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  1. #1
    Iterum rudit leo
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    Predefinito Armi di disinformazione di massa: Repubblica ed Eugenio Scalfari

    La prova delle bugie di Eugenio Scalfari

    L'editoriale di oggi è esemplare dello stile manipolatorio di Repubblica. Non ha mai dato peso al ruolo svolto dall'Onu in Iraq. L'ha quasi sempre nascosto. Ora che è palese, ora che Berlusconi lo ha ricordato in diretta tv e in Parlamento e ora che Brahimi sta scegliendo il nuovo governo, Scalfari e Repubblica sostengono improvvisamente che si sa da tempo che l'Onu è in Iraq ("In un certo senso l´Onu è già in Iraq"), e lo sostengono, ovviamente, per spiegare che quella annunciata da Berlusconi non è una svolta. (Questo lo sostengo anch'io, perché la svolta c'è stata con la risoluzione 1511, a ottobre dello scorso anno, come riconobbero, prima di dimenticarsene per motivi di bassa propaganda sia Fassino sia D'Alema). La bugia di Scalfari si concretizza quando scrive che "da oltre due mesi le date per l´insediamento del governo provvisorio e per le elezioni nel gennaio 2005 sono arcinote". Balla. Quelle date sono state fissate il 15 novembre del 2003 con un accordo, siglato per imposizione della risoluzione 1511 dell'Onu, da tutti i partiti iracheni e dagli alleati. Sulla base di quell'accordo che prevedeva, appunto, il passaggio dei poteri il 30 giugno e le elezioni entro marzo 2005, è stata approvata la costituzione provvisoria. A dicembre Al Sistani ha chiesto di anticipare il voto, e lo ha chiesto all'inviato dell'Onu Brahimi, il quale è andato in Iraq è ha detto che, secondo l'Onu, non si poteva votare prima del gennaio 2005 (data peraltro prevista dalla costituzione provvisoria). Questi fatti sono ancora del dicembre 2003 e il processo è iniziato a settembre, quando gli americani sono tornati all'Onu. Repubblica non ha raccontato queste cose, se non nascondendole o storpiandole. Scalfari prima le ha ignorate, ora che si arriva al dunque le posticipa di sette mesi. Delle due l'una: o imbroglia oppure è vittima della disinformazione di Repubblica.

    Christian Rocca
    23 maggio

  2. #2
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    MenzognaContinua non si smentisce mai. E nemmeno il suo fondatore.

    Saluti liberali

  3. #3
    SENATORE di POL
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    In effetti come manipolazione più che ottima....è perfetta.

    Saluti liberali

  4. #4
    SENATORE di POL
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    No Eugenio per MenzoGnaContinua dell'IngeNNiere...

    " La Risoluzione 1511 sull'Iraq del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 16 ottobre 2003

    (La risoluzione crea le premesse per un miglioramento politico, economico e della sicurezza)

    Il 16 ottobre scorso, il Consiglio di Sicurezza ha approvato all'unanimità una risoluzione che getta le basi per una partecipazione internazionale e delle Nazioni Unite alla ricostruzione politica ed economica dell'Iraq e al mantenimento della sicurezza.

    La risoluzione, originariamente proposta dagli Stati Uniti, è stata appoggiata da Camerun, Spagna e Regno Unito. Tale risoluzione, adottata ai sensi del capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite, si concentra su tre aree principali: la leadership irachena e il passaggio dei poteri dall'Autorità Provvisoria della Coalizione al popolo iracheno; il mantenimento di condizioni di sicurezza a opera di una forza multinazionale sotto comando unificato; la partecipazione internazionale e delle Nazioni Unite al finanziamento dei progetti di ricostruzione e di ripresa. La risoluzione conferisce, inoltre, alle Nazioni Unite un ruolo più importante nell'assistere l'Iraq nel processo politico e in altri ambiti, quali diritti umani, aiuti umanitari e sviluppo sostenibile.

    In una dichiarazione rilasciata al Consiglio di Sicurezza dopo il voto, l'Ambasciatore statunitense John Negroponte ha sottolineato che la forza multinazionale opererà sotto "il comando unificato degli Stati Uniti".

