Tratto da il Fondo Di Marco Proietti


L’omofobia tiene banco negli ultimi giorni, forse perché tutte le altre notizie non permettono un adeguato share, ma sta di fatto che non si parla di altro e le reazioni negli ambienti politici (di ogni colore) non hanno tardato a farsi sentire; a questo punto una riflessione è imposta, e lo spunto che voglio offrire è frutto di considerazioni fatte da libero cittadino, laico, socialista ed operatore del diritto, ed è rivolta squisitamente ad un’analisi giuridica e sociale della vicenda tanto in discussione.
Inizio con il dire che credo fermamente nella realizzazione di uno Stato Etico. Già, quello tanto rinnegato da Fini Gianfranco e da tanti suoi affezionatissimi elettori, gli stessi che gridano al pericolo di dittatura ogni qual volta si cerca di inserire dei “doveri” in corrispondenza dei migliaia di “diritti” di cui gode un qualunque residente in questo paese (ventre molle d’Europa come lo definirebbe Craxi); uno Stato Etico, tanto per la cronaca, non si limita a regolamentare un fenomeno di rilevanza giuridica, bensì interviene nella vita di ogni consociato secondo una visione organicistica e piramidale che impone di non poter lasciare zone franche di libero arbitrio: o meglio, rectius, quantomeno di regolamentare il libero arbitrio onde evitare di vivere nell’anarchia. E tutto ciò con lo scopo di garantire il superiore interesse della Nazione, della collettività, e il modello è quello della Repubblica romana dei Consoli così da non evocare le paure della dittatura.Detto ciò, da fedele dello Staat hegeliano, mi pongo sistematicamente in opposizione ad ogni forma di legiferazione selvaggia che vorrebbe aggirare i nostri amati 4 codici (splendidi rappresentanti della tradizione romana) attraverso delle leggi speciali ad hoc, frutto di una folata di vento giacobino del momento e non di un’attenta analisi e riflessione storico-giuridica sulle conseguenze che ne verrebbero prodotte; ecco il perché di alcuni miei precedenti articoli qui sul Fondo, in netta opposizione a follie quali il reato di clandestinità (avevo previsto regolarizzazioni di massa, e così è stato), nonché all’altro altrettanto inutile reato di prostituzione: a questo punto non mi resta che applaudire al fallimento della particolare aggravante penale prevista dalla proposta di legge circolata in Parlamento in questi giorni. Una leggina arrabattata come le altre, priva di un valido fondamento giuridico, e palesemente anticostituzionale poiché partigiana, cioè di parte, in quanto favorisce una categoria di cittadini a danno di altri: la legge in questione avrebbe voluto, infatti, introdurre una specifica aggravante per ogni forma di intolleranza mossa da ragioni inerenti le tendenze ed i gusti sessuali delle persone.

A questo punto la mia riflessione.

Fermo restando che ognuno è libero di avere le proprie tendenze sessuali ed essere libero di accoppiarsi con un uomo, una donna, un cane, un gatto o un pesce rosso, il punto cruciale è senz’altro quello di capire quale scopo voglia raggiungere questa norma ovvero se si vuole tutelare una categoria di persone (trasformandoli in privilegiati) e chiudere la bocca alla libera espressione del pensiero, oppure disciplinare forme di aggressioni e di lesioni genericamente intese. Nel primo caso la legge entrerebbe nel novero delle leggi che colpiscono l’opinione, come la Mancino, e che come tali limitano di fatto la tanto reclamata libertà di espressione del pensiero; nel secondo caso la legge sarebbe inutile, visto che il nostro bellissimo codice penale aspetta solo di essere applicato.

Aggravvante, aggravante! A furor di popolo. Ma quale popolo? Il codice penale è lì dal 1933 e prevede una sfilza infinita di reati assimilabili alle aggressioni, lesioni, diffamazioni di ogni genere: insomma, che ce ne facciamo di un’aggravante? Già esistono aggravanti di ogni genere valutate sulla base sia dell’elemento soggettivo che della condotta tenuta dal reo, e quindi appesantire ulteriormente la questione con valutazioni aprioristiche significherebbe processare le intenzioni. Totalmente assurdo. Che facciamo? Mandiamo in galera tutti quelli che si infilano un dito in gola ogni volta che vedono due uomini baciarsi? Non credo proprio. La sessualità appartiene alla sfera personale, e lì deve rimanere. L’omosessuale, la lesbica, il trans, l’ermafrodita, l’eterosessuale (l’ho messo per ultimo così non si dica che sono omofobico) hanno tutti pari dignità, diritti e soprattutto doveri, in quanto cittadini italiani, lavoratori, studenti e via dicendo; le condizioni personali non possono autorizzare un particolare trattamento di sfavore, né tantomeno di favore.

Qualche giorno fa leggevo proprio sul Fondo uno spunto interessante che richiamava ai pedofili come possibili soggetti tutelati da questa legge. Già, ipotizziamo che il disegno di legge fosse stato approvato, e che tutti si trovassero a rischio ogni qual volta iniziano anche una semplice discussione …ebbene allora, il linciaggio di un pedofilo che ha seviziato per anni una bambina di 6 anni come deve essere punito? Nessuno tocchi Caino, ovvio, ma qualcuno ci pensa ad Abele? Certo, giuridicamente parlando, non può avere giustificazioni alcuna forma di aggressione eppure è proprio il codice penale a prevedere una particolare attenuante quando si è mossi dall’istinto, da reazioni improvvise, non razionali ed emotive: insomma aggravante contro attenuante. Quo vadis allora? Santifichiamo anche i pedofili? Se è questo l’obiettivo finale… ne faccio volentieri a meno!