U.S.A. = Unione Sadici Aguzzini
«Tu non conosci leggi umane, né divine, scellerato: anche una bestia ha un fondo di pietà»
«Io non ho pietà alcuna, dunque non sono una bestia»
William Shakespeare, Riccardo III
Una giovane donna trascina al guinzaglio un uomo nudo riverso sul pavimento di un carcere. La stessa donna mima la fucilazione di prigionieri nudi e incappucciati, mentre un'altra donna soldato ed un uomo alzano il pollice in segno di vittoria davanti ad una pila umana di detenuti completamente nudi, accatastati l'uno sull'altro. Un uomo incappucciato, con un poncio attende a braccia aperte, su una cassa, la scarica elettrica dai fili collegati alle mani e ai genitali; altri sono costretti a masturbarsi davanti ai loro aguzzini, mentre dei soldati-carcerieri trascinano sul pavimento tre uomini, sempre completamente denudati e ammanettati tra loro.
A conclusione (per ora) un cadavere incelofanato e ghiacciato il cui viso mostra gli evidenti segni delle torture subite.
Benvenuti nel "sogno americano", che finalmente si manifesta al mondo per quello che è ed è sempre stato: un incubo senza fine!
No, non siamo sul set di qualche filmino sado-porno, ma nella prigione irachena di Abu Ghraib e queste foto hanno oramai fatto il giro del mondo, suscitando sconcerto, orrore, indignazione e ripulsa in miliardi di persone.
Qui le truppe di occupazione insegnano agli iracheni prigionieri i primi rudimenti della democrazia made in USA.
Siamo solo all'inizio di un campionario degli orrori che neanche il più feroce nemico dell'imperialismo americano poteva immaginare.
A quanto sembra migliaia di foto e persino filmati con tanto di audio ci attendono nelle prossime settimane e mesi.
Ma, a prescindere dallo schifo che tutto ciò può indurre, vogliamo qui fare alcune considerazione a latere sulle torture; e specialmente per quanto riguarda le reazioni della stampa e le dichiarazioni dei politici americani e non sull'intera vicenda.
Una pratica, quella della tortura applicata ai nemici dell'America, che non è affatto una novità, un caso eccezionale. Dallo scotennare i nativi americani per 1$ a scalpo, alla politica della terra bruciata e delle carestie per gli stati Confederati ribelli, dallo schiavismo ai trattamenti disumani nei campi di prigionia per giapponesi e tedeschi (800.000 morti), dalla Corea al Vietnam fino all'America Latina dei militari golpisti addestrati alle tecniche di tortura nei centri strategici statunitensi.
Negli stessi Stati Uniti, con una popolazione carceraria di tre milioni (!) di disperati, le pratiche di sadismo sui detenuti, per lo più afro-americani e latini, sono all'ordine del giorno. Chi ha letto "Nel ventre della bestia" di Jack Henry Abbott?
Sullo scandalo iracheno Mumia Abu Jamal, prigioniero politico da anni nel braccio della morte di Sci Green, dichiara:
«Quanto è accaduto ad Abu Ghraib accade pressoché ogni giorno anche nelle prigioni USA. Le foto hanno dimostrato al mondo un aspetto che non tutti conoscono, soprattutto negli altri paesi: quello di un'America arrogante che impone la propria forza attraverso la tortura e l'umiliazione».
Graner, uno degli aguzzini di iracheni delle foto dello scandalo, faceva il secondino a Sci Green!
Il generale Miller è passato da Guantanamo ad Abu Ghraib, che rimarrà sempre in funzione.
Un bel contrasto con le dichiarazioni rassicuranti di un liberal alla Thomas Friedman che in Salvare l'onore dell'America dichiara sfrontatamente:
«Corriamo il rischio di perdere qualcosa di molto più importante della sola guerra in Iraq. Corriamo il rischio di perdere il ruolo dell'America quale strumento di autorità morale e di ispirazione per il mondo»!
Errato.
