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    Thumbs down Il commento di Stefano Folli alla crisi

    Stefano Folli è un commentatore intelligente. Oggi pubblica sul 24 Ore un commento sulla crisi di governo.

    Dice quello che scrivono anche altri commentatori su altri giornali ma io voglio citare Folli perchè non c'è dubbio che sangue repubblicano scorra nelle sue vene.

    Ebbene, Folli dice che Berlusconi si sarebbe già dovuto dimettere una volta persi i ministri della UDC. Che questo rimanere in sella col cavallo azzoppato è quanto meno insolito.

    La sensibilità istituzionale non è la dote principale del Premier.

    Da tempo gira una barzelletta secondo cui Berlusconi si candiderebbe a Papa con il nome di "Pio Tutto". Forse è eccessivo ed è più calzante il titolo "Non mollo niente".

    A suo confronto Massimo D'Alema, che si dimise per un voto regionale contrario, pare quasi un Lord inglese. Berlusconi lascia Roma per una località imprecisata senza neppure aver conferito col Presidente Ciampi. Vuoi vedere che serve un voto di sfiducia alle Camere e che quello non si dimette neppure dopo il voto di sfiducia?

    Intanto è cominciata la campagna delle insinuazioni telecomandate. Scrive l'Opinione:

    "Ma tutto potrebbe cambiare se De Michelis ottenesse un dicastero e Follini riuscisse a sostituire Buttiglione e Giovanardi con due fedelissimi".

    Fantastico. Vabbè che sono socialisti e democristiani ma non esageriamo con le insinuazioni telecomandate.

    Cybercat

  2. #2
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    Predefinito tratto da IL TEMPO.It 16 aprile 2005

    Tra i «sostituibili» anche Siniscalco

    SI intensificano i ritmi per uscire dalla crisi che sta attraversando la Cdl e il governo con l'uscita della squadra dell'Udc dall'esecutivo. Oggi sarebbe stata seriamente presa in considerazione la possibilità che i ministri tecnici lascino i loro incarichi sostituiti da politici. Un orientamento già emerso nei giorni scorsi con insistenza e che, tuttavia, lascerebbe Letizia Moratti al ministero dell'Istruzione e forse Lucio Stanca al ministero dell'Innovazione e tecnologia. Sarebbero invece sostituiti Piero Lunardi alle Infrastrutture, Girolamo Sirchia alla Sanità, Antonio Marzano alle Attività produttive. Addirittura, si vocifera della sostituzione di Domenico Siniscalco al Tesoro, più la creazione di due nuovi dicasteri, quello delle Aree Urbane e del Mezzogiorno. In tal caso il nuovo accordo, sempre secondo indiscrezioni, prevederebbe tre ministri in più a Forza italia, due ad An ed un altro, di peso, magari alla Sanità, all'Udc. Infatti, in questo scenario, sarebbe scongiurata l'ipotesi di un governo fotocopia, visto che le voci che circolano con insistenza danno la possibilità di un ingresso anche dei leader del Pri Giorgio La Malfa e di quello del Nuovo Psi Gianni De Michelis. Segnali importanti di forte discontinuità, dunque, che uniti ad un programma di fine legislatura condiviso, nonchè politico, permetterebbero al Berlusconi bis di prendere il largo in tempi brevissimi già a metà della prossima settimana. Nell'Udc, intanto, si sottolinea che i centristi non hanno «alcuna preclusione» e che «è scontata la fiducia al governo e alla premiership di Berlusconi». E si guarda con soddisfazione in casa propria: partito ricompattato e coeso, con maggiore visibilità e peso specifico.

    Sabato 16 Aprile 2005

  3. #3
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    Predefinito Il commento di lectiones alla crisi di Governo

    Noi sappiamo cosa s’intenda per destino, il corso degli eventi come predeterminato, immutabile e indipendente dalla volontà umana. Basterebbe soffermarci sulla vita di qualcuno di noi e saremmo in grado di leggere le pagine del suo destino. Non si spiegherebbe altrimenti come mai migliaia d’indovini siano così assillati da milioni di uomini ansiosi di scoprire il proprio futuro.

