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Visualizza Risultati Sondaggio: Tassa sulla musica scaricata, di chi è la colpa

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  • Dello Stato ladro.

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  • Della scimmietta negra.

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  • Nostra che non massacriamo di botte politici e sbirri della riscossione.

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  • Della musica, è tropo bella e dunque da tassare con belle tasse.

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Risultati da 1 a 10 di 15
  1. #1
    Knifnil fior di Zucca*
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    Exclamation Il gioco della comparazione

    Chi era più criminale, chi ne ha ammazzati di più, chi si merita di finire più in giù dell'altro nelle profondità dell'inferno: Hitler o Stalin? Io me ne guarderò bene dal dare una risposta perché non sarà certo la cinica conta dei milioni di cadaveri, a stabilire il primato fra i due principali protagonisti negativi del secolo scorso.
    Non ho invece la minima esitazione a indicare il più ipocrita: l'Oscar della doppiezza spetta a Giuseppe Stalin. Hitler, a modo suo, era sincero. Non ha mai tenuto nascosta la sua volontà di sopraffare, il suo razzismo sanguinario. Da quando pubblicò il Mein Kampf nel 1921, il futuro Fuhrer non ha mai fatto mistero dei suoi infernali progetti e chi aderì al suo movimento sapeva di entrare a far parte di una congrega di malfattori. Stalin invece ingannò per decenni il suo e altri popoli promettendo il Paradiso in terra per i lavoratori di tutto il mondo e realizzando invece un sistema infernale che dovunque è stato applicato ha prodotto soltanto miseria, fame, ingiustizia e morte.
    Ancora oggi a 50 anni dalla morte di Stalin e a 10 dall'implosione epocale dell'Unione Sovietica, c'è qualcuno (soprattutto sui libri di scuola, purtroppo) che si ostina a «salvare» la memoria di Stalin ammettendo certi suoi errori più o meno gravi ma sottolineando che a lui si deve l'industrializzazione dell'Unione Sovietica e soprattutto la vittoria delle democrazie occidentali nella seconda guerra mondiale. Ora, a parte il fatto che lo sviluppo industriale dell'Unione Sovietica costò un tale prezzo di sangue che fa ancora inorridire, è sullo Stalin salvatore delle democrazie che vorrei soffermarmi. Stalin infatti non salvò affatto le democrazie occidentali dalla minaccia nazista ma al contrario ne fu salvato. Molti ancora oggi non sanno o non amano ricordare che nei primi due anni del secondo conflitto mondiale l'Unione Sovietica fu alleata e complice della Germania nazista. Dall'agosto del 1939, quando firmò il patto di amicizia con Hitler, al giugno del 1941 quando con l'«operazione Barbarossa» le armate naziste aggredirono l'Unione Sovietica a tradimento, Stalin aveva sempre aiutato l'«amico» di Berlino a realizzare i suoi piani di conquista. Con Hitler Stalin si spartì la sventurata Polonia, d'accordo con Hitler si impadronì della Bessarabia, dei tre paesi baltici (Estonia, Lituania, Lettonia) e cercò infine di piegare la resistenza degli eroici finlandesi. Non solo: anche quando la svastica sventolava ormai su tutte le capitali europee e l'Inghilterra sembrava ridotta al lumicino, Stalin continuò volenterosamente a rifornire di materie prime le industrie belliche tedesche e continuò anche quando, alla vigilia dell'aggressione, la Germania aveva improvvisamente congelato i propri rifornimenti verso l'Urss. Il 21 giugno 1941, l'inizio
    di «Barbarossa» fu ritardato di alcune ore per consentire a un treno sovietico carico di preziosa gomma, di oltrepassare il confine russo-tedesco. Poi come è noto le divisioni corazzate germaniche penetrarono in Russia «come una baionetta in un pane di burro». Se Hitler non avesse calcolato male i tempi e se le democrazie occidentali e soprattutto gli Stati Uniti con i loro convogli artici non avessero rimpinguato di armi e di mezzi l'esauste risorse sovietiche, difficilmente l'Armata rossa avrebbe trovato la forza di reagire.
    L'imputazione quasi giudiziaria che oggi grava su Stalin è quella della smisurata falcidia di vite umane. In questo, milione più milione meno egli eguaglia certamente Hitler ma con una differenza. Salvo il colonnello Roehm, che fece uccidere nella famosa «notte dei lunghi coltelli» perché gli insidiava il potere, Hitler fu leale e collaborativo con tutti i suoi principali gerarchi. Stalin invece, tutto istinto, rozzezza, crudeltà, passionalità vendicativa, in nome di un idilliaco paradiso socialista che non arrivava mai, portò milioni di individui a morte, comprese schiere di comunisti sinceri che credevano ciecamente in lui. L'immane carneficina cominciò subito dopo la sua conquista del potere. Liquidò per primi gli altri membri della «cinquina» dei possibili eredi nominati nel famoso testamento di Lenin fra i quali forse non a caso lui era collocato all'ultimo posto (Trotzcky, Bucharin, Kamenev, Zinoviev e Stalin) poi liquidò il 95% dei componenti del comitato centrale, quindi il 90% dello stato maggiore dell'Armata rossa con in testa il famoso maresciallo Tukacewsky; e il tragico balletto delle cifre potrebbe continuare a lungo. Ancora alla vigilia della sua morte, Stalin aveva appena avviato «il caso dei medici» prologo di una nuova purga che puntava a eliminare tutti i suoi possibili concorrenti e in particolare l'altro genio del male Laurenti Beria il quale, secondo alcune ipotesi, avrebbe giocato d'anticipo affrettando la fine del dittatore.
    Oggi il mito di Stalin è ancora vivo e sopravviverà a lungo. Non c'è dubbio infatti che l'uomo ha lasciato una profonda impronta nella storia del mondo. Ancora a lungo storici e studiosi si affanneranno per studiare la complessa psiche di questo personaggio che fu certamente l'uomo più amato e più odiato della storia. Continueranno anche a cercare di individuare la molla segreta che fece scattare nel rozzo ex-seminarista di Tbilisi la sua inarrestabile volontà di potenza. Fra le ipotesi finora avanzate ne sono emerse anche di singolari. L'ultima, più curiosa, addebita il temperamento di Stalin alla sua statura. Il «piccolo padre» era infatti piccolo di nome e di fatto. Misurava appena un metro e cinquantotto