    La risoluzione riconosce l'attuale Consiglio di Governo iracheno e i Ministri che ne fanno parte quali "organi principali dell'Amministrazione provvisoria irachena" e concede a tale Consiglio due mesi di tempo, fino al 15 dicembre 2003, per presentare al Consiglio di Sicurezza una tabella di marcia per la stesura di una nuova Costituzione e per la convocazione di elezioni democratiche ai sensi di tale Costituzione.

    Contemplando che "il conseguimento della sicurezza e della stabilità è fondamentale per riuscire a portare a termine con successo il processo politico" e per permettere alle Nazioni Unite di lavorare nel Paese, la risoluzione autorizza una "forza multinazionale sotto comando unificato a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq". Tale forza dovrà riferire al Consiglio di Sicurezza almeno ogni sei mesi.

    La risoluzione dispone, altresì, che l'Autorità Provvisoria della Coalizione "restituisca, prima possibile, le responsabilità e l'autorità di Governo alla popolazione dell'Iraq" e chiede all'Autorità, al Consiglio di Governo iracheno e al Segretario Generale delle Nazioni Unite di tenere informato il Consiglio di Sicurezza sui progressi compiuti.

    Il testo esorta le Nazioni a partecipare alla forza multinazionale con l'invio di forze militari e invita i Paesi Membri e gli Istituti finanziari internazionali a fornire le risorse necessarie, compresi prestiti e altri aiuti finanziari, per la ripresa e la ricostruzione della infrastruttura economica irachena.

    Nella risoluzione, inoltre, il Consiglio "condanna inequivocabilmente" gli attacchi terroristici avvenuti in Iraq e invita le Nazioni a impedire il transito di terroristi, il trasferimento di armi e di finanziamenti per le attività terroristiche all'interno del Paese.

    Segue il testo della risoluzione:

    Camerun, Spagna, Regno Unito di Gran Bretagna e d'Irlanda del Nord e Stati Uniti d'America: Risoluzione 1511

    Risoluzione 1511

    Il Consiglio di Sicurezza,

    confermando le precedenti risoluzioni adottate sull'Iraq, comprese la 1483 (2003) del 22 maggio 2003 e la 1500 (2003) del 14 agosto 2003, sulle minacce causate dagli atti terroristici alla pace e alla sicurezza, compresa la Risoluzione 1373 (2001) del 28 settembre 2001, e altre importanti risoluzioni,

    sottolineando che la sovranità irachena risiede nello Stato iracheno, ribadendo il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e il controllo delle proprie risorse naturali, confermando il bisogno di pervenire rapidamente al giorno in cui gli iracheni potranno governarsi da soli e riconoscendo l'importanza del sostegno internazionale, in particolar modo dell'appoggio dei Paesi della regione, dei Paesi confinanti con l'Iraq e delle Organizzazioni della regione, nel portare avanti tale processo con rapidità,

    riconoscendo che il sostegno internazionale per il ripristino di condizioni di stabilità e sicurezza è indispensabile per il benessere della popolazione dell'Iraq e per permettere a quanti coinvolti nel processo di svolgere il proprio lavoro nell'interesse della popolazione dell'Iraq e accettando di buon grado i contributi dei Paesi Membri a tal proposito, ai sensi della Risoluzione 1483 (2003),

    Approvando la decisione del Consiglio di Governo iracheno di costituire una Commissione costituzionale preparatoria per l'organizzazione della Conferenza costituzionale in cui si redigerà una Costituzione in grado di includere le aspirazioni del popolo iracheno ed esortando il Consiglio a compiere velocemente tale processo,

    Affermando che l'attentato terroristico contro l'Ambasciata giordana, avvenuto il 7 agosto 2003, quello contro il quartier generale delle Nazioni Unite a Baghdad del 19 agosto 2003, l'attacco contro la Moschea dell'Imam Ali a Najaf il 29 agosto 2003, l'attentato contro l'Ambasciata turca del 14 ottobre 2003 e l'omicidio di un diplomatico spagnolo il 9 ottobre 2003 sono attacchi contro il popolo iracheno, contro le Nazioni Unite e contro la comunità internazionale e deplorando l'assassinio di Akila al Hashimi, morta il 25 settembre 2003, come un attacco contro il futuro dell'Iraq,