Nei paesi neo-coloniali i cui regimi sono puntellati dalle armate statunitensi e dai loro servizi segreti, dal Marocco alle Filippine, dall'Egitto alla Giordania, dall'Arabia Saudita al Pakistan golpista, i rispettivi apparati polizieschi di repressione hanno fatto e fanno tesoro degli strumenti (im)morali americani e si ispirano ad essi con varianti locali anche più «efficaci»; tanto che spesso le autorità USA delegano a costoro i prigionieri, appaltano le torture per «sciogliere lingue e spingere alla collaborazione».
Gli inglesi non sono stati da meno sia nella storia passata che nella partecipazione alle torture in Iraq.
Per non parlare di Israele dove si ha vastissima esperienza in quanto a torturare Arabi; una pratica persino riconosciuta legalmente. Proprio come si vorrebbe fare in Italia da parte del governo Berlusconi, auspici i tirapiedi leghisti. E pensare che la Fallaci si lamentava proprio ieri per l'inazione dell'Occidente contro Arabi e islamici. Mentre Fiamma Nirenstein, com'è ovvio..., esaltava in TV la grandezza dell'America e di Israele, sempre e comunque.
Qual è a proposito il ruolo del Mossad in Iraq, negli interrogatori ai prigionieri? E quello negli attentati contro i capi spirituali sciiti ?
Vi eravate mai chiesti come, anche nel nostro paese, tanti presunti «terroristi islamici» catturati collaborassero prontamente a denunciare altri poveracci, salvo poi a ritrattare ai processi (se mai ci arrivano)?
Nel mondo sono decine e decine le carceri americane per i prigionieri della cosiddetta «lotta al terrorismo», situate spesso in territori dipendenti: Guantanamo è solo la più famosa. Dalle carceri segrete della CIA nei paesi summenzionati all'isola Diego Garcia, sperduto punto strategico nel bel mezzo dell'Oceano Indiano, fino alla base afghana di Bagram, una lunga scia di sangue e di orrori a stelle e strisce circonda e strangola il mondo.
In fondo Lyndie England, la «gelataia-aguzzina» di Cumberland e Charles Graner, l'uomo che l'ha ingravidata e che sghignazza nelle foto sulla pila di iracheni nudi, non sono che le ultime rotelle di un gigantesco ingranaggio di terrore e repressione destinato non tanto a lottare contro i nemici dell'America, ma a mantenere in sudditanza tutti i popoli che hanno subito, subiscono o sono destinati a subire l'imperialismo yankee sul pianeta.
Dopo che il polverone mediatico si sarà posato saranno solo i pesci piccoli a pagare (e neanche tanto: ricordate il Cermis? 20 morti, ma un solo pilota condannato per... aver distrutto un nastro registrato «patrimonio dell'Esercito USA» e recentemente anche promosso). La verità vera è che non sono «solo poche mele marce» quelle che hanno danneggiato «l'autorità morale» americana: è tutto il cesto che è marcio, avvelenato, e da sempre.
Quello che colpisce nel caso iracheno non è tanto l'uso della tortura da parte degli americani, una pratica corrente e risaputa che solo gli ipocriti mondiali(sti) di destra e di sinistra fanno finta di scoprire, recitando tardiva indignazione.
Peggiore è l'umiliazione.
La perversione sadica a sfondo sessuofobo è una tipica caratteristica della società puritana WASP nordamericana. In fondo gli americani, privilegiati figli della Seconda Israele, si considerano veramente un «popolo eletto» al quale Dio stesso ha dato posizione e privilegi unici nel mondo e sul mondo.
Chi si adegua al loro espansionismo imperialista può partecipare, seppur sempre subordinatamente (es: i servi Blair e Berlusconi) al banchetto; per gli altri, per il «Male» che si contrappone e combatte il «Bene Americano» ci sono le fiamme dell'inferno, già qui in terra: «dovevamo far loro provare l'inferno» ha dichiarato Sabrina Harman, altra torturatrice per conto CIA.
E quindi ancor più significativo il ruolo svolto da giovani donne americane nell'umiliare i combattenti arabi, costringendoli nudi, alla loro presenza, a mimare atti osceni o trascinati come animali al guinzaglio.
In fondo costoro sono ancora uomini veri, rispetto ai maschi americani già devirilizzati e gonfi di soldi e di cibo.
