe dei Cobas è una cosa molto grave su cui voglio vedere chiaro”. Certo tutto questo sembra quantomeno strano dato che non è prevista alcuna procedura che prevede o consenta il pagamento da parte degli Stati membri all'Unione europea. Semmai è la stessa Unione a trattenere direttamente i soldi. E comunque mai da un capitolo a un altro.

22 ottobre 2009