    In tale contesto, ricordando e ribadendo la dichiarazione rilasciata dal Presidente il 20 agosto 2003 (S/PRST/2003/13) e la Risoluzione 1502 (2003) del 26 agosto 2003,

    Riconoscendo che la situazione in Iraq, seppur migliorata, continua a rappresentare una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale,

    Ai sensi del capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite,

    1. Conferma la sovranità e l'integrità territoriale dell'Iraq e sottolinea, in tale contesto, la natura temporanea dell'esercizio, da parte dell'Autorità Provvisoria della Coalizione, degli specifici doveri, responsabilità e autorità, previsti dal diritto internazionale applicabile e contenuti nella Risoluzione 1483 (2003). Tale esercizio avrà fine non appena un Governo rappresentativo, riconosciuto a livello internazionale ed eletto dal popolo iracheno, si sarà insediato, previo giuramento, e assumerà le responsabilità dell'Autorità, anche in virtù di quanto previsto nei paragrafi 4, 5, 6, 7 e 10 seguenti:

    2. Approva il consenso dimostrato dalla comunità internazionale, da organismi quali la Lega Araba, l'Organizzazione della Conferenza islamica, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, all'istituzione di un Consiglio di Governo ampiamente rappresentativo come elemento determinante per la nascita di un Governo rappresentativo, riconosciuto a livello internazionale;

    3. Sostiene gli sforzi del Consiglio di Governo volti a coinvolgere il popolo iracheno, anche attraverso la designazione di un Gabinetto dei Ministri e di una Commissione costituzionale preparatoria, in modo da poter portare avanti un processo in cui il popolo stesso assumerà gradualmente il controllo del Paese;

    4. Stabilisce che il Consiglio di Governo e i Ministri che ne fanno parte sono gli organi principali dell'Amministrazione provvisoria irachena, la quale, fatti salvi i suoi futuri sviluppi, rappresenta la sovranità dello Stato iracheno nella fase di transizione, ovvero fino all'insediamento di un Governo rappresentativo, riconosciuto a livello internazionale, che assumerà le responsabilità dell'Autorità;

    5. Delibera che le nascenti strutture dell'Amministrazione provvisoria irachena assumeranno gradualmente l'amministrazione dell'Iraq;

    6. In tale contesto, invita l'Autorità a restituire, prima possibile, le responsabilità e l'autorità di governo alla popolazione dell'Iraq e chiede che l'Autorità, quando opportuno, in collaborazione con il Consiglio di Governo e con il Segretario Generale, riferisca al Consiglio di Sicurezza sui progressi compiuti;

    7. Invita il Consiglio di Governo a sottoporre al Consiglio di Sicurezza, entro il 15 dicembre 2003, una tabella di marcia e un programma, elaborati in collaborazione con l'Autorità e, quando le circostanze lo consentiranno, con il Rappresentante Speciale del Segretario Generale, per redigere la nuova Costituzione irachena e per indire, ai sensi di tale Costituzione, lo svolgimento di elezioni democratiche;

    8. Dispone che le Nazioni Unite, per mezzo del Segretario Generale, del suo Rappresentante Speciale e della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Iraq, dovrebbero consolidare il proprio ruolo vitale in Iraq, adoperandosi, fra l'altro, per fornire aiuti umanitari, favorire la ripresa economica e le condizioni per uno sviluppo sostenibile e portare avanti gli sforzi per ristabilire e creare istituzioni nazionali e locali per un Governo rappresentativo;

    9. Richiede che, quando le circostanze lo consentiranno, il Segretario Generale porti avanti l'azione prevista nei paragrafi 98 e 99 del suo rapporto redatto il 17 luglio 2003 (S/2003/715);

    10. Prende atto dell'intenzione del Consiglio di Governo di indire una Conferenza costituzionale e, riconoscendo l'estrema importanza della convocazione di tale Conferenza per il conseguimento del pieno esercizio della sovranità, chiede che la sua preparazione avvenga attraverso un dialogo e un consenso nazionale prima possibile ed esige che il Rappresentante Speciale del Segretario Generale, al momento della convocazione della Conferenza o quando le circostanze lo consentiranno, metta a disposizione del popolo iracheno la straordinaria competenza specifica delle Nazioni Unite per questo processo di transizione politica, anche mediante la creazione di un sistema elettorale;