    Per gli uomini che assurgono ai fasti della notorietà, quali che siano i motivi della fama, appare sempre più evidente come certe mete della loro vita siano state più volontà del fato che capacità del singolo a raggiungerle.
    E’ un segno del destino siamo soliti dire quando qualcosa ci appare inspiegabile.

    Berlusconi, già ultramiliardario baciato dal fato, giunge a Palazzo Chigi per coronare la sua marcia trionfale della vita conquistando potere e fama, potere e fama che i miliardi non avrebbero mai saputo dargli. E’ il destino che così ha voluto.

    Infatti, quello stesso destino che lo volle famoso, come Nemesi riparatrice degli eccessi goduti da Silvio, s’accorse del fortunato Berlusconi e iniziarono le sventure che hanno perseguitato il quadriennio del suo governo. Lungi dal credere persecutoria la mano della Giustizia, bisogna credere che alla fortuna sfacciata di Silvio Berlusconi, faccia da contrappeso la Nemesi che riequilibra la cecità della Fortuna che distribuisce a caso i suoi favori.

    L’11 settembre 2001 fu il segno catartico che inseguiva Berlusconi inviso a Nemesi. Il seguito è stato tutto un susseguirsi di “fatalità” che hanno oscurato i successi di Silvio fino al crollo elettorale del 3 - 4 aprile scorsi.
    Il segno del destino è ancora più netto: il 2 aprile del 2005 muore il Papa.
    La profezia (il destino che si ammanta della Fede) di Malachia ha già predetto la “Gloria Olivae”: che cosa più gloriosa di una votazione che veda l’Ulivo (centrosinistra & C.) assurgere ai fasti della vittoria elettorale?

    Poi, Follini, segretario dell’Udc, componente della maggioranza di centrodestra, complice di Nemesi, non gli fa mancare il calcio finale: ritira i suoi ministri dal governo. E’ la crisi finale del governo Berlusconi. Il ciclo sventurato si chiude, Nemesi è afflitta da altre incombenze.

    Lunedì, Berlusconi, si recherà al Quirinale per sottoporre alla firma del Capo dello Stato le dimissioni dei ministri Udc. Lunedì, i Cardinali, entreranno in conclave, nella Cappella Sistina, per eleggere il successore di Karol Wojtyla.

    “Nuntio vobis gaudium magnum: habemus papam” annunzierà urbi et orbi il cardinale decano cui sarà affidato il gioioso compito. Non sappiamo ancora il nome dell’eleggendo Papa. L’unica differenza che distingue i due eventi.
    Ci sarà un Berlusconi bis, libero dagli influssi negativi che hanno accompagnato il suo ultimo quadriennio.
    Follini, decano della maggioranza, già ne preannunzia l’esaltazione.
    Lo Spirito Santo ungerà di nuovo Berlusconi per le nuove crociate.

    lectiones
    .................................................. ......................
    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...id=548&forum=6

  4. #4
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    Thumbs up Tratto da Libero

    Alla fine Silvio si sfogò

    Sembra tutto cosí complícato, assurdo, .. fumoso. Invece é molto semplice e direi grottesco. Quasi quasi velo racconto subito questo irresistibile e comico retroscena. Follini, come noto, non si accontenta del rimpastino e pretende un bel governone nuovo nuovo capace di restituire al centrodestra i consensi perduti. Berlusconi lo ascolta e si incazza, ma dissimula. Sorride. Siedi siedi amico Follini e proponi: chi devo cooptare nel minístero? Domanda difficile e pronta risposta idiota: comincia a cacciare i tecnici.
    Quali tecnici, Lunardi, Sirchia, la Moratti?
    Ecco, proprio questi. Bravo Silvio.
    Bene. Li caccio. E al loro posto chi ci metto?
    Dunque dunque dunque...
    Dunque chi?
    Fitto, Ghigo e Storace.

