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    Predefinito Il vomito di Cossiga su Prodi e Orlando Cascio

    Falcone,il vomito di Cossiga:"Vergognoso vedere Prodi e Orlando alla celebrazione di Falcone"


    ''Questa mattina ho vomitato. Il vomito mi è venuto a vedere accanto alla sorella di Giovanni Falcone, che dovrebbe avere piú rispetto della memoria del fratello, personaggi come Leoluca Orlando-Cascio che con l'accusa a Falcone di aver insabbiato pratiche che riguardavano poltiici diede il via al linciaggio di Falcone da parte dell'Anm e di un settore rilevante della sinistra. E, l'imperturbabile e cinico Romano Prodi, che nelle sue fila conta non pochi di coloro che preparavano l'assassinio morale del coraggioso e indopendente magistrato. Che vergogna''.

    Lo afferma, in una dichiarazione, il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. ''Non vomitavo piú - aggiunge ancora il senatore - dal giorno in cui, rifugiatomi in una cittá della Francia dope le dimissioni da presidente della Repubblica, vomitai vedendo alla televisione a mo’ di sciacalli attorno al feretro di Giovani Falcone, non pochi magistrati dell'Anm e di membri del Csm che lo avevano gia' moralmente ferito con insinuazioni ed insolenti interrogatori in sede di Csm. E con articoli sanguinosi sul l'Unita’, che lo avrebbero ucciso moralmente se Dio pietoso non gli avesse, per mano della mafia oggettivamente loro alleata, tolto prima la vita''

  2. #2
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    Predefinito Re: Il vomito di Cossiga su Prodi e Orlando Cascio

    In Origine Postato da Misterbianco
    Falcone,il vomito di Cossiga:"Vergognoso vedere Prodi e Orlando alla celebrazione di Falcone"
    C'è chi ha vomitato per altri...

  3. #3
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    Predefinito Falcone: ...ne ho i coglioni pieni di gente che......