    11. Richiede al Segretario Generale di garantire la disponibilità delle risorse delle Nazioni Unite e delle Organizzazioni affiliate, in caso vi siano richieste in tal senso da parte del Consiglio di Governo iracheno e quando le circostanze lo consentiranno, per favorire l'avanzamento del programma formulato dal Consiglio di Governo, contemplato nel paragrafo 7, e incoraggia altre Organizzazioni specializzate nel settore a sostenere il Consiglio di Governo iracheno, qualora richiesto;

    12. Richiede al Segretario Generale di informare il Consiglio di Sicurezza sull'assolvimento delle responsabilità a lui assegnate in questa risoluzione, sugli sviluppi e sull'attuazione della tabella di marcia e del programma ai sensi del predetto paragrafo 7;

    13. Stabilisce che il conseguimento della sicurezza e della stabilità è fondamentale per riuscire a portare a termine con successo il processo politico come previsto nel citato paragrafo 7 e per permettere alle Nazioni Unite di sostenere efficacemente tale processo e l'attuazione della Risoluzione 1483 (2003). Autorizza, altresì, la Forza multinazionale sotto comando unificato a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq, anche al fine di garantire le condizioni necessarie all'attuazione della tabella di marcia e del programma e di contribuire alla sicurezza della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq, del Consiglio di Governo iracheno, di altre Istituzioni dell'Amministrazione provvisoria irachena e delle principali strutture umanitarie ed economiche;

    14. Esorta i Paesi Membri a dare il proprio contributo, in virtù di questo mandato delle Nazioni Unite, anche con l'invio di forze militari, alla Forza multinazionale sopramenzionata nel paragrafo 13;

    15. Delibera che il Consiglio dovrà esaminare le esigenze e la missione della Forza multinazionale, citata nel paragrafo 13, entro un anno dalla data di questa risoluzione e che, in ogni caso, il mandato di tale forza scadrà al completamento del processo politico descritto nei paragrafi 4,5,6,7 e 10. Manifesta la disponibilità a esaminare, in tale occasione, qualsiasi esigenza futura per prolungare la missione della forza multinazionale, tenendo conto delle opinioni del Governo rappresentativo iracheno, riconosciuto a livello internazionale;

    16. Sottolinea l'importanza di istituire forze di polizia e di sicurezza in grado di far rispettare la legge, mantenere l'ordine e la sicurezza e di combattere il terrorismo secondo quanto contemplato nel paragrafo 4 della Risoluzione 1483 (2003) e invita i Paesi Membri, le Organizzazioni internazionali e le Organizzazioni della regione a contribuire all'addestramento e all'equipaggiamento delle forze di polizia e di sicurezza irachene;

    17. Esprime profonda solidarietà e cordoglio per le perdite subite dal popolo iracheno e dalle Nazioni Unite e per le famiglie del personale delle Nazioni Unite e di altre vittime innocenti rimaste uccise o ferite in quei tragici attacchi;

    18. Condanna inequivocabilmente l'attentato terroristico contro l'Ambasciata giordana, avvenuto il 7 agosto 2003, quello contro il quartier generale delle Nazioni Unite a Baghdad del 19 agosto 2003, l'attacco contro la Moschea dell'Imam Ali a Najaf il 29 agosto 2003, l'attentato contro l'Ambasciata turca del 14 ottobre 2003, l'omicidio di un diplomatico spagnolo il 9 ottobre 2003 e l'assassinio di Akila al Hashimi, morta il 25 settembre 2003, e sottolinea che i responsabili devono essere assicurati alla giustizia;

    19. Invita i Paesi Membri a impedire il transito di terroristi in Iraq, di armi e di finanziamenti atti a sostenere i terroristi e, a tal proposito, sottolinea l'importanza di intensificare la cooperazione dei Paesi della regione, in particolar modo dei Paesi confinanti con l'Iraq;

    20. Si appella ai Paesi Membri e agli Istituti finanziari internazionali affinché intensifichino gli sforzi per assistere la popolazione dell'Iraq nella ricostruzione e nello sviluppo economico ed esorta tali Istituti a prendere provvedimenti immediati per fornire all'Iraq prestiti e altri aiuti finanziari, collaborando con il Consiglio di Governo e con i Ministri competenti;