    Berlusconi, tuta da ginnasticanera e Reebok in tinta, adagiato su una poltrona del salotto giallo (Palazzo Grazioli): dici davvero? Licenzio tre o quattro tecnici per infilare altrettanti trombatí alle regionalí? Scusa, ma che consigli mi dai... Follini balbetta. Arrossisce. Poi si rende conto della bischerata e dà una impronta diversa al discorso: dicevo per dire. La scelta degli uomini è compito tuo. Sta di fatto che cosí non si va avanti; i cittadini si attendono una svolta.

    Il Cavaliere frigge sul cuscinone giallo. Sorride ancora ma avrebbe una voglia matta di prendere Follini per un orecchio e condurlo alla porta per congedarlo, infine, con un calcione. Resiste. Silvio è campione mondiale di resistenza alle molestie. Prosegue pacatamente. Capisci, caro Follini, la politica non díspone di uomini eccelsi; atteniamoci a quel che passa il convento.

    Il vicepremier e leader (sostitutivo di Casini) dell'Udc capisce che la chiacchierata prende una brutta piega e cerca di svignarsela. Il Cavaliere lo incalza. Sai cosa ti dico? Ne ho piene le palle. Abbiamo perso le elezioni, tutti mi suggeriscono la ricetta per rimediare, poi buttano lì tre nomi a capocchia. Uffa. Mi ritiro e vi arrangiate; fate voi. No Silvio, per caritá, rimani. Senza di te è una tragedia.

    OK amico. Rimango o non rimango, il problema non è questo; qui le strade da imboccare sono poche. Se variamo un governo Fitto, Storace e Ghigo, brave persone, diamo l'impressione di puntare sui perdenti. E precipitiamo in buca. Oppure. Ci limitiamo a pochi ritocchi e confidiamo nel padreterno. Ti spiego. Tre mesi fa Blair era fottuto. Morto. Oggi è in sella e guida il Paese con il consenso generale. Può succedere anche a noi. L'importante é non mollare. Peró se lo desiderate mi tolgo in fretta dai piedi. Ho venduto quote di Mediaset. Sto per incassare 4000 e rotti miliardi. Posso vivere discretamente anche lontano da Palazzo Chigi. Follini con la coda fra le gambe abbandona Palazzo Grazioli. L'indomani, cioé giovedì, annuncia di essere disposto a ritirare la delegazione dell'Udc dal governo e di appoggiare Berlusconi dall'esterno.

    Quanto a Fini, attende. Anche lui chiede un "segno di díscontinuitá" tuttavia è consapevole che il centrodestra è sotto una tenda a ossigeno. Ad ammazzarlo bastano cinque minuti di follia collettiva; per ríanimarlo serve uno sforzo collegiale. E tanta prudenza. Inoltre Fini si rende conto che la gente guarda i balletti nella maggioranza e si interroga: che fanno, sono ubriachi, invece di lavorare riattaccano a litigare ignari che proprio i litigi sono alla base della batosta elettorale.

    Berlusconi ostenta calma olimpica e ripete: o mi date retta e mi venite dietro sino al termine della legislatura o vi mando all'inferno. Comincia a stargli sullo stomaco anche Gianni Letta. Lo tratta con gelida indifferenza. Si innervosisce quando lo ascolta. Letta, vocina petulante, insiste con le sue strategie diplomatiche, e il Cavaliere solo per buona educazione non gli dice di piantarla lì. La tensione è palpabile. Come nelle famiglie in bega. Parla lui, e la moglie tamburella con le dita sul tavolo. Parla lei, e lui volge lo sguardo al cielo. Il figlio si allontana col pretesto dell'emicrania. La figlia getta il tovagliolo a terra e si chiude in camera sua sbattendo la porta.