È vero che non si può criminalizzare un intero popolo per gli atti efferati di qualche governante e degli esecutori volontari (proprio quello che si fece invece contro Tedeschi e Giapponesi nella II Guerra Mondiale, accusati dai vincitori a Norimberga e a Tokio d'ogni abominio e per questo impiccati); ma è anche vero che la base ideologica del protestantesimo americano come del sionismo è sempre la Bibbia, pseudocronaca mitopoietica di un popolo al quale il suo proprio dio, feroce e vendicativo, promette una terra da conquistare con ogni inganno ed ogni efferatezza. Un dio sanguinario che distribuisce benefici e patimenti sulla base della doppia morale: una verso il popolo da lui eletto a dominare su tutti gli altri, l'altra applicabile appunto a questi ultimi.
Che sono poi la quasi totalità del genere umano, o meglio semi-umano in questa logica.
E su questi semi-umani, questi goim, tutto è lecito e cambiando il parametro dei valori: «In fondo era quasi una goliardata ...» hanno dichiarato i concittadini dei più famosi aguzzini, i patriottici abitanti di una delle migliaia di Cumberland d'America, una Middle Town qualsiasi della sociologia americana, tutta bandiere a stelle e strisce, torta di mele, Giorno del Ringraziamento e... goliardia!
A tutt'oggi, in pieno scandalo, il 50% dell'opinione pubblica statunitense approva l'invasione dell'Iraq, le operazioni militari dell'Amministrazione Bush e la permanenza di truppe USA in Iraq e M.O.
Quando non bastano i militari, si sopperisce con i «Contractors», civili a contratto, vigilantes di aziende assunti pro tempore per la sicurezza (proprio il ruolo degli italiani arrestati nella città martire di Nassiriya), mercenari arruolati per difendere imprenditori e sedi, ma anche, come si scopre ora, per condurre interrogatori sui prigionieri.
Come dicevamo all'inizio, i media asserviti si arrampicano sugli specchi se non per giustificare almeno per stornare l'indignazione internazionale dai loro padroni d'oltre oceano.
Possiamo sintetizzare in pochi punti le difese d'ufficio della potenza occupante in queste pratiche inquisitorie, come nei massacri di civili ecc...:
«Le autorità non sapevano...
Poche mele marce in mezzo a tanti bravi ragazzi americani...
Anche Saddam torturava....
La democrazia americana è superiore proprio perché denuncia i propri misfatti e li punisce ...»
Falsità su falsità, ipocrisia su ipocrisia. Ulteriore insulto alle vittime.
Le autorità sapevano, anzi approvavano e talvolta sollecitavano.
La deposizione di Rumsfeld davanti al Congresso è stata una pantomima degradante, proprio mentre i generali dell'esercito, chiamati in causa, sbattono sul tavolo documenti top-secret, per non finire a loro volta sul banco degli accusati.
Ora, ma solo ora, la Croce Rossa Internazionale ci dice di essere a conoscenza da un anno (cioè dall'invasione dell'Iraq) di rapporti su trattamenti disumani, sevizie, persino morti ammazzati dalle guardie che facevano il tiro al bersaglio dalle torrette su prigionieri inermi. Tutto puntualmente trasmesso alle autorità statunitensi.
Rumsfeld ha confessato pubblicamente di esserne informato da mesi, ma -guarda caso- non aveva riferito niente a Bush Jr.... forse perché non rimanesse, poveretto, «sconvolto e disgustato» come dice ora di essere.
La Casa Bianca ha cercato fino all'ultimo di stoppare le foto trasmesse dalla CBS.
I network americani hanno atteso giorni prima di parlare apertamente delle torture e solo quando già la stampa di tutto il mondo, arabi ed europei compresi, aveva mostrato le foto dell'inferno di Abu Ghreib. Semmai c'è da meravigliarsi che siano riusciti a tenere tutto nascosto per così tanto tempo.
Certo una particolarità, questa tutta americana, è il fatto che gli aguzzini... pardon! i «giovani goliardi» americani, si siano fatti riprendere in tante foto che, presumibilmente, avrebbero mostrato a casa a parenti e amici divertiti per tali goliardiche prodezze. In 56 anni che esiste lo stato di Israele, le foto o i filmati di torture sui Palestinesi sono quasi inesistenti, benché queste siano notissime da migliaia di testimonianze e persino legalizzate.