    21. Esorta i Paesi Membri, le Organizzazioni internazionali e le Organizzazioni della regione a sostenere l'opera di ricostruzione dell'Iraq, avviata con la Riunione consultiva delle Nazioni Unite del 24 giugno 2003, anche assumendo impegni sostanziali durante la Conferenza dei Donatori internazionali che avrà luogo a Madrid il 23 e il 24 ottobre 2003;

    22. Invita i Paesi Membri e le Organizzazioni interessate a dare il proprio contributo per far fronte alle esigenze del popolo iracheno mediante l'approvvigionamento delle risorse necessarie per la ripresa e la ricostruzione della struttura economica dell'Iraq;

    23. Sottolinea che la Commissione Internazionale per la Consulenza e il Monitoraggio, menzionata nel paragrafo 12 della Risoluzione 1483 (2003), dovrebbe essere istituita con priorità e ribadisce che il Fondo per lo Sviluppo dell'Iraq dovrà essere impiegato in maniera trasparente come contemplato nel paragrafo 14 della Risoluzione 1483 (2003);

    24. Ricorda a tutti i Paesi Membri i propri doveri ai sensi dei paragrafi 19 e 23 della Risoluzione 1483 (2003), in particolar modo il dovere di destinare immediatamente capitali, altre attività finanziarie e risorse economiche al Fondo per lo Sviluppo dell'Iraq a beneficio del popolo iracheno;

    25. Richiede agli Stati Uniti, a nome della forza multinazionale sopramenzionata nel paragrafo 13, di riferire al Consiglio di Sicurezza sugli sforzi e i progressi compiuti ogni qualvolta sia opportuno e, comunque, almeno ogni sei mesi;

    26. Delibera di continuare a seguire la questione.
    "

    Saluti liberali

  5. #5
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    prima o dopo...." Autorizza, altresì, la Forza multinazionale sotto comando unificato a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq, anche al fine di garantire le condizioni necessarie all'attuazione della tabella di marcia e del programma e di contribuire alla sicurezza della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq, del Consiglio di Governo iracheno, di altre Istituzioni dell'Amministrazione provvisoria irachena e delle principali strutture umanitarie ed economiche; "
    E questo non lo potete manipolare alla Scalfari.

    Shalom

  6. #6
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    In origine postato da Pieffebi
    prima o dopo...." Autorizza, altresì, la Forza multinazionale sotto comando unificato a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq, anche al fine di garantire le condizioni necessarie all'attuazione della tabella di marcia e del programma e di contribuire alla sicurezza della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq, del Consiglio di Governo iracheno, di altre Istituzioni dell'Amministrazione provvisoria irachena e delle principali strutture umanitarie ed economiche; "
    E questo non lo potete manipolare alla Scalfari.

    Shalom

  7. #7
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    In origine postato da Pieffebi
    prima o dopo...." Autorizza, altresì, la Forza multinazionale sotto comando unificato a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq, anche al fine di garantire le condizioni necessarie all'attuazione della tabella di marcia e del programma e di contribuire alla sicurezza della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq, del Consiglio di Governo iracheno, di altre Istituzioni dell'Amministrazione provvisoria irachena e delle principali strutture umanitarie ed economiche; "
    E questo non lo potete manipolare alla Scalfari.

    Shalom
    Compresa la tortura ed i bombardamenti a tappeto delle cerimonie nunziali?

  8. #8
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    In origine postato da Pieffebi
    MenzognaContinua non si smentisce mai. E nemmeno il suo fondatore.

    Saluti liberali
    Confutare nel merito delle affermazioni; neanche a parlarne, vero?

  9. #9
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    Berlusconi e i suoi Contractors
    di Furio Colombo

    Nei giorni 19 e 20 maggio sono successe molte cose.
    Sangue dal cielo sul villaggio di Ramadi, durante una festa di nozze.
    Il primo dei soldati torturatori di Abu Ghraib è stato condannato da una corte marziale americana.
    Lo stesso giorno è stato reso noto che esiste un quarto pacco di fotografie di torture (oltre quelle pubblicate e le tremila che i Senatori hanno definito “troppo disgustose” per essere viste).

