Firmato da Bremer nel 2003, l'atto assicura immunità (e impunità) alle truppe Usa e britanniche
Mercoledì verso le 3 del mattino, marines Usa, a bordo di blindati ed elicotteri da assalto, sono piombati su Mukaradeeb, un piccolo villaggio iracheno a una quindicina di chilometri dal confine con la Siria. «I soldati Usa hanno cominciato a spararci, a uno a uno», testimoniano i sopravvissuti. Sono stati uccisi in 42, tra cui 11 donne e 14 bambini. Gli stessi bambini sorridenti, ripresi nel video girato al matrimonio svoltosi nel villaggio il giorno prima, diffuso ieri della Associated Press. Secondo il generale James Mattis, comandante della 1a divisione dei marines, non si trattava di una festa di matrimonio, ma di un pericoloso raduno di insorti. Conclude quindi: «Non devo scusarmi per la condotta dei miei uomini». Nel momento stesso in cui ieri veniva diffuso il video, l'amministrazione Bush annunciava l'intenzione di presentare al Consiglio di sicurezza «un'altra risoluzione che impedirà alla Corte criminale internazionale di perseguire i peacekeepers americani», ossia i soldati statunitensi che resteranno in Iraq dopo il 30 giugno.
Contemporaneamente, portavoce del governo Blair dichiaravano di voler assicurare alle truppe britanniche in Iraq, dopo il 30 giugno, «l'immunità di cui godono in base all'Ordine 17».
Che cosa stabilisce l'Ordine 17, firmato il 27 giugno 2003 dall'«amministratore statunitense per l'Iraq» Paul Bremer? Una semplice ma fondamentale norma: «Tutti i membri del personale della Coalizione sono soggetti alla esclusiva giurisdizione dei rispettivi Stati di appartenenza e sono quindi immuni dalla locale giurisdizione criminale, civile e amministrativa e da qualsiasi forma di arresto o detenzione salvo quella effettuata da persone che agiscono per conto dei rispettivi Stati di appartenenza» (Sezione 2, comma 4). Una norma analoga vige per i «contrattisti», ossia per gli appartenenti alle compagnie militari private che operano in Iraq: «I contrattisti della Coalizione e i loro subcontrattisti non sono soggetti alle leggi irachene in materie relative ai termini dei loro contratti» e sono quindi «immuni dal procedimento legale iracheno» (Sezione 3, comma 1 e 2). Di conseguenza, coloro che ritengono di essere stati danneggiati devono rivolgersi, per avere giustizia, agli Stati di appartenenza dei militari e dei contrattisti, che «giudicheranno in base alle proprie leggi nazionali» (Sezione 6, comma 1).
Gli abitanti di Mukaradeeb, così come i parenti degli altri iracheni uccisi (5.500 dal primo maggio 2003 solo a Baghdad e in tre delle 18 province, stando ai dati degli obitori raccolti dalla Associated Press) hanno dunque una certezza: anche dopo il 30 giugno, giustizia non sarà fatta.
Manlio Dinucci
Fonte:Il Manifesto
25.05.04




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