Possibile che i giovani WASP non pensassero alle conseguenze in una società mediatica mondiale come quella da loro stessi creata nel mondo? E se non loro i loro superiori e i professionisti torturatori della Cia? O contavano sulla più completa impunità?
La tesi che gli avessero ordinato di farlo per piegare la resistenza dei reclusi, se anche fosse vera, non minimizza per nulla la loro responsabilità. Agli ordini palesemente contrari alla legge si deve rispondere "NO"!
Non è forse questo che ci hanno detto e ridetto quando si processavano gli ufficiali tedeschi? I quali peraltro rischiavano la fucilazione.
Del resto le espressioni divertite, i volti ridenti e soddisfatti di uomini e donne delle foto parlano da soli.
Anche Saddam Hussein torturava e in quello stesso carcere.
Quello stesso Saddam trattato anche lui proprio come un animale, per umiliarlo pubblicamente davanti a tutto il mondo arabo; quello stesso Saddam che, quando torturava ed utilizzava i gas nella guerra all'Iran, era alleato degli Stati Uniti, armato da tutto l'Occidente e finanziato dalle satrapie del Golfo Persico sempre per conto della Casa Bianca (ed allora c'erano i "Democratici" al potere, Jimmy Carter, che ora «vola come colomba» di pace da una capitale all'altra).
Ma una delle motivazioni della guerra d'aggressione all'Iraq, specialmente dopo che era venuta meno la bufala delle «armi di distruzione di massa», non era proprio quella di defenestrare un sanguinario dittatore per portare agli iracheni «libertà e democrazia»?
È vero che i presunti beneficiari, sciiti compresi, non sembrano aver apprezzato il pensiero e non hanno lanciato ai «liberatori» fiori (come gli Italiani nel '43-'45) bensì pallottole e granate di mortaio.
Però inculcare la democrazia a suon di botte, umiliazioni, deprivazione sensoriale e lavaggio del cervello sembra proprio essere eccessivo anche per «la più grande democrazia del mondo».
Ci erano riusciti dal 1945 in poi con i Tedeschi, ma in un contesto totalmente differente e alla fine di una guerra mondiale totale.
Ma è l'ultima delle motivazioni qui elencate la più ridicola, la più risibile:
«Le democrazie, come quella americana, a differenza dei regimi totalitari, sanno denunciare e condannare pubblicamente i propri crimini (ovviamente sempre "casuali" rispetto ad un regime sostanzialmente sano; le famigerate "mele marce" nell'immacolato cesto)».
Il riferimento ai regimi fascisti e comunisti è implicito, nonché a quelli islamici avversari degli USA.
Eppure, nonostante la propaganda e nonostante il fatto che i vincitori anglo-americani sull'Europa nel 1945 abbiano avuto a disposizione tutto il materiale sui campi di concentramento del Reich, nulla di simile alle perversioni di Abu Ghraib è mai venuto fuori. Si sono visti cumuli di cadaveri, certo, e ci hanno raccontato fino alla nausea di presunte camere a gas (ricostruite ad hoc per turisti dell'orrido); ma nulla di simile alle perversioni da menti malate nell'inferno iracheno.
Se un soldato tedesco si fosse permesso le perversioni americane in Iraq, sarebbe stato fucilato con disonore dai suoi commilitoni.
Stesso discorso vale per il sistema concentrazionario sovietico, di cui nulla di simile risulta anche dopo il crollo dell'URSS.
Se poi l'America pensa veramente di avere una superiorità etico-morale su quei regimi, non ci rimane che trarne le conseguenze: accetti un processo internazionale (come quelli recenti imposti agli jugoslavi a L'Aja proprio dall'America), una nuova Norimberga per i vincitori di ieri, oggi sul banco degli imputati per tortura, guerra d' invasione ingiustificata, stermini di massa.
E una sentenza di morte per impiccagione per i dirigenti, i propagandisti, i generali, i capi politici riconosciuti colpevoli.
Inoltre dobbiamo far notare l'incongruenza logica delle suddette giustificazioni a difesa.
