lettera di G. Baget Bozzo
ottobre 2000
http://www.tempi.it/archivio/articolo.php3?art=1737
Caro Luigi,
mi sono lungamente posto il problema sul modo in cui il cattolico debba inquadrare il tema del comunismo derivato da Lenin, che è la vera maturità del comunismo. Vi è un tale salto di qualità tra il precomunismo (da Gioachino da Fiore a Marx) che la scansione tra il precomunismo e il comunismo è più profonda di quella che esiste nel Cristianesimo tra Antico e Nuovo Testamento. Per molto tempo ho pensato che il comunismo potesse essere pensato come una eresia cristiana. E questo è vero per il precomunismo: quante volte è stata rilevata la somiglianza tra Marx e un profeta ebraico o la mimesi che esiste tra dialettica e Redenzione! Ma questo pensiero sembra insufficiente come l’opposto che vede nel comunismo il punto terminale della filosofia moderna. È vero che il comunismo (con questa parola indico sempre il comunismo che nasce dalla rivoluzione d’ottobre) è il vertice politico del razionalismo, la sua suprema forma politica: ed è vero che è un’eresia cristiana. Ma queste sono solo le premesse del comunismo. Con Lenin nasce un fatto nuovo che non era contenuto nelle premesse. Le premesse sono necessarie ma il fatto le trascende e le annulla. Il comunismo annulla in sé sia l’eresia cristiana che il pensiero moderno: le annulla inglobandole. E non è dialettica, non è esercizio della ragione: il leninismo usa l’eresia cristiana precomunista e la filosofia moderna ma le combatte. Né Hegel, né Gioachino da Fiore o Tommaso Moro. O gli anabattisti. Da che punto di vista il cristiano può considerare il comunismo? Il documento ecclesiastico fondamentale sul comunismo è la “Divini Redemptoris” di Pio XI, un Papa dimenticato che ha segnato profondamente il Papato: un Papa creativo. Più ancora di Pio XII, che ne fu infine il frutto, la bestia nera dei progressisti dovrebbe essere lui. Credo che la sua dura parola del comunismo “intrinsecamente perverso” sia quella della Chiesa. Ma rimane sempre il problema di definire il punto di vista cristiano sul comunismo, il modo in cui inquadrarlo: e dovrebbe essere un modo anche per comprendere lo stesso giudizio della “Divini Redemptoris”. Ora penso che il comunismo debba essere giudicato escatologicamente. Cioè dal punto di vista della fine del mondo e della storia. Nella seconda lettera ai Tessalonicesi, Paolo si preoccupa di evitare atteggiamenti dei cristiani che suppongano imminente la Parusia, il ritorno del Signore; e ricorda ai Tessalonicesi il suo insegnamento orale. Egli aveva detto loro che prima della venuta del Signore sarebbe dovuto manifestarsi l’uomo della “anomia”, del rifiuto della legge divina che si sarebbe seduto su tutto ciò che è di Dio mostrandosi come Dio (Tessalonicesi, II, 2-4). Paolo poteva rifarsi ad Antico IV Epifane, al tentativo violento del seleucide di ellenizzare i giudei. Ma Paolo guarda al futuro, guarda alla fine del tempo perché annuncia che il Signore Gesù ucciderà l’iniquo con il fiato della sua bocca e lo distruggerà nello splendore della Parusia nel suo ritorno. Paolo parla della fine del tempo. Poco meno di due millenni ci dividono dalla lettera ai Tessalonicesi, uno dei più antichi testi paolini. E in 2000 anni solo un fenomeno ha espresso in modo pieno la profezia di Paolo: appunto il comunismo. Il comunismo ha realizzato la profezia paolina in modo tale che Nerone sembra un benefattore, lui che usò i crocifissi cristiani come lampade notturne. Nemmeno l’Islam, a cui dobbiamo tanti martiri cristiani, conviene così bene alla definizione di Paolo come il comunismo. Il nazismo non perseguitò la fede cristiana in modo paragonabile al comunismo; e non ne aveva soprattutto la pretesa di verità salvifica universale. La conclusione è questa: il comunismo è la prefigurazione dell’ultima lotta del potere di Satana contro la fede cristiana. Il comunismo con la sua violenza totale, indica che la Parusia è più vicina. In questo senso il comunismo è un segno dei tempi. Il termine “segno dei tempi” ha avuto nella teologia postconciliare un senso assai diverso da quello evangelico. I segni dei tempi indicano nel Vangelo i segni dell’intervento di Dio nella storia: del Messia stesso Gesù, in primo luogo; la Parusia del ritorno del Signore nell’altro modo. “Segni dei tempi” nelle teologie progressiste è divenuto invece il segno del progresso storico, è divenuto l’indicatore della secolarizzazione. È stato usato contro i teologi tradizionali ed è stato separato da ogni riferimento escatologico. Il comunismo è divenuto uno dei beneficiari dei segni dei tempi. Se consideriamo i “segni dei tempi” nel loro originale significato escatologico, il comunismo appare come il segno dell’ultima lotta di Satana contro la Chiesa. E in questo significato come la prefigurazione della persecuzione finale, quella antecedente immediatamente il ritorno del Signore. Letto escatologicamente il comunismo dà pieno senso alla lettura che sul piano morale ne fece Pio XI: l’“intrinsecamente perverso”. Il comunismo appare così come la più perfetta opera del Diavolo. In che cosa il comunismo si manifesta come opera propria del Diavolo? Nonostante tutto, non negli ottanta milioni di morti. L’odio della carne è un segno del Diavolo: e una tale ecatombe è già da sola un segno. Ma infine la storia è piena di stragi: e non è ancora questo il sigillo del demonio. Il sigillo del Diavolo consiste nel fatto che, nonostante i morti, il comunismo è apparso sempre sotto il segno del Bene; mentre il nazismo si è presentato quasi da se stesso come male. Satana si trasfigura come opera di luce, come ci insegna San Paolo. Il comunismo si è posto come Bene assoluto e, nonostante tutti i milioni di morti, molti vi hanno creduto. E vi credono ancora. Oggi si prende atto che il comunismo è impossibile, che è finito, come un fatto: la sua fine non è vista come un evento rivelatore di che cosa era veramente il comunismo. L’opera di Satana sul comunismo è in pieno corso: il comunismo è visto come un bene non riuscito, non come l’impresa più criminale e antiumana della storia. Ecco perché il comunismo come menzogna, come opera propria di Satana, è ancora in mezzo a noi. Se il comunismo come menzogna non fosse ancora in mezzo a noi, la situazione del nostro paese non sarebbe quella che è: possiamo dire che l’Italia è il paese in cui continua di più il comunismo. Qui dopo il ’46 non ha più ucciso o almeno lo ha fatto su piccola scala (il terrorismo è però qualitativamente significativo), è divenuto un pensiero, una cultura. I giudizi che nel nostro paese corrono ancora sul comunismo non sono anticomunisti: è per questo che essere anticomunisti è considerato una sciocchezza: questo è veramente il segno di Satana. Il comunismo è rimasto nella forma satanica pura: come uno spirito ha perso la carne della violenza, ha conservato lo spirito; e Satana è uno spirito inafferrabile. Solo Berlusconi ha avuto il coraggio di dirlo. Le elezioni italiane saranno una lotta con l’angelo caduto. Sta qui la loro drammaticità che Satana nasconde così bene.
Gianni Baget Bozzo




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