    Fuori piove. Diluvia. Era una notte buia e tempestosa quando a Casini viene in mente che forse è giunto il momento. Sono noti i suoi buoni rapporti con Ciampi. I1 nuoro di Caltagirone si è affezionato al trono di presidente della Camera, ma all'idea di accomodarsi su quello di Palazzo Chigi va in fibrillazione. Aspetta e spera che scocchi l'ora del destino sul quadrante della politica. Ogni trillo del telefono gli fa sobbalzare il cuore in petto. Sarà la volta buona? Berlusconi sì ritira e io subentro. Magari.

    Il Cavaliere sa e piuttosto che dargliela vinta è pronto a suggerire a Ciampi il nome di Pisanu, il miglior ministro dell'Interno della storia repubblicana, uomo fedele, fidato, capace. Se il premier esce di scena il suo successore sarà il Grande Sardo. Sará lui il traghettatore da qui alle elezioni. Intanto il Riccone di Arcore si dedicherá alla ricostruzione di Forza Italia, ormai ridotta a un cumulo di macerie.

    Silvio è uno dalle risorse inesauribili. Però ha commesso un errore. Glielo dico? Massì che glielo dico. La crisi c'è e non doveva subirla come una calamità naturale, con rassegnazione; doveva pilotarla. Non é maí troppo tardi. Anziché farsi impallinare, impallini chi può.

    Vittorio Feltri

  5. #5
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    Partita aperta

    Centrodestra in difficoltà ma si può recuperare

    La sbornia di successo del centrosinistra rischia di giocare brutti scherzi. Primo fra tutti, quello di confondere la correttezza della prassi istituzionale, che prevede, in caso di crisi di governo, un percorso parlamentare, non extra parlamentare. Si può discutere se sia stato politicamente opportuno o meno per il premier non dimettersi alla fine della convulsa giornata di lunedì. Ma certo, sotto il profilo istituzionale, la correttezza del premier è irreprensibile, e ci stupisce che opinionisti attenti e esperti uomini politici abbiano di che ridire a proposito. Troppa foga di sbarazzarsi di Berlusconi, ed anche intempestiva. Avevamo apprezzato molto il professor Prodi che, all'indomani della vittoria in undici Regioni, sottolineava che il voto era regionale e non traeva conclusioni politiche sul destino del governo. Egli dimostrava in quell'occasione di distinguere chiaramente fra un voto amministrativo ed uno politico, e rimetteva alla maggioranza le debite conseguenze da trarre. Ma il buon senso mantenuto dal leader dell'opposizione in occasione di un vittoria in undici Regioni è tracollato, vinta anche la dodicesima, tanto da ritenere l'attuale maggioranza priva della fiducia del Paese. Non è così, per lo meno sotto il profilo di quel dettato costituzionale che si accusa Berlusconi di non rispettare.

    Il presidente del Consiglio riferirà in Parlamento e, se non avrà più la maggioranza, alla luce del sole ne trarrà le conseguenze: non vediamo come si possa criticare questa prassi, come non capiamo perché, sua sponte, un presidente del Consiglio indicato dal voto popolare dovrebbe dimettersi a fronte di un risultato elettorale parziale e di base regionale.

    E' vero che il centrodestra ha perso, ma il centrosinistra non ha ancora vinto le politiche. E solo qualche sera fa ad una trasmissione televisiva abbiamo ascoltato l'onorevole Tabacci dire che se il governo si dimettesse, significherebbe che avrebbe rinunciato a battersi. Crediamo che la prerogativa di battersi per quello in cui si crede non si possa negare a nessuno. E la nostra idea è che, se l'attuale maggioranza politica si riorganizza, muta il suo spirito autolesionistico che è impazzato spesso, e si dota di un nuovo programma per il futuro, può ancora vincere. Anche perché il centrosinistra avrà molta più fatica a trovare una comune proposta di governo, che ad esprimere un semplice voto contro l'esecutivo in carica.

