Stupida Europa
| Lunedi 25 Luglio 2005 - Rinascita | Dragos Kalajic |
La nostra analisi è volta ad individuare e precisare quelle che sono le strutture essenziali sulle quali si fonda l’attuale l’Europa legale, ossia quella soggetta al potere delle sue (pseudo) élites e dei suoi forti centri di pressione economici, politici, culturali e mediatici.
In particolare, per la nostra disamina, la trattazione-chiave verte sull’argomento chi ci appare di maggiore rilevanza e che più permette di svelare quelle che sono le linee portanti della destrutturazione culturale, sociale, politica in atto nel nostro continente: le politiche demografiche e immigratorie che condizionano il futuro del nostro continente.
Le ondate di immigrazione dal Terzo e dal Quarto mondo, sempre più frequenti, alte e minacciose, sono il risultato dell’ultima e peggiore forma di colonialismo, sostanzialmente usuraia, quell’ economia del debito che ovunque provoca miseria e fame. Un’ economia del debito che provoca ad arte la fuga di masse di disperati convogliandole verso illusori “mercati del benessere”.
Si tratta di una sfida che assume oramai la magnitudine di una vera e propria, sebbene non dichiarata, invasione d’ Europa.
Se un tale processo non perderà nel breve-medio termine forza e consistenza, e se questo, anzi, verrà aggravato da un ingresso della Turchia nell’Unione europea, tutti i dati indicano che già durante questo secolo gli Europei perderebbero la propria patria e diventerebbero una minoranza etnica, votata alla decomposizione e alla sua scomparsa nell’oceano grigio-nero dei diversi (1).
Se tale moto degenerativo non verrà arrestato, si confermerà la prognosi dell’osservatore turco Nazmi Arifi sulle conseguenze demografiche dell’entrata della Turchia nell’Unione europea, esposta una quindicina anni fa sulle pagine del Preporod (2), portavoce dei musulmani di Bosnia ed Herzegovina:
“L’Europa è cosciente del potenziale turco, l’Europa è cosciente della moltitudine turca. L’Europa guarda alla Turchia come ad un paese che ha potenzialmente duecento milioni d’abitanti. (Sono calcolati anche un centinaio di milioni di turcofoni dell’Asia centrale, ai quali il governo di Ankara, fedele al panturchismo, offre la cittadinanza turca oggi e offrirà quella europea domani, nota di D.K.) È logico che l’Europa non ostacolerà la Turchia. E’ prevedibile che, dopo dieci anni (dall’ingresso della Turchia nell’Unione europea, nota di D.K.) metà degli abitanti dell’attuale Europa occidentale saranno musulmani per una serie di cause quali: l’alta natalità dei popoli musulmani, la consistente immigrazione proveniente da paesi di religione musulmana, la caduta verticale delle natalità dei popoli europei, le conversioni all’Islam. Tutti questi sono fatti che l’Europa, volendo o non volendo, deve accettare.”
E’ dunque chiaro – e lo deve essere anche agli occhi più semplici e ingenui - che sono false ed ingannevoli quelle formule di soluzione del problema immigratorio fin qui instancabilmente prodotte dalle (pseudo) élites politiche europee - spacciate negli Anni settanta come progetto paternalistico di “assimilazione” – che propagandano il modello fallace dell’“integrazione” o i recenti ideali sentimentalisti di una “società multirazziale” e “multiculturale”.
In questo modo le (pseudo) élites che dominano l’Europa hanno dimostrato la propria debolezza fondamentale, la tendenza ad abbandonarsi alle superstizioni del razionalismo, particolarmente alla convinzione che con le sole parole - prodotte per interpretare a priori le incognite dello sviluppo sociale - è possibile non solo spiegare, ma anche domare la realtà, con tutte le minacce che contiene.
Su l“assimilazione”, “l’integrazione” e “la società multiculturale” - “che ci arricchisce” - è possibile discutere solo là dove è in questione una minoranza razziale o etnica che non minaccia la maggioranza.
L’esperienza storica dimostra come ogni rapporto pacifico venga stravolto là dove la minoranza cresce in modo tale di minacciare il predominio della maggioranza, anche nel senso della legge di selezione naturale. La specie più forte sospinge e alla fine elimina la specie più debole. Per questo motivo, all’inizio del periodo neolitico, la massa del tipo d’uomo detto mediterraneo gracile, basso, brachicefalo, con scheletro fragile e pelle olivastra - che ha conquistato il Rimlend mackinderiano, dall’India fino alle Isole britanniche, dedicato all’agricoltura ed ai culti della Madre Terra (3) - ha completamente riassorbito o eliminato gli indigeni europei, l’uomo di Cro Magnon, alto, forte e robusto cacciatore. Solo alcuni millenni dopo i discendenti dell’uomo di Cro Magnon, i nostri progenitori indoeuropei, scesi dagli altipiani caucasici nell’Europa per riconquistare la patria perduta riuscirono nel loro intento, vincendo le culture ed etnie qui già inseditesi grazie all’etica aristocratica e all’arte della guerra.




