...Ginevra, tanto buona con i prigionieri

Generale Pace, se lei vedesse il video di un marine degli Stati Uniti o di un cittadino americano sotto controllo di una potenza straniera, in un carcere, nudo con un cappuccio sulla testa, costretto a stare rannicchiato con le braccia alzate per quarantacinque minuti, riterrebbe ciò una buona tecnica di interrogatorio o una violazione della Convenzione di Ginevra?”.
A questa domanda, formulata giovedì scorso dal senatore del Rhode Island Jack Reed durante un’audizione presso la Commissione forze armate del Senato di Washington, il generale Peter Pace ha convenuto: “Lo definirei una violazione”.

Ma il Wall Street Journal ha invece risposto con un veemente editoriale intitolato senza mezzi termini “Ginevra per i demagoghi”.
Ed ha dunque riproposto il problema su cui la Corte suprema stessa è stata chiamata a pronunciarsi a proposito dei detenuti di Guantanamo.
Il problema, evidentemente, non è la tortura, il cui divieto “senza se e senza ma” non deriva dalla Convenzione di Ginevra ma da tutta una serie di altri strumenti di diritto internazionale.
Primo fra tutti la Convenzione di New York del 10 dicembre 1984. Ma, osserva il Wall Street Journal, “se al senatore Reed qualcuno del suo staff gliel’avesse fatta leggere questa Convenzione di Ginevra, avrebbe scoperto che il trattamento ipotizzato nella sua domanda è vietato perché i soldati statunitensi indossanti un’uniforme sarebbero classificati prigionieri di guerra.
E anche cercare di ottenere informazioni oltre il nome, il grado e il numero di matricola a un prigioniero di guerra promettendogli una caramella viola la Terza convenzione di Ginevra. Mentre l’ipotetico cittadino americano beneficerebbe della protezione della Quarta convenzione di Ginevra”.
L’editoriale ricorda polemicamente che una simile lettura avrebbe anche informato il senatore che “eccetto i soldati iracheni catturati mentre portavano l’uniforme e certi membri della catena di comando di Saddam Hussein, gli altri iracheni detenuti sono stati arrestati come civili e cadono dunque sotto la protezione non della Terza convenzione di Ginevra, ma della Quarta”.
E questa Quarta convenzione “permette –anzi obbliga – una potenza occupante a adoperarsi a sua discrezione entro ampi parametri per mantenere la legge e l’ordine (articolo 64), senza contenere alcuna specifica restrizione sugli interrogatori, eccetto che le ‘persone protette’ non debbano essere soggette a coercizione fisica o morale (articolo 31).
Ma – nota bene – le persone protette sono definite come
‘persone che non prendano parte attiva alle ostilità’ (articolo 3)”.
Da ciò l’editoriale deduce che “Quarantacinque minuti di posizione scomoda” e “altre tecniche sulla lista del generale Sanchez”, se inflitte ai guerriglieri “baathisti e jihadisti”, sarebbero perfettamente in linea con le Convenzioni di Ginevra (non il denudare i prigionieri, che non era nella “lista” dei metodi da applicare, e si configura dunque come abuso da punire).
E chiede anche al senatore Reed di “prendersi tutte le responsabilità” per quanto riguarda le vittime americane e ira-chene provocate dall’impossibilità di “spremere” ai terroristi informazioni adeguate in seguito al divieto di questo tipo di “misure”.
E su questo sviluppo si può magari ampiamente dissentire: appunto, perché anche chi non è tutelato dalle Convenzioni di Ginevra è comunque tutelato da altre convenzioni.
Tra queste, però, non c’è il Protocollo addizionale I del 1977, che gli Stati Uniti non hanno mai ratificato.
Per questo il Wall Street Journal si ferma al disposto delle Convenzioni Terza e Quarta del 1949, che “fanno chiara distinzione tra prigionieri di guerra e prigionieri che non ne hanno i requisiti; ed è chiaro che i terroristi detenuti a Guantanamo non li hanno”.
Tesi contestata da un articolo dell’aprile 2002 da Le Monde Diplomatique, secondo cui “ogni individuo preso con le armi in mano è prigioniero di guerra, salvo prova contraria”.
Ma lo stesso Monde Diplomatique ammetteva che
“paradossalmente, gli Stati Uniti avrebbero potuto far riferimento al Protocollo addizionale del 1977, che rifiuta ai ‘mercenari’ lo status di prigionieri di guerra. Ma non hanno accettato questo protocollo”.
Questo Protocollo permetterebbe di qualificare i guerriglieri iracheni come legittimi combattenti, ma non gli atti di terrorismo come legittimi atti di guerra. Se gli Stati Uniti improvvisamente lo ratificassero, dovrebbero considerare prigionieri di guerra molti detenuti nelle carceri irachene.
Ma avrebbero nel contempo l’appiglio legale per condannarne a morte altri, oltre a tutti i detenuti di Guantanamo.

Maurizio Stefanini

saluti