Stati Generali ed elezioni 2006 - Possiamo farcela!
di Vittorio Vivona




Un grazie di cuore a quanti hanno raccolto il nostro invito a collaborare affinchè sia possibile giungere, entro l'anno prossimo, alla convocazione degli "Stati Generali Liberali". Sono certo che a questo primo gruppo di amici possano aggiungersene tantissimi altri perchè l'iniziativa è davvero importante e c'è bisogno di tutti i liberali per farne quell'evento che attendiamo da troppi anni. Un evento che deve segnare il riscatto liberale da dieci anni di avvilimento e prostrazione; un evento che deve andare oltre le sigle esistenti e gli interessi di parte; un evento che si imponga come momento unificatore, non tanto di sigle, quanto di uomini e donne liberali che hanno trovato l'orgoglio e l'entusiasmo di marciare uniti contro il duopolio di schieramenti di partiti illiberali. Perchè tutto ciò sia possibile e concretamente realizzabile occorre che ciascun liberale si impegni con senso di responsabilità, con intelligenza, fiducia ed entusiamo. E cuore ! tanto cuore.

Proprio perchè siamo liberali, ci rivolgiamo ai singoli liberali. Le elezioni politiche si terranno nel 2006 e siamo consapevoli che, anche laddove le varie formazioni ex-PLI, radicali, repubblicane, etc. riuscissero (e sarebbe già un miracolo !) a presentarsi agli elettori, non potrebbero conseguire alcun risultato utile. Noi, invece, quel risultato utile vogliamo conseguirlo; vogliamo che almeno una pattuglia di liberali entri in Parlamento senza essere tributaria degli schieramenti di destra o di sinistra.

Per essere presenti alle elezioni del 2006, occorre trovare 475 candidati nei collegi elettorali della Camera e 232 del Senato: neppure l'Ulivo e la CdL sono riusciti a tanto nel 2001 quando hanno coperto ciascuno poco più di 400 collegi per la Camera (i radicali poco più della metà). Quello che ci attende è un lavoro enorme, che non può essere rimandato neppure a dopo la data di convocazione degli "Stati Generali": deve iniziare subito. Chiediamo a tutti i liberali, qualunque sia la loro tradizione storico-culturale o la loro attuale militanza, di porsi questa domanda: il mio partito liberale di riferimento può oggi - o potrà nel 2006 - presentarsi singolarmente agli elettori senza essere tributario degli schieramenti di destra o di sinistra ? E' la stessa domanda che ci siamo posti noi e ad essa abbiamo dovuto dare una risposta sconsolatamente negativa. Da tale risposta è nato il nostro impegno per gli "Stati Generali Liberali" e per un nuovo soggetto politico unitario che sia presente alle elezioni del 2006, in alternativa alla destra e alla sinistra.

Sia ben chiaro che noi non lavoriamo "contro" gli attuali partiti liberali, ma una cosa sono gli affetti le simpatie i legami storici, altra cosa è avere coscienza che quei partiti non sono in grado di offrire, da soli, agli elettori un'opzione alternativa di voto liberale. Abbiamo sin qui sperato e non smettiamo di sperare che gli attuali partiti liberali si rafforzino e crescano; vorremmo che fossero in grado di dialogare e collaborare tra loro; vorremmo che fossero in grado di superare le attuali divisioni; vorremmo anche che ci esimessero dal lavoro enorme e faticoso che abbiamo avviato. Sappiamo, però, che anche con tutta la loro buona volontà (qualcosa è emerso anche dal recente congresso del PL), al massimo possono raggiungere l'obbiettivo di compattare l'una o l'altra delle singole famiglie liberali, ma difficilmente possono compattare tra loro queste singole famiglie. Non è il caso di soffermarsi sulle ragioni, perchè sono intuitive. Eppure in un sistema elettorale maggioritario non si può prescindere dall'unità di tutte le forze liberali, di tutti i liberali: la varietà liberale è una ricchezza, che non deve escludere l'unità, perchè proprio l'unità rende possibile ad essa comprendere in sè quella molteplicità del reale che in lei coesiste e senza la quale non c'è che confusione di inutili conflitti.

Ecco perchè ci rivolgiamo prioritariamente, non solo ai residui singoli membri di quelle famiglie (ai quali peraltro non chiediamo affatto di lasciarle), ma soprattutto a quei liberali che, stanchi e delusi, le hanno abbandonate e da troppo tempo attendono un segnale nuovo di unità e concordia che sin qui non è giunto. Sappiamo anche che, se avremo lavorato bene e sarà una realtà la partecipazione alle elezioni del 2006 di un soggetto politico unitario dei liberali, quei partiti non potranno che essere con noi.

Già! se avremo lavorato bene! Ed è proprio questo il punto cruciale. Molto è già stato fatto, ma tantissimo altro c'è ancora da fare. Pensate solo ai quasi 700 collegi elettorali sparsi in ogni angolo d'Italia che attendono d'avere un loro candidato liberale, capace di smuovere le coscienze sopite e le intelligenze impigrite dei suoi elettori, capace di dare ed ottenere fiducia. E, poi, tutti noi sappiamo che il lavoro non può esaurirsi nel trovare candidati. Occorre dar loro la certezza che non sono soli a combattere battaglie che da soli non possono combattere; tutti insieme dobbiamo far crescere in loro la consapevolezza di essere parte decisiva nel successo elettorale del nuovo soggetto politico. Insieme a loro dobbiamo abituarci a parlare uno stesso linguaggio, anche se con accenti e sfumature che provengono dai loro diversi percorsi storici politici e culturali; insieme a loro dobbiamo costruire i modi e le forme per comunicare ai cittadini un unico grande progetto politico liberale. Tutto ciò è indispensabile per mobilitare altre energie umane, oltre che vecchi e nuovi consensi.

E' una sfida che dobbiamo vincere ad ogni costo in un periodo di tempo di appena due anni, senza mezzi economici e senza il sostegno di qualsivoglia grande strumento d'informazione. C'è di che piangere e scappare ! ma la storia ci insegna che i liberali non sono nè pavidi nè rinunciatari; ci insegna che, ogni volta che si sono mossi davvero, hanno saputo abbattere tiranni, principi, re, imperatori e financo papi. Dovremmo chinarci davanti a un Prodi qualsiasi o a un Berlusconi qualsiasi ? Questa volta vien da ridere.

Ma non c'è tempo da perdere, neppure per attardarsi a coltivare qualche residua speranza che questo o quel partito liberale possa essere più bravo di noi. Coraggio amici! rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo sodo. Cominciando ognuno dall'offrire la propria disponibilità di intelligenza e di tempo (in fondo basta qualche ora per settimana) nel contattare altri amici e coinvolgerli a loro volta. Solo così potremo trovare i 700 candidati migliori; solo così potremo sapere se tra quei 700 uomini e donne vi è anche qualcuno o qualcuna che non sfiguri al confronto con i grandi padri liberali. Due anni, abbiamo solo due anni. Non buttiamo via neppure un giorno.