    Roma- 19 aprile 2005

  6. #6
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    Predefinito tratto da LA REPUBBLICA 20 aprile 2005

    Berlusconi vuole evitare una lunga discussione con gli alleati sui nomi dei ministri
    "Prima voglio un accordo"


    di CLAUDIO TITO

    ROMA - "Io so bene che la coalizione è come un condominio. So bene che se An si ritira non ci sono più i millesimi per andare avanti. Ma prima vorrei un accordo". La disponibilità alle dimissioni stavolta sembra esserci. Ma la posizione di Silvio Berlusconi cambia di poco rispetto a qualche giorno fa: "voglio prima un accordo". Davanti allo stato maggiore di Forza Italia (assente Tremonti bloccato dallo sciopero degli aerei), ieri ha soprattutto ascoltato. Tutti i big forzisti gli hanno consigliato di accedere all'idea del nuovo governo. Mentre parlavano, il premier prendeva appunti. E alla fine il suggerimento è stato recepito. Ma pur sempre con quella diffidenza di fondo che ha caratterizzato i rapporti tra i partner della maggioranza dopo il voto delle regionali.

    Il discorso che terrà oggi pomeriggio al Senato, allora, sarà rivolto in larga parte al tentativo di ricucire con gli alleati. Compresa l'Udc di Marco Follini. L'obiettivo è ricomporre la frattura che si è consumata in questi giorni all'interno della Casa delle libertà. Se potesse scegliere, il presidente del consiglio opterebbe ancora per la formula del "rimpastone". È pronto persino a mettere sul piatto della bilancia il ministero delle riforme in mano al leghista Roberto Calderoli. Il braccio di ferro, quindi, rischia di andare avanti ancora per un po'. Sebbene la posizione di An sia stata stavolta molto netta. E stavolta lo stesso Berlusconi ha detto a chiare lettere di non poter più insistere "senza la maggioranza dei millesimi condominiali".

    "Il documento di Alleanza nazionale è serio e leale", ha commentato il Cavaliere. Il giudizio positivo, per il momento, non è riuscito ad attutire l'atteggiamento di Via della Scrofa. Anche nella telefonata tra il premier e il ministro degli Esteri, successiva al vertice di An, Fini ha mantenuto la linea della fermezza. "Quello che potevo accettare prima - gli ha spiegato senza infingimenti il capo di Alleanza nazionale - ora non lo posso più accettare". Ossia, il rimpasto non è più una strada praticabile. Serve un Berlusconi bis che consenta anche all'Udc di rientrare nell'esecutivo.

    Sta di fatto che prima di dimettersi, Berlusconi farà di tutto per ottenere tutte le massime garanzie su quella che tutti sono tornati a chiamare "crisi pilotata". "Non posso pensare - è il suo timore - di passare giorni a litigare sui nomi dei ministri. Tutto deve essere concordato, poi Ciampi può anche fare le consultazioni".

    Oggi a palazzo Madama, allora, leggerà un intervento per lanciare un segnale di disponibilità ai due alleati più riottosi. Lo farà soprattutto sul merito del programma e anche sulla squadra di governo. Sapendo che, alla fine, anche Follini non potrà fare a meno di accettare il reingresso nell'esecutivo se ci sarà una crisi di governo formale e un qualche segno di discontinuità. Il leader dell'Udc, infatti, pur avendo evitato di parlare direttamente con il premier che lo aveva cercato telefonicamente, non ha nascosto con i suoi che dinanzi alle "dimissioni vere, la situazione cambierebbe radicalmente, anche per quanto riguarda l'uscita dei nostri ministri". Fino all'ultimo, però, Follini non si fida e prima di aprire un canale di dialogo vuole aspettare il discorso del Senato. Ma, certo, in un "bis" rientrerebbe anche lui.

