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Discussione: Pluralismo de noantri

  1. #1
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    Predefinito Pluralismo de noantri

    I telecomandati

    Ecco come i telegiornali hanno dosato la presenza dei politici giovedì 20 (Berlusconi alle Camere), secondo i dati forniti ieri da «Mediamonitor», l’Osservatorio sui media in campagna elettorale dalla Lista «Uniti nell’Ulivo».

    In prime time Forza Italia fa il pieno, con un totale di 1030 secondi pari al 63% dello spazio totale:
    90 secondi li riserva il Tg1; 115 il Tg2, 100 il Tg3; il Tg4 di Emilio Fede deborda con 561, più dignitoso il Tg5 con 115, Studio Aperto 50.

    Nel giorno in cui Bertinotti ha avuto una presenza di rilievo, a Rifondazione vengono dedicati 156 secondi in tutto (9%):
    12 il Tg1, 11 il Tg2, 18 il Tg3, ben 93 il Tg4 (sarà per parlare del «Pifferaio Fausto»?), 24 il Tg5 .

    Ai Ds in tutto 94 secondi (6%):
    15 il Tg1, 14 il Tg2, 29 il Tg3, Emilio Fede li ignora, 28 secondi il Tg5, 12 Studio Aperto.

    Alla Margherita 89 secondi in tutto (5%):
    16 il Tg1, 18 il Tg2, 25 il Tg3; 24 il Tg5, 10 Studio Aperto.
    Per il Tg4 Margherita e Ds non esistono
    (nonostante i discorsi significativi di Fassino e Rutelli)

    I partiti minori scompaiono nella percentuale:
    1% Lista Di Pietro e Sdi, 3%per An, Udc e Ap-Udeur; Verdi al 2%, Lega al 4%.

    Zero assoluto i comunisti Italiani.

    MimculPolli

  2. #2
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    Predefinito Re: Pluralismo de noantri

    In Origine Postato da MrBojangles
    I telecomandati

    Ecco come i telegiornali hanno dosato la presenza dei politici giovedì 20 (Berlusconi alle Camere), secondo i dati forniti ieri da «Mediamonitor», l’Osservatorio sui media in campagna elettorale dalla Lista «Uniti nell’Ulivo».

    In prime time Forza Italia fa il pieno, con un totale di 1030 secondi pari al 63% dello spazio totale:
    90 secondi li riserva il Tg1; 115 il Tg2, 100 il Tg3; il Tg4 di Emilio Fede deborda con 561, più dignitoso il Tg5 con 115, Studio Aperto 50.

    Nel giorno in cui Bertinotti ha avuto una presenza di rilievo, a Rifondazione vengono dedicati 156 secondi in tutto (9%):
    12 il Tg1, 11 il Tg2, 18 il Tg3, ben 93 il Tg4 (sarà per parlare del «Pifferaio Fausto»?), 24 il Tg5 .

    Ai Ds in tutto 94 secondi (6%):
    15 il Tg1, 14 il Tg2, 29 il Tg3, Emilio Fede li ignora, 28 secondi il Tg5, 12 Studio Aperto.

    Alla Margherita 89 secondi in tutto (5%):
    16 il Tg1, 18 il Tg2, 25 il Tg3; 24 il Tg5, 10 Studio Aperto.
    Per il Tg4 Margherita e Ds non esistono
    (nonostante i discorsi significativi di Fassino e Rutelli)

    I partiti minori scompaiono nella percentuale:
    1% Lista Di Pietro e Sdi, 3%per An, Udc e Ap-Udeur; Verdi al 2%, Lega al 4%.

    Zero assoluto i comunisti Italiani.

    MimculPolli
    Assolutamente scandaloso. Ma d'altronde, cosa volete che sia il pluralismo?
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  3. #3
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    Predefinito

    Non è PIU' scandaloso, Occhi.
    Lo era tre anni fa.

    Oggi è drammatico e PERICOLOSO.

  4. #4
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    Predefinito "Velina" e i suoi "fratelli"

    Ecco il testo dell’Ansa sul Consiglio dei ministri di venerdì.
    A seguire le sue tracce negli articoli del giorno dopo.

