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  1. #1
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    Predefinito Celti in umbria e resistenza Pagana...un'ipotesi suggestiva

    Premetto che quanto riporterò, fa parte dello studio di un uomo, durato tutta una vita, ma che la sua fondatezza storica attende, tuttora, ulteriori riscontri.
    Tuttavia...sarebbe suggestivo se fosse davvero così...non trovate?
    Manlio Farinacci è purtroppo scomparso da un paio d'anni, la speranza è che storici e archeologi di buona volontà abbiano la voglia e il coraggio di riprendere in mano i suoi studi, senza censure aprioristiche che , per definizione, non dovrebbero appartenere ad un lavoro scientifico.
    Quella pubblicata sotto è un'intervista al professore fatta prima della sua scomparsa da Ernesto Notarantonio e pubblicata da agapress.it. Leggetela con attenzione perchè i passaggi sono molto interessanti, e direi piuttosto suggestivi per un pagano.

  2. #2
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    Predefinito

    Professore, siamo venuti a conoscenza dei suoi studi sulla celticità di Carsulae…

    "La cosa non può che farmi piacere. Vede, sono anni che mi batto, praticamente da solo, contro il pressapochismo di chi, con superficialità intenzionale, ha definito e insiste nel definire Carsulae "città romana". Voglio però premettere, per chiarezza, che l’architettura, quella si, di Carsulae è totalmente romana; infatti, i Celti non conoscevano l’arte muraria, in quanto come nomadi erano soliti usare tende per abitazioni e da insediati costruivano capanne di legno. è però evidente, a chi studia il sito con occhio attento e senso critico, che la concezione delle costruzioni e le loro finalità, sono totalmente celto-pagane. In pratica, i Celti hanno imparato a scolpire la pietra dai romani, ma questo non vuol dire che tutto quello che hanno costruito sia opera dei romani."

    Eppure, Carsulae è conosciuta anche per essere attraversata dalla Via Flaminia, costruita appunto dai romani.

    "Asserire, come fanno in molti, che la Via Sacra al centro di Carsule, con inizio e termine nel suo perimetro, è l’antica via Flaminia costruita dai romani, è, tra tutte, la più grande ed illogica mendacità. L’assurdità di questa spiegazione risulta evidente dalla lettura del "Trattato di architettura" dello storico romano del tempo di Augusto M. Pollione Vitrurio, il quale scriveva a riguardo che nelle vie consolari romane (come la Flaminia) i tratti lastricati avevano sotto le pietre di superficie quattro strati di sostegno fatti con materiale di diverso genere. Il primo strato era lo Statumen, il secondo la Ruderatio, il terzo il Nucleus e il quarto era un "latte di malta" detto Puls. Ne conseguiva una "massicciata" che non permetteva lo sprofondamento. Lei non troverà a Carsulae niente di tutto questo, ma solo un lastricato di pietre sotto il cui primo strato esistono cunicoli o fognature per raccogliere le acque.

    Inoltre, vorrei ricordare che questa via fu realizzata per esigenze militari, quindi ridurre il tempo di percorrenza occorrente alle legioni romane per spostarsi fino alla costa adriatica; la posizione geografica di Carsulae, tra le altre cose situata in collina, fa da contraltare a questa esigenza. Credo fosse alquanto improbabile che i romani avessero deviato la Flaminia su Carsulae, allungando il percorso e rinunciando ad un tratto rettilineo e pianeggiante!"


    Prima ha parlato di "superficialità intenzionale"; vuole forse dare ad intendere che c’è in corso una sorta di "congiura del silenzio" o una depistazione sistematica?

    "Ha toccato un punto dolente. Gli scavi della "città dimenticata", iniziati negli anni cinquanta, furono inspiegabilmente interrotti dopo il 1970 a seguito, guardacaso, della scoperta delle più che palesi testimonianze, inconfutabilmente celtiche, che gettavano finalmente una luce dopo anni di oscurantismo storico. Ma questa, purtroppo, è una vecchia storia…"



    Vecchia storia?

    "Si. è una storia, ma sarebbe meglio dire un occultamento della storia, che risale all’epoca della "Damnatio Memoriae", documento della Chiesa romana che imponeva la censura di tutte le notizie riguardanti sia i luoghi sia le pratiche dei culti pagani, affichè fossero abbandonati del tutto.

    Il problema che si presentava alla Chiesa di Roma, era non tanto quello di imporre il monoteismo, visto che le molte divinità celtiche erano presentabili come differenti aspetti di un Dio unico, ma era quello di convertire un popolo abituato a cercare il rapporto con il divino presso le quercie, sulle montagne sacre o ai piedi di monumenti megalitici. Si arrivò quindi al concilio di Arles (452 d.C.), che proibì espressamente l’adorazione degli alberi, dei megaliti e delle fonti.