    Il primo vero segno di discontinuità messo in agenda da Palazzo Chigi è il ministero delle riforme. Il dicastero occupato prima da Umberto Bossi e poi da Roberto Calderoli. Proprio a quest'ultimo il Cavaliere ha chiesto un sacrificio ieri sera in un lungo faccia a faccia a Via del Plebiscito. Prospettando a lui e all'intera coalizione alcune alternative: il mantenimento dell'interim, il "trasferimento" del forzista siciliano La Loggia o la promozione di un altro forzista, ma più vicino al Carroccio, come Aldo Brancher. "Del problema della Lega - ha ammesso Berlusconi durante la riunione della Consulta di Forza Italia - dobbiamo prendere atto. Dobbiamo risolverlo perché almeno ad An non possiamo dare un calcio negli stinchi. Ma non possiamo nemmeno massacrarli. Soprattutto non possiamo massacrare un amico come Calderoli".

    L'attuale ministro delle riforme, poi, in questi mesi è stato il vero plenipotenziario dei lumbard in assenza di Bossi. A lui, quindi, l'inquilino di Palazzo Chigi sta cercando di riservare un trattamento di favore. Al telefono lo ha spiegato anche al Senatur: "Se vi tenete Calderoli, mettete a rischio le riforme. Perché io non posso davvero escludere che si vada al voto. Anche An è molto dura. Se invece rinunciate al ministero, avrete sicuramente la devoluzione". Ma il ragionamento non ha affatto convinto i lumbard che sono pronti ad alzare le barricate. E a questo punto proprio la Lega rappresenta la vera variabile di questa crisi.

    Anche perché sulla graticola del Berlusconi bis c'è anche un altro ministro leghista, il Guardasigilli Roberto Castelli, che potrebbe far spazio al centrista Michele Vietti. Nella prossima squadra poi potrebbe arrivare Sergio Billè al posto di Antonio Marzano alle Attività produttive. Claudio Scajola sostituirebbe Lunardi alle Infrastrutture e un esponente di An occuperebbe il dicastero della Sanità gestito fino ad ora dal tecnico Sirchia (sebbene il cavaluere avrebbe preferito Emma Bonino). Eppoi sono in cantiere new entry : Giorgio La Malfa e Stefano Caldoro.

    Per convincere i partner della Cdl, poi, il presidente del consiglio ha cercato anche di spiegare i motivi per i quali non si era già dimesso lunedì scorso: "È stato Ciampi a dirmi di tornare alle Camere. Se non lo facevo, poi mi dicevano che non ho rispetto istituzionale".

  7. #7
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    Predefinito Re: tratto da http://www.pri.it

    Originally posted by nuvolarossa
    Partita aperta

    Centrodestra in difficoltà ma si può recuperare



    Il presidente del Consiglio riferirà in Parlamento e, se non avrà più la maggioranza, alla luce del sole ne trarrà le conseguenze: non vediamo come si possa criticare questa prassi, come non capiamo perché, sua sponte, un presidente del Consiglio indicato dal voto popolare dovrebbe dimettersi a fronte di un risultato elettorale parziale e di base regionale.

    E' vero che il centrodestra ha perso, ma il centrosinistra non ha ancora vinto le politiche.
    Roma- 19 aprile 2005
    INFATTI LE DIMISSIONI SAREBBERO DOVUTE NON PERCHE' HA PERSO LE REGIONALI MA PERCHE' IL BERLUSCONI 1 NON HA CHIARAMENTE PIU' UNA MAGGIORANZA.

    P SASSETTI

  8. #8
    Garibaldi
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    Predefinito Re: Re: tratto da http://www.pri.it

    Originally posted by Cybercat56
    INFATTI LE DIMISSIONI SAREBBERO DOVUTE NON PERCHE' HA PERSO LE REGIONALI MA PERCHE' IL BERLUSCONI 1 NON HA CHIARAMENTE PIU' UNA MAGGIORANZA.