Se -dicono i veri democratici- la differenza dei loro regimi rispetto a quelli totalitari è la trasparenza, la difesa del Diritto e della volontà popolare basata, ovviamente, sull'informazione e la verità dei fatti, la dignità di ogni essere umano ecc... ecc... è evidente che, in mancanza di tutto ciò, non ci sia «democrazia».
Tanto meno in Iraq, un paese invaso e tenuto in pugno solo con la supremazia delle armi, il terrore e (ma lo "scopriamo" letteralmente solo ora) la tortura e le umiliazioni più efferate.
Se veramente la democrazia fosse tutto questo, l'america è il contrario di una democrazia.
La verità è che la sedicente «democrazia americana», cioè la plutocrazia delle grandi lobby finanziarie, industriali ed etniche, ha sempre praticato nel mondo, e anche in casa propria, i sistemi attribuiti volta volta al nemico di turno: menzogna, occultamento, terrore, tortura, guerra.
E li ha semmai denunciati soltanto quando il marcio era venuto a galla comunque e bisognava correre ai ripari, scaricando la colpa su pochi capri espiatori scelti apposta a pagare per tutti.
Quando arriva la tempesta sono gli stracci a volare.
Certo non siamo tanto ingenui da credere che la pubblicazione delle foto dello scandalo da parte di CBS e poi del "Washington Post", portavoce della lobby ebraica americana, sia avvenuta per caso e, tantomeno, per un sussulto di indignazione. La stampa americana è asservita al potere finanziario da sempre, ma in particolare dall' 11 settembre 2001.
Che la guerra all'Iraq sia stata alfine un completo fallimento è sotto gli occhi di tutti.
L'America sta cercando disperatamente di sganciarsi dal pantano iracheno, senza tuttavia rinunciare ai vantaggi geo-strategici conseguiti nella penetrazione verso il cuore dell'Eurasia e a quelli del controllo sulle fonti petrolifere mediorientali. Coinvolgere l'ONU nella gestione dell'Iraq è oramai l'ultima chance americana di fronte al Vietnam n. 2.
Israele al contrario ha tutto l'interesse che il caos a Bagdad si prolunghi il più a lungo possibile, garantendo la presenza statunitense nell'area come garanzia per l'entità sionista di continuare nella politica di imprigionamento dei palestinesi dentro il muro della vergogna, con la preventiva eliminazione dei capi della resistenza di Hamas. Gli Europei e i Russi si sono defilati da tempo, esclusi i piccoli staterelli orientali che pagano il prezzo dell'ingresso nella NATO in funzione antirussa.
Solo il «servo sciocco» che governa la satrapia italiana per conto di Washington non ha ancora capito l'aria che tira e continua imperterrito a promettere la presenza delle sue truppe in Iraq anche dopo il 30 giugno.
Lo scandalo di Abu Ghraib potrebbe rappresentare per le lobby economiche e per il Sionismo una buona occasione di sganciamento dalla politica guerrafondaia di Bush e Rumsfield in previsione delle elezioni a novembre: senza con questo perdere troppe posizioni, ma rifacendosi una «verginità» verso il mondo arabo e il mondo intero scioccati dalla violenza americana.
Kerry, sia per le sue origini che per gli interessi che rappresenta, sarebbe una garanzia sicura per tutti, Israele in primis. Insomma al solito: «che tutto cambi perché tutto rimanga come prima».
Intanto la storia va avanti, gli avvenimenti si succedono in una giostra sempre più convulsa.
L'eliminazione del presidente fantoccio della Cecenia Khadirov già toglie agli orrori di Abu Ghraib le prime pagine.
Tra qualche mese anche questa ennesima aberrante manifestazione dell'imperialismo statunitense sarà passata agli archivi. E forse la England e gli altri aguzzini avranno pure fatto carriera, o girato un film!
In quanto a noi resterà solo l'immagine simbolica di una giovane donna che trascina al guinzaglio come un cane un uomo nudo, riverso per terra: una simbolica istantanea dell'America che tiene al guinzaglio i popoli della Terra.
Carlo Terracciano
terraca@libero.it




Rispondi Citando