    Carsulae, in particolare, fu il centro più colpito da questa censura (che durò almeno fino al XVI secolo d.C.), con effetti ancora oggi presenti."


    Perchè proprio Carsulae fu così duramente colpita? Che cosa c’era di così pericoloso per la Chiesa di Roma?

    "Non cosa c’era, ma cosa era: Carsulae era infatti il centro più importante del paganesimo Celtico. Era tanto importante per i Celti quanto pericolosa per la vicinanza a Roma; più volte la Chiesa romana cercò, con ogni mezzo, di eliminare questo scomodo centro di convergenza pagano, ma non riuscì mai nell’intento grazie alla strenue difesa dei Longobardi del Ducato di Spoleto, sempre pronti ad intervenire per bloccare sul nascere ogni tentativo di distruggere la loro capitale religiosa.

    Carsulae era la meta, una sorta di Mecca per i popoli di religione celto-pagana, un punto di approdo religioso. Ecco anche il perché del flusso ad ondate delle popolazioni celto-germaniche, considerate invasioni barbariche dalla gran parte degli storici.

    Come vede, Carsulae, e tutta la zona della valle ternana (con altri centri sacri importanti come Otricoli e Cesi), era un punto di confluenza pagana troppo pericoloso per la chiesa romana. Quindi, se non si poteva combattere con le armi, si dovevano censurare ed eliminare da tutti i libri riferimenti a Carsulae e alla valle ternana. Damnatio Memoriae…"


    Da quello che avevo ascoltato fino a quel momento, scaturiva un quadro della situazione storico-archeologica sempre più chiaro e lineare. I vari pezzi, che il professore stava sistemando nelle giuste posizioni, stavano riempendo un puzzle di difficile composizione.



    Ci ha parlato di oscurantismo e censura storica, accennando anche a scavi interrotti dopo la scoperta di palesi testimonianze celtiche. A cosa si riferiva?

    "Ai numerosi reperti trovati a Carsulae, a Cesi ed in tutta la zona della bassa Umbria, nonché alle ricostruzioni fatte…a regola d’arte per confondere gli studiosi sulla vera origine di alcune costruzioni.

    A Carsulae, fu l’opera meritoria e provvidenziale del Biagetti, Ispettore dei Monumenti e degli scavi di Cersulae negli anni cinquanta, ad aver salvato vari reperti destinati alla fornace per farne calce, come effettivamente avvenne per i bassorilievi illustranti le fasi dei riti (celto-pagani) del culto fallico. Tra tutte, la testimonianza più importante ai fini della individuazione della celticità fu quella del pavimento a mosaico con le svastiche e il nodo gordiano (simboli ovviamente celtici), che facevano parte del complesso di edifici del Santuario del Culto Fallico, su cui fu poi costruita la chiesetta dei santi Cosma e Damiano. Questo mosaico fu fatto trasportare dal Biagetti ad Acquasparta e deposto sul pavimento di una chiesetta. Qui fu occultato deponendovi sopra altro pavimento posticcio di mattoni, che fu successivamente tolto grazie all’opera di un imprenditore locale; detto mosaico può essere ora finalmente ammirato liberamente da qualsiasi studioso o curioso.

    Un’infinità di altri reperti carsulani sono dispersi in varie case o giardini privati di Sangemini; i possessori, raccogliendoli, hanno evitato che essi fossero trafugati, come spesso accaduto in passato.

    Molto importante fu anche il ritrovamento, avvenuto circa sette anni fa, della Pietra Runica di Cesi, che feci esaminare da esperti tedeschi attraverso un istituto germanico a Roma. Qui fu dichiarata chiaramente autentica. In seguito fu presa in consegna dalla Soprintendenza Archeologica di Perugia per un "esame autoptico"; da sei anni non abbiamo nessunna comunicazione, nonostante le numerosissime sollecitazioni, sul risultato del suddetto esame, come da impegno scritto. è chiaramente un reperto "scottante".

    Posso solo sperare per amore della storia che questa Pietra non subisca la stessa sorte di un’altra che, pur non avendo mai visto, sappiamo con certezza rinvenuta durante gli scavi del santuario-osservatorio di Torre Maggiore, della quale non si è mai più avuto notizia…"



  3. #3
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    Predefinito

    E le ricostruzioni effettuate a Carsulae?

    "Sarebbe troppo lungo entrare nel dettaglio di ogni ricostruzione, dalle quali risulta comunque evidente l’intento di attribuire una matrice non celtica all’intero sito. Darò quindi un solo esempio, il più importante, delle ricostruzioni fatte: quella del Menhir Fallico.

    Questo era composto dalla sovrapposizione di un cilindro con l’estremità superiore conica e di un menhir roccioso a forma quadrangolare, ed era destinato ad una funzione molto importante: captare gli influssi celesti.