    Giovanni Falcone e i soliti noti

    News del 24-05-2004


    Poteva mancare lo strascico di polemiche sulla giustizia in occasione della giornata di ricordo, a dodici anni dalla strage di Palermo, del barbaro assassinio di Giovanni Falcone, di sua moglie, dei tre agenti della scorta?
    Ecco Le commemorazioni separate e l’accusa di una certa sinistra al Presidente del Senato Marcello Pera, reo di aver affermato che “…Autonomia e indipendenza della magistratura rischiano di cadere non solo per le spinte che vengono da fuori, ma anche a causa dei comportamenti, individuali e collettivi, assunti dentro il corpo stesso della magistratura…”.
    Apriti cielo; ecco gli strali offesi di quanti, approfittando dell’evento, hanno rinfocolato le solite, esaustive e inutili polemiche sulla vicenda giustizia del nostro sciagurato paese.
    Eppure questa poteva essere una occasione per fare un po’ di verità sulla nobile figura del magistrato palermitano assassinato a Capaci.
    Forse qualche verità e qualche ricordo meno peloso e politicistico poteva pure essere tentato.
    Proviamo a richiamare alla memoria alcune cose che riguardano Giovanni Falcone, allontanando il pensiero dal vociare scomposto.
    Leonardo Sciascia le definiva "persone dedite all'eroismo che non costa nulla e che i milanesi, dopo le cinque giornate, denominarono «eroi della sesta»".
    Il ricordo ha ridato fiato agli eroi della sesta giornata, a quelli che Giuliano Ferrara chiama 'Le jene che dei caduti oscenamente si cibano... che continuano a sfogare la loro insaziabile fame di cadaveri e di guerra civile".
    Leoluca Orlando Cascio, figlio di quell'avvocato il cui nome è rintracciabile nei verbali della prima commissione parlamentare antimafia, quella del 1968, in una vecchia intervista a l'Unità, vomitò tutto quello che la sua malafede poteva tirar fuori.
    “Beato Paese, il nostro scriveva Pirandello dove certe parole vanno tronfie per via, gorgogliando e sparando a ventaglio la coda, come tanti tacchini".
    L'ambiguo, equivoco esponente di quella che fu la Rete non era il solo sciacallo che si aggirava e ancora si aggirano cinicamente sui cadaveri.
    Che l’occasione della commemorazione abbia dato fiato a vecchi tromboni sfiatati, ci fa venire alla memoria quanto fu detto da una nota magistrata rivolta a tanti ipocriti suoi colleghi: "Voi avete fatto morire Giovanni Falcone. Con la vostra indifferenza. Con le vostre critiche... Voi lo avete infangato. Voi diffidavate di lui. E adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali... "
    Il giudice Borsellino affermava prima di essere anch`egli barbaramente ucciso "... c'era chi aveva paura che Falcone diventasse ministro dell'Interno".
    Chi poteva aver paura?
    Chi poteva aver paura che un magistrato schivo e caparbio, poco propenso al politichese, tutto concentrato alla intelligenza delle cose, divenuto un vero e proprio archivio vivente della vicenda mafia, potesse prendere in mano se erano vere le previsioni di Borsellino un ministero che costituiva lo strumento centrale nella lotta alla malavita mafiosa e camorristica?
    Noi ci limitiamo ad alcune osservazioni.
    Per volontà del ministro Martelli, Giovanni fu portato ad un ruolo operativo e centrale, e si tentò di metter a frutto l'immenso patrimonio progettuale e operativo, di conoscenza e di capacità di questo magistrato simbolo nella lotta alla mafia.
    Quest'uomo, alla luce della sua esperienza, aveva concepito l'ipotesi della Superprocura, ma si trovò improvvisamente solo, infangato.
    Si trovò, come Sciascia, ai "margini della Società civile", almeno di quella che ci vorrebbero rappresentare i soliti noti, di quella che diceva ancora il grande scrittore siciliano autore tra l'altro del "Giorno della civetta" ha reagito sempre contro chi contrastava una cultura catto-comunista, e ha aggredito nel modo più incivile che si possa immaginare.
    I conti tornano tutti.
    La domanda che ci si pone, più che lecitamente, è quindi la seguente: "quanti oggi gracchiano sono soltanto ingenui esponenti di una confusione politica e di una analisi delle cose che si smarrisce nella smania della faziosità, o agenti consapevoli di un disegno più perverso che ha come obiettivo la trama gattopardesca per cui tutto cambi affinché nulla cambi?
    Per completare questa breve riflessione crediamo valga la pena ricordare quanto Giovanni Falcone dichiarò prima di morire e che è recuperabile nel libro “I disarmati” di Luca Rossi, Mondadori, 1992.
    “Il fatto è che il sedere di Falcone ha fatto comodo a tutti.
    Anche a quelli che volevano cavalcare la lotta antimafia. In questo condivido una critica dei conservatori; l’antimafia è stata più parlata che agita. Per me, invece, meno si parla, meglio è.
    Ne ho i coglioni pieni di gente che giostra con il mio culo. La molla che comprime, la differenza: lo dicono loro, non io. Non siamo un’epopea, non siamo superuomini: e altri lo sono molto meno di me. Sciascia aveva perfettamente ragione: non mi riferisco agli esempi che faceva in concreto, ma più in generale.
    Questi personaggi, prima si lamentano perché ho fatto carriera; poi se mi presento per il posto di procuratore, cominciano a vedere chissà quali manovre. Gente che occupa i quattro quinti del suo tempo a discutere in corridoio. Se lavorassero, sarebbe molto meglio.
    Nel momento in cui non t’impegni, hai il tempo di criticare: guarda che cazzate fa quello, guarda quello che è passato al PCI, e via dicendo.
    Basta, questo non è serio. Lo so di essere estremamente impopolare, ma la verità è questa...”

    Lasciamo ai lettori l’interpretazione.

    Giuseppe Rippa

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