    Sono evidente documento di un intenso lavoro segreto che non sarà né facile né rapido districare da una pesante macchina da guerra. Ci hanno detto che il ministro della Difesa Rumsfeld - che di fronte al Senato americano si era dichiarato responsabile delle terribili vicende di Abu Grahib - non si dimetterà, perché il presidente Bush non lo vuole e non glielo ha chiesto.
    Alcuni razzi “Katiuscia” hanno colpito la base italiana di Tallil (Nassiriya) dimostrando una escalation della potenza di fuoco delle cosidette “bande” che continuano ad attaccare.

    Mentre tutto ciò accade, in Italia, solo in Italia, tenuta ferma e imbavagliata come un ostaggio, davanti a tutte le televisioni, Berlusconi attraversa la scena come una lama di luce. Promette e realizza una “svolta”, perché tanto tutto si svolge solo in televisione e lui la televisione la controlla in tutti i suoi punti.
    Se ti opponi o denunci, vieni rudemente insultato e spintonato dagli addetti alla stampa e propaganda del governo che giudicano ogni dissenso verso il loro capo un’offesa intollerabile.
    Sembrano giornalisti ma si comportano come i “contractors”, gli addetti privati alla sicurezza, che come Abu Ghraib dimostra, sono peggio dei secondini.
    Berlusconi dunque va, vince e torna (il suo viaggio elettorale americano), in una finta sequenza televisiva imposta, via cassetta, a tutti gli italiani.

    Nell’esemplare programma “Porta a Porta” che si protrae nella notte (19-20 maggio) per fabbricare il mausoleo mediatico del padrone, il deputato La Russa (postfascisti) chiede con vigore che venga messa a tacere la giornalista Maria Cuffaro in collegamento da Nassiriya, che ha osato dire “guerra”.
    La Russa grida:
    «Fate parlare i soldati».
    I soldati sono due militari obbligati a comparire in uno spettacolo organizzato da Vespa per intimidire gli spettatori.
    Finché sono vivi, sono «i nostri ragazzi», come in Russia, come in Grecia, ricordate quanta celebrazione prima di abbandonarli al loro destino?
    Poi, chi se ne frega.

    Come dice Berlusconi, «sono lì volontari e sono pagati».
    Ma sul momento servono per far tacere la giornalista impicciona che parla di guerra. «Ci dicano del morale delle truppe», esige La Russa, una frase che non si ascoltava dai giorni della rotta in Cirenaica (1942).
    Quando uno dei due soldati pronuncia una frase patriottica obbligatoria, per ragioni rigorose di disciplina, (è un militare al fronte) La Russa applaude lentamente, da solo, senza notare il richiamo a una lunga tradizione di Hollywood: l’applauso lento e solitario è gesto sarcastico e di condanna.
    Ma tutta l’Italia era in piedi, di notte, col fiato sospeso o così hanno pensato loro, i programmatori del regime.
    In Usa, un presidente annoiato si è prestato allo spot elettorale di un suo amico ricco e bizzarro per pochi minuti.
    Lo spot si chiama “svolta”.
    La “svolta”, nel resto del mondo, non c’è. Non c’è mai stata.

    L’episodio “svolta”, qualcosa che non accade ma viene imposto come notizia all’Italia attraverso il dominio assoluto delle informazioni, dimostra lo stato dei fatti.
    L’Italia è una camera stagna in cui tutti sono costretti a guardare sempre e soltanto il film-comizio di un unico personaggio e dei suoi “contractors”.
    Esempio.
    Mentre il caporale Vanzan moriva, Berlusconi era alla festa del Milan, e ha subito detto che non aveva nessuna voglia di perdersi il divertimento.
    Naturalmente un capo di governo riceve telefonate e messaggi anche durante una festa. In quel caso - non è difficile credere, - avrà ricevuto aggiornamenti sul disastro di Nassiriya.
    Per il Tg1 e il Tg2, in tutte le edizioni di quella sera, «Il presidente del Consiglio è stato costantemente informato».
    Nessuna indicazione del luogo, della circostanza e della sua esplicita dichiarazione:
    «Io di qui non me ne vado. Loro fanno la guerra, io mi godo la festa».

