DICIOTTOMILA TERRORISTI
L’attacco contro l’Iraq
ha rafforzato Al Qaida
Londra. La guerra in Iraq come un boomerang: ha fatto da potente detonatore, alimentando rabbia e frustrazione ed ingrossando le fila del terrore. Sarebbero 18.000 le reclute di Al Qaida che aspettano nell'ombra per operazioni soprattutto in Europa e negli Usa, pronte ad usare anche armi di distruzione di massa. A sostenerlo è l'Istituto Internazionale di Studi Strategici (Iiss) di Londra che nel suo ultimo rapporto dichiara che la guerra in Iraq «ha incrementato le energie e le risorse di Al Qaida e dei suoi seguaci ed ha diluito quelle della coalizione».
Assieme al terrorismo globale i problemi del Medio Oriente sono al centro delle maggiori preoccupazioni dei ricercatori: in Iraq, dove insicurezza ed instabilità politica sono destinate ad aumentare nelle sei settimane prima del trasferimento di poteri e nei sei mesi che porteranno alle prime elezioni; nei territori palestinesi ed in Israele dove è sentita drammaticamente la mancanza di una politica americana di stimolo per il mantenimento della cosiddetta «road map» (vale a dire l’itinerario di pace delineato da Usa, Unione Europea, Russia e Onu).
«Bisogna aspettarsi che Al Qaida continui a provare a sviluppare piani per attacchi terroristici in Europa e Nord America», ha detto il direttore dell'Iiss, John Chipman, durante la presentazione del rapporto aggiungendo che ad Al Qaida basterà nel frattempo colpire «obbiettivi più ”soffici“ che coinvolgono americani, europei ed israeliani e aiutare l'insurrezione irachena». Dal punto di vista della lotta al terrorismo, dunque, l’invasione dell’Iraq ha ingigantito anzicché contenere il fenomeno.
Il Mattino




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