    «Nel giorno che segue la vittoria in Parlamento della mozione del governo sull'Iraq, Silvio Berlusconi viene portato in trionfo dai suoi ministri. Palazzo Chigi - stando al racconto di chi oggi era al Consiglio dei ministri - diventa l'arco sotto al quale il premier viene incoronato vincitore. E nella riunione del governo si celebra il successo della missione americana, il ruolo dell'Italia, che ha fatto da ponte tra Usa e Europa, ha contribuito al coinvolgimento dell'Onu e alla definizione dell'exit strategy. Insomma, ha avviato quella svolta che per l'opposizione invece neppure esiste. Intanto, si apprende che in questi giorni sono ripresi i contatti diretti tra il premier e l'inquilino del Colle: ci sono state un paio di telefonate che lasciano alle spalle un periodo non esaltante nei rapporti tra i due. (...) Ma oggi, in Consiglio dei ministri, si è celebrata quella che qualcuno definisce «la giornata dell'orgoglio».
    (Ansa 21.19 del 21 maggio)

    «Dopo essere stati per tanto tempo sulle spine sulla questione irachena, il governo, e in particolare il premier non potevano non festeggiare il primo colpo messo a segno con gli incontri in terra americana.
    Così ieri mattina, aprendo una riunione del Consiglio dei ministri disertata da molti, assenti per altri impegni, Silvio Berlusconi ha dedicato qualche parola al suo viaggio negli Usa e al tentativo – per lui già riuscito - di coinvolgere maggiormente l’Onu e altri paesi nel processo di pacificazione (...)
    Addirittura i presenti per rimarcare la compattezza della compagine, si sono lasciati andare a un lungo applauso che ha fatto sobbalzare i commessi di Palazzo Chigi».

    (Augusto Minzolini, la Stampa, 22 maggio)

    «Non c’è stato l’applauso a scena aperta,ma c’è mancato poco. In consiglio dei ministri ieri mattina tutti, a cominciare da Gianfranco Fini, si sono complimentati con il presidente del consiglio per il successo della sua trasferta lampo negli Usa e della relazione alle camere. Un successo superiore al previsto perché, come ha fatto rilevare un ministro, se era scontato il ringraziamento di George Bush all’Italia non altrettanto lo era quello di Kofi Annan».
    (Renato Pera, il Giornale, 22 maggio)

    «Per Silvio Berlusconi è stato un buon risveglio... la seduta in Consiglio dei ministri s’è rivelata buona per il premier. Veder arrivare Gianfranco Fini con la mano tesa (...) vedersi accolto da un Pisanu affettuoso, e poi complimenti di qua, strette di mano di là, ha ulteriormente galvanizzato il Cavaliere, sensibile quant’altri mai all’approvazione».
    (Maria Latella, Corriere della sera, 22 maggio)

    «Berlusconi... attacca a testa bassa (la sinistra). Scatta l’applauso dei ministri presenti (un po’ pochi per la verità, molti erano impegnati nella campagna elettorale. Il governo così unito non si vedeva - salvo rare eccezioni - da almeno un paio d’anni... Berlusconi incassa e guarda avanti, alle riforme fatte e soprattutto alle riforme da fare»
    (Fabrizio dell’Orefice, il Tempo 22 maggio)

    E mancano ANCORA una ventina di giorni...

  5. #5
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    Lingue lunghe e memorie corrrrrte...
    Gridano al regime quando da oltre 50 anni nella cultura si è instaurato un regime tutto loro.
    Ma si sa, ai compagni tutto è concesso.
    Morte all'Islam!
    Ora e sempre PORCO ALLAH!

  6. #6
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    Sarà che i comunisti non hanno nulla di interessante da dire?

  7. #7
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    Mah sarà ma il pluralismo uliviano non è che sia stato molto differente dal pluralismo pollista, chi è causa del suo mal pianga se stesso
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  8. #8
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    In Origine Postato da Tremendo
    Sarà che i comunisti non hanno nulla di interessante da dire?
    Come fate a saperlo se non li leggete, i "comunisti"?

  9. #9
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    In Origine Postato da Shaytan
    Mah sarà ma il pluralismo uliviano non è che sia stato molto differente dal pluralismo pollista, chi è causa del suo mal pianga se stesso
    E' davvero stupefacente (ANCHE inteso come alcaloide) il QUANTO siate ignari di quello che accade.

    L'universo mondo ne parla; SOLO i bananas non lo sanno.

  10. #10
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    Mediaset ma non super partes
    Silvia Garambois