    P SASSETTI
    Non e' certo quanto affermi e cioe' che non ha piu' una maggioranza, questo lo si vedra' in Parlamento che e' la sede istituzionale dove gestire le crisi. Bene ha fatto Ciampi a suggerirgli questo percorso previsto dalla Costituzione. Apriti cielo se avesse dato subito le dimissioni a Ciampi senza prima avvertire il Parlamento. L'armata brancaleone dei valorosi e fancazzisti l'avrebbero crocifisso accusandolo anche dei prossimi uragani della Florida e della prossima stagionale asiatica.
    L'unica cosa certa e' che se ha una maggioranza questa e' molto "rissosa", pero' a volte succede che due si menano a cazzotti e poi diventano dei grandi amiconi.
    Stai tranquillo, le dimissioni le dara', ma solo dopo la discussione in Parlamento, solo cosi' vedremo, in via chiara e definitiva, se c'e ancora la maggioranza o , ed io spero proprio di si.

  9. #9
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    Comunque mi sembra strano che ci sia una maggioranza in parlamento, perchè in tutto il resto d'Italia a sostenere Berlusconi ormai è rimasta una sparuta minoranza.

    Comunque, se cav. Patacca resistere nel bunker abbarbicato alla sua seggiolina contro il volere degli italiani del quale ovviamente se ne strafotte, peggio per lui.

    Tra un anno verrà seppellito da una valanga di voti, e Prodi regnerà per almeno 10 anni con una maggioranza dell'80%.

    Continuate così, bananas, a farvi del male. Poi non venite a dirmi che non ve lo avevo detto, che tutto quello che sta succedendo è da due anni che ve lo predico.


  10. #10
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    Predefinito tratto da IL TEMPO 20 aprile 2005

    Pri «fedele» al premier Socialisti «fedeli» alla linea

    NON di solo Udc vive il Polo. Mentre i centristi scalpitano, si arrabbiano, cercano la sponda di An monopolizzando la scena, gli altri alleati non hanno nessuna intenzione di fare i comprimari. Così ieri, la direzione nazionale del Partito Repubblicano Italiano ha rinnovato il suo «sostegno» a Silvio Berlusconi condividendo la decisione sottoporre il governo a un voto parlamentare. «La direzione nazionale del Pri — si legge nella nota diffusa al termine della direzione — ha esaminato la fase politica determinatasi in seguito alle dimissioni dall’esecutivo dei rappresentanti dell'Udc e del Nuovo Psi. I Repubblicani condividono pienamente la decisione, emersa dal colloquio tra il presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio, di portare la situazione all’esame del Parlamento al fine di determinare il chiarimento politico che si rende necessario. Il Pri auspica che nei tempi brevi richiesti dalle esigenze di governabilità del Paese possa essere confermata e riaffermata la compattezza del vincolo di maggioranza che è condizione indispensabile al proseguimento della legislatura ed al rilancio dell’azione di governo». Non cambia invece la posizione del Nuovo Psi. «Risulta più che mai necessario — ha detto il segretario Gianni De Michelis commentando la situazione — che sia il presidente del Consiglio a tirare le somme della situazione per creare le condizioni per un nuovo governo Berlusconi che, nella composizione e nella precisa definizione di poche e concrete azioni di governo commisurate alla limitatezza delle risorse e dei tempi parlamentari, rappresenti la risposta più efficace alle emergenze e ai malesseri a cui la nostra comunità nazionale ha dato voce attraverso la risposta alle urne nelle elezioni regionali». «Il Paese — ha continuato De Michelis — ha bisogno di essere governato e non di trascinarsi in una continua campagna elettorale. Deve essere evidente che il primo dovere di chi a suo tempo è stato destinatario del mandato popolare è quello di affrontare e tentare di risolvere innanzitutto le emergenze sociali ed economiche, prima e aldilà della pur legittima ricerca e riconquista del consenso». Non cambia nulla quindi, anzi, la posizione dei socialisti, la stessa decisa nella riunione della segreteria nazionale riunitasi venerdì scorso, sarà ribadita stamattina dal senatore Franco Crinò.
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/20_DE_ABRIL.mid[/mid]

 

 
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Permessi di Scrittura

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