    Infatti, in base ad un’antica teoria, l’energia contenuta nelle viscere della terra può affiorare e diffondersi sulla superficie attraverso sporgenze o protuberanze ubicate in punti nevralgici, con la funzione di "antenne riceventi" nei confronti degli influsi celesti (che si diffondono sotto forma di microvibrazioni); dalla conseguente unione delle due forze scaturisce un magnetismo magico che investe gli abitanti della zona, dando un benefico effetto di protezione e di aumento della proliferazione. Questo spiega ulteriormente l’importanza particolare di Carsulae, con il suo Menhir Fallico, rispetto ad altri siti apparentemente molto simili.

    Una conferma a tutto questo viene dalla simbologia scolpita sotto il cornicione del cilindro del Menhir Fallico, rappresentante tutti i segni dello zodiaco, cioè le varie costellazioni che, partendo dal "Fiore della Vita", simbolo della fertilità, si ricongiungono ad esso dopo l’intero percorso circolare. Questo fiore, rivolto non a caso ad oriente, simboleggia la nascita come quella del sole datore di vita, mentre i segni zodiacali rappresentano le varie zone celesti influenzanti, attraverso il loro influsso, il carattere e le qualità di ogni individuo nato nel suo periodo dell’anno.

    Naturalmente, anche i Menhir Fallici sono stati vittime di quell’occultamento della storia ispirato alla Damnatio Memoriae; quello di Carsulae è infatti stato abbattuto dopo la fine della protezione dei Longobardi di Spoleto, e ricostruito volutamente alterato nelle dimensioni, così da poterlo definire "tomba di tipo ellenistico"! (ma certe persone, sanno quello che dicono?), senza peraltro dare spiegazione alcuna della presenza delle costellazioni scolpite sotto il cornicione."




    Professore, un’ultima domanda. Sappiamo che i Celti furono valenti astronomi; in proposito lei ha citato l’osservatorio astronomico di Torre Maggiore. Quale era la sua funzione?

    "Quella di indicare, come un calendario "astronomico", le ricorrenze più importanti dell’anno, nelle quali erano compiuti riti propiziatori officiati dai Druidi.

    Su Torre Maggiore, così come sui monti di Stroncone, c’era (ed è tuttora presente) un osservatorio astronomico costituito da una roccia isolata, quasi a forma di Menhir, in cima alla quale era scavata una vaschetta quadrangolare tenuta sempre piena d’acqua, così da farvi specchiare le varie costellazioni.

    Ogni anno, alla mezzanotte del 24 Giugno, puntualmente si specchiava l’Orsa Maggiore; quando questa era perfettamente a perpendicolo con la vaschetta, il che indicava l’inizio del solstizio d’estate, si accendeva un grande fuoco che veniva avvistato nell’altro osservatorio sui monti di Stroncone, da dove veniva acceso un altro fuoco così da segnalare a catena il fatidico momento a tutta la zona della bassa Umbria. Avevano così inizio i festeggiamenti dell’estate con i riti notturni propiziatori.

    Come può capire, i Celti non erano certo barbari rozzi e senza cultura, che anzi era notevole e spaziava in molti campi.

    Basterebbe, per conoscere veramente questo popolo, documentarsi meglio, consultando fonti che non sono state mozzate implacabilmente dalla censura storica.

    Spero quindi che il coraggio di andare controcorrente possa prevalere sulla fossilizzazione generale di chi finora ha studiato l’archeologia di Carsulae e della bassa Umbria.

    Lo spero per amore della storia. Lo spero per amore della verità."

    Si, lo speriamo anche noi.

    Su Carsulae si può, e si deve, dire ancora molto.

    Sono troppe le prove a sostegno che qualcosa (o chissà, forse tutto) va riscritto in quelle pagine che regalano questo sito ricco di storia ai Romani, restituendo così ai Celti qualcosa che gli appartiene di diritto: l’origine celtica di Carsulae.

    Da parte nostra, vogliamo ringraziare ed incoraggiare chi, come il prof. Manlio Farinacci, vive la derisione e la solitudine di chi contraddice teorie consolidate, indicando una via libera dalla contaminazione accademica.

    Dice un antico proverbio orientale: "L’uomo perseguitato perché cerca la verità viene deriso per un giorno, ma in seguito i suoi nemici saranno derisi per sempre."

  4. #4
    Mjollnir
    Ospite

    Predefinito

    Molto interessante, ti ringrazio per il contributo
    Quello che però mi sembra strano è questa continuità tra Celti e Longobardi del ducato di Spoleto, come se questi ultimi avessero avuto la precisa consapevolezza di ciò che il luogo rappresentava.
    Fra l'altro, a che secolo risalirebbe la fondazione di Carsulae ?

 

 

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