    Esempio.
    Le notizie da Nassiriya.
    Esse hanno solo tre fonti: sono lo stravagante governatore Barbara Contini, la brava giornalista Maria Cuffaro, e Gian Micalessin, che su “Il Giornale” appare inviato di guerra.
    Sul posto è l’occhio del mondo. È un occhio che va, vede da solo, poi ce lo racconta per il telegiornale. È il nostro ultimo confine con la realtà. Di più non è dato - mai - di vedere o sapere.
    La Contini, in una stessa intervista (Il Giornale, 19 maggio), ti dice che è stata spostata dalla palazzina del Cpa alla base italiana per ordine del generale Sanchez. Poi afferma che non è stata spostata, e che anzi ritorna al suo posto fra poco.
    Il suo posto è stato per giorni in stato d’assedio, le hanno sparato 80 colpi di mortaio da 105 millimetri (ormai sappiamo che si parla di mortai i cui colpi trapassano il cemento armato).
    Ma sostiene senza imbarazzo che non c’è stata alcuna rivolta (“al massimo 150-200 persone”). Un affronto non da poco per i tremila soldati italiani che - secondo lei - hanno combattuto per giorni e per notti contro pochi banditi.

    La giornalista Cuffaro trasmette i suoi servizi avendo alle spalle una rete mimetica da ostaggio, di quelle che si usano per non far riconoscere un luogo. I suoi racconti sono vividi, efficaci, e si confrontano sempre con la sua persuasione: questa è guerra. Ma, a quanto pare, non può lasciare la base italiana. Lo può fare solo Gian Micalessin. Va in città “vestito da guerrigliero” (Il Giornale, 18 maggio) vede tutto e racconta. Racconta che “sono scomparsi gli estremisti” (con artiglieria e tutto), che la città è deserta, che a un posto di blocco i soldati rumeni non gli credono quando lui dice: «Sono un giornalista» perché «qui da noi non arriva mai nessuno».
    Poiché il ministero della Difesa italiano, unico al mondo fra i governi che hanno operazioni di guerra in corso, non emette comunicati, non rende conto della vita e della morte dei suoi (dei nostri) soldati, non ha una sala stampa e un rapporto quotidiano con l’opinione pubblica italiana, benché siano quotidiani i rischi e i combattimenti, non ci resta che l’audacia di Micalessin e i suoi racconti alla James Bond.

    Esempio.
    Il ministro della Difesa, che nell’anonimo silenzio trova rifugio, anche perché non sa che cosa sta intanto inventando il suo principale e sa che in qualunque momento potrà essere smentito, va a trovare all’ospedale militare del Celio (Roma) i feriti di Nassiriya.
    Ed ecco come ci informa:
    «Quello che mi ha colpito è la serenità del loro sguardo. Significa che stanno bene dentro».
    Quanto stiano bene nel fisico, questo non lo sappiamo e non ci viene detto. L’Italia è, e deve rimanere, un Paese senza notizie.
    Se i soldati italiani abbiano delle regole d’ingaggio che li tengono con le mani legate, o se vivano immersi nel mare di odio che ormai circonda tutti gli occupanti, non sono domande da proporre in Italia. Solo mottetti celebrativi, che nessun ministro della Difesa di un Paese democratico potrebbe permettersi di usare.
    Sapere la verità sull’assedio e sulla battaglia di Nassiriya, sul numero di assalitori e sui limiti della possibilità di difesa italiana, sono lussi da giornalisti inglesi, americani, spagnoli, australiani, non per noi.
    Per noi ci sono frasi stentoree che non comunicano nulla (come ai tempi del fascismo, con una toccante affinità di stile).
    O il silenzio.

    Il blocco del processo informativo avviene in due modi.
    Il primo attraverso l’esclusione totale da ogni programma come si è fatto con i Radicali alla Rai, come si sta facendo intorno al loro tentativo di lanciare un referendum contro l’umiliante legge sulla procreazione assistita. E come si fa adesso con coloro che sono inclusi in una speciale lista nera del regime.
    Il secondo è di vantare, da parte dei mezzi di comunicazione a stretta sorveglianza governativa, un “tempo di parola” concesso alle opposizioni, e non solo dichiarato “sufficiente” ma addirittura favorevole per chi non asseconda il governo.