    Super partes, ovviamente, verso mezzanotte o la mattina presto.O in replica, ossessivamente. Sono tutti schierati: Maurizio Belpietro, Mauro Giordano, Marco Taradash, Piero Vigorelli. La task force politico elettorale di Berlusconi va in onda in queste settimane su tutte le reti «di casa»: programmi di informazione che, in piena «par condicio», moltiplicano sforzi e presenze. Anzi, mentre la Rai si avvia a chiudere le trasmissioni dove si parla di politica, a Mediaset si punta al rinforzo, cosicché Mauro Giordano da questa settimana è ritornato con il suo «L’alieno», il giovedì verso mezzanotte su Italia 1. Maurizio Belpietro invece si è spostato al martedì di Canale 5 con «L’antipatico» (sempre verso mezzanotte, con replica il sabato mattina). Marco Taradash mantiene ben salda la sua postazione con «Zona Rossa» il venerdì su Retequattro (alle 23,15). Ma è la domenica mattina, verso le 9 e mezza, che la settimana si chiude su Canale 5 con il pezzo forte, «Super Partes» appunto, di Piero Vigorelli: gioiello di casa, è una trasmissione che poi viene replicata a pioggia, all’alba, sia su Retequattro (il mercoledì) che su Italia 1 (il giovedì e il venerdì).
    Che cos’è? Una tribuna elettorale. «Super partes», però: i giornalisti inviati nei Palazzi lo ripetono dieci volte ai politici da intervistare. Insistono: «una trasmissione di servizio». Cose fatte alla grande: la troupe sistema due telecamere, non una, studia le luci, per tre minuti di girato si allestisce un vero e proprio set. Il giornalista chiede all’onorevole o al candidato quali sono i temi su cui preferisce intervenire: politica interna, Iraq, Europa, faccia lei... E poi, in onda: trasmissione va in tv in orario residuale, ma tra la «prima» e le repliche si sfiora il milione di telespettatori. Mica poco.
    L’immagine di Piero Vigorelli che è rimasta alla memoria e alla cronaca non è quella professionale, ma il racconto del suo giubilo da fan alla vittoria elettorale di Berlusconi nel ’94: allora lavorava in Rai e narrano – in molti -di averlo visto correre esultante per i corridoi avvolto nella bandiera di Forza Italia, tra lo stupore di chi era abituato all’altalena delle lottizzazioni e a «prender partito». Ora è Vigorelli l’uomo «super partes» di Mediaset, che sguinzaglia i suoi inviati ad intervistare a destra e a sinistra, «da servizio pubblico».
    Come? Domenica mattina, per esempio.
    Dodici partiti: Pensionati, Patto Segni-Scognamiglio, Movimento Idea Sociale con Rauti, Di Pietro-Occhetto, Verdi, Alleanza Popolare-Udeur,Uniti nell’Ulivo, Partito Repubblicano con Sgarbi, Udc, Comunisti italiani, Lista Bonino e Alternativa sociale con Alessandra Mussolini. Un gran calderone, tre minuti per uno, due stacchi pubblicitari. Niente Forza Italia. La scorsa settimana erano andati in onda i partiti leader della maggioranza e dell’opposizione, con Forza Italia interpellata ben due volte, all’inizio della trasmissione con l’intervista a Elio Vito, alla fine con quella a Renato Schifani (la tecnica del “panino” messa a punto da Mimun o l’esigenza di “par condicio” tra i due capigruppo di Forza Italia a Camera e Senato?). Questa volta, invece, la sarabanda. Con qualche curiosità... Se Segni, Fatuzzo (quello dei pensionati), Volonté, La Malfa, e persino Nuccio Fava (istigato a un paio di cattiverie contro la Gruber e Santoro), hanno parlato del più e del meno su Europa e dintorni, Rauti e la Mussolini fin dalla prima domanda sono stati condotti a far pesantissima polemica con An, l’uno perché gli boicotterebbe il simbolo, l’altra
    per «tradimento».
    Ma c’è stata una sola domanda ritornata più o meno uguale nella trasmissione, e guarda caso indirizzata a Paolo Cento del Verdi, a Marco Rizzo dei Comunisti italiani, a Occhetto: le divisioni della sinistra. Una sinistra «confusa e discorde» diceva il giornalista «super partes», insistendo: «ma una sinistra così divisa può governare?», «si dice che l’unico collante sia l’avversione
    a Berlusconi», insisteva il giornalista con uno slogan abusato. E poi ancora: «le occasioni di divisioni aumentano con la manifestazione contro Bush», «si dice che è solo pubblicità per i piccoli partiti del centrosinistra». Intanto vanno in onda immagini di repertorio: Fassino solo solo in una sala vuota, Berlusconi che scende baldanzoso le scale del parlamento Europeo, Berlusconi che presiede il parlamento europeo, Berlusconi che passeggia sorridente insieme a Bush. A Luciana Sbarbati, in rappresentanza di Uniti nell’Ulivo, che invece parlava di Berlusconi che ha cancellato la tasse sui grandi patrimoni, e che questo mancato introito qualcuno alla fine lo dovrà pagare, la staffilata è arrivata sull’Irpef: «Ma la Melandri ha detto che occorrerà aumentare le tasse»...
    Tre minuti per uno, due stacchi pubblicitari, «onorevole, di che gradisce parlare?»: più super partes di così!

 

 
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