I lùmbard milanesi corrono da soli. L'Ulivo esulta
La Lega presenta un proprio candidato alla Provincia: Massimo Zanello contro Ombretta Colli (Forza Italia)
LUCA FAZIO
MILANO
Infantili, vigliacchi, irresponsabili, traditori. Le raffinate analisi politiche del centrodestra si sprecano all'indomani del gestaccio della Lega che ha deciso di correre da sola alle elezioni per la Provincia di Milano. La lista del partito di Umberto Bossi - «ah, se c'era lui» sospirano i post fascisti rimpiangendo la proverbiale saggezza del senatùr - avrà come candidato presidente Massimo Zanello, il quale, tanto per complicare la rissa, è pure assessore regionale nella giunta di Formigoni. «Per noi sono già dimissionati», ha tuonato Ignazio La Russa. Lo sgambetto leghista ha mandato su tutte le furie la «signora provincia», Ombretta Colli, che fino a ieri mattina ha lasciato credere che sarebbe stata disposta a rinunciare alla candidatura. Così non è stato (pare sia arrivata una Sua telefonata) e dunque Ombretta fino a giugno dovrà mostrare la faccia cattiva anche ai suoi nemici della Lega, che alle provinciali del `99 avevano l'11,7% dei consensi, il 9,8% alle politiche del 2001. E se ballottaggio sarà, andrà presto in scena un altro rivoltante spettacolo.
I leghisti, per motivare la pugnalata alle spalle, usano argomenti cari al centrosinistra. «Invece di occuparsi dei nostri voti - ha detto Matteo Salvini, capogruppo leghista a Palazzo Marino - spieghino ai loro elettori perché dovrebbero rivotare la Colli, che non ha fatto niente per cinque anni». Dunque, malignano i centrodestri traditi, non è servita a nulla nemmeno la veloce approvazione in Senato della nuova provincia di Monza: «Ingrati, beffardi».
La miccia lombarda ha innescato un prevedibile botta e risposta anche nei piani alti del condominio chiamato Casa della Libertà, dove la coabitazione è spesso feroce. Il più rabbioso di tutti è Francesco Storace, presidente della regione Lazio, il quale si spinge a chiedere le dimissioni del ministro Maroni, colpevole di «essersi persino negato al telefono con Berlusconi».
Il ministro del welfare ha rispedito al mittente le accuse arrampicandosi sui vetri e chiamando in causa il capo, l'unico che oggi non può dire la sua: «Noi non abbiamo tradito nessun patto, la decisione presa dal consiglio federale della Lega è solo la conferma di una scelta fatta che risale al 29 febbraio scorso presa alla presenza di Umberto Bossi». Un altro ministro, Gasparri, parla di «grave errore politico» ma senza chiedere le dimissioni di nessuno. Il segretario dell'Udc, Marco Follini, accusa i leghisti di infantilismo e, rivolgendosi ai suoi amici di Forza Italia, «invita a riflettere chi la Lega l'ha coccolata e vezzeggiata».
E gli ulivisti? Secondo Filippo Penati, lo sfidante sostenuto dalla sinistra milanese che molti danno per vincente, «il governo di Ombretta Colli è stato lontano dai problemi del territorio e improntato alla litigiosità». Per Battista Bonfanti, coordinatore regionale della Margherita, la decisione leghista impedirà al centrosinistra di vincere al primo turno, «quindi prepariamoci». C'è da lavorare, dice un candidato dell'Ulivo al parlamento europeo che però se ne intende di cose lùmbard: «Credo che Milano ci darà delle grandi soddisfazioni, sia per quel che riguarda le provinciali sia per le europee, però bisogna lavorare», spiega Marco Formentini. Sì, proprio quello.




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