    È un inganno, perché il tempo di parola delle opposizioni viene scavato all’interno di un contenitore stagno dominato dalla agenda politica del governo, dai suoi argomenti, dai suoi interessi.
    In tal modo l’opposizione è sempre e solo in condizione di subire ciò che vuole discutere il governo, nel modo in cui interessa al governo, secondo lo schema che il governo decide di volta in volta di imporre.
    E alla fine si trova nella parte del processato a cui tocca spiegare se, perché, che cosa non gli va bene di ciò che stabilisce il governo.
    È un inganno che permette di dire:
    «Di che cosa vi lamentate, con tutto il tempo di parola che avete avuto?».
    Ciò si può fare se ci sono abbastanza giornalisti che si piegano o sono direttamente agenti politici della maggioranza.
    Ma ormai in tutte le reti televisive pubbliche e private ci sono “contractors” che sorvegliano gli ingressi.
    È la camera stagna, in cui non filtra alcuna brezza internazionale, alcuna consapevolezza autonoma dei fatti del mondo (tutto ci viene presentato esclusivamente nella luce della gloria personale di Berlusconi).

    Sentite che cosa dice, dalla camera stagna,e pensando di essere soltanto un buon soldato, il colonnello Emilio Motolese, comandante dei Lagunari che sono partiti per Nassiriya la sera del 19 maggio, giorno dei funerali del giovane caporale Vanzan:
    «Se ci sono delle polemiche, per favore non fatecele arrivare. Vogliamo che tutta l’Italia, tutta l’Italia, sia con noi».
    L’alto ufficiale non deve mai avere letto ciò che ha detto e scritto il tenente pluridecorato Nuto Revelli quando era coinvolto nella spaventosa campagna di Russia, in cui l’Italia (Mussolini diceva di essere l’Italia) mandava i suoi soldati a morire di gelo e di stenti. Non deve avere alcun sentore della esistenza del giovane tenente John Kerry, oggi avversario di George Bush per la presidenza degli Stati Uniti che, con le sue tre medaglie d’oro, si è opposto, negli anni Sessanta, alla guerra di cui era eroe, e adesso si oppone agli errori clamorosi e gravissimi di George Bush.
    Il colonnello, in questa Italia in cui non circolano notizie dal mondo, crede che ci debba essere, su tutto, una versione unica, un solo giudizio, un solo pensiero. Non può sapere che la sua frase è fuori dalla democrazia.
    È un cittadino della camera stagna.

    I miasmi della camera stagna producono tetre conseguenze. Berlusconi, la sua gente, la sua televisione, i suoi “contractors” hanno creato un confine netto e impenetrabile fra un’Italia, relegata a un livello inferiore, e il resto del mondo.
    Il giorno 20 maggio resterà un modesto ma duraturo monumento a quella nostra condizione di ostaggi di Berlusconi e di Vespa, della informazione falsa e del tentativo di spingere tutta l’opposizione a battersi nell’arena che di volta in volta gli uomini di Berlusconi decidono di inventare.

    Il 20 maggio nel mondo, nei giornali, nelle televisioni, nelle notizie di tutto il mondo libero, dagli Stati Uniti alla Scandinavia, dall’Inghilterra all’Australia, non reca traccia di Berlusconi, non ha notizia di alcuna svolta nella tragedia irachena. In Italia, solo in Italia, ci sono stati un giorno e una notte di celebrazioni in diretta di un leader che nel mondo non esiste (salvo che nelle barzellette), per un evento che non è mai accaduto.

    Il problema, come si vede, non è solo come uscire dall’Iraq.
    Il problema è come fare uscire l’Italia dalla camera stagna di Berlusconi prima che i sintomi di asfissia si estendano.
    Come è avvenuto per il voto compatto dell’opposizione sul ritiro delle truppe italiane in Iraq, sarà importante non lasciarsi catturare dal finto paesaggio, continuare a vedere la realtà e agire ostinatamente uniti.
    Dal 1945 non c’è mai stato pericolo più grande di quello che stiamo correndo.

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