....dei "riformisti"
L’aggravarsi della situazione in Iraq, le difficoltà a trovare una soluzione politica che consenta a quel paese di potersi scegliere una nuova classe dirigente attraverso l’esito di un confronto elettorale e non di una guerra civile, dovrebbero far prevalere il senso di responsabilità.
Sarebbe il momento, per i riformisti, di unire una critica all’insufficienza delle azioni messe in campo sinora, alla prospettazione di percorsi razionali.
Invece, nell’opposizione, la deriva del fondamantalismo “pacifista” pare inarrestabile.
I riformisti, quelli che fino alla settimana scorsa dicevano che “una cosa è partire un’altra tornare”, come Romano Prodi, ora farfugliano di “discontinuità” attribuendone l’onere solo all’America, in palese contraddizione con le posizioni precedenti.
Di Giuliano Amato, che aveva scritto che avrebbe votato contro una risoluzione per il ritiro immediato, non si hanno più notizie.
Disse: "Una mozione per il ritiro delle truppe adesso? No, sono contrario. E se l'opposizione la presentasse lo stesso, io sarei contrario ad approvarla"
Perfino Umberto Ranieri, che pure dice che la richiesta del ritiro immediato non lo convince, considera “inevitabile” l’accelerazione imposta dalla lista unitaria.
Di fronte alla rotta dei riformisti, l’estema sinistra può permettersi persino di alzare il prezzo, chiedendo che anche ogni riferimento al ruolo dell’Onu sparisca dalla mozione.
Per dire quello che vuole Fausto Bertinotti “bastano tre righe”, e chi chiede di aggiungervi qualche considerazione è trattato come un sabotatore.
Alla fine la bandiera della ragionevolezza riformista è rimasta in mano a Clemente Mastella, l’unico esponente dell’opposizione che non si è fatto travolgere dalla demagogia e che presenterà una mozione che non approva “affrettati e non meditati disimpegni”.
Se i riformisti dell’Ulivo rischiano di fare la fine dei Mohicani, è perché la lista unitaria, che doveva essere la loro roccaforte, non è invece in grado di reggere il confronto con l’estrema sinistra, non riesce a contrapporre un ragionamento politico articolato e realistico a slogan semplificatori e capziosi. Sindrome che il riformismo italiano ha già patito molte volte, e che l’ha sempre portato alla sconfitta.
Bene: Mastella è stato coerente.
Giuliano Amato è sparito.
saluti




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