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  2. #2
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    Sia Dzugasvili che Hitler furono grandi patrioti e grandi rivoluzionari, raggi di luce e di amore per l'umanità in quell'epoca buia che fu il XX Secolo.

    Le attuali afflizioni patite dalla razza umana sono apparentemente conseguenza della incomprensione che divise i due ... che avrebbero dovuto marciare uniti, anzichè l'un contro l'altro. Ma la storia non ha ancora scritto la parola fine !

    Der Sieg wird Unser sein ! Pobieda !

  3. #3
    Makeru ga, katta
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    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
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    Questo 3d dovrebbe stare sul sito della storia, non sul termometro politico.
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    devono stare a destra.

  4. #4
    Makeru ga, katta
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    In Origine Postato da Hieronimus
    Ancora oggi a 50 anni dalla morte di Stalin e a 10 dall'implosione epocale dell'Unione Sovietica, c'è qualcuno (soprattutto sui libri di scuola, purtroppo) che si ostina a «salvare» la memoria di Stalin ammettendo certi suoi errori più o meno gravi ma sottolineando che a lui si deve l'industrializzazione dell'Unione Sovietica e soprattutto la vittoria delle democrazie occidentali nella seconda guerra mondiale. Ora, a parte il fatto che lo sviluppo industriale dell'Unione Sovietica costò un tale prezzo di sangue che fa ancora inorridire, è sullo Stalin salvatore delle democrazie che vorrei soffermarmi. Stalin infatti non salvò affatto le democrazie occidentali dalla minaccia nazista ma al contrario ne fu salvato. Molti ancora oggi non sanno o non amano ricordare che nei primi due anni del secondo conflitto mondiale l'Unione Sovietica fu alleata e complice della Germania nazista. Dall'agosto del 1939, quando firmò il patto di amicizia con Hitler, al giugno del 1941 quando con l'«operazione Barbarossa» le armate naziste aggredirono l'Unione Sovietica a tradimento, Stalin aveva sempre aiutato l'«amico» di Berlino a realizzare i suoi piani di conquista. Con Hitler Stalin si spartì la sventurata Polonia, d'accordo con Hitler si impadronì della Bessarabia, dei tre paesi baltici (Estonia, Lituania, Lettonia) e cercò infine di piegare la resistenza degli eroici finlandesi. Non solo: anche quando la svastica sventolava ormai su tutte le capitali europee e l'Inghilterra sembrava ridotta al lumicino, Stalin continuò volenterosamente a rifornire di materie prime le industrie belliche tedesche e continuò anche quando, alla vigilia dell'aggressione, la Germania aveva improvvisamente congelato i propri rifornimenti verso l'Urss. Il 21 giugno 1941, l'inizio
    di «Barbarossa» fu ritardato di alcune ore per consentire a un treno sovietico carico di preziosa gomma, di oltrepassare il confine russo-tedesco. Poi come è noto le divisioni corazzate germaniche penetrarono in Russia «come una baionetta in un pane di burro». Se Hitler non avesse calcolato male i tempi e se le democrazie occidentali e soprattutto gli Stati Uniti con i loro convogli artici non avessero rimpinguato di armi e di mezzi l'esauste risorse sovietiche, difficilmente l'Armata rossa avrebbe trovato la forza di reagire.

    Su questo gioco della comparazione (che trovo un pò banale) intervengo a proposito della scarse capacità strategiche di entrambi i dittatori. Inanzitutto c'è da ricordare che Hitler fu il principale artefice di Dunkuerque (non è da tutti permettere ad un esercito nemico di ritirarsi e continuare a combattere), in secondo luogo che si ostinò a modificare continuamente i piani di invasione della Russia dei suoi generali, con il risultato di far cambiare continuamente fronte alle truppe impedendogli un'avanzata più rapida all'interno dell'Urss. Hitler dubitò sempre dei suoi generali, considerandoli incapaci di modificare i loro piani a seconda dgli eventi. Furono i suoi ordini a ritardare l'arrivo di divisioni corrazzate in Normandia, e solo perchè a) dormiva e non voleva essere svegliato e b) anche quando si svegliò e fu informato, credette che l'invasione vera e propria sarebbe avvenuta a Calais.
    Stalin dette prova delle sue incapacità attaccando la Finlandia in pieno inverno. I russi vinsero perchè erano troppo potenti rispetto al piccolo paese scandinavo, ma subirono perdite enormi (alcuni storici parlano di un milione di morti, la maggioranza per assideramento).
    In compenso va però detto che fu lui a voler spostare le fabbriche russe più importanti nelle città degli Urali, affinchè potessero continuare la produzione i carri armati. Senza contare che infuse nei suoi connazionali la volontà di lottare fino alla fine con un'abile propaganda che dipingeva i tedeschi come assassini dediti allo sterminio della popolazione civile russa. Chi oggi si ostina a voler riabilitare Stalin sono solo pochi anziani reduci della guerra (che in Russia è tutt'ora celebrata come LA guerra di liberazione).
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    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  5. #5
    Knifnil fior di Zucca*
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    In Origine Postato da marcejap
    Questo 3d dovrebbe stare sul sito della storia, non sul termometro politico.
    Di che sito parli?

  6. #6
    Knifnil fior di Zucca*
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    In Origine Postato da marcejap
    Su questo gioco della comparazione (che trovo un pò banale) intervengo a proposito della scarse capacità strategiche di entrambi i dittatori. Inanzitutto c'è da ricordare che Hitler fu il principale artefice di Dunkuerque (non è da tutti permettere ad un esercito nemico di ritirarsi e continuare a combattere), in secondo luogo che si ostinò a modificare continuamente i piani di invasione della Russia dei suoi generali, con il risultato di far cambiare continuamente fronte alle truppe impedendogli un'avanzata più rapida all'interno dell'Urss. Hitler dubitò sempre dei suoi generali, considerandoli incapaci di modificare i loro piani a seconda dgli eventi. Furono i suoi ordini a ritardare l'arrivo di divisioni corrazzate in Normandia, e solo perchè a) dormiva e non voleva essere svegliato e b) anche quando si svegliò e fu informato, credette che l'invasione vera e propria sarebbe avvenuta a Calais.
    Stalin dette prova delle sue incapacità attaccando la Finlandia in pieno inverno. I russi vinsero perchè erano troppo potenti rispetto al piccolo paese scandinavo, ma subirono perdite enormi (alcuni storici parlano di un milione di morti, la maggioranza per assideramento).
    In compenso va però detto che fu lui a voler spostare le fabbriche russe più importanti nelle città degli Urali, affinchè potessero continuare la produzione i carri armati. Senza contare che infuse nei suoi connazionali la volontà di lottare fino alla fine con un'abile propaganda che dipingeva i tedeschi come assassini dediti allo sterminio della popolazione civile russa. Chi oggi si ostina a voler riabilitare Stalin sono solo pochi anziani reduci della guerra (che in Russia è tutt'ora celebrata come LA guerra di liberazione).
    Vedo che di strategie militari te ne intendi...

    E comunque non è BANALE, questo thread!

  7. #7
    Makeru ga, katta
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    In Origine postato da Hieronimus
    Di che sito parli?

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  8. #8
    Makeru ga, katta
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    Vedo che di strategie militari te ne intendi...


    E comunque non è BANALE, questo thread!
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  9. #9
    Knifnil fior di Zucca*
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    In Origine postato da marcejap
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    Sai, io uso chiamarli FORUM, non siti, sito è www.politicaonline.net!

  10. #10
    Re del Fondoscala
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    In Origine postato da marcejap
    Su questo gioco della comparazione (che trovo un pò banale) intervengo a proposito della scarse capacità strategiche di entrambi i dittatori. Inanzitutto c'è da ricordare che Hitler fu il principale artefice di Dunkuerque (non è da tutti permettere ad un esercito nemico di ritirarsi e continuare a combattere), in secondo luogo che si ostinò a modificare continuamente i piani di invasione della Russia dei suoi generali, con il risultato di far cambiare continuamente fronte alle truppe impedendogli un'avanzata più rapida all'interno dell'Urss. Hitler dubitò sempre dei suoi generali, considerandoli incapaci di modificare i loro piani a seconda dgli eventi. Furono i suoi ordini a ritardare l'arrivo di divisioni corrazzate in Normandia, e solo perchè a) dormiva e non voleva essere svegliato e b) anche quando si svegliò e fu informato, credette che l'invasione vera e propria sarebbe avvenuta a Calais.
    Stalin dette prova delle sue incapacità attaccando la Finlandia in pieno inverno. I russi vinsero perchè erano troppo potenti rispetto al piccolo paese scandinavo, ma subirono perdite enormi (alcuni storici parlano di un milione di morti, la maggioranza per assideramento).
    In compenso va però detto che fu lui a voler spostare le fabbriche russe più importanti nelle città degli Urali, affinchè potessero continuare la produzione i carri armati. Senza contare che infuse nei suoi connazionali la volontà di lottare fino alla fine con un'abile propaganda che dipingeva i tedeschi come assassini dediti allo sterminio della popolazione civile russa. Chi oggi si ostina a voler riabilitare Stalin sono solo pochi anziani reduci della guerra (che in Russia è tutt'ora celebrata come LA guerra di liberazione).
    diciamo una cosa: la voglia di lottare che dette Stalin sarebbe contata il giusto se Hitler fosse passato diritto da Stalingrado verso i giacimenti di petrolio e le fabbriche d'armi...invece si interstardì contro il simbolo e con tante mosse tattiche sbagliate ci passò quasi 2 inverni tra le macerie per poi perdere la guerra. Diciamo che ad Hitler gli piaceva fare il generale, lo stratega, la guerra lo affascinava e gli piaceva dirigere le operazioni nonostante fece enormi errori di valutazione e la maggioranza delle volte tolse i suoi generali migliori per testardaggine. Stalin di guerra non c'intendeva una pippa, non sarebbe mai entrato in guerra se la Germania non avesse invaso il suo Paese, lasciò mano libera ai suoi generali, si occupò solo del morale della popolazione. Diciamo sfruttò bene la vastità del suo stato.
    La guerra d'altronde la vinse Stalin e siccome la storia la fanno i vinti si dice che Stalin fu meglio di Hitler, ma nonostante fossero entrambi delle teste matte penso che Stalin fu molto più infame del suo avversario